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Alla moglie dello scrittore: Ti prego, scappa!

Ho sognato uno scrittore conosciuto a Palermo, che mi invitava in casa a prendere un caffè. Una casa antica, di quelle che raggiungi attraverso scale di pietra e marmo, con le volte in corrispondenza dei pianerottoli. La casa aveva tetti alti, si trovava nei pressi di Ballarò, a servirci il caffè però non fu lui ma una donna. Lui mi parlava della sua maniera moderna di vedere le cose e poi si faceva servire da una donna che allontanò come se non fosse all’altezza di assistere alle nostre conversazioni. Lei aveva da fare, si giustificò lui, deve rassettare. Lui evidentemente non l’aiutava. Quella grande casa, vanto per lui e prigione per lei, la quale uscì in fretta e poi tornò con i cannoli freschi comprati chissà dove. Le dissi di sedersi, volevo parlare con lei, e lui ne fu offeso, come se il suo prestigio ne fosse offuscato, uno scrittore che mi concede di incontrarlo e io presto attenzione alla sua cameriera. Le chiesi se era felice e cosa pensava delle cose scritte dal marito e lei con dovizia di particolari tratteggiò un’opinione frutto di una complessa osservazione del lavoro che veniva svolto mentre lei serviva caffè e cannoli.

Lui l’artista e lei la serva che gli permetteva di poter scrivere senza pensieri di sorta. Le dissi che scrivevo anch’io e mi sarebbe piaciuto ascoltare la sua storia e lei con modestia disse che non era nulla di importante, la sua fortuna era stata quella di conoscere un uomo d’arte, il petto dell’artista si gonfiò con orgoglio, la moglie stava ricucendo un abito proporzionato alle nuove misure, sapeva come mercanteggiare e vendere il prodotto del marito. La venditrice era lei, lui solo un innocuo manutentore con la divisa d’ordinanza da intellettuale che indossava per averla ereditata dai genitori. La donna si comportava come si comporta ogni madre di famiglia siciliana che io abbia conosciuto. Non ne avevo mai vista una che solleticava tanto l’ego del marito, nonostante lui non facesse un cazzo in casa. La vera artista era lei e lui colse il mio pensiero sebbene io continuassi a discutere dei suoi progetti e di come egli aveva tratto spunto da fatti storici per determinare una narrazione sconclusionata sui fatti siciliani. Gli dissi che non mi intendevo di storicità, preferivo la fantascienza, ad esempio quella in cui un uomo portava il caffè alla donna intenta a scrivere un libro e mi chiedevo se mai mi sarebbe stato permesso di immaginare una visione simile, fuorché in situazioni nobiliari, come spesso accadeva alle scrittrici conosciute siciliane.

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Prostitute in Rivolta: un libro da leggere

Prostitute in rivolta è un libro pubblicato dalla Tamu edizioni e scritto da Molly Smith e Juno Mac, con prefazione di Barbara Bonomi Romagnoli e Giulia Geymonat e postfazione del gruppo Ombre Rosse. Il libro sarà presentato In un evento organizzato dal mit Sex worker Fest dal 26 al 28 maggio dove sarà presentato anche “Naked and organized. Sex work as practice and representation“. 

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La donna bianca e l’industria del salvataggio che deporta le sex workers straniere

Continuando il ragionamento iniziato QUI e QUI vediamo quali sono le norme che regolano il flusso migratorio. Grazie alle spinte della destra e anche del governo renziano si è dato il via libera al decreto flussi che acconsente all’ingresso di una persona migrante su base subordinata ad un contratto di lavoro che più spesso è quello di colf. L’Italia non ha mai fatto mistero circa il fatto di criminalizzare il migrante maschio come potenziale stupratore della donna bianca, simbolica della purezza della nazione, e di facilitare l’ingresso delle colf come mezzo di liberazione delle donne bianche, dunque come schiave cui spesso vengono proposti contratti che poi non vengono rispettati all’arrivo della migrante o non corrispondono gli accordi sul vitto e l’alloggio. Spesso la migrante si ritrova a dover accettare condizioni di lavoro molto più precarie e faticose, un alloggio brutto e inospitale, vitto quasi inesistente, per paura di essere rimandate indietro. Quando le condizioni di lavoro diventano tali da non consentire a queste donne di poter sopravvivere è la criminalizzazione dei migranti a facilitare il fatto che esse si affidino a trafficanti per poter accedere ai Paesi in cui poter lavorare o se entrate con i flussi possono lasciare il lavoro di merda che gli è stato offerto con l’inganno e cominciano la loro attività di sex workers.

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Il Sex Work è un lavoro come un altro

[Mantra abolizionista: ho detto che voglio salvare le sex workers. Non ho mai detto che voglio ascoltarle]

C’è stato un periodo della mia vita, quando non mi rinnovarono un contratto in seguito le molestie del lavoro, in cui ho cercato qualunque altra cosa che potesse regalarmi uno stipendio. Ho fatto la cameriera, sono stata lì a raccogliere ubriachi svenuti per terra nei pub, pulivo e lavavo il loro vomito nei cessi maleodoranti, Per arrotondare risposi ad un annuncio che chiedeva una lavoratrice part-time in un call center e da principio pensavo che si trattasse semplicemente di vendita di qualche prodotto di una ditta straniera o cose simili. Invece si trattava di telefonia erotica. Non solo, c’era anche l’angolo per la chiromante, colei che leggeva le carte alla gente che telefonava pagando un sacco di quattrini per potersi connettere ad un numero che era più o meno lo stesso per tutte. Ci scambiavamo i ruoli e mi è capitato di fare la chiromante e anche di fare telefonia erotica. Lo stipendio fisso per quelle ore mensile ricordo che si aggirava intorno alle 200.000 lire, che aumentava se facevi durare di più le telefonate. Il manager rampante diceva che bisognava invogliare i clienti a richiamare e per questa ragione, aggirando la legge che imponeva una durata minima oltre la quale non si poteva andare, ad un certo punto sul più bello finiva la telefonata e il tizio richiamava.

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Cose da non dire a chi soffre di malattie mentali

Quando qualcuno vi dice che soffre di malattie mentali e parlo di ciò che conosco quindi di depressione, disturbi alimentari, agorafobia, disturbi da autolesionismo, se questa persona vi dice che è in difficoltà è che non c’è nessuno che l’aiuti molto probabilmente avrà già cercato attraverso tutti i canali possibili per ottenere quell’aiuto. Poi è indispensabile sapere che se il centro salute mentale che prende in carico un paziente non ritiene che tu abbia bisogno di una terapia psicologica dovrai trovarla fuori a pagamento. Quindi è inutile dire vai da uno psicologo come se la persona malata non sapesse di poterne avere bisogno o comunque non avesse provato ad ottenere quel servizio che se escluso la rinvia a pagare di persona fior di quattrini per uno psicoterapeuta a pagamento. Se qualcuno vi dice che in famiglia sono soli ad occuparsi di una persona con problemi mentali è probabile che sia così perché in generale i servizi sociali, per esempio, non si attivano se c’è la famiglia a pensare alla persona malata. Quindi denunciare il fatto che si è soli corrisponde alla assoluta verità dello stato delle cose qui in Italia. Il nostro welfare è realizzato in modo da delegare alla famiglia tutti i bisogni dei parenti malati.

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Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Monetizzare quello che faccio

Tentando di seguire i vostri consigli ho creato un profilo su Patreon al quale si può accedere con un abbonamento sostenitore.

Ho trovato il sito di Anchor per registrare dei podcast ma temo di non aver capito come fare quindi ho molto da studiare.

C’è anche Substack per creare news letter a pagamento ma mi sembra troppo e dopo aver scritto gratis per tanto tempo mi fa male chiedere soldi per i contenuti che diffondo, in ogni caso ci provo e tento di capire come funziona.

Mi avete suggerito di diventare lettrice di audiolibri ma non è così semplice e bisogna essere doppiatori professionisti per poterlo fare quindi vedrò. Radio che assumono per la mia voce non credo ce ne siano ma mi piacerebbe, se si potesse creare una radio in streaming da diffondere sarei felice ma non so farlo e dunque mi fermo alla scrittura.

Ditemi voi se avete altri suggerimenti.

Nel frattempo i miei libri da comprare sono su Amazon e in basso c’è il form per le donazioni che mi aiutano e spero di poter raggiungere almeno una somma per pagare le bollette in questo momento di disagio.

Grazie ancora per il sostegno, l’incoraggiamento e la vicinanza

un abbraccio a tutt*

Eretica Antonella

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‘Abbatto i muri’ is a blog and an online platform run by a volunteer called Eretica. It aims to raise awareness of Intersectional feminism. It also tries to support the LGBT community in Italy and victims of domestic violence and many other issues which occur in Italy.
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Malattia mentale e prevenzione ed educazione al rispetto dei generi

Se parliamo di malattie mentali che colpiscono maggiormente le donne, come la depressione, i disturbi alimentari, l’agorafobia, dopo averle osservate e analizzate da un punto di vista di genere possiamo immaginare delle forme di prevenzione. Per prevenire i disturbi alimentari bisogna combattere il sessismo, il body shaming, i modelli estetici imposti. Voler essere magre non è sempre la dimostrazione che è quella donna si affetta da una malattia ma se si raggiungono stadi in cui si ritiene di poter avere il controllo su se stesse soltanto digiunando o stadi in cui si perde il controllo su tutto abbuffandosi e poi vomitando, siamo di fronte a un disturbo che si potrebbe prevenire se solo le pressioni sull’estetica femminile non fossero così enormi. Voler essere belle non e qualcosa di malvagio, non riuscire a vedere la propria bellezza perché non si somiglia ai modelli estetici imposti diventa invece patologico. Dobbiamo spiegare con attenzione che quei modelli non rappresentano la realtà delle tante donne esistenti al mondo, con corpi di ogni peso e misura e colore, con aspetti differenti l’una dall’altra. Dobbiamo spiegare che la diversità è un valore e se impediamo a quelle pressioni sessiste di insistere nel far sentire inadeguate le donne nei propri corpi potremmo prevenire patologie invalidanti che hanno certamente una derivazione anche culturale. 

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Ruolo di cura: da moglie, madre, badante. La donna migrante come liberazione delle donne bianche

L’assegnazione forzata del ruolo di cura alla donna la obbliga ad essere moglie e madre e in un secondo momento anche badante per l’assistenza dei parenti disabili. Non c’è nessun provvedimento o nessuna struttura o servizio che rende la donna libera da questi ruoli salvo un vago cenno alle pari opportunità e alla richiesta di aiuto da parte del padre o marito che non sempre arriva. L’unico aiuto concreto che libera una donna dai ruoli di cura è il fatto di ricevere aiuto da un’altra donna molto spesso migrante, costretta a lasciare famiglie e figli in un’altra nazione per trovare lavoro, rappresenta quel che in passato fu la dinamica di schiavitù delle donne nere come liberazione dai ruoli di cura delle donne bianche. Se un tempo quella schiavitù era esplicita e pretesa ora è più subdola, ambigua e dà alle donne che si servono di colf e badanti straniere una giustificazione, un alibi, per poter pensare di non aver sfruttato nessuno per la propria liberazione. Il punto è che le donne che chiamerò bianche quando si servono dell’aiuto delle migranti per liberarsi dai ruoli di cura non sono coscienti del fatto che stanno perpetuando un sistema economico che schiavizza le donne sempre e solo in quei ruoli.

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Se non sei madre non vali niente

Gli stereotipi che insistono nel dare giudizi alle donne realizzano una trappola all’interno della quale esse sono destinate a compiere solo ruoli di cura riproduttivi. A rafforzare questi stereotipi insistono giudizi perfidi nei confronti delle donne che non vogliono fare figli. A queste donne viene detto che sono egoiste, pensano solo al proprio aspetto, non sono in grado di dare amore, pensano alla propria carriera. Di conseguenza si dice di queste donne che non siano tali perché le donne vere, così si dice, sono emotivamente e naturalmente spinte a provare istinto materno. Dell’istinto materno altre femministe hanno scritto abbondantemente che non esiste perché si tratta semplicemente di una sorta di legame che si crea con una persona che dipende da te.

Continuare ad insistere sul fatto che le donne debbano provare questa sorta di istinto le spinge semplicemente a sentirsi colpevoli e inadeguate quando non vogliono svolgere lavori di cura e assistenza verso familiari e altri in genere. Perciò le donne vengono tartassate con domande che indagano sulle loro reali intenzioni, su quando vorranno mettere al mondo un frugoletto che ti amerà per tutta la vita, così dicono, su quando deciderete di mettere al mondo un figlio. Non uno solo ma è meglio due perché si sa che poi i fratelli si aiutano tra loro. Si dice che fare figli sia un’ottima assicurazione per ottenere assistenza durante la vecchiaia. E tutto ciò rimanda ad un giro di giostra che ripropone la cura comunque a carico dei familiari senza che le istituzioni decidano per un welfare che pensi alle persone bisognose di assistenza e senza una famiglia.

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La famiglia eterosessuale

Sto leggendo il libro di Silvia Federici, Calibano e La Strega e quel che ne traggo è la certezza che le analisi femministe fin qui discusse siano giuste. La famiglia eterosessuale non è solo il prodotto patriarcale ma anche capitalista in cui l’uomo deve svolgere il lavoro produttivo e la donna quello riproduttivo. Senza il lavoro riproduttivo e di cura il capitalismo e il patriarcato non avrebbero potuto trovare nuovi soldati o nuovi operai per campagne coloniali, di espansione e per l’esercizio del commercio che tende sempre alla privatizzazione. Le società in cui la discendenza viene considerata matrilineare, ovvero dove non è utile sapere chi sia il padre e i figli diventano di tutte le persone presenti in quelle comunità sono rare. Si tratta di società rurali dove l’imposizione della famiglia eterosessuale non è necessaria alla sopravvivenza di quelle comunità.

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Molestie sul lavoro

Secondo la legge per risolvere il problema basta fare una denuncia. Nei fatti non è così. La molestia sul lavoro può essere realizzata attraverso battute sessiste, barzellette a sfondo sessuale, atteggiamenti equivoci, palpeggiamenti, e qualunque genere di comportamento che ti metta a disagio e provochi turbamento. Generalmente la molestia sul lavoro si svolge in maniera subdola, senza un pubblico, senza prove concrete che attestino che la molestia sia realmente avvenuta. Secondo stereotipi e pregiudizi di genere una donna che subisce molestia sul lavoro subisce innanzitutto colpevolizzazione e giudizi persino da parte delle altre donne che sosterranno che la vittima abbia comportamenti che incoraggiano un certo tipo di atteggiamento da parte del datore di lavoro per trarne giovamento con avanzamenti di carriera.

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