Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Buon otto marzo alle disabili, malate, depresse e così via

Buon 8 Marzo a tutte. E intendo proprio tutte. Incluse quelle che sono malate, impossibilitate a muoversi, disabili o come chiunque vuole chiamarci, neuro atipiche, o malate mentali, agorafobiche, depresse croniche, con tentativi di suicidio alle spalle, con difficoltà a svegliarsi al mattino, a prendere sonno la notte, con cicatrici sulla pelle che testimoniano gli atti di autolesionismo, con il grasso o la magrezza che testimoniano i disturbi alimentari, con ogni tipo di problema che sia visibile o invisibile e che difficilmente viene considerato. 

Al di là delle belle parole il punto di certe malattie e che è difficile parlarne, come lo è stato per me che me ne sono vergognata per molto tempo.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

A.A.A. Cercasi luogo collettivo in cui vivere e far crescere la mia bambina

Giulia mi chiede di condividere con voi un annuncio che poi è anche una rivendicazione personale. Lei ha scelto di avere una figlia e questo, purtroppo, la pone in una situazione di conflitto con  le persone e perfino con le esperienze conosciute fino ad ora. Perciò vorrebbe traslocare, la vita, i sogni, i bisogni, dove ci sia spazio per lei e la sua bambina che presto nascerà. Così mi racconta la sua storia:

Negli scorsi anni ho vissuto in occupazione e da ospite, essendo una lavoratrice intermittente senza case di proprietà, né reddito minimo garantito da un welfare familiare, e mi sono concentrata più sulle lotte che sul lavoro. Ora sento il bisogno di fermarmi un attimo, di avere uno spazio per concentrarmi sulla scrittura, ma sto avendo difficoltà a trovare casa da quando sono incinta. Nella maggior parte di quelle che vedo purtroppo capita spesso che o i coinquilini e/o i proprietari hanno il terrore per la bambina che nascerà, o sono madri che hanno avuto esperienze violente, da vittime, col maschile, e tendono a proiettare su tutto le loro paure. Sinceramente nonostante il grande entusiasmo con cui mi sono immersa in questa ricerca e il sostegno di compagne/i e amici, sto cominciando a stancarmi. Ti chiedo anche consigli, sei una delle poche donne a cui ne chiedo, perché non sopporto i toni paternalistici, ipocriti e apodittici di molte altre con visioni inconsapevolmente borghesi.

Mi pare di capire che anche tu hai una figlia e sei siciliana e leggo con interesse i tuoi punti di vista sull’autodeterminazione dei figli e al tempo stesso dei genitori, mi convice molto la tua idea sulla necessità di de-sacralizzare il ruolo della madre, che davvero può essere molto autoritario in certi casi. Mi sento molto umana, soprattutto in questo momento. sento che in questo anno e più di letture dal tuo blog hai stimolato in me (e in mia madre e nelle mie amiche/i) conflitti interiori e un grande desiderio di autodeterminazione anche su questi piani del vivere. Il bisogno di trasformare radicalmente l’esistente è parte ormai integrante della mia vita, su tanti livelli.

Sono incinta, non ho un compagno, ma diverse relazioni arricchenti e libere. Non sono antiabortista, chiaramente, mia nonna ha lottato per la 194, sono sensibile a questi temi da quando ero molto piccola e difendo i diritti all’autodeterminazione di tutte e di tutti, eppure quando mi sono scoperta per la prima volta casualmente incinta ne sono stata felice, ho sentito di voler assecondare questo desiderio, prima d’allora del tutto inconscio  e non credo sia un condizionamento culturale. Vedo in parte anche questo momento come un atto di resistenza, come una lotta per l’espressione anche del mio femminile più represso dall’estetica delle lotte e censurato dalla retorica della crisi economica. Me la sono sempre cavata in qualche modo, e credo nel mutuo aiuto, pratico riciclo e mi adatto anche alle condizioni apparentemente più critiche. Non sono certo una martire, né mi interessa approfondire oltre quel tipo di archetipo. Insomma vorrei solo trovare persone intelligenti e sensibili con cui vivere in questo periodo di grande cambiamento.

Ti abbraccio. Giulia

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Precarietà, R-Esistenze

R-esistenza AntiSfratto

Dal diario di Giuliana.

1 novembre

Sono chiusa in casa e sto aspettando che il proprietario si sposti dall’ingresso perché altrimenti perdo quel misero lavoro che ho. Gli avevo detto qualche giorno fa di avere pazienza ma ha mandato qui sua moglie che mi ha detto che se non vado via entro la fine del mese arrivano con la polizia. Forse lui potrei convincerlo ad aspettare ma lei è una grande stronza. Non gliene frega niente di lasciarmi in mezzo alla strada. Mi ha detto che posso andare a dormire da un’amica. A lei non importa. E dov’è l’amica che mi può ospitare? E poi che faccio? Ho paura.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

#31O #StopSfratti #Roma – Vi presento i “violenti”!

BX5wYYpCQAIzfO1.jpg-largeSara ha un bambino piccolo. Gli agenti sono arrivati e l’hanno messo fuori dalla porta assieme alla culla che lo custodiva. Ora il bambino vede un cielo strano, fatto di divise e manganelli. Sara piange e il piccolo non capirà mai perché.

Giovanni ha un brutto carattere ma fa l’aggiusta tutto. In casa occupata ha messo a posto infissi e idraulica. Poi siede sui gradini dell’edificio e arrotola un po’ di tabacco. Guarda anche lui il cielo e aspetta.

Michele è uno del movimento che va ad aiutare e va anche a imparare. Incontra quel ragazzo scampato alla morte lì nel mediterraneo e che per quanto sia precario non ha proprio voglia di mollare. Ché certe volte impari la resistenza proprio da chi non vuol saperne di lasciarsi andare.

Francesca si è trovata a fare occupazione perché sfrattata. La sua famiglia senza un soldo. Suo padre che voleva suicidarsi. Mamma senza lavoro. Fratellino piccolo.

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#Palermo/#Roma: Tu cosa sai di sfratti alle famiglie povere?

988763_549363895143209_1053223429_nAvete mai assistito ad uno sgombero? Pensate a una famiglia con tanto di figli piccoli. Spesso migranti o anche no. Sono semplicemente persone che non hanno di che pagare un affitto, non hanno niente e allora occupano un palazzo disabitato, una casa sfitta, edifici danneggiati che non usa più nessuno. Pensate a questa famiglia e moltiplicatela per 10, 100, 1000. Arrivano a occupare un posto, lo rimettono a nuovo, pagano tasse, bollette e tutto, provano a fare finta di non essere accampati sperando di poter risolvere prima o poi la precarietà. C’è una signora che si entusiasma perché finalmente ha un filo sul balcone per stendere i panni. Una bambina che può andare a piedi nudi perché c’è un pavimento e ha un angolo tutto per se’ per fare i compiti. Persone adulte che hanno un posto dove stare dopo aver faticato ovunque gli abbiano dato lavoro.

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