Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Sex work e salute mentale

Scritto da Gracey sul suo blog Street Hooker. Tradotto da Antonella del Gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

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Sono convinta che il sex work sia una benedizione o una maledizione; talvolta entrambe le cose e questo vale anche per l’impatto che questo lavoro ha sulla salute mentale. Come la maggior parte degli argomenti controversi che riguardano il sex work, a nessuno piace parlarne per paura di sentirsi dire che stiamo dando vantaggi alle SWERF. Non possiamo negare che a volte c’è del vero in quello che dicono, però. Non sono d’accordo con quelle statistiche, peraltro smentite, sul disturbo da stress post-traumatico che le SWERF diffondono in giro; il sex work però può davvero mettere a dura prova la nostra salute mentale. Questa cosa è ancora più vera se parliamo di chi il sex worker lo fa per sopravvivere, chi sente di avere meno scelta, più rabbia e si sente intrappolata in quella che io chiamo la gabbia del lavoro sessuale. Di recente ho letto il libro del progetto Untold Stories, che è una raccolta di pensieri, storie, immagini e poesie delle sex worker di strada di Hull. L’ho adorato perché loro si sono espresse in maniera diretta, “così com’è” e questo include tutta certa merda terribile che deriva dal sex work o dell’impatto che ha su di te. Hanno affrontato ogni sorta di argomento sul sex work e giustamente hanno hanno parlato di quel che pensano, sentono e delle loro esperienze. Mentre lo leggevo, mi sono trovata ad annuire con la testa alle parti peggiori, sapendo benissimo che forse non avrei potuto esprimermi pubblicamente, essere totalmente sincera sull’essere d’accordo con queste cose. Temo che da un lato le sex workers potrebbero arrabbiarsi con me perché sto dando alle SWERF quello che vogliono; dall’altro è anche difficile esporsi sulla propria salute mentale, in balìa di chiunque voglia criticare.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

COME SAPPIAMO SUCCHIARL*, SAPPIAMO MORDERL*!

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Un bel testo che è un grido di lotta che condividiamo. QUI il pezzo in lingua originale. Traduzione di Alessandro Furino. Condiviso da Non Collettivo Queer. Buona lettura!

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“In primo luogo vogliamo chiarire che non veniamo a giustificarci di niente poiché siamo putt@nə liberə e felici e non dobbiamo spiegazioni a nessuno. Non ci pentiamo di essere quel che siamo, non chiediamo perdono né permesso, non lasciamo né le nostre vite né le nostre pratiche alla mercè di giudizi né pregiudizi patriarcali.

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Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Violenza

Insegna allo s.t.r.o.n.z.o. a non fare del male invece che dire alle donne di essere sante e asessuate

Ciao Eretica,

sono Bia e vorrei intervenire sulla vicenda dei revenge porn provando a fare chiarezza su alcuni aspetti. Mi presento: sono una attrice porno, lo sono per scelta. Nessuna più di me sa cosa significhi essere esposte alla gogna, alla cattiveria altrui, perché gli spezzoni di film ai quali partecipo potrebbero essere usati per sputtanarmi. Non è capitato, perché vivo all’estero, le persone che frequento se ne fregano e il fatto stesso che un video sia pubblicato proprio per essere condiviso pare sia un deterrente. Nessuno ci fa caso.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Guadagno scoprendo il corpo: perché pensi sia affar tuo?

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Non tengo particolarmente al parere di altre persone, disse lei, e subito dopo fece un’espressione intristita e mi riferì di false manovre di una sua collega d’università che le sparlava dietro e cercava di bollarla come gran puttana. Aveva detto un giorno che non preservava la propria verginità per nessun uomo. Lo disse ritenendo che tutti fossero sufficientemente evoluti. Invece la questione diventò di dominio pubblico e una delle rivali disse che era ora che i maschi si facessero sotto per liberarla da quel fardello. Sembra una storia d’altri tempi, ma io vi giuro che è accaduto tutto pochi mesi fa e che il mobbing sociale è un male che viene praticato oggi anche più di ieri. In questa brutta epoca in cui si sfaldano i legami umani, con troppo tempo trascorso a fingere che quella virtuale sia la vita vera, si rischia di confondere tutto quanto e quando tre o quattro persone si bullano di te sui social pensi di aver perduto l’affetto di tutte le persone che per te contano davvero. Non è così, e lei lo capì fin dal momento in cui cominciò a osservare meglio il contesto in cui viveva e vide persone distratte da se stesse, o meglio, non in contatto con niente, come perse, in cerca di qualcuno su cui sfogarsi, a volte senza cattiveria e altre volte, invece, con perfidia estrema.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Il caldo di scirocco peggiora, senza dubbio, la precarietà

Women with Their Bicycles (5)

Ho visto cose. C’è stato un periodo della mia vita che è stato caratterizzato da una grande confusione professionale. Devo questo racconto ad amici e amiche perché ho promesso e devo farlo. Dunque, dicevo, ero professionalmente un po’ disorientata. Finisce un lavoro e ne becco altri tre. Al mattino mi occupo di comunicazione e pubblicità, al pomeriggio mi occupo di telefonia erotica e alla sera faccio la cameriera. Nulla di nuovo, direte voi, e in effetti non ne ero minimamente scandalizzata. Non accusavo neppure la stanchezza perché l’adrenalina era tanta e tale che finché stavo in piedi riuscivo a tirare dritto fino a notte tarda. Gli ostacoli principali di queste mie professioni erano tre.

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