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#Prostituzione #Italia: Abolizioniste Vs SexWorkers

Dalla manifestazione dei/delle sex workers a Roma il 30 aprile.
Dalla manifestazione dei/delle sex workers a Roma il 30 aprile.

Le abolizioniste della prostituzione non sono tutte uguali. Vale la pena dirlo. Ci sono quelle che non vedono di buon occhio il sex work, che non amano definirlo neppure tale, ma sono rispettose della scelta delle donne e non si sognano di mettere in cattiva luce le rivendicazioni dei/delle sex workers. Un po’ come succede alle donne che non abortirebbero mai ma riconoscono il fatto che le donne che vogliono abortire devono poter contare sul rispetto di diritti precisi.

Poi ci sono invece le abolizioniste irriducibili, che quando vedono una donna che parla di sex work insultano la sua intelligenza, negano il fatto che possa aver scelto liberamente, diventano negazioniste dell’autodeterminazione altrui, e diffondono notizie in cui è costante la presenza di cadaveri, donne stuprate, squartate, impalate, costrette, torturate, con descrizioni dettagliate che forniscono al pubblico una eccitazione morbosa così come ogni genere di pornografia emotiva produce. Le vittime, perciò, secondo loro, rappresenterebbero la totalità delle prostitute.

Mettono sempre in discussione la libera scelta altrui e se tu dici che preferisci fare quel lavoro invece che la badante o la commessa mal pagata ti rimproverano il fatto che perciò scegli per soldi, come se un’impiegata, una commerciante, una professionista di qualunque tipo lavorasse per pura filantropia. Però le prostitute commettono un peccato intollerabile, perché vendono servizi sessuali da sempre origine di grandi polemiche. E’ in ballo la sacralità del corpo, ed è preciso interesse di paternalisti, per me i veri utilizzatori finali, e di matrone che ancora oggi vorrebbero dirci cosa mostrare, quale pezzo di corpo mettere a servizio del nostro lavoro, come se un operaio, una badante, una impiegata, fossero più dignitosamente accettabili secondo la morale bigotta della società.

Le persone che vendono servizi sessuali e vogliono la regolarizzazione del mestiere vedono confuse le proprie istanze con quelle di chi è vittima di tratta, perché le abolizioniste non accettano il fatto che non tutte le prostitute sono sfruttate. Perciò è necessaria una legge che punisca lo sfruttamento della prostituzione e un’altra che regolarizzi il mestiere per chi lo fa liberamente. Due obiettivi diversi ed egualmente importanti. Riconoscere i diritti di chi vuole fare quel lavoro e regalare una diversa possibilità di scelta a chi non vuole farlo.

abolizioniste

A questo proposito quel che manca nel dibattito italiano sulla prostituzione è l’argomento riferito a un’azione preventiva. Come si può impedire a una donna di prostituirsi se non c’è lavoro, reddito e casa? Come può arrivare e restare in Italia una donna migrante se non attraversando alla meglio le vie della schiavitù e dello sfruttamento? Sono le leggi sull’immigrazione che danno occasione ai criminali di realizzare una tratta delle donne. Sono le leggi economiche che impediscono alle donne di poter svolgere altre professioni. Perciò crederò alla buona fede delle abolizioniste, soprattutto a quelle che da sempre dedicano il proprio tempo a un antisessismo di comodo, prendendosela perfino con le modelle che espongono un culo in un manifesto pubblicitario, quando si dedicheranno con forza a questi due obiettivi: reddito/casa e libertà di attraversare i confini per i/le migranti.

E ancora: se la sex worker dichiara di voler fare tutto nella maniera giusta, pretendendo il riconoscimento di diritti che corrispondano le tasse che lo Stato già richiede, le abolizioniste le imputano il difetto di far commercio del proprio corpo o di quello altrui. Perché se non sei vittima devi per forza essere colpevole.

Le richieste in realtà sono semplici: i/le sex worker vogliono lavorare alla luce del sole. Vogliono evitare che chi gli affitta un appartamento vada in galera con l’accusa di favoreggiamento. Non vogliono la riapertura delle Case Chiuse. Vogliono poter fare impresa con altre colleghe, senza dipendere da nessuno, potendo contare su maggiore sicurezza, su una maggiore prevenzione in fatto di salute.

Le argomentazioni delle abolizioniste diventano così ridicole e svelano infine un fanatismo senza eguali. La prima argomentazione arriva da interviste a sex worker tedesche che avrebbero affermato che in Germania la regolarizzazione ha fallito la sua intenzione. Tenete conto del fatto che in Germania e in tutta Europa, la Women Lobby, sta pressando affinché si rivedano le leggi per eliminare le zone rosse in Olanda, i “bordelli” tedeschi o austriaci, mentre la Svizzera diventa meta di una richiesta massiccia di posti di lavoro da donne che migrano, anche dall’Italia, per poter svolgere al meglio il sex working.

Dai/dalle sex worker tedesch* arrivano invece altre notizie. Quel che è successo è che la legge non è stata applicata ovunque ma solo in alcuni posti, perciò per la maggior parte la Germania resta luogo in cui i/le sex worker non possono svolgere la loro professione alla luce del sole.

Un’altra argomentazione assurda si riferisce al fatto che in Italia le prostitute potrebbero, secondo le abolizioniste, contare già sulla libertà di svolgere la professione. Peccato che quella libertà si limita solo al fatto che lo Stato oramai include le cifre guadagnate nel Pil italiano senza però garantire alcun diritto. La possibilità di aprire una partita Iva. Avere una pensione dopo un tot di anni. Poter affittare un appartamento senza beccarsi persecuzione e stigmatizzazione. Avere una zona di lavoro in cui non arrivino quelli della minucipale a fare multe per motivi di decoro. Non possono contare su una serie infinita di diritti e chi afferma il contrario è accecat@ dal fanatismo e non vede i/le sex workers per quel che rivendicano.

La loro voce cancellata. La censura che li investe ovunque. Le grandi testate giornalistiche che parlano di prostituzione dando voce solo alle vittime di sfruttamento, per dare alle abolizioniste e agli abolizionisti uno strumento per legittimare la sovradeterminazione dei/delle sex workers in nome di altre vittime che in realtà stanno molto a cuore a chi quel mestiere lo fa per scelta.

In corso c’è dunque una battaglia ideologica, dai toni molto violenti, al punto che qualcuna comincia a parlare di perversioni attribuite a chi ha scelto il sex working per guadagnare.

La domanda che va fatta, sempre, in questi casi, è: quante di queste donne possono dirsi davvero femministe? E perché mai il moralismo, questo atteggiamento cattofascista, è diventato l’alibi dietro il quale si nasconde la molla motivazionale che regala una ragione di vita alle fanatiche?

Le donne sono un terreno di scontro da sempre e quel che resta da dire è che la libertà di decidere non si insegna, non si impone con le bombe, non merita riconoscimento solo se riguarda una decisione che noi condividiamo. Le donne devono poter godere di diritti anche se un esercito di moralist* ha deciso che la prostituzione, così come d’altronde il porno, siano il male della società.

Quello che le abolizioniste realizzano è una sorta di neocolonialismo, uno scippo di una lotta in termini neofondamentalisti, con persone che vogliono sostituire la propria voce a quella delle prostitute. Per alcune, quindi, la pratica frequente resta sempre la stessa. Se non la pensi come me non esisti. Se non la pensi come me, devi morire, socialmente e politicamente. Voi come chiamereste tutto ciò?

[Articolo già pubblicato sul cartaceo del quotidiano Il Garantista]

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6 pensieri su “#Prostituzione #Italia: Abolizioniste Vs SexWorkers”

  1. Penso (e spero) di essere parte delle “altre” abolizioniste. Anche se abolire la prostituzione è un concetto che mi va stretto, nel senso che “L’abolizione del lavoro” di Bob Black per me (e sottolineo per me) rimane un pilastro dell’anarchia. Spero che tu veda il mio intervento sotto questa luce.
    Come dici tu la prostituta vuole fare impresa. Benissimo. La definizione di “impresa” (almeno secondo il CC italiano) significa accollarsi il “rischio d’impresa” in cui sono inclusi il rischio patrimoniale, finanziario ed economico. Il rischio, in senso ampio, della prostituta però, non è lo stesso di chi apre un bar. Mi è difficile pensare a una legge o norma che riduca il rischio della prostituta di non poter esercitare la propria “forza contrattuale” sul cliente, che lo riduca cioè in modo tale da essere comparabile a quello di chi apre il bar. Non vedo in questo una vittimizzazione della prostituta ma una diversa natura della prestazione e del contratto. La barista ti fa il caffè, te lo serve e vuole in cambio del denaro: il 99.9% delle volte la cosa va liscia come l’olio. La prostituta ti dà in affitto un tot del suo tempo per farci sesso, in questo caso il contratto e la possibilità di farlo rispettare sono un po’ più vaghi, ma per natura della prestazione, non per mancanza di norme.
    In Germania non ci ho solo vissuto ma ci ho fatto anche una manifestazione con le sex workers (così leviamo ogni equivoco). Il problema che ho visto io in Germania non è la non applicazione delle norme. I fatti di Duisburg del 2007 non erano un caso isolato di immigrati italiani mafiosi. La mafia in Germania trova spazio molto facilmente, come lo trovava negli Stati Uniti ai tempi di Al Capone. Il problema lì, secondo me, è l’emancipazione dal controllo mafioso, non solo della prostituzione ma di molte altre attività “legali”. Per esempio, in Germania il finanziamento di privati ai partiti (no, non parlo solo di quote associative) non è solo legale ma incentivato: 0.38 euro per ogni euro di donazione, perché significa che il partito è ben voluto nel territorio. In Italia una norma di questo tipo farebbe scattare l’antimafia sull’attenti.
    Capisco l’invettiva sul dualismo tra sesso come tabù e prostituzione/porno. Concordo. Ma porno e prostituzione sono anche parte del sistema capitalistico. E tu dirai “anche il tuo lavoro” e hai ragione. Allora che fare? A me il riformismo piace fino a un certo punto, forse è per questo che appoggio le istanze delle sex workers ma, di fondo, rimango un’abolizionista.
    Scusa il lungo commento.

    1. Giustamente, ogni negozio giuridico ha la propria sottile diversità, ma la prestazione della barista, dell’idraulico, del meccanico e della prostituta non sono tanto diverse tra di loro.
      La prostituzione non è mai stata abolita e nemmeno ridotta in via consistente da leggi proibizioniste. In più, quest’ultime, se rivolte a soggetti maggiorenni e consenzienti, sarebbe una discriminazione sociale, non accettabile in una società democratica.

      1. Quello che il modello tedesco ci dice è che legalizzare non basta. Perché non lo rende un lavoro più sicuro (ammetterai che per una prostituta è un pochino più facile essere stuprata che per una barista) e non rende tutte le prostitute libere professioniste, perché nessuna norma può impedire al pappone di diventare imprenditore e assumere delle dipendenti.
        Siamo sempre lì. La legge, lo Stato, la legalità, il mercato. Se io personalmente pensassi che migliorano la nostra vita voterei. La cosa è speculare al fatto che io da lesbica partecipo ai Gay Pride e appoggio le istanze di chi vuole il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma resto fermamente un’abolizionista dell’istituto del matrimonio.

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