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Sono stata maltrattata e licenziata per la mia omosessualità

Lei scrive:

Cara Eretica,
Non immagini la mia paura nello scriverti (…).

Sono stata licenziata. Niente di nuovo.
E invece sono stata cacciata, umiliata, offesa e molestata per ben due anni.
La causa: la mia omosessualità.
Dei datori di lavoro, i classici uomini squallidi, sposati con figli che ad ogni donna che passa sbavano.

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Siamo lesbiche, siamo una coppia e non esistiamo per il piacere maschile

Loro scrivono:

Ciao Eretica,

Siamo una coppia di ragazze lesbiche, insieme da tre anni. In tutto questo tempo abbiamo viaggiato tanto ed in tutti i posti che abbiamo visitato siamo sempre state importunate, come se non bastasse essere giudicate, chiacchierate e schernite a casa nostra. Scriviamo per denunciare la doppia discriminazione che viviamo ogni giorno, come omosessuali e come donne. Questo è un piccolo campionario dei commenti non richiesti ricevuti in tre anni:

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Quando sei lesbica e dicono che non sei una donna

Lei scrive:

Ciao Eretica. Vedo tante storie da te pubblicate, e mi sono chiesta se, forse, potesse risultare interessante anche la mia. Ho quasi sedici anni, ho scoperto la mia omosessualità a quattordici, all’inizio del primo anno di liceo. Il come non ha veramente importanza, ma ne ha ciò che è successo dopo. Dopo neanche un mese dalla mia cotta “rivelatrice” mi sono legata ad una ragazza tranquillamente dichiarata, e così ho fatto anche io. E le risposte alla mia dichiarazione sono state quasi tutte assolutamente positive, vedi un po’ l’ambiente molto aperto che mi accoglie a scuola, vedi un po’ la quantità di omosessuali presenti a scuola. Ma dietro ogni risposta tipo “Tranquilla, per me non cambia nulla!” sono sempre presenti piccole forme di omofobia.

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Donne non conformi nell’Europa nazifascista

images“R/esistenze lesbiche” vite non conformi nella bufera nazifascista
In libreria, raccolta di saggi a cura di Paola Guazzo, Ines Rieder, Vincenza Scuderi
di Carla Cotti, 18 settembre 2010, Liberazione

All’avvento del Terzo Reich, K. vive già da anni con una compagna. Cominciano i guai. Alla padrona di casa chiedono se sa qualcosa sulla sua vita intima. Il caporedattore le ingiunge di sposarsi, pena la perdita del lavoro. K. decide una soluzione di copertura: con la compagna, si metterà a vivere insieme a una coppia gay. I quattro affittano un grande appartamento. Ma non basta. Il portiere-spia del partito non è convinto: «Non potete certo vivere more uxorio, non è gradito al Führer». Unica via di scampo: due matrimoni eterosessuali.

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Vita di una donna, lesbica, narrata attraverso i ricordi

Mi ricordo. Le prime mani estranee e maschili, quelle di un prete, a toccarmi per consegnarmi in battesimo ad un Dio nel quale non credo. Il primo rimprovero subìto da un uomo estraneo, nei pressi della scuola, mi educava a camminare a cosce strette, perché dalla larghezza delle cosce si presumeva la mia mancanza di serietà. Il primo disagio sessuale dovuto a quella donna, anziana, che martellò sulla mia mano infantile quand’essa indugiava sulla clitoride. Il mio immaginario relazionale, dovuto agli insegnamenti di una maestra austera, con le bolle in faccia, residui di una antica malattia curata male, che ci parlava delle meraviglie di una famiglia che lei non avrebbe avuto mai. Le proibizioni sull’esposizione del mio corpo dovute a quel vecchio idiota che parcheggiava il suo automezzo davanti casa mia. Tutte le volte aveva qualche osservazione da fare. Il rossore delle mie guance, la mia timidezza, dovuti all’insegnante che mi guardava attraverso le fessure scoperte della mia camicetta.

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Sei lesbica? Ti mando in cura dallo zio!

Mi chiamo Teresa, ho un’età sufficiente a farmi ripensare al mio passato senza dover risparmiare nulla alle persone che fanno parte della mia storia. Sono lesbica, credo di esserlo sempre stata e da bambina io e una compagna di scuola fummo scoperte mentre facevamo giochi strani. Io le mettevo una matita dentro l’ano. Non era una cosa erotica, eravamo troppo piccole per pensare a certe cose, e quella matita era il termometro perché lei si fingeva malata e io facevo la mamma che la curava. Ci beccò sua madre che subito disse alla mia che dovevo essere curata. Dovevo stare lontana dalla sua figliola “perché se succede un’altra volta io non rispondo delle mie azioni“.

Non fu certo allora che scoprii di essere lesbica. Accadde molto più tardi, ma già allora fui accusata di essere depravata, un rifiuto sociale, e quelle accuse mi arrivarono addosso con tutta la violenza che queste sante mamme furono in grado di infliggermi. Mia madre non lo disse a mio padre per non farlo infuriare. Decise di punirmi forzandomi ad andare in chiesa e affidandomi a tutori che avrebbero aggiustato le mie perverse intenzioni.

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Due donne che si baciano in spiaggia? Denunciate per oscenità!

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La spiaggia di Fregene è off limits per le ragazze che vogliono scambiarsi baci e carezze. Ce lo chiarisce un articolo in cui si racconta come, lo scorso anno, due donne si siano beccate una denuncia per atti osceni in luogo pubblico perché si sono baciate in un angolo di spiaggia. L’articolo dice che le due donne saranno, forse, sottoposte a processo (pubblico?) e manca di dire che a parte la gogna inquisitoria a loro sarà riservato un bel rogo.

I fatti: due donne si piazzano, per l’appunto, in un angolo di spiaggia riparato dal vento, lì si baciano e alcuni benpensanti e moralisti decidono di chiamare le forze dell’ordine. Gli agenti vanno lì, le identificano e registrano la denuncia lasciandole “a piede libero” (ammazza, che garantismo!).

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#Spagna: repressione di Stato contro femministe e lesbiche

Mentre in Argentina seguono un itinerario diverso rispetto alla nostra legge sulla procreazione medicalmente assistita, per cui puoi fruire del trattamento non solo quando sei in coppia etero e il seme è del tuo compagno ma qualunque sia il tuo orientamento sessuale e il tuo stato civile, in Spagna vanno nella direzione decisamente opposta. La proposta del governo di centro destra è quella di vietare la pma a single e lesbiche, un po’ come per la nostra legge 40, dunque tante donne di collettivi femministi e lesbici e persone a supporto che rivendicano una decisione laica sono scese in Piazza.

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Appello a #Boldrini e #Idem contro la Violenza di Genere

stopgenderviolenceL’appello contro la Violenza di Genere alla Presidente della Camera e alla Ministra delle Pari Opportunità.

Potete firmare l’appello QUI

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Gentilissime
Presidente della Camera Laura Boldrini
E Ministra Josefa Idem

Abbiamo per anni osservato e monitorato la comunicazione in rete e i delitti riconducibili a questioni di genere.

Conosciamo tutto ciò che si muove nel web e sappiamo molto di vittime di violenza fisica e psicologica.

Per arginare la violenza e il sessismo in rete servirebbe una maggiore consapevolezza del mezzo usato. Suggeriamo perciò di avviare una iniziativa che miri all’alfabetizzazione che abbia come obiettivo quello di educare all’uso della rete nel rispetto dei generi, di donne, gay, lesbiche, trans, uomini, persone, di qualunque etnia e cultura e di qualunque estrazione politica.

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Lesbiche, gay, trans, etero: baciamoci in pubblico, baciamoci di più!

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[Foto tratta da una manifestazione di Torino, il 14 Novembre]

Pare sia successo in queste ore. Due ragazze si baciano in pubblico e un carabiniere dice che è uno schifo e che è una vergogna e minaccia di denunciarle per atti osceni in luogo pubblico.

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