Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Io stuprata da un branco perché bisessuale

Lei scrive:

Ciao Eretica. Non è la prima volta che scrivo; la mia storia è un po’ lunga, spero qualcuno avrà voglia di leggerla comunque. Ho subìto violenza sessuale e non solo purtroppo più volte nella mia vita. Ho subito violenza da piccola e anche durante l’adolescenza ci sono stati degli episodi di abuso. Ho avuto alcune storie tra i 15 e i 16 anni in cui ho fatto sesso volontariamente ma sono sempre stata trattata male e con brutalità. Sono bisessuale ma anche il mio approccio al sesso omosessuale è stato compromesso per sempre da una violenza di gruppo pochi mesi dopo essermi messa con una ragazza che ho amato da morire.

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Il mio femminismo “imperfetto”

Antonella scrive:

Sono nata in un paesone di provincia da una famiglia molto ordinaria e tradizionalista, per fortuna non bigotta. Una famiglia in cui il quotidiano veniva acquistato tutti i giorni e dove tuttavia il massimo della cultura era rappresentato dai libri di Selezione dal Reader’s Digest che mio padre comprava per corrispondenza. Ho imparato a leggere presto e altrettanto presto ho scoperto che ero troppo maschio per essere una bambina “giusta”. Ho passato la vita a cercare di piacere invece che di piacermi (e a ben vedere ancora non è finita ‘sta storia infame).

Ero piccola ma c’ero già quando la rivoluzione femminista cambiava le piazze e le menti di tante donne in Italia, ricordo i TG e le notizie e le immagini di quei cortei verso cui mio padre esprimeva giudizi sprezzanti: le donne dovevano ovviamente stare a casa, come mia madre, che sfiancata da quattro figli e dalla depressione si ammazzerà a 49 anni, il giorno del suo compleanno.

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#Thelma, il film in cui si parla di terapie per “guarire” il lesbismo

Thelma è un film straordinario, in norvegese lo trovate sottotitolato in inglese o in italiano.

::Avviso Spoiler::

E’ la storia di una ragazza che ha uno speciale dono e che viene considerata male anche dai propri genitori perché da piccola aveva reagito male alle disattenzioni che derivavano dalle attenzioni al fratellino piccolo. Il suo dono può essere un’arma di difesa o il modo in cui regala consapevolezza agli altri, Ci sono più azioni simboliche nel film in cui, come spesso accade nei film nordici, l’aria è un po’ cupa e risplende solo in un momento di ritrovata serenità.

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Sono stata maltrattata e licenziata per la mia omosessualità

Lei scrive:

Cara Eretica,
Non immagini la mia paura nello scriverti (…).

Sono stata licenziata. Niente di nuovo.
E invece sono stata cacciata, umiliata, offesa e molestata per ben due anni.
La causa: la mia omosessualità.
Dei datori di lavoro, i classici uomini squallidi, sposati con figli che ad ogni donna che passa sbavano.

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Siamo lesbiche, siamo una coppia e non esistiamo per il piacere maschile

Loro scrivono:

Ciao Eretica,

Siamo una coppia di ragazze lesbiche, insieme da tre anni. In tutto questo tempo abbiamo viaggiato tanto ed in tutti i posti che abbiamo visitato siamo sempre state importunate, come se non bastasse essere giudicate, chiacchierate e schernite a casa nostra. Scriviamo per denunciare la doppia discriminazione che viviamo ogni giorno, come omosessuali e come donne. Questo è un piccolo campionario dei commenti non richiesti ricevuti in tre anni:

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Quando sei lesbica e dicono che non sei una donna

Lei scrive:

Ciao Eretica. Vedo tante storie da te pubblicate, e mi sono chiesta se, forse, potesse risultare interessante anche la mia. Ho quasi sedici anni, ho scoperto la mia omosessualità a quattordici, all’inizio del primo anno di liceo. Il come non ha veramente importanza, ma ne ha ciò che è successo dopo. Dopo neanche un mese dalla mia cotta “rivelatrice” mi sono legata ad una ragazza tranquillamente dichiarata, e così ho fatto anche io. E le risposte alla mia dichiarazione sono state quasi tutte assolutamente positive, vedi un po’ l’ambiente molto aperto che mi accoglie a scuola, vedi un po’ la quantità di omosessuali presenti a scuola. Ma dietro ogni risposta tipo “Tranquilla, per me non cambia nulla!” sono sempre presenti piccole forme di omofobia.

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Donne non conformi nell’Europa nazifascista

images“R/esistenze lesbiche” vite non conformi nella bufera nazifascista
In libreria, raccolta di saggi a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder, Vincenza Scuderi
di Carla Cotti, 18 settembre 2010, Liberazione

All’avvento del Terzo Reich, K. vive già da anni con una compagna. Cominciano i guai. Alla padrona di casa chiedono se sa qualcosa sulla sua vita intima. Il caporedattore le ingiunge di sposarsi, pena la perdita del lavoro. K. decide una soluzione di copertura: con la compagna, si metterà a vivere insieme a una coppia gay. I quattro affittano un grande appartamento. Ma non basta. Il portiere-spia del partito non è convinto: «Non potete certo vivere more uxorio, non è gradito al Führer». Unica via di scampo: due matrimoni eterosessuali.

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Vita di una donna, lesbica, narrata attraverso i ricordi

Mi ricordo. Le prime mani estranee e maschili, quelle di un prete, a toccarmi per consegnarmi in battesimo ad un Dio nel quale non credo. Il primo rimprovero subìto da un uomo estraneo, nei pressi della scuola, mi educava a camminare a cosce strette, perché dalla larghezza delle cosce si presumeva la mia mancanza di serietà. Il primo disagio sessuale dovuto a quella donna, anziana, che martellò sulla mia mano infantile quand’essa indugiava sulla clitoride. Il mio immaginario relazionale, dovuto agli insegnamenti di una maestra austera, con le bolle in faccia, residui di una antica malattia curata male, che ci parlava delle meraviglie di una famiglia che lei non avrebbe avuto mai. Le proibizioni sull’esposizione del mio corpo dovute a quel vecchio idiota che parcheggiava il suo automezzo davanti casa mia. Tutte le volte aveva qualche osservazione da fare. Il rossore delle mie guance, la mia timidezza, dovuti all’insegnante che mi guardava attraverso le fessure scoperte della mia camicetta.

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