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Cronache postpsichiatriche: la sorellanza fiorentina

Appunti per la mia autobiografia.

Firenze, nuove sorellanze da esplorare. E trovai le sorelle un po’ anarchiche. Con loro partecipai ad una prima iniziativa fiorentina sulle donne che poi ci condusse tutte in Francia. Era L’assemblea europea per i diritti delle donne che avveniva a Bobigny mentre a Parigi si svolgeva il Social Forum Europeo. Scrissi da lì il mio report per Indymedia. E feci anche molte foto che purtroppo su Indymedia non si possono più vedere perché i server sono stati alleggeriti di tanti file. Fu un viaggio meraviglioso, un treno tutto per noi, io che chiedevo a Lidia Menapace “ti posso toccare”? e poi c’erano tutte, ma proprio tutte le grandi femministe alle quali mi ero sempre ispirata. Non solo. A Parigi incontrai anche le cyberfemministe, quelle che organizzavano hackmeeting femministi per mezza Europa, Incontrai Paul B. Preciado e riuscii ad ascoltare sindacaliste e lavoratrici e migranti e molte altre, ciascuna delle quali con proprie rivendicazioni. Unico problema fu che quando si avvicinarono le sex workers quelle sul palco dissero che non sarebbero state ammesse e dalla rigida politica colonialista e assimilazionista francesce, la stessa che vietava il velo e che poi avrebbe deciso di penalizzare il sex working e i clienti, si diffuse quel che veniva chiamato “modello nordico”.

Quando le polemiche sono nate, il perché e il modo, beh io c’ero. Potevo capire in anticipo come questo avrebbe influenzato la mentalità di alcune femministe italiane che di fatto, in poco tempo, cominciarono a proclamarsi in difesa d’ufficio del modello nordico, contro il sex working e contro ogni forma di femminismo che avrebbe messo a rischio l’identità delle donne. Da Bobigny partì il proclama contro il femminismo queer e il transfemminismo. Breciado infatti potè parlare nell’atelier delle cyberfemministe a Parigi e non a Bobigny con le sindacaliste e le femministe istituzionali francesi. Così come le ragazze antirazziste poterono esprimersi solo a Parigi. Le vidi poi tutte riunite nello stesso spezzone nel corteo assieme a migranti, trans, sex workers, anarchiche, cyberfemministe. Ed eravamo vicine allo spezzone anarchico che fu caricato dalla polizia, mentre le altre, le femministe istituzionali andavano avanti e potevano guadagnare il palco per dire la propria opinione. Tre giorni per capire gli umori femministi di mezzo mondo. Tre giorni ad ascoltare anche brani di femminismo postcoloniale, in una nazione colonialista per eccellenza.

Quella non fu l’unica esperienza internazionale che feci a proposito di femminismo. Al seguito delle cyberfemministe partecipai ad una tre giorni di assemblee e workshop a Barcellona, Spagna. E per me fu utilissima. Io cyberfemminista, che comunicava attraverso la tecnologia, transfemminista, postcoloniale, antirazzista, antifascista, femminista della terza onda, con le sex workers e le queer e le sex positive, studiavamo linguaggi coloniali, linguaggi fascisti, razzisti, omofobi e sessisti. Lì applicavano il capovolgimento, il detournement, per realizzare un discorso femminista che veicolava i nostri significati anziché quelli fascisti, razzisti, omofobi e sessisti. Era una vera scuola, in una vera facoltà universitaria, e quei workshop poi furono portati in Olanda e in Grecia ancora grazie alle cyberfemministe. Finalmente imparavo una comunicazione non accademica che dagli insegnamenti accademici di illustri filosofe prendevano esempio per realizzare un linguaggio nuovo, diretto, che arrivava allo stomaco e al cuore delle donne e non solo alla testa. Questa è la forma di comunicazione che capirebbe anche mia madre, mi dicevo, dunque è quella giusta. Partecipai in streaming video ad altri workshop che si svolgevano in altri mondi, negli Stati Uniti, dove il femminismo aveva generato livelli di consapevolezza maggiori dei nostri. Mentre in Italia eravamo ancora lì a far capire che cosa fosse il transfemminismo negli USA le femministe radicali venivano definite terf, femministe radicali transescludenti. Tutto ciò avveniva altrove con vent’anni di anticipo rispetto al tempo in cui poi avvenne in Italia.

Forte di queste nuove consapevolezze applicai su Femminismo a Sud quelle lezioni e nel frattempo con le mie amiche anarchiche fiorentine andavo ogni anno a Modena per il festival di filosofia, ad ascoltare filosofe che parlavano di corpi, di pma (procreazione medicalmente assistita), di tecnologia. L’ultimo anno in cui partecipai al festival modenese fu quello in cui ascoltai, purtroppo, Luisa Muraro. Assai prima delle ultime e ingenerose uscite contro il pericoloso “gender”, per salvaguardare il sesso femminile, come femminista della differenza, lei si espresse contro le nuove tecnologie portatrici di cose brutte. Non ricordo la citazione esatta ma si rifaceva all’umanesimo e lì presenti c’erano tante femministe deluse perché leggevano Femminismo a Sud o perché semplicemente si aspettavano da lei un po’ più di modernità. Il misticismo Murariano mi provocò disaffezione nei confronti del festival e da allora non andai più. Seguirono però incontri di lettura a cura del Giardino dei Ciliegi, altri incontri fiorentini, anzi a Prato, in cui si parlò di femminismo queer, e sentivo che le femministe fiorentine, come dimostrarono le manifestazioni successive, seguivano poco l’onda transfobica e quella contro le sex workers. La libreria delle donne di Firenze di fatto non era La libreria delle donne di Milano. Era meglio. Molto meglio. Per me una specie di mecca che visitavo quando potevo prima della sua chiusura e trasformazione nell’attuale e bellissima Biblioteca femminista di Via Fiesolana 2/b.

Imparai tutto questo grazie alle compagne fiorentine, dunque come non essere grata a Firenze per aver saputo dare un nome a cose che mi frullavano per la mente da tantissimo tempo. Le ho adorate. E le adoro tutt’ora che nella mia fase di crisi depressiva tornano a invitarmi e cercarmi, come se il tempo non fosse trascorso. La sorellanza è un valore imprescindibile al quale non si può rinunciare. Questo è ciò che ho trovato a Firenze.

Eretica Antonella

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