#Bari: cacciata dalla città per un’occupazione utile a migranti e precari

Lei scrive:

ciao, dopo aver passato dei giorni difficili, ho scritto questa lettera per raccontare la mia storia, perchè non ho più voglia di rimanere in silenzio.

Quella che sto per raccontarvi è un’ordinaria storia di repressione. Comincia sei anni fa, quando a Bari fu occupato uno spazio abbandonato dalla Provincia. L’occupazione si chiamava Villa Roth ed era un posto meraviglioso, uno spazio sia abitativo che sociale in cui vivevano famiglie migranti, senzatetto italiani, student* e precar*, fra quelle mura eravamo una grande famiglia e abbiamo costruito iniziative musicali, politiche, sociali. Siamo stati bene e abbiamo fatto del bene, e non mi pentirò mai di questa scelta.
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Il furto della felicità

da Lo Stato Sociale

Michele si è tolto la vita, a trent’anni. E prima di farlo ha scritto una lunga lettera. La trovate sui giornali, su internet. Parla di furto della felicità, della nostra generazione, dei no che uccidono, di sistema, di sogni, di libertà di scelta. È una lettera lunga e piena di amore e rassegnazione, di rabbia e serenità. Di vita, a dire il vero. E a tutti i moralizzatori col culo degli altri di internet chiedo di indossare un po’ di silenzio, che di certo il dolore dei cari ed il suo gesto non meritano inutili accuse gratuite.

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Caro Michele, noi siamo te!

Caro Michele,

ho letto la tua lettera di addio e vorrei condividerla con le persone che mi leggono per dire che il tuo dolore l’ho provato anch’io. Ho pensato alla precarietà, ai debiti, al peso schiacciante di un’economia che tutto chiede e nulla restituisce, a chi ti dice che sono le tue competenze che contano quando in realtà non contano un cazzo. Alle persone che ti dicono che per lavorare non serve altro o che tutto quel che conta di te è che tu sia bella dentro. Tutte cazzate.

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Sono stata maltrattata e licenziata per la mia omosessualità

Lei scrive:

Cara Eretica,
Non immagini la mia paura nello scriverti (…).

Sono stata licenziata. Niente di nuovo.
E invece sono stata cacciata, umiliata, offesa e molestata per ben due anni.
La causa: la mia omosessualità.
Dei datori di lavoro, i classici uomini squallidi, sposati con figli che ad ogni donna che passa sbavano.

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#SexWorking: chi è migliore di me?

sexworkerLei scrive:

Cara Eretica,

sono Mary (nome di fantasia), ho 44 anni, sono stata in carcere, ho avuto problemi di tossicodipendenza, e sono uscita da quel circolo vizioso quando ho cominciato a fare la sex worker. Può sembrare strano ma dare valore ai miei servizi mi ha portata a dare valore a me stessa. Non si tratta di “prezzi” ma di qualità del servizio, di empatia, capacità di costruire intimità anche se in poco tempo. In galera ho conosciuto alcune sex worker e dicevano che quando sarebbero uscite di prigione avrebbero continuato a vendere servizi sessuali.

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La mia storia di IVG (interruzione volontaria di gravidanza)

Lei scrive:

Ciao Eretica,
ti scrivo per rispondere alla ragazza di 22 anni che sta per affrontare un aborto.

Ho pensato tante volte di scrivere la mia esperienza ma solo adesso, ad una richiesta di aiuto, trovo finalmente la forza di farlo. Ho 32 anni ed ho abortito 3 mesi fa (in piena campagna per il fertility day). I motivi per cui ho fatto questa scelta sono diversi e non vorrei stare qui a dilungarmi su questo aspetto in quanto penso che ognuna di noi ha le sue ragioni per farlo e non serve una giustificazione. Comunque diciamo che il motivo principale a spingermi a farlo è stata la mia disoccupazione e la mia voglia di trovare un’occupazione che mi dia soddisfazioni. Vedevo un figlio come un impedimento al raggiungimento di tutto ciò e così ho compiuto la mia scelta. Nel momento in cui ho scoperto di essere incinta mi è crollato il mondo addosso, la mia vita mi sembrava finita, tutti gli anni di studio buttati via perché una gravidanza prima e la maternità poi non mi avrebbero permesso di raggiungere i miei obiettivi, primo tra tutti la mia indipendenza economica che ancora oggi, a 32 anni, non riesco a raggiungere. Sono rimasta incinta del mio ragazzo con cui sto da tre anni, con cui sto bene e con il quale ho sempre pensato di voler costruire una famiglia. Ma il punto non era lui, ero io. La scelta era mia e non sono riuscita a mettere da parte la mia voglia di indipendenza e soddisfazione personale per far posto a un figlio non voluto. Ecco queste più o meno erano le mie sensazioni.

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Io esisto e sono una sex worker per “scelta”. Perché altre donne negano la mia esistenza?

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Lei scrive:

Cara Eretica,

ho 36 anni e sono una sex worker. Non lavoro in strada e questo fa di me una sorta di escort, te lo dico tanto per capirci. Faccio questo lavoro da sei anni perché a trenta ho perso un lavoro e mi sono rifiutata di farne un altro che mi sminuiva. Mi sentivo un oggetto ed è il paradosso che alcune persone non colgono. Cioè quando ti presenti ad un colloquio qualunque e ti rendi conto che lo sguardo di chi ti valuta è quello di una persona che esercita potere su di te. Fosse anche la figlia dell’anziano che ha bisogno di una badante da parte sua vedi comunque la maniera truffaldina di chi ti vuole fregare, un centesimo o qualche euro all’ora, perché tu hai bisogno di lavorare, sei ricattabile, e chi ti chiama a colloquio questo lo sa. In quel caso diventi un oggetto.

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L’abuso economico contro vittime di violenza di genere

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Sto tentando di raccogliere, tra i tanti messaggi che arrivano ogni giorno all’indirizzo di Abbatto i Muri, quelli che parlano di violenza di genere aggravata o indotta da dipendenza economica. Inizio una minima carrellata, qui, invitandovi a continuare a raccontare, perché è ascoltando i vostri racconti che si capisce anche quale tipo di prevenzione forse è più necessaria contro la violenza di genere.

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Sex work. Siamo tutte un po’ prostitute

ombrelli rossi del festival

da KeradinotteBlog:

Da un po’ di giorni si parla spesso di prostituzione e tratta (per me sono due cose diverse, come “contadino” e “schiavo del caporalato”), soprattutto lo fanno persone che non hanno avuto a che fare se non con la seconda delle realtà, che sia per documentazione personale o attivismo. Mancano i racconti di chi è dall’altra parte, e quando ci sono vengono considerati fasulli .

Bene.

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