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La cosa brutta è sapere che non cambierà nulla

Lei scrive:

Cara Eretica,

da qualche tempo sono entrata in un loop interminabile che mi obbliga a restare ferma: con la mia vita, le mie non-scelte, le cose che vorrei fare ma che non faccio perché penso che comunque fallirò. Tu dirai che dipende da me, basta che io muova il culo e ricominci a respirare ma ti assicuro che non è affatto così semplice. Quando resti senza ossigeno così a lungo ti abitui a fare respiri corti e pensi che tutto quel che puoi fare è continuare a fare respiri corti, a guardare solo fino a due passi oltre te e a non rischiare di fallire e nel frattempo in realtà è stare ferma che costituisce un fallimento.

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Sono precaria e mia figlia è dipendente da giochi a pagamento

Lei scrive:

Cara Eretica, volevo parlarti di un problema che credo riguardi molte persone e molti genitori. Ho una figlia che ho educato secondo i principi che mi hanno aiutata a crescere e credevo lei fosse libera da dipendenze di qualunque tipo ma all’improvviso ho scoperto che ha addebitato alla mia carta i costi di tanti giochi che vengono dapprima proposti gratis come app salvo poi il fatto che se vuoi evolvere più in fretta o accedere a più risultati devi pagare. Paghi per comprare “diamanti” che puoi spendere in un gioco di ruolo, quando partecipi ad una gara tra regni in guerra. Paghi per comprare un livello in più in stupidi giochi in cui guadagni soldi finti e per guadagnarne di più finisci per pagarne di veri.

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Dalla parte di una maestra antifascista e incazzata

Da Incrocidegeneri:

[…]

Troppo onesti,
troppo davvero buoni,
questi ragazzi che hanno disimparato
a contrapporsi.

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Chi vuole costruire una rete di auto/aiuto per le vittime di violenza di genere?

Proprio nei giorni di festa, tra natale e capodanno, mi sono arrivati messaggi con richieste di aiuto, di solidarietà attiva e suggerimenti o disponibilità pratiche. Sarà perché per le feste si sta più insieme, al chiuso delle proprie case, se non hai soldi e un posto dove andare, ed ecco che esplode la violenza e in un modo o nell’altro ti mette con le spalle al muro. E’ inverno, fa freddo, se non hai un posto dove andare e non vuoi rimanere con lui che ti picchia o ti insulta o ti strattona allora ti serve un’alternativa. Mi scrivono che le operatrici dei centri antiviolenza possono non rispondere al telefono, e queste donne, ragazze, non hanno tempo per superare le procedure burocratiche prima dell’ammissione in una casa rifugio, qualora sia vicina e raggiungibile e non sia già strapiena. A volte non vogliono rivolgersi alle forze dell’ordine, non vogliono fare niente che abbia a che fare con le istituzioni, e non resta che tentare strade diverse, cercare solidarietà altrove. Più volte mi è capitato di pubblicare sulla pagina di Abbatto i Muri questi appelli e storie complicate e dolorose e da parte delle persone che leggono arriva grande disponibilità, concreta a volte o con suggerimenti.

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Lo scandalo delle donne in miniera nella Gran Bretagna del XIX secolo

Lei scrive:

Cara Eretica, ho deciso di tradurre questo articolo (a cura della BBC History Magazine, edizione dell’ottobre 2012) stufa marcia di leggere sulla pagina Facebook di Abbattoimuri tutte quelle persone che – quando si parla di parità salariale o di riconoscimento dei diritti lavorativi senza distinzioni di genere – tirano fuori il mantra delle donne “che in miniera però non ci vanno miiicaaaa eh?!?” (lo stile è lo stesso de “ellefoiiibeeee”?!?!).

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Sono una camgirl: come faccio a pagare le tasse?

Lei scrive:

Cara Eretica

Sono una camgirl, ho iniziato a fare questo lavoro a settembre ed è da allora che cerco disperatamente di capire come pagare le tasse. Internet non è in alcun modo di aiuto, non vengono date informazioni se non il fatto che dovrei aprire la partita IVA, peccato che di partite IVA adatte apparentemente non ce ne siano.

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Madri senza sostegno: “ho lasciato mio figlio e ho ricominciato”

Lei scrive:

Cara Eretica,

Sono una giovane madre che non può contare su alcun sostegno. Quando sono rimasta incinta ero sul punto di abortire ma poi lui mi ha convinta che saremmo stati felici e che io avrei potuto continuare a studiare e lavorare con il suo aiuto e con quello di sua madre. Ho accettato perché abortire, contrariamente a quello che si pensa, non è facile. Per me non lo era. Il mio compagno è stato bravo fino ad un certo punto. Quando ha capito che il bambino aveva bisogno di tante cose e non solo di giocare con lui allora ha smesso di essere presente. Sua madre mi ha sempre rimproverato il fatto di avere altre priorità e non mi ha quasi mai aiutata. Lo Stato non dà servizi e io sono stata depressa per qualche anno. Non volevo alzarmi dal letto neppure quando ho cominciato a prendere antidepressivi. Poi ho deciso di mandare a quel paese le convenzioni che mi volevano solo a fare la madre e ho ricominciato a studiare e ho anche trovato un lavoro part time.

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