Antiautoritarismo, Autodeterminazione

Rhode Island: quello che succede se la prostituzione non è criminalizzata

L’articolo seguente (qui in lingua originale), segnalato da Antonella e tradotto da Valeria, sintetizza cifre e risultati di una ricerca che prendeva in esame un periodo di tempo durante il quale in Rhode Island la prostituzione restò legale. Meno stupri, meno malattie sessualmente trasmissibili, perché c’erano più possibilità per le donne di praticare il sex working in luoghi più sicuri, al chiuso e con una maggiore cura degli aspetti sanitari e della prevenzione. Più possibilità di mantenere relazioni con le forze dell’ordine che quindi non venivano visti come repressori ma, in qualche caso, come alleati. Meno possibilità per gli stupratori di sfruttare occasioni conseguenti alla marginalizzazione sociale e allo stigma che pesa sulle prostitute costrette a esercitare in clandestinità e meno possibilità, per gli irresponsabili, di esigere rapporti senza preservativo e in cattive condizioni igieniche. La salute delle donne poteva essere maggiormente tutelata e così la loro sicurezza. Eccovi allora il pezzo tradotto e buona lettura!

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Nel 2003 lo stato del Rhode Island decriminalizzò la prostituzione indoor inavvertitamente quando i legislatori fecero un emendamento ad una legge del 1980, perché si pensò che la legge ponesse fuorilegge alcune forme di sesso consensuale fra adulti. Questa scappatoia non venne evidenziata sino ad un pronunciamento di un giudice distrettuale nel 2003, dove si disse che lo scambio di denaro per sesso consensuale non era un crimine se questo avveniva a porte chiuse.

Solo nel 2009 lo stato corresse la legislazione in modo da ricriminalizzare le sex workers. Sebbene fosse stato un incidente involontario ed imbarazzante è stato utile come forma di “esperimento naturale”, permettendo ai ricercatori di analizzare cosa accade quando la prostituzione è legale.

In un documento del Nationale Bureau of Economic Research gli economisti Scott Cunningham e Manisha Shah hanno esaminato il periodo di 6 anni in cui i residenti dello Stato hanno considerato la prostituzione come non illegale. La conseguenza è stata prima di tutto un calo repentino di stupri e di malattie veneree. La prostituzione indoor è quella che si svolge in luoghi al chiuso, come i servizi di escort e i centri massaggi, in paragone con quella su strada.

Come ci si poteva aspettare, nel periodo dal 2003 al 2009 quando la prostituzione era considerata legale ci fu un netto aumento del mercato indoor, mentre con la fine di questo periodo di legalità ci fu un calo dei prezzi delle prestazioni. Il numero di stupri perseguibili calò del 31% nello stesso periodo e, siccome molte delle sex worker vivono nella zona della capitale Providence, lì fu più marcato il calo degli stupri.

Nel diagramma in basso si possono vedere in nero i casi di stupro denunciati in Rodhe Island paragonati ad altri stati usati come controllo dati. Il calo è netto e deciso.  Il calo nel crimine interessò solo lo stupro, quindi questo calo non può essere messo in relazione ad un incremento dei servizi di polizia, infatti altri crimini come furto, assassinio, ecc. non ebbero alcun declino nello stesso periodo.

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Gli autori hanno anche evidenziato un calo del 39% nella gonorrea femminile nel periodo studiato. La gonorrea è una malattia venerea che colpisce in modo particolare le prostitute. La popolazione femminile ha normalmente una percentuale del 5% di malate, mentre fra le prostitute sale al 23%. Gli autori dello studio hanno anche scoperto che pratiche sessuali a rischio come fellatio senza condom o sesso anale avevano subito un forte calo durante il periodo di prostituzione legale.

Le cause per il calo di stupri e gonorrea non sono però chiare. Scrivono nel rapporto:

“Mentre ci piacerebbe poter dire qualcosa di definitivo sul meccanismo che si è instaurato durante la fase di legalità, che portò al calo osservato di stupri e gonorrea, siamo coscienti che ci sono suggerimenti suggestivi in questo senso che non possono essere provati ma non possiamo pretendere di aver identificato i legami causali che legano la decriminalizzazione con risultano in cambiamenti di comportamento. Però va presa in considerazione questa ipotesi.”

Durante il periodo di legalità era avvenuto un cambiamento fondamentale nella posizione delle sex workers e dei clienti nella contrattazione delle prestazioni. Già studi del 1990 mettono in evidenza come le prostitute che lavorano indoor sono molto meno vittimizzate di quelle in strada. In Rhode Island si potrebbe essere verificato uno spostamento da strada a indoor, vista la maggiore sicurezza. La decriminalizzazione della prostituzione potrebbe anche portare ad altri vantaggi, permettendo maggiori investimenti in sicurezza (telecamere, bodyguards), aumento della cooperazione con le forze dell’ordine e diminuzione della corruzione. Tutte queste cose diminuiscono il rischio di stupri.

La conclusione dei ricercatori è scomoda: forse alcuni uomini violenti considerano il ricorrere a prostitute una sostituzione allo stupro. Durante i sei anni in cui la prostituzione fu legale può essere che i potenziali stupratori abbiano preferito acquistare sesso invece che stuprare donne. Gli autori spiegano:

“Sebbene speculativa, c’è un’evidenza anestetica per questo ragionamento. Nel documentario del 2010 “Happy Ending”, sugli sforzi del Rodhe Island per ricriminalizzare la prostituzione indoor, c’è una testimonianza di una prostituta che dice di credere che uno dei suoi clienti sarebbe diventato uno stupratore se non avesse potuto acquistare sesso da lei.”

Questo studio potrebbe avere ripercussioni fondamentali. La prostituzione genera introiti per circa 14 miliardi di dollari negli USA, sebbene sia illegale quasi ovunque (tranne alcuni bordelli in Nevada). Pur essendo una grandissima industria, tutte le informazioni sulla decriminalizzazione si fondano su preconcetti. Per esempio negli studi fatti in passato veniva analizzata solo la prostituzione in strada, pur essendo l’85% del mercato svolto indoor.

Una grande sfida ad un studio approfondito di questa materia è che si va spesso a confondere con questioni etiche. Però come si può vedere da questi dati, l’illegalità della prostituzione fa più male che bene, causa più vittime e pratiche sessuali meno sicure.

Leggi anche:

Risorse:

—>>>il network delle organizzazioni europee composte da sex wokers: http://www.sexworkeurope.org
Tutti i post, le traduzioni, le news sul sex working su questo blog a partire dalla tag  Sex Workers

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