Il Patriarcato è morto. Viva il Patriarcato! Ovvero Muraro e un tè con Freud

13059826_515039252029512_683591997_ndi Ethan Libano

Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così
che l’assicuro ai Lloyds

Nel 1932 Anais Nin entra in analisi dal Dottor Allendy. Era in uno stato di terribile prostrazione e di sterilità creativa. Per un anno circa il rapporto analista/paziente sembrò dare frutti ma ben presto la Nin captò ciò che era essenziale. Allendy cercava di sintonizzarla sulla frequenza della normalità. La scrittrice comincia a ritirarsi e a provare compassione per il suo analista.

“Oggi trovo delle pecche nelle formule del dottor Allendy. Mi irrita la sua rapida categorizzazione dei miei sogni e dei miei sentimenti. Quando tace, faccio la mia analisi personale.” Lentamente, attraverso il caso, Anais viene richiamata da Otto Rank, anche lui psicologo e ripudiato da Freud. Leggendo il Diario I (1931-34) vengono riportati dei dialoghi rivelatori. “Si comportava (Rank ndr) come se io fossi unica, come se la nostra fosse un’avventura unica, non un fenomeno da categorizzare”. E infatti Rank le spiega “Con la sua analisi, Allendy cercò di adattarla all’ideale sociale. Non fu data abbastanza importanza alle differenziazioni, perché l’oggetto della “cura” era l’adattamento”. Anais Nin fiorisce.

Fu Spinoza il primo pensatore moderno a formulare il postulato che la salute e la malattia mentale sono il risultato rispettivamente di una maniera giusta o errata di vivere. Agli occhi di Spinoza la sanità mentale è una manifestazione del vivere bene; l’insania, un sintomo del fallimento del tentativo di vivere secondo i requisti dell’umana natura (E. Fromm, Avere o Essere). L’esatto contrario di Freud per cui il bambino era un piccolo “criminale” che andava normato.

“La società è sintesi che esprime una norma”. E’ un meccanismo vecchio come il mondo: inclusione/esclusione. Ora che la norma ha incluso le donne, sebbene ancora in una posizione non paritaria, Muraro dichiara che il patriarcato è morto.

Entrando nel sancta sanctorum della scrittrice, il gruppo facebook che la idolatra, non mi pare per nulla. Provo ad esaminare la struttura che mi si presenta e come prima cosa trovo una struttura piramidale. La Luisa, come Freud, è messa in una posizione di di superiorità (ricordiamo l’agiografia su Tempi in cui la chiamano matriarca e regina). Questa superiorità è riconosciuta da tutte le adepte. Quello che più colpisce sono essenzialmente due cose: una visione rigida della società basata su una ben determinata naturalità e la violenza nella rieducazione del pensiero eretico (ovvero libero).

Muraro basa tutto il suo pensiero della differenza sulla presunzione di capire il disegno naturale mentre semplicemente lo interpreta secondo un’ideologia. La natura non è divisa a priori tra maschile e femminile, questo lo insegna la biologia. Tenta di sconfessare le donne che combattono per l’uguaglianza giocando sulla confusione del termine. Le femministe usano uguaglianza come diritto di avere spazio nella società e pari possibilità di esprimere le proprie capacità e peculiarità senza che il sesso divenga un fattore discriminante e non a prescindere da esso, mentre Muraro affibbia loro il termine uguaglianza inteso come cancellazione delle differenze, volontà di identificarsi con l’uomo per ottenere gli stessi diritti.

La signora trucca le carte. Ma torniamo al punto. La presunzione della differenza, o meglio, della sua di differenza che è poi quella del patriarcato Vaticano. La presunzione che la definizione di uomo e donna provenga dal sesso ha come conseguenza la presunzione dell’eterosessualità obbligatoria, ovvero che l’eterosessualità sia la condizione naturale. E qui Freud si frega le mani e propone l’astrusa teoria, ormai sconfessata ma amata da molti porporati, dei vari complessi dai quali derivano omosessualità e lesbismo. Le donne invidierebbero il pene e gli uomini avrebbero paura delle vagine. Quindi quale sarebbe questa meravigliosa e naturale differenza??? Ma la maternità!!! Questa capacità creativa che pone la donna così vicina a Dio. (Salvo omettere che è necessario anche un uomo per questa creazione e che la gestazione è la preservazione di una creazione fatta in due). Quindi le donne che non hanno un desiderio materno forse sono innaturali o forse hanno un problema con la madre. Il riflesso pavloviano di stupore di fronte alla donna che non vuole figli è sacrosanto poiché viola la ragione delle cose. E chiaramente l’aborto è un diritto ma sicuramente le donne soffrono sempre nello scegliere questa soluzione. La deviazione dalla norma implica senso di colpa e/o una spiegazione che patologizza in qualche modo il libero arbitrio. L’io, il Super-io e Freud cominciano a versarsi il tè mentre la libido sta in disparte a disagio. La libido, questa sporcacciona. Chiaramente, avendo la donna un’anima, non può darla via impunemente, la vagina, non l’anima (anche se pare siano la stessa cosa). La donna che vive la propria libertà sessuale compiace il maschio del patriarcato, non ha rispetto di sé. Osservo un attimo di silenzio per tutte le scopate frigide che questo pensiero causa e insieme a me tutte le dee sporcaccione dell’antichità. Freud mette ben due zollette di zucchero nel suo tè per sublimare la sua libido. A questo punto sono un po’ confuso poiché questi sono tutti gli argomenti del patriarcato. Poi la Luisa passa al mio argomento preferito: la Teoria Gender. La bufala sconfessata da MIUR e Ministra Giannini, da antropologi e psicologi. La natura vuole che sesso e genere siano allineati, tutto il resto è deviazione. Ancora una volta la norma, ancora una volta non la differenza ma il taglio chirurgico, ancora una volta l’ignoranza della realtà (e di tutte le discipline che studiano l’essere umano) e la definizione di malattia come cosa non normale e non come mancanza della realizzazione di sé. D’altronde Muraro si identifica con Bergoglio che invita candidamente i transgender ad accettare il sesso attribuito alla nascita, ignorando che proprio la mancanza di appoggio e la mancanza di accettazione della loro natura da parte della società aumenti di molto la probabilità di suicidio.

Abbiamo ormai capito che il Muraro pensiero è eteronormativo.

Non c’è nessuno spazio per il libero arbitrio. È il trionfo della società come espressione di una norma e la morte dell’essere umano.

E non è un caso se fronti che sembravano inconciliabili cominciano a ritrovarsi.

Il femminismo della differenza, una certa parte di comunismo e il Vaticano. Tutti e tre hanno la stessa religione segreta in comune: il potere (o l’aspirazione al potere) mediante la costruzione di una società basata su un’idea rigida. Non sono il primo a dirlo né sarò l’ultimo.

cervello in affitto2Freud appoggia le scarpe sul puff posto davanti la sua poltrona. E’ il trionfo del Super-io.

– Il bambino piccolo è notoriamente amorale, non possiede inibizioni interiori contro i propri impulsi che desiderano il piacere. La funzione che più tardi assume il SuperIo viene svolta dall’autorità dei genitori. I genitori governano il bambino mediante la concessione di prove d’amore e la minaccia di castighi, che gli dimostrano la perdita d’amore e di per sé stessi sono quindi temuti. Questa angoscia reale è la precorritrice della futura angoscia morale; finché essa domina, non c’è bisogno di parlare di SuperIo e di coscienza morale. Solo in seguito si sviluppa la situazione secondaria – che noi siamo troppo facilmente disposti a ritenere quella normale – in cui l’impedimento esterno viene interiorizzato e al posto dell’istanza parentale subentra il SuperIo, il quale ora osserva, guida e minaccia l’Io, esattamente come facevano prima i genitori col bambino. – firmato Sigmund

E questo ci porta dal primo al secondo fattore individuato: la violenza nel rieducare chi ha un pensiero eretico.

Nel microclima del sancta sanctorum avvengono tutte le dinamiche patriarcali. Lo svilimento del pensiero altrui mediante riferimenti all’età come sinonimo di poca esperienza, lo svilimento della capacità di discriminare ciò che è giusto o non giusto o ciò che si desidera bollandola come ingenuità nel cadere nelle “trappole del patriarcato”, la decisione per il bene di altri. La derisione, l’insulto aperto.

La negazione dell’identità di genere bollata come “un travestitismo generalizzato senza ricerca soggettiva di sé, disegnato dalle mode e funzionale ai rapporti di potere.” è violenza. Qui c’è la volontà di negare l’esistenza di altre persone che hanno la forza di seguire la propria natura e non ubbidire ad una costruzione artificiale. E’ la norma che crea malati.

E chiaramente l’autodeterminazione viene condannata in nome di una fantomatica struttura naturale (gli antropolgi e psicologi si tengono la pancia dal ridere quando sentono queste corbellerie) e l’amore diventa una giustificazione del capriccio come se le persone non avessero facoltà intellettuale per discriminare tra le due. Questo è cinismo. E questa è la volontà di accostare la promiscuità a chi promiscuo non è. Non solo, la frase citata rende oggetti i soggetti che divengono un veicolo della moda e del potere, insulta la loro capacità di conoscersi, li rende superficiali.

(Promiscuità mi sa molto di patriarcale comunque). Cinismo e Paranoia.
Ma sappiamo che è tutta colpa del neoliberismo (osteggiato da femministe della differenza, comunisti e Vaticano) che vuole cancellare le differenze e, nel mentre finisco la frase, passano pubblicità di bic rosa “per lei” (come avrà fatto a scrivere senza finora?) e vitamine per lei e per lui. Eh già…cancellare la differenza è economicamente conveniente.

Non so a chi desse la colpa Freud ma immagino che potrebbe concordare nel nome dell’eterosessualità obbligatoria.

E’ morto il patriarcato? Viva il patriarcato! Non cambia nulla, cambiano solo gli attori. Colei che diceva di combatterlo ha scritto un libello che è una marchetta al sistema che l’ha inclusa. E una marchetta consapevole.

e viene via dal Meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo. (Roberto Vecchioni)

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