Mia sorella si diceva femminista della vecchia ora, non una sessantottina ma una di quelle che partecipavano ai dibattiti tra donne del partito comunista e leggevano le pagine/lenzuolo dell’Unità in cui una tal signora spiegava alle altre cosa fosse il femminismo. Non mi fermo a spiegare le contraddizioni politiche di quell’epoca. Ci sarà tempo per raccontarvi. Quel che voglio ricordare è l’impatto che le sue idee avevano su di me, sorellina minore, che vedeva la maggiore come un faro, un punto di riferimento, un modello da seguire. E lo seguii, a costo di essere schiacciata via come un insetto, percorsi lo stesso itinerario politico ideale ma poi me ne distaccai perché c’era troppa contraddizione tra il personale e il politico.
Il corpo è mio e lo gestisco io nel privato diventava “hai le gambe grosse come tronchi di albero” e la sua gelosia era tale che di body shaming me ne fece tastare un bel po’. Poi ci fu la volta in cui la raggiunsi all’università e lì ebbi la mia prima avventura sessuale. Lei, puritanissima e moralista, non disse a me che non era il caso ma disse a lui che se non mi avesse lasciata lo avrebbe denunciato, facendo pesare gli otto anni di differenza tra me e lei. Lui per tutta risposta mi volle vedere, mi trattò come una puttana, mi picchiò per farmi disinnamorare, così diceva. Grazie sorella. Ottimo lavoro sorella.
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