Quelle femministe radicali che fanno slut-shaming contro le donne

slutshaming

Questa immagine – la parte alla vostra sinistra – la trovate su un noto blog (feministcurrent.com) di una femminista radicale antiporno e abolizionista della prostituzione che da un po’ spara bordate contro quelle dispregiativamente definite postfemministe, ovvero quelle che parlano di autodeterminazione e diritto delle donne a fare del proprio corpo ciò che preferiscono. Si parla del diritto ad esprimere la consensualità, anche nel porno o nel sex working, che poi è la cosa per cui le femministe si sono sempre battute. Autodeterminazione e consensualità, appunto. Quando però dici che quello che succede al tuo corpo è consensuale a certe femministe radicali, modello Andrea Dworkin o MacKinnon, non va bene.

Riporto da wikipedia:

Lo slut-shaming (in italiano onta della sgualdrina) è un concetto di filosofia femminista. Esso è definito come l’atto di far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali che si discostino dalle aspettative di genere tradizionali o ortodosse, o che possano essere considerati contrari alla regola naturale o soprannaturale/religiosa. (…) Le femministe hanno dichiarato che lo slut shaming è usato contro le donne da parte di uomini e donne. Jessica Ringrose ha sostenuto che essa funziona tra donne come un modo per sublimare la gelosia sessuale “in una forma socialmente accettabile di critica sociale dell’espressione sessuale femminile”. È anche usata come forma di colpevolizzazione della vittima di stupro e aggressione sessuale, ad esempio sostenendo che il reato è stato causato (in parte o del tutto) dalla donna che indossa abiti succinti o che agisce in maniera sfacciata e sessuale prima di non acconsentire al sesso.”

Questo tipo di atteggiamento te lo aspetti da un maschilista, ovvero quello che con la scusa di tutelarti controlla la tua sessualità, limita i tuoi desideri e infligge uno stigma feroce contro pratiche sessuali che ritiene tabù.  Invece lo slut shaming è diventato il divertimento per questo tipo di femministe che orientativamente dicono che:

la sessualità deve funzionare solo come dicono loro, diversamente è stupro, è sempre violenza, anche se tu dici di non essere vittima e hai espresso una consapevole consensualità. Se tu affermi e rivendichi la libertà di gestire il tuo corpo come pare a te, anche godendo di un pompino (oh, quanto pregiudizio c’è in questa immagine!) sei una che viene insultata in ogni modo possibile. Ti dicono che sei posseduta dal patriarcato, che pensi di aver espresso consensualità ma in realtà certe cose non possono piacerti perché fanno schifo a loro e poi ti dicono che tu pensi di essere libera ma non lo sei.

DSCN0338Dunque bisogna rieducarti. I tuoi desideri dovranno passare al vaglio di questa super commissione di moraliste e puritane sovradeterminanti e autoritarie e sarai certo libera di scegliere ma solo di scegliere quello che piace a loro.

Il loro target medio deve corrispondere alla donna che non è consapevole, forse ignorante o migrante, soggetti perfetti da “salvare” come conviene alle borghesi, bianche, e acculturate, perché quando si rivolgono a donne che ragionano, che studiano e parlano in rappresentanza di se stesse, infine, data la totale assenza di argomenti, in realtà sono proprio le antiporno che prestano il fianco al patriarcato.

Quando mi dici che io non sono in grado di decidere consapevolmente e mi imponi la tua visione morale praticamente mi stai dicendo di sposare la tua religione. Quando poi mi insulti in questo modo perché ti dico che non la penso come te: tu stai dicendo, né più e né meno, quello che dicono i maschilisti.

Tu dici che la violenza sulle donne deriverebbe da un immaginario porno/brutto e da una sessualità gestita attraverso schemi introiettati. Perciò mi stai dicendo che se i miei desideri corrispondono a cose che non preferisci e poi mi stuprano praticamente me la sono voluta. Anzi, di più. Sono perfino responsabile delle violenze che accadono ad altre donne.

E andando per analogie la pratica più comune, infamante, di certe femministe radicali è quella che sostiene che se alcune cose che tu fai con il tuo corpo incontrano il gusto dei maschi allora sei maschilista. Perché il segno distintivo e assoluto del loro femminismo è che devono fare schifo ai maschi e nel frattempo non si sono rese conto che hanno cominciato a stare sulle scatole anche alle stesse donne e femministe.

Gli uomini oggi non sono sempre e solo trogloditi. Ovvio che alcuni sposino le affermazioni di quelle spregiativamente definite postfemministe, perché sono affermazioni più equilibrate, meno esasperate e criminalizzanti per il genere maschile ma anche e soprattutto perché sono uomini che hanno incontrato generazioni di donne che delle sovrastrutture di genere non ne possono più. I generi sono una costruzione culturale e continuare ad associare il maschio al cattivo, il bruto e il violento per “natura”, vittimizzando le donne all’infinito, al punto tale da non riconoscere loro la possibilità di scegliere liberamente quello che vogliono, continuare a fare tutto questo è sessista, discriminatorio, diventa legittimante per nuovi modelli di misoginia e questi metodi si che sono utili alla restaurazione di nuovi modelli di patriarcato.

Non è un caso, infatti, che queste femministe radicali si associno, nella loro controriforma in tutto e per tutto funzionale al backlash gender, a patriarchi buoni, o sollecitino gli uomini a riprendere il posto che gli spetta nella società, quello dei tutori che dovranno salvare le donne in quanto vittime e soggetti deboli; non è un caso che insieme a loro propongano leggi condite di censure, divieti, intromissioni nella sfera privata e perfino nelle scelte che riguardano le professioni che le donne preferiscono svolgere. Tutto in nome della presunta salvezza di donne che non si sentono neanche più rappresentate da costoro. Tutto a legittimazione di patriarcato, repressione, giustizialismi vari, modelli securitari e autoritari.

Dunque è così, trovate queste donne, assieme agli uomini santi ai quali si accompagnano, che non vedranno mai un porno in vita loro, che forse pensano che la fellatio non sia “femminista”, che guarderanno ad una eiaculazione maschile con disgusto e che non capiranno mai perché ad una donna possa perfino piacere il sapore dello sperma. Ma tutto ciò non è “femminismo”, è solo moralismo della peggiore specie. Dite che noi, donne, femministe, postfemministe, sex/positive, o come volete chiamarci, dovremmo subire tutto questo? Io dico di no.

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Comments

  1. charlie68g says:

    ogni volta che ti leggo aumenta la mia stima nei tuoi confronti. Complimenti

  2. Sottoscrivo parola per parola. Ma “acculturate” vuol dire un’altra cosa: non è sinonimo di “colte”, che in questo caso era più corretto.

  3. Nella consapevolezza di tirare in ballo uno scritto probabilmente arcinoto a tutt* (a quanto ne so, la genitorialità potrebbe situarsi addirittura tra queste pagine, tra blogger e utenza, e mi scuso quindi se il commento è pleonastico), ma che ho trovato solo qualche giorno fa spulciando la bibliografia di “Critica della Vittima”, segnalo l’articolo di Emiliana Galiani, “La pornografia come atto linguistico: dimensione illocutoria e perlocutoria del performativo”, contenuto in “Esercizi filosofici 6, 2011” e reperibile anche online come pdf. L’articolo/saggio/review sintetizza molto bene e aiuta (ha aiutato me, per lo meno) a chiarire i termini e le basi del dibattito succitato in seno ai femminismi (per lo meno quello filosofico, visto che spesso sul piano del quotidiano la declinazione è quella dello shaming come-se-non-ci-fosse-un-domani).
    Buona notte!

  4. Rimango basita da certe “femministe” che solo per il fatto di essere donne, credono di poter rivendicare i diritti e le libertà di scelta di altre. Libertà e supporto per le sex worker, le donne che amano il sesso, quelle che non lo amano e che ci sia sempre diritto di decisione per se stesse!

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  3. […] qualcuna che non mi rappresenta o per legittimare gente opportunista, intollerante, transofoba e sessista. Oggi mi sento ancora diversa ma un po’ più uguale e però quello che non mi fa sentire […]

  4. […] Quelle femministe radicali che fanno slut-shuming contro le donne […]

  5. […] Penso malissimo. Quello che alcune riescono a scrivere su twitter o su facebook è vomitevole. Sono piene di livore, fanatiche e non ci permettono di parlare di noi che facciamo quel mestiere. […]

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