Femministe radicali: quelle che si sono autoelette più donne delle donne

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Mi chiamo Libera e nel corso della mia vita ho incontrato tante donne che dicevano di volermi liberare ma in realtà facevano a meno di ascoltare la mia idea in proposito. Volevano soltanto addomesticarmi, dirigermi verso la luce, si comportavano come sacerdotesse a guardia del tempio, operando scomuniche nei confronti di quelle che avevano un’opinione diversa dalla loro. Io, per esempio, sono stata usata finché non ho osato alzare la testa e parlare, nel tentativo di esprimere la mia opinione. Allora mi hanno etichettato come complice del patriarcato e hanno disconosciuto me, come persona, come donna, come soggetto autodeterminato.

Quelle donne, che si facevano e si fanno chiamare “femministe radicali” mi hanno in realtà destinata ad uno dei tanti gironi dell’inferno in cui sono solite rinchiudere quelle che secondo loro andrebbero rieducate. Le troppo autodeterminate, quelle che amano valutare le lotte a partire da un intersezionalismo che mette sullo stesso piano le lotte di chi vive di differenze di genere, razza, classe, identità politica, perché sono lotte interconnesse e prima che occuparci di una sola cosa, dividendo tutto in schemi prefissati, dobbiamo anche stabilire che non basta essere donne per essere nel giusto.

Io, per esempio, mi sento diversa da tante donne che della mia diversità non se ne fanno un cazzo. Sono precaria, migrante, sono queer. Non amo definire la mia donnità perché non mi piacere essere rinchiusa tra stereotipi sessisti e non mi piace esaltare la tendenza fascista al maternage di quelle femministe radicali. Per loro io non esisto, perché vedono un’unica forma di libertà, ovvero quella che loro indicano in quanto tale. Non ascoltano, non si confrontano, aggrediscono con epiteti offensivi quelle che non la pensano come loro.

Io, per esempio, una volta ho provato a dire che essere una webcam girl non significa essere nemica delle donne. È un lavoro e non il segno del mio mancato femminismo. Poi ho provato a raccontare di quando ho anche fatto la sex worker e mi hanno definita in tanti modi, tutti perfidi. Complice dei papponi, criminale, pazza, e ancora una volta “nemica delle donne”. Di quali donne? Ma delle femministe radicali, naturalmente.

Sono signore che, se le lasci fare, ti ammorbano di giudizi severi e moralisti che riguardano il tuo comportamento. Fosse per loro ti rinchiuderebbero in centri di rieducazione per insegnarti cos’è la “vera” libertà. Perché in fondo hanno la convinzione che tutte noi non siamo in grado di perseguirla, di mirare le nostre battaglie verso obiettivi che comprendono l’acquisizione di libertà. Fosse per loro ogni mia scelta sarebbe stata giudicata come conseguenza di follia, perché non fanno altro che dividere le donne in buone e cattive, giuste e ingiuste, femministe pure e donne impure.

O gli somigli o tu non sei niente. O segui i loro comandamenti o, autoritariamente, si sentono in diritto di stigmatizzarti in malo modo alimentando l’idea sessista che serve a marginalizzarti. L’unica forma di atto autonomo che accettano è la redenzione, il pentimento, l’espiazione, ovvero quando ti definisci vittima anche se pensi di non esserlo. La vittima si presta al loro gioco autoritario, sicché possono esibirti in giro per dibattiti e conferenze dicendo che sono proprio le donne come te che dimostrano quanto sia necessario che alcune donne, poche elette che custodirebbero il vero segreto dell’essere donne, pieghino le altre alla loro volontà.

Io, per esempio, ho spesso detto che essere considerata una criminale per il fatto di vendere servizi sessuali non era esattamente un modo di rendermi libera. Ma loro, le femministe radicali, preferirebbero vedermi rinchiusa in galera pur di non ammettere che le donne sono tante e diverse e non hanno affatto una sola idea di libertà. Non tutte le donne accettano di essere colpevolizzate perché guadagnano attraverso l’uso del proprio corpo, perché non accettano di essere parte di un branco e grazie al cielo sono consapevoli del fatto che quel che una donna fa ricade sulla donna stessa. Altrimenti torneremmo al tempo in cui le leggi sulle donne erano decise in base alla fascistissima e pubblica morale e non al diritto delle donne in quanto persone.

Io, per esempio, mi chiedo, seguendo la logica fanatica delle femministe radicali, se il fatto che loro la pensino così diventi dannoso per tutte le donne. In realtà no, perché abbiamo senso critico a sufficienza e sappiamo lottare affinché nessuno, né i maschilisti, né le femministe radicali, puttanofobe, presuntuose e autoritarie, ci sottomettano al loro volere. Non abbiamo bisogno di essere sorvegliate e di delegare la nostra vita a quelle che non attendono altro che di poterci dominare.

Mi chiamo Libera e io so che le donne hanno in mente percorsi diversi e che il femminismo deve fare in modo che tutte quante si realizzino trovando supporto per qualunque modello di vita. A te deve interessare che io non sia sfruttata nel lavoro, a prescindere dal tipo di lavoro, e invece loro se ne fregano delle tessitrici, le contadine, le badanti, le disoccupate, perché ritengono che bisogna occuparsi solo di noi svergognate da ricoprire per riportare la vita alla puritana normalità. Non fanno nulla di più di quello che facevano le puritane di tanto tempo fa. Addomesticare le figlie, indurle a coprirsi, prepararsi per un buon matrimonio e tenere a bada la loro voglia di vivere sessualità e corpo senza che a essi sia imposto alcun valore morale.

Ma loro fanno scale di valore e disvalore. Io sicuramente resto nel gradino più basso della graduatoria, perché mi spoglio, perché amo farmi desiderare, perché mi piace il sesso vissuto in mille modi e mi piace soddisfare i desideri altrui. Sono all’ultimo posto della loro scala valoriale perché quelle come me vengono giudicate per i pezzi di corpo che esibiscono e non per l’intelligenza che possiedono. Avete mai visto una femminista radicale ammettere che una come me è intelligente e può scegliere per sé? D’altronde giusto loro che dicono di agire in nome di “tutte” le donne, passando dalla colpevolizzazione alla patologizzazione alla rieducazione e poi alla presunta responsabilizzazione di quelle come me, non fanno altro che opporre rifiuti e disconoscimenti.

Io, per esempio, mi sento rifiutata da quelle come loro, perché non voglio obbedire, non voglio diventare quello che loro impongono, non voglio perseguire la loro idea di libertà perché ho già la mia. Io, per esempio, mi sento disconosciuta perché a loro non importa che io abbia un’opinione sulle cose. Quello che penso non conti affatto, perché secondo loro sono troppo povera, diversa, da loro e lì guardi le vedi per quel che sono: classiste, dall’alto della loro posizione egemone, dal punto di vista coloniale ed economico. Pensano di avere il diritto di fare di me quel che vogliono perché si sono messe in testa di essere state elette in nostra rappresentanza quando in realtà nessuno le ha scelte per questo compito.

Io, per esempio, non ho mai scelto che una femminista radicale si sostituisse a me nella mia lotta per l’affermazione della mia libera scelta. Io, per esempio, non delegherei mai la tutela della mia vita a chi ha un problema di non accettazione delle differenze. È un problema di intolleranza, discriminazione pura, con ambizione di dominio, loro, donne tra le donne, al di sopra di tutte le donne, ad esercitare un potere che gli viene dato dal loro affermare che noi tutte saremmo vittime e dunque indifese ai loro occhi. Così la loro visione militare, corporativa, paternalista, violenta del femminismo, diventa anche il limite alla mia libertà di espressione. Zitta tu perché c’è un nemico da combattere e tu sei con noi o contro di noi.

Dicono di vedere la complessità delle cose ma in realtà si rifiutano di guardare oltre i loro pregiudizi, povere e miopi donne che ci schiacciano tutte in una dimensione binaria in cui stai con loro o contro di loro. E se sollevi la mano per mandarle a quel paese, ti sparano, puoi contarci, perché è tua la scelta di metterti in piedi per raccontare un altro modo di lottare per la tua libertà. Un altro modo che, per esempio, non comprende né la scomunica per donne che fanno scelte diverse dalla mia e né il rispetto dei loro comandamenti. Ecco cosa sono le femministe radicali. Sono quelle che mi insultano, che mi negano la possibilità di esprimere la mia idea e che mi aggrediscono, con livore, ad ogni discussione in cui vedono indebolita la loro credibilità. Ma come possono essere credibili quelle che vorrebbero usarmi per elevarsi di rango, donne sopra le donne, mentre raccontano al mondo che giusto il fatto che io non mi lascio usare significa che sono una nemica da sconfiggere?

Io, per esempio.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Eric Lauder says:

    Bello.
    Direi che oggi come oggi tra le più strenue difenditrici di alcuni “valori” veteropatriarcali ci sono proprio alcune cosiddette femministe radicali – ad esempio: “le donne gradiscono il sesso solo dopo aver stabilito una forte connessione emozionale”. Generalizzazione sessista, molto simile alle idee vittoriane. Stessa cosa per la loro opposizione a cose come sex work, porno, bdsm.
    Più che altro a mio vedere il problema è che le loro idee, forti in alcuni ambienti accademici, hanno parzialmente infiltrato il femminismo mainstream, perlomeno negli USA e in UK. Ad esempio mi è capitato di leggere un pezzo su Everyday Feminism che, sia pure con tanti giri di parole, attacca il casual sex eterosessuale in quanto sarebbe “svantaggioso per la donna”. Motivo? Le donne non ricevono sesso orale nelle avventure eterosessuali di una notte, ed il sesso orale è il più soddisfacente. A parte la generalizzazione sulle preferenze delle donne, è in gran parte un’arrampicata sugli specchi, clamorosa. Le avventure sessuali di una notte hanno limiti “tecnici” per tutt*, anche fra persone dello stesso sesso: gli omosessuali maschi debbono usare il condom (impensabile invece in una relazione di lunga durata non essendoci rischi di gravidanza indesiderata) e da quel poco che so per le lesbiche la situazione è forse pure meno confortevole. Pure l’uomo che fa sesso etero di solito difficilmente può pensare a una fellatio senza condom nell’avventura di una notte. E così via. In pratica a me sembra che queste di Everyday Feminism abbiano semplicemente combinato un substrato moralisteggiante (anti-casual sex) con un (bel) pò di political correctness, con la speranza che l’escludere la sessualità omo dall’attacco fosse sufficiente a nascondere il loro moralismo di fondo.
    Fatto sta che il casual sex ha dei limiti “tecnici” per tutt* e l’unica vera cosa riguardo ad esso che dovrebbe stare a cuore a delle femministe è l’unica cosa che nell’articolo si sono “dimenticate” di citare, e cioè che la ragazza rischia di essere additata con brutti epiteti se “beccata” a praticarlo da benpensanti retrograd* , e ciò è ingiusto e contro l’eguaglianza, perché gli uomini non corrono certo lo stesso rischio. Queste invece sembrano sperare di poter combattere lo “slut shaming” semplicemente sconsigliando alle ragazze le avventure di una notte. Più o meno quello che avrebbe fatto mia nonna…

    • O per caso si sta cominciando a scoprire, ma non ad ammettere, che esiste un contraltare ‘machista’ all’interno del femminismo? che come una qualsiasi linea di pensiero che vuol dire all’Umanità come deve comportarsi ogni giorno,all’interno non vi sia una linea che rima con dominanza?

  2. Io sono figlia di una femminista radicale/maschilista, e lo stavo diventando pure io, poi ho iniziato a leggere il tuo blog e le cose sono cambiate. Vorrei soltanto non combattere tutti i giorni con chi mi ha messo al mondo, ma noi siamo le nostre scelte e combattere per noi stesse è la prima cosa da fare!

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