Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Coming Out, Precarietà

Sul perché non mi offendo se mi danno della puttana – ovvero ascoltare, prima di sentenziare, non sarebbe poi così male!

Una delle mie splendide amiche/sorelle di collettivo, Feminoska, da Femminismo a Sud:

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In questi giorni in cui tutt* si affannano a fiaccolare, indignarsi, accorgersi di punto in bianco che essendo le prostitute anche un pochino donne, soprattutto quando muoiono (perché quando son vive paiono qualcosa da schifare e nascondere come la polvere sotto al tappeto), forse possono essere utili alla crociata in difesa delle femminee virtù….il collettivo Femminismo a Sud ha avuto un’idea davvero innovativa per gli italici lidi, e si è chiesto… ma se domandassimo ad una sex worker di raccontarci qualcosa di sé, del suo lavoro, della sua personale percezione in merito a tanto vituperata attività? E così, siccome siamo assolutamente contrari* alla vittimizzazione costante a cui sono sottoposti soggetti autodeterminati (a cui viene sistematicamente negata la possibilità di esprimersi), evitiamo di aggiungere inutili supposizioni e vi proponiamo così come ci è stata restituita, un’illuminante intervista realizzata con Sylvie, sex worker italiana in trasferta a Berlino.

Buona lettura!

Sul perché non mi offendo se mi danno della puttana

Dicci qualcosa su di te

Il nome che uso nella casa d’appuntamenti in cui lavoro è Sylvie,

ho 22 anni e da qualche mese vivo in Germania. Le mie giornate trascorrono spesso senza particolari lampi di illuminazione ed occupo parecchie ore facendo cose del tutto normali e poco interessanti, come ad esempio appassionarmi alla Weltanschauung proposta dalle risposte alle domande di Yahoo Answers, fare la spesa al supermercato cercando il tè verde che al prezzo più basso faccia corrispondere però un maggior numero di filtri nella confezione, pensare a come abbinare i vestiti, camminare, ascoltare musica, leggere più libri diversi senza mai usare segnalibri né fare orecchie in modo da autodisorientarmi, ecc. La placidità della mia routine è quasi offensiva. Avevo già cominciato in Italia a fare di tanto in tanto la escort, un po’ per arrotondare, molto per curiosità.

Poi in Germania è diventato un vero e proprio mestiere.

Come hai trovato il tuo attuale lavoro?

E’ stato facile: mi sono limitata a digitare su Google in maniera piuttosto ingenua “case chiuse Berlino”. Dopo una rapida ricerca ho contattato i tre nomi più accreditati della rete, che mi hanno risposto in maniera celere ed esauriente. Ho scartato i primi due perché i responsabili con i quali ho avuto contatti mi hanno fatto una pessima impressione, cosa che è accaduta a me e ad altre colleghe purtroppo piuttosto spesso in questo settore quando si è trattato di uomini.

Svolgi il tuo lavoro in casa, in agenzia, in albergo o in vetrina? Svolgo il lavoro in una casa chiusa, con possibilità di servizio escort all’esterno.

Hai obblighi di orari o di altro genere?

Non esistono obblighi.

Gli orari di apertura sono dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 22. Mentre durante il week-end si comincia verso le 12 e si finisce intorno alle 23. Ogni ragazza può però adattare gli orari alle proprie necessità, basta comunicare in anticipo alle responsabili quando si intende arrivare e a che ora si vuole andar via. Non c’è un numero di ore minime o massime obbligatorio e si può disdire anche all’ultimo momento quanto comunicato in precedenza. La libertà è massima ed esercitare questa professione non preclude nessun’altra occupazione, lavorativa o di qualunque natura. Il servizio Escort è inoltre disponibile sempre su appuntamento ad ogni ora e in ogni giornata sulla base delle disponibilità delle singole ragazze.

Puoi prenderti tutti i giorni liberi che vuoi e, detto in parole povere, lavori quando ti pare, come ti pare, con chi ti pare.

Pagherai le tasse/riceverai contributi pensionistici per il reddito percepito?

Non si può iniziare a lavorare in Germania se non si è registrati come freelance presso il Finanzamt (ovvero l’autorità fiscale locale). Dopo una breve trafila burocratica, si riceve per posta una tessera arancione da portare con sé a testimonianza della propria registrazione nel caso in cui durante il lavoro arrivassero controlli della finanza. Per quanto riguarda la dichiarazione delle entrate e il pagamento delle tasse, la regolamentazione è la stessa rispetto a qualunque altro lavoro da free-lance.

Rispetto al guadagno, lo percepisci in toto o in percentuale? Se in percentuale in cambio di quali agevolazioni?

Per ogni prestazione, alla casa rimane una percentuale minima, dato che per iniziare ho scelto di lavorare in una casa chiusa, utilizzando i loro spazi e godendo di vari vantaggi. Non intrattengo io in maniera diretta i rapporti con i clienti. Al loro arrivo vengono ricevuti dalla “Hausdame”, la quale li fa accomodare nella sala d’aspetto e inoltre prende appuntamenti telefonici, si occupa di controllare che tutto sia in ordine, organizza i turni settimanali ed è sempre disponibile per ogni tipo di domanda. Fino ad ora ho conosciuto 5 Hausdamen che si alternano durante i vari giorni della settimana. Due di loro sono poi responsabili del servizio Escort, organizzano i dettagli degli appuntamenti con il cliente e si assicurano che in ogni momento dell’uscita la ragazza sia consenziente e tutelata: ti chiamano all’inizio della serata, a metà e alla fine per accertarsi che vada tutto bene, e ti ripetono sempre: “Non fare niente che non ti va di fare. E ricordati che il cliente non compra te: compra il tuo tempo”.

Esistono ambulatori medici/controlli sanitari speciali diretti a chi svolge un lavoro sessuale?

Non mi sono mai informata al riguardo. Da quando ho iniziato a lavorare mi sono sempre rivolta a un ginecologo privato.

Secondo te è meglio che questi controlli vengano fatti ai/alle lavorat* oppure anche i/le client* dovrebbero essere sottoposti a controlli?

L’ideale sarebbe che entrambe le parti dello scambio fossero sottoposte a controlli regolari. Al momento però non è obbligatorio né per le ragazze né per i clienti. Io personalmente mi sottopongo in maniera regolare a controlli medici, ma non si può dire lo stesso di ogni lavoratore del settore, men che meno della clientela.

Sei parte di un sindacato o ne conosci?

Non faccio parte di un sindacato e non ne conosco. In effetti non mi sono mai informata al riguardo.

Come ti trovi con i tuoi datori/datrici di lavoro? E con le colleghe/colleghi?

Lavoro da poco tempo, ma il rapporto che si è instaurato con le datrici di lavoro è stato subito di simpatia e fiducia. Sono piuttosto giovane e per questo ho ispirato una sorta di istinto di protezione nelle colleghe più grandi e nelle responsabili. Il posto in cui lavoro è declinato completamente al femminile. Responsabili e lavoratrici sono tutte donne e, nonostante questa totalità femminile, non ci sono mai liti o tensioni. Altre colleghe con più esperienza dicono che non è inusuale che in altre case ci si imbatta in screzi, competizioni insensate, atti di bullismo e mobbing. Penso di avere avuto una fortuna non comune nell’essere capitata come primissima esperienza in un luogo così piacevole e tranquillo. Nella sala di ritrovo dove le ragazze passano il tempo fra un cliente e l’altro si creano spesso situazioni paradossali che trovo molto divertenti e scommetto che nessuno potrebbe immaginare la maggior parte delle conversazioni che mi capita di ascoltare. Provate a immaginare una ragazza biondissima, altissima, truccatissima, in abiti succinti che chiede dall’alto del suo tacco 14: “Hey, ma tu l’hai visto Lo Hobbit?” e l’altra, stravaccata su un divano mentre sfoggia una mise improbabile costituita da un body di pizzo nero a perizoma appena celato dietro un pesante accappatoio di spugna degno di una qualunque delle mie molteplici zie italiche accompagnato da calzettoni che le rendono impossibile rimettere i piedi nelle scarpe da spogliarellista che si è scelta: “Eh sì, ma io preferisco Harry Potter! E’ che mi coinvolge di più dal punto di vista del sentimento… Vedendo Lo Hobbit mi sono emozionata solo durante un minutino, tutto il resto del film era piatto!” e la bionda, infervorandosi: “Ma che dici! Ah, scusa devo andare, c’è il mio slave delle 16.45”.

Le ragazze che lavorano da più tempo hanno diritto a uno degli armadietti che occupano per intero la parete adiacente all’entrata del personale, tappezzata di adesivi che recitano “Kein Sex mit Nazis!” (“Non si fa sesso con i nazisti!”), oppure scritte che inneggiano all’autodeterminazione delle donne e dei popoli. Non tutte le ragazze hanno una coscienza sociale così spiccata, ovviamente, e non tutte le ragazze hanno interesse in ideologie di stampo anche solo vagamente femminista. C’è anche chi ad esempio lavora per mantenere il ragazzo approfittatore, ma l’ambiente è abbastanza stimolante.

Qual è la tua tipologia di cliente?

Una delle responsabili è venuta a parlarmi durante l’orario di apertura in uno dei miei primissimi giorni di attività per chiedermi come stessero andando le cose e in quella occasione, fra gli altri, è saltato fuori proprio questo argomento. Lei mi ha spiegato che ogni ragazza attira clientela secondo le proprie caratteristiche specifiche e che, normalmente, se ci si pone in una determinata maniera si ottiene un riscontro affine alle proprie modalità. Io mi presento al cliente con cortesia e tranquillità e fino ad ora ho avuto esperienze con tipologie umane abbastanza varie: il giovane facoltoso, la coppia di amici curiosi, l’uomo più avanti con l’età, gli amanti del sadomaso, coppie, donne (anche se in rari casi), turisti, uomini d’affari, feticisti ecc. Non c’è un vero e proprio cliente tipo, il che è una cosa che apprezzo. Tutti però si sono rapportati a me in maniera gentile, sono stati corretti nel rispettare i limiti e le condizioni che avevo posto e si sono rivelati spesso persone piacevoli. Per molti dei clienti è inoltre fondamentale che il rapporto sia piacevole e coinvolgente anche per la ragazza e si sforzano di compiacere la partner. Si parla parecchio e, prima di prendere nuovamente appuntamento con me, tutti si assicurano che io abbia interesse nel rivederli e che ciò che è avvenuto nel nostro tempo insieme non mi abbia disturbato in alcuna maniera. Uno degli ultimi clienti con i quali sono stata mi ha detto proprio pochi giorni fa: “Ecco, ti dico il mio nome, così quando chiamerò e chiederò di te potrai capire subito chi sono e decidere se accettare o no. Non vorrei mai che tu pensassi –Oh no! Non di nuovo lui!-“.

Come si svolge la contrattazione per la prestazione e il suo compenso?

Al loro arrivo, i clienti vengono fatti accomodare dalla Hausdame nella sala d’aspetto o, in caso fosse occupata, in una delle altre stanze disponibili. Tutte le ragazze si presentano una dopo l’altra incontrando i clienti a porta chiusa, in modo da poter già dare in privato un feedback positivo o negativo sulla base della loro disponibilità a lavorare. Nessuna è obbligata a fare nulla che non voglia. Dopo aver visto tutte le ragazze presenti, il cliente ne sceglie una e, se lei è d’accordo, torna nella sala d’aspetto, prende il denaro corrispondente alla prestazione prestabilita e poi va nella sala riservata alle ragazze, consegnando il denaro in cassaforte e annotando su uno schema per quanto tempo verrà occupata la stanza prescelta per l’incontro in modo che le altre sappiano che non potranno utilizzarla. Ai clienti viene poi chiesto se vogliono usare il bagno per fare la doccia o se vogliono qualcosa da bere prima di essere condotti in camera. Alla fine del tempo pattuito i clienti possono utilizzare nuovamente il bagno e vengono riaccompagnati dalla ragazza in camera per rivestirsi. Dopo un breve congedo è la Hausdame che riaccompagna il cliente alla porta. E’ importante che i clienti non si incrocino mai per i corridoi in modo da garantire la privacy. Per questo è presente un sistema di campanelli elettrici posizionati in ogni stanza in modo da poter avvertire prima degli spostamenti, durante i quali comunque il cliente non è mai lasciato solo. Ulteriori campanelli di emergenza sono presenti anche in luoghi meno visibili delle stanze per garantire l’incolumità delle ragazze.

I/le clienti hanno sempre rispettato le tue condizioni o ti sei trovata a fronteggiare delle difficoltà?

Finora non mi è mai capitato alcun tipo di difficoltà.

Hai mai rifiutato un/a cliente? Perché? Quale è stata la sua reazione?

Ho rifiutato in tutto due clienti. Il primo perché veramente troppo anziano e con richieste che mi mettevano a disagio, e il secondo perché non soddisfaceva i miei requisiti minimi per l’igiene personale. Devo dire che entrambi hanno reagito con disappunto ma tranquillità.

Ecco: non è detto che un cliente che arriva nella casa faccia sesso di sicuro. Non esiste questa garanzia. Può capitare infatti che venga rifiutato da tutte le ragazze. E qualche volta è successo.

Come è cambiata la tua percezione del lavoro sessuale dopo averlo praticato?

Mi sono avvicinata al sex-working con una spensieratezza forse anche troppo incosciente. Non ho mai visto questo genere di attività come qualcosa di negativo o dannoso, ovviamente se praticata con consapevolezza e secondo determinate norme di autoconservazione. Da quando lavoro le mie convinzioni si sono rafforzate in positivo. Credo però che il posto in cui sono capitata sia un’oasi piuttosto rara di tranquillità e vorrei provare a esercitare anche in altri luoghi e in altre modalità per avere una visione di insieme più obiettiva.

Pensi che il tuo lavoro sia diverso in maniera peculiare rispetto ad un altro lavoro? Esistono caratteristiche specifiche utili a chi volesse intraprendere questo lavoro?

Il meccanismo di base è lo stesso di qualunque altro lavoro. Il corpo è uno strumento con potenzialità incanalabili in attività varie ma comunque finalizzate al conseguimento di una retribuzione. Chiunque utilizza il proprio corpo per lavorare, chiunque utilizza il corpo come strumento per avere esperienza del reale in varie forme. Mi sembra assurdo pensare che solo la prostituzione sia un modo di sfruttare il corpo e ancora più assurdo penso sia credere che sfruttare il proprio corpo sia un qualcosa con valenza esclusivamente e inesorabilmente negativa. Per fare questo lavoro non penso ci sia un profilo specifico, basta avere interesse al riguardo.

Oltre alla legislazione che crea differenti opportunità lavorative quali sono le altre motivazioni che ti hanno spinta a preferire la Germania all’Italia?

Il tedesco è una delle lingue straniere che conosco meglio e la Germania è sempre stata fra i paesi europei che ritengo più interessanti. Non mi sono trasferita con l’intento preciso di diventare una sex-worker, e, anche se sono soddisfatta delle modalità nelle quali si è realizzata questa possibilità inaspettata, non ho ancora fatto progetti sicuri a lungo termine. Ancora non so dire quanto a lungo rimarrò, se mi stabilirò qui oppure se andrò presto in un altro paese.

A chi ti dice “piuttosto un call center che sex-worker!” cosa risponderesti?

La posizione di sex-worker non era e non è ancora oggi l’unica possibilità di guadagno che mi si prospetta. Ho frequentato l’università in Italia, sto pensando di proseguire gli studi qui in Germania e ho scelto consapevolmente la strada della prostituzione per svariati motivi. Ho avuto diverse esperienze lavorative prima di approdare in questa realtà: ho fatto la commessa, la promoter, pulito scale, fatto l’animatrice per l’infanzia, lavorato in hotel come receptionist e inoltre sono attiva da un paio d’anni come traduttrice e interprete, professione che esercito tuttora qui in Germania. Ognuno di questi lavori mi ha fatto sentire in modalità diverse che ero, volente o nolente, parte di un sistema strutturato sulla base dello sfruttamento delle mie capacità corporee e mentali. L’occupazione come sex-worker ha invece ribaltato la questione. Percepisco guadagni impensabili per un qualunque altro tipo di lavoro e non mi sono mai sentita così libera e indipendente dal contesto di oppressione emotiva e materiale che costituisce il fulcro schiavistico di ogni attività lavorativa riconosciuta come “moralmente accettabile”.

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Tutto il materiale prodotto per FaS da FaS nella categoria Sex Work (violenze, ordinanze antiprostituzione, proposte di legge, politiche fallimentari contro la tratta, razzismi, discriminazioni)

A riconoscimento di un patrimonio di iniziative e saperi condivisi un grazie alle Sexyshock che nel tempo, tra le altre cose, hanno contribuito alla produzione di:

– un libro dal titolo Temporaneamente Tua; la campagna “Anch’io sono una Puttana“; il video “Né vittime Né Colpevoli“.

2 pensieri su “Sul perché non mi offendo se mi danno della puttana – ovvero ascoltare, prima di sentenziare, non sarebbe poi così male!”

  1. perchè sono nato uomo? A parte gli scherzi c’è da dire che magari questa Sylvie è un po inesperta per sua stessa ammissione, ma di base dice tutto cio che chi non ha certi “paraocchi” dice da sempre. sento un profondo dispiacere per i tizi rifiutati dalle prostitute, non dev’essere bello non riuscire a scopare nemmeno in un bordello…Poi però mi fa enorme piacere sapere che possono rifiutarsi e decidere loro il cosa il come e il quanto…e probabilmente i tizi se si lavavano un po’ magari non avrebbero incontrato tali situazioni
    Bello il passaggio in cui dice che anche i clienti si prodigano affinche sia piacevole anche per la ragazza, mi risulta difficle pensare che sia così anche qui, nella maggior parte dei casi qui abbiamo dei clienti veramente scassacazzi che pretendono solo perchè pagano

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