Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Buon otto marzo alle disabili, malate, depresse e così via

Buon 8 Marzo a tutte. E intendo proprio tutte. Incluse quelle che sono malate, impossibilitate a muoversi, disabili o come chiunque vuole chiamarci, neuro atipiche, o malate mentali, agorafobiche, depresse croniche, con tentativi di suicidio alle spalle, con difficoltà a svegliarsi al mattino, a prendere sonno la notte, con cicatrici sulla pelle che testimoniano gli atti di autolesionismo, con il grasso o la magrezza che testimoniano i disturbi alimentari, con ogni tipo di problema che sia visibile o invisibile e che difficilmente viene considerato. 

Al di là delle belle parole il punto di certe malattie e che è difficile parlarne, come lo è stato per me che me ne sono vergognata per molto tempo.

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Verso l’8 marzo: IO SCIOPERO PERCHE’…

Chiara scrive:

Verso l’8 marzo: IO SCIOPERO PERCHE’….

Tette, tette nude, tette al vento, capezzoli femminili censurati perché osceni. Tette che il patriarcato consente, se lo consente, di scoprire solo quando fungono da nutrimento per un altro essere umano.
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#8Marzo: l’appello delle sex workers a partecipare allo sciopero delle donne

Bologna: Sexyshock e Comitato per la difesa dei diritti civili delle prostitute

Per l’otto marzo 2018 le sexworkers chiamano a partecipare allo sciopero internazionale delle donne scrivendo che loro si rifiuteranno di lavorare e saranno per le strade a lottare. Ricordano che lo sciopero delle donne si terrà in ben 56 diversi paesi  dove le donne smetteranno di esercitare la propria mansione, qualunque essa sia, e lotteranno contro le politiche neoliberiste che pongono le donne in condizioni di ricattabilità sia che lavorino dentro (svolgendo lavori di cura) o fuori casa.

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L’otto marzo secondo misogini e sessiste

Ho appena letto una roba che diceva “per un otto marzo dignitoso e non zoccoloso”. Questo, unito agli insulti di tante persone contro le donne giudicate “zoccole” e “cagne” perché colpevoli di dedicare l’otto marzo ad una uscita di gruppo, con le amiche, per andare a vedere uno spogliarello, mi fa pensare al fatto che serve un atteggiamento critico, da parte delle donne; un atteggiamento non legittimante di questa misoginia che usa presunte critiche femministe per insultare le donne. È vero che c’è chi critica la retorica mediatica sull’otto marzo e non ama il business costruito attorno alla giornata, ma questo non significa che le donne che vanno a vedere il maschio che si spoglia sia da giudicare “zoccola”. Ancora una volta si mette sullo stesso piano una critica femminista, contro stereotipi sessisti e l’uso delle donne per marketing di ogni tipo, con le solite tiritere misogine di maschilisti e moraliste che di femminista non hanno proprio nulla.

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8 marzo, è l’occasione per manifestare le mie differenze

Io sono donna tutto l’anno. Non solo l’otto marzo. Niente mimose per la mia festa, né corpi di uomini a servirmi soddisfazione giusto per una serata con le amiche. Sono donna quando vivo, respiro, lavoro, accarezzo, guardo, tocco, amo. Lo sono se faccio sesso con un’altra donna, se non voglio figli e se abortisco. Lo sono quando voglio un figlio e non mi è consentito perché sono lesbica o mio marito è sterile.

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Un 8 marzo dedicato a tutt*

Oggi lo dedico al riconoscimento delle libere scelte delle donne. Non devo necessariamente condividerle ma devo fare in mondo che non siano stigmatizzate, censurate, e che nessuno provi a inibirle con un atteggiamento normativo. Molte volte mi sono trovata ad ascoltare storie di donne che non interpretano precisamente il ruolo prescritto. Alcune non sono madri e non vogliono essere tali. Alcune sono pentite di aver figliato o non riescono a capire perché mai ci sia così tanta pressione sociale a valorizzare la maternità, insultando ogni donna che è e resta tale anche se non vorrà mai partorire. Ascolto storie di donne che vorrebbero essere comprese quando dicono di voler fare dei mestieri in cui serve mostrare il corpo. Non sono vittime, non si dichiarano tali, e anche a loro va dedicato rispetto. Perciò riconosco la libera scelta di chi si esibisce svestita in televisione, di chi gira film porno o chi lavora negli strip club o chi, ancora, lavora come sex worker chiedendo una regolarizzazione per quelle che non sono sfruttate.

Ascolto donne che sono precarissime, non trovano elementi di sorellanza con quelle altre che parlano una lingua tanto diversa, perché esistono delle differenze, tra donne, e quindi puoi trovare quelle ricche, le altre povere, quelle che appartengono a una cultura e una etnia diversa, quelle che temono sempre di essere sovradeterminate perché quando arriva la femminista bianca, occidentale, borghese, difficilmente coglie il fatto che a mettersi in cima al corteo, rappresentando istanze altrui, si finisce per realizzare neocolonialismi e a condurre le donne in direzioni che non sono a loro congeniali. Continua a leggere “Un 8 marzo dedicato a tutt*”

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#Cile: risignificare #8Marzo. E’ giorno di lotta femminista!

Cile. Manifestando il rifiuto del ruolo svolto dal Servizio Nazionale delle donne (Sernam) nella protezione del genere femminile, un gruppo di attiviste incappucciate ha realizzato un signolare atto di protesta davanti alla sede dell’organismo nel centro di Concepciòn. A giudizio del gruppo di lesbiche e femministe autonome, il Servizio nazionale della donna svolge un ruolo debole e paternalista, che perpetua la vittimizzazione delle donne, le aggressioni della polizia alle mapuche, il sessismo, la lesbofobia, la violenza di genere, il femminicidio e la negazione dell’aborto. [notizia presa da qui e tradotta da La Pantafika]

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Satira

Papa Giovanna e le altre (Buon otto marzo anarchico!)

di Gegen (compagn@ anarchic@)

La risata è un atto anarchico quando viene indirizzata contro il potere e l’autorità, perché li mina alle basi: quelle del rispetto deferente che credono sia loro dovuto. La risata può essere liberata, liberatoria e libertaria se la usiamo contro le strutture che ci opprimono. Quindi questo non è un articolo come tutti gli altri sull’otto marzo. Non serve a fare il punto della situazione o a lamentarsi del presente. È piuttosto un tentativo di passare al contrattacco con l’arma più potente che abbiamo: l’ironia.

La piazza di fronte la basilica di San Petra quella domenica è piena di gente. Tutti aspettano con ansia l’Angelus di Papa Giovanna Paola II, salita sul trono di Petra dopo Giovanna Paola I, durata solo trentatré giorni e morta in circostanze misteriose. Avrebbe parlato della sua nuova Enciclica, la “Virorum Dignitate” che era stata pubblicata la settimana prima e trattava la spinosa questione del sacerdozio maschile, vietato sin dagli albori della Chiesa.

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#8M #IoSonoForte: l’otto marzo, celebro la mia forza!

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Quest’anno vorrei che l’otto marzo fosse vissuto all’insegna della forza. Vorrei che si portasse in piazza la potenza, invece che il martirio. Mi piacerebbe si celebrasse il coraggio e la bellezza di una sex worker invece la santità di una madonna vittimista, espropriata anche dei desideri e totalmente consegnata a delegar controllo del suo corpo allo Stato e ai suoi tutori.

Mi piacerebbe si parlasse di quelle donne resistenti che ogni giorno usano il corpo per opporsi a sfratti e invasioni dei propri territori. Quelle che in prima fila, con i compagni o le compagne accanto, combattono contro precarietà, assenza di reddito, casa e diritti. Quelle che si svegliano ogni mattina, lottano e vanno avanti, senza piagnucolare e pietire allo Stato alcunchè, perché rivendicare è diverso da pietire.

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