Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

COME SAPPIAMO SUCCHIARL*, SAPPIAMO MORDERL*!

Eil2nhDXkAAK-7F

Un bel testo che è un grido di lotta che condividiamo. QUI il pezzo in lingua originale. Traduzione di Alessandro Furino. Condiviso da Non Collettivo Queer. Buona lettura!

>>>^^^<<<

“In primo luogo vogliamo chiarire che non veniamo a giustificarci di niente poiché siamo putt@nə liberə e felici e non dobbiamo spiegazioni a nessuno. Non ci pentiamo di essere quel che siamo, non chiediamo perdono né permesso, non lasciamo né le nostre vite né le nostre pratiche alla mercè di giudizi né pregiudizi patriarcali.

Continua a leggere “COME SAPPIAMO SUCCHIARL*, SAPPIAMO MORDERL*!”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Sex workers, menzogne e sorveglianza: qualcosa non quadra nella guerra allo sfruttamento sessuale

 

Illustrazione di Koren Shadmi

 

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Valentina del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

La censura sessuale si è rivelata essere un lucrativo mercato emergente

Continua a leggere “Sex workers, menzogne e sorveglianza: qualcosa non quadra nella guerra allo sfruttamento sessuale”

Autodeterminazione, Critica femminista, Eretica, R-Esistenze, Recensioni, Storie

Limbo, un libro di feminist/fantascienza di Eretica

16299000_1268253033268721_7661957517755432299_n

E’ la prima volta che scrivo qualcosa e oso pensare che qualcun@ vorrà comprarlo per leggerlo. Troppo lungo per un post. E’ un libro, che potete trovare in versione kindle (digitale, da scaricare sul vostro computer o telefonino – e se volete QUI trovate un estratto del libro) e in versione cartacea da ordinare su Amazon (c’è disponibilità immediata). Editor Antonella Garofalo e Grafiche e prefazione di UnaManu. Vi lascio alla lettura della presentazione, se può piacervi. Spero di si. Un abbraccio a tutt* e buona lettura!

<<<^^^>>>

SWERF e TERF. Due sigle inglesi che stanno per “Femministe Radicali che Escludono le Sex Workers” e le persone “Transgenere”.
Molti in Italia conoscono femminist* che queste sigle inquadrano molto bene. Sono per lo più persone che evitano il dialogo con chi non è allineato al loro pensiero, e usano l’insulto e l’infamia contro chi considerano un “avversario”. Paradossalmente, camminiamo fianco a fianco nelle marce, eppure loro vorrebbero etichettare come non femminista tutto ciò che non è swerf e terf. Eppure sono sempre esistiti, i femminismi. Plurali. E questa è sempre stata una ricchezza per il movimento femminista.

Negli ultimi decenni, a livello globale, la seconda onda del femminismo è tramontata per lasciare spazio alla terza onda. Il concetto di intersezionalità è diventato cruciale e imprescindibile nelle lotte femministe. Il concetto di “differenza” basata sul sesso biologico è sempre meno accettato e riconosciuto, perché si presta male alle esigenze intersezionali.

Abbiamo scoperto che il patriarcato eteronormativo non nuoce solo alle donne cisgenere, bianche, benestanti, occidentali.
Altre minoranze hanno lottato per affermare la loro voce, ed è diventato evidente che non si può combattere il patriarcato se non si combattono l’omofobia, il razzismo, la sessuofobia e tutti quei sistemi di oppressione da cui il patriarcato trae forza e consenso.

Abbiamo scoperto che il colonialismo culturale, pur se benintenzionato, non è una risposta alle esigenze di liberazione di tutti. Che solo la lotta a partire da sé è una lotta efficace. Che non si possono “liberare” con la forza altri individui, non è così che funziona la liberazione.

Molte persone cresciute a pane e seconda onda non sono state in grado di fare questo salto. Sono rimaste ancorate ad una visione binaria del genere, per loro indissolubilmente legato al sesso, ed ad una visione romanzata e negativa e del sesso e dell’industria del sexworking.

Ma mentre loro rimanevano chiuse nei loro circoli, il mondo si è svegliato intorno a loro. Le sexworkers si sono organizzate e hanno fatto rete, le persone trans hanno preso consapevolezza di sé e delle proprie peculiari istanze. Con l’arroganza dell’autorità che queste persone pensavano di detenere in quanto mostri sacri della seconda onda, quando queste voci sono diventate troppo alte per essere ignorate la risposta è stata odio.

Come osano le donne transgenere chiamarsi donne? Come osano gli uomini transgenere tradire il loro sesso? Come possono esistere sexworkers che hanno scelto, lucidamente, il loro tristo destino?

Eppure queste persone esistono, sono politicizzate e organizzate, sono femministe. La loro vita, voce, opinione ha un valore che non può essere ignorato. La terza onda le ha accolte, ed abbiamo scoperto qualcosa di sorprendente: le loro istanze aiutano la lotta di tutt*.

Rimuovere lo stigma dal lavoro delle sexworkers significa rimuovere lo stigma sulla sessualità, distruggere la rigida visione patriarcale del sesso al femminile come qualcosa di sempre sacro, sempre intimo, sempre fatto “per amore”. Significa liberare la sessualità femminile dal fardello della procreazione per forza, dell’amore per forza, della sacralità per forza.

Accogliere le donne e gli uomini transgenere significa mettere in discussione cosa sia l’appartenenza di genere, l’identità di genere, il costrutto sociale di cosa è donna e cosa uomo. Ripensare da zero i ruoli di genere. Gettare luce sul privilegio maschile, soperchiarne i meccanismi.

L’intersezionalità è la più grande ricchezza che il femminismo poteva sperare.
Eppure la resistenza delle matriarche è violenta, non lesina l’uso di autoritarismi e fascismi, e si crogiola nei suoi argomenti ad auctoritatem.

Questo romanzo ha il preciso scopo di mostrare i paradossi di questa resistenza, e lo fa raccontandoci un futuro distopico in cui queste matriarche hanno un potere politico e economico, oltre che accademico.
È ironico, paradossale, irriverente. È eretico.

Una Manu

Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

L’anticapitalismo di convenienza delle missionarie del nuovo ordine femminista

femminismo5

Vi ricordate il pezzo della femminista Nancy Fraser che ad un certo punto dichiarò come il femminismo, un certo femminismo, quello bianco, coloniale, ricco, che aveva deciso di non considerare la differenza di classe (e neppure di razza in verità) mentre diffondeva il verbo sulla questione della violenza sulle donne, fosse l’ancella del capitalismo? Ve la ricordate? Vi sintetizzo i punti salienti del suo discorso e anche di tante considerazioni lette e fatte dopo. Le femministe si erano concentrate troppo sulla questione della violenza domestica senza considerare gli aspetti intersezionali del problema e favorendo la diffusione di concetti neutri, perché abilmente usati dalle filo/capitaliste, al punto che la questione della violenza sulle donne diventò un brand utile a chiunque per attrarre consenso per partiti, istituzioni, governi (vi ricorda niente?), donne ricche e perfino di destra, che se ne fregavano delle rivendicazioni delle donne sull’aborto o sul diritto di cittadinanza delle migranti, ma ripetevano a memoria parole svuotate di senso giusto per legittimare paternalismo e industria del salvataggio, composta da polizie e istituzioni varie, oltreché di organizzazioni varie finanziate apposta per dedicarsi al problema anche se del problema non sapevano proprio nulla.

Continua a leggere “L’anticapitalismo di convenienza delle missionarie del nuovo ordine femminista”

Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers

images3Il “Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers” gira in rete da qualche anno, sottoscritto da singole o da associazioni, fino ad ora non è mai stato tradotto in italiano. Lo ha fatto per noi Martina (revisione di Isabella). Forse potrebbe essere un ottimo punto di partenza per un manifesto femminista dello stesso tipo firmato dalle femministe italiane. Voi che ne dite? Noi ci siamo. Fate circolare, se volete e potete. Per adesioni potete lasciare un commento qui o scrivere a abbattoimuri@grrlz.net. O, che è pure meglio, inviate le adesioni a network@sexworkeurope.org (in inglese). Buona lettura!

>>>^^^<<<

Come firmatari* di questo manifesto, esprimiamo il nostro supporto per l’autodeterminazione delle sex workers e il riconoscimento del sex work come un lavoro. Come per i diritti delle donne, i diritti riproduttivi e per l’uguaglianza tra i generi, minacciati lungo l’Europa e l’Asia Centrale, siamo solidali con le sex workers, che affrontano molteplici forme di violenza: strutturali e istituzionali, fisiche e interpersonali. A proposito della sistematica oppressione che le sex workers affrontano, chiediamo a tutt* i/le femminist* di concentrare i loro sforzi nell’includere e amplificare le voci delle sex worker nel movimento, e di smettere con la promozione di dispositivi giuridici che si sono dimostrati dannosi per i diritti delle sex workers.

Continua a leggere “Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi, Violenza

Ancora una campagna antiviolenza che colpevolizza le donne

Fashion-Victim1

Gabriella mi segnala una terribile campagna contro la violenza sulle donne. Naturalmente è tutta colpa della donna, perché non confida nelle istituzioni, perché crede ancora che lui possa cambiare e inoltre è necessario presentare la donna piena di lividi non rispondendo alle stesse richieste che chi si occupa di comunicazione da tempo fa a chi promuove queste sbagliatissime campagne antiviolenza.

Continua a leggere “Ancora una campagna antiviolenza che colpevolizza le donne”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

Come il Governo e le Lobby Cristiane hanno manipolato la vera ricerca sul Sex Work

Il sex work non è uguale alla tratta. Il sex work è lavoro.
Il sex work non è uguale alla tratta. Il sex work è lavoro.

Pezzo in lingua originale pubblicato QUI. Traduzione di Antonella. Buona lettura!

>>>^^^<<<

In che modo il Governo e le Lobby Cristiane hanno Addomesticato la Vera Ricerca sul Sex Work

di Jupiter Fitzgerald

Nell’ultimo decennio, e con una certa competenza, ho duramente lavorato come sex worker. Ho portato avanti la mia attività in bar e stanze d’albergo, sul set di porno femministi e in torbidi peep show. Ho lavorato anche nel mondo accademico, un affare presumibilmente altrettanto torbido. Se c’è qualcosa che ha avuto un impatto notevole, qualcosa che ha prodotto uno spostamento culturale in entrambe le mie occupazioni nel corso degli ultimi 10 anni è stata la crescente attenzione – a dirla tutta una vera e propria ossessione – per il sex trafficking. Questa non è la prima volta nella storia recente in cui acculturati “beneintenzionati” rivolgono la loro attenzione alla più subdola e spregevole delle creature – La Puttana.

Così come documentato dalla storica Judith Walkowitz — che negli ultimi 30 anni ha condotto ricerche sulle controversie legate alla sessualità nel 19esimo secolo, la rappresentazione del pericolo sessuale nella Londra tardo-vittoriana emerse come proiezione di una diffusa instabilità politica e culturale. A causa delle ansie della borghesia legate alla scalata verso l’alto delle donne sex worker durante il passaggio del secolo, la narrativa riferita al pericolo sessuale circolava quale giustificazione per il controllo dello stato sui corpi delle donne povere e sul loro comportamento sessuale. Continua a leggere “Come il Governo e le Lobby Cristiane hanno manipolato la vera ricerca sul Sex Work”