Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Ethan Bonali, Personale/Politico, R-Esistenze

Gender Creative: la libertà di essere Tomboy

Di Ethan Bonali

Propongo oggi, continuando la serie di articoli sulla libertà di genere e sul diritto all’autodeterminazione dei bambini, un articolo del 2011 comparso sul Telegraph

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Ethan Bonali, R-Esistenze

Ng, Avery Jackson e gli educastratori italiani

di Ethan Bonali

Gli eventi storici come il numero di NG ci offrono, oltre a preziose informazioni che finalmente raggiungono un’ampia platea, l’occasione di individuare i meccanismi sociali di castrazione e di censura e auto-censura che ci impediscono di guardarci per quello che siamo e progredire.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Caro Papa, anch’io ho il Gender

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Un po’ in ritardo, o solo perché in trasferta e con la quasi certezza che noi italiane non avremmo saputo nulla, ecco anche il Papa a esprimere la sua opinione contro il mostro Gender. Lo sottolineo soprattutto per quelle che dicevano che ‘sto Papa sarebbe pure un pochino femminista (maddeché?). Secondo i media lui avrebbe detto che “Oggi guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Il grande nemico è il gender”. Si trovava in Georgia dove, non si capisce per quale ragione, ha riferito che Dio si sarebbe lamentato per il costo subito dai divorzi. Io ho divorziato, parecchi anni fa, e ricordo perfettamente di aver pagato di tasca mia compensi per spese legali e traslochi e nuove soluzioni di sopravvivenza e mantenimento di figli e casomai ad aver pagato furono i miei che mi diedero una mano, ma mai, e dico mai, ho visto una bolletta pagata da questo signor Dio. So che la questione è assai meno concreta di così, forse il Papa parla di prezzo spirituale, ma la spiritualità è una faccenda individuale del proprio rapporto con Dio, o chi per lui, e non si capisce perché quel che è di una persona in rapporto a Dio debba interessare a Santa Madre Chiesa come sorvegliante eteronormativa dei matrimoni eterosessuali.

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Contributi Critici, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Il Patriarcato è morto. Viva il Patriarcato! Ovvero Muraro e un tè con Freud

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Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così
che l’assicuro ai Lloyds

Nel 1932 Anais Nin entra in analisi dal Dottor Allendy. Era in uno stato di terribile prostrazione e di sterilità creativa. Per un anno circa il rapporto analista/paziente sembrò dare frutti ma ben presto la Nin captò ciò che era essenziale. Allendy cercava di sintonizzarla sulla frequenza della normalità. La scrittrice comincia a ritirarsi e a provare compassione per il suo analista.

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Questioni di Gender: Teoria vs ideologia

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di Nicla Vassallo

Se immetti su un motore di ricerca il termine “ideologia”, oggi come oggi, i tanti suggerimenti che trovi non si rivolgono alle ideologie di un tempo, mirate a indottrinarti per non farti pensare, bensì al gender, e a questa ideologia del gender viene attribuita ogni sorta di “nefandezza”: corrompe i giovani, distrugge le famiglie, favorisce gli omosessuali, mina la moralità, e via dicendo. Conclusione affrettata: a tale ideologia occorre senz’altro opporsi. A contare sarebbero solo i due sessi (maschio e femmina) che, copulando, si amano e generano in modo del tutto naturale figli sani, felici, eterosessuali. Un bel determinismo biologico!

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L’educazione sessuale è necessaria perché l’ignoranza produce danni

Viola  scrive:

e5c2e17a12fdf2fda325fb3ec5a36972Dopo aver letto la riflessione di Federica, con la quale concordo in pieno, vorrei dire anche io due parole sul gender e altre cose paurose, non tanto perché credo di poter dare un valore aggiunto, Federica ha raccontato la mia generazione egregiamente, ma perché un’altra testimonianza possa confermare e avvalorare la sua.

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Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze

La vittoria del matrimonio gay non riguarda l’uguaglianza

da QueerNotes:

originale qui, traduzione di Agnes Nutter e feminoska, revisione di Jinny Dalloway. Buona lettura!

L’attivista queer Yasmin Nair sostiene che la lotta per il matrimonio gay sia stata guidata da un movimento elitario e conservatore – 26 giugno 2015

La dott. Yasmin Nair è una scrittrice, attivista, accademica e commentatrice freelance di Chicago. È co-fondatrice del collettivo editoriale Against Equality (“Contro l’uguaglianza”) e componente di Gender JUST, un’organizzazione di attivismo radicale di base di Chicago. Figlia bastarda della teoria queer e del decostruzionismo, Nair ha al suo attivo numerosi saggi critici e recensioni editoriali, è fotografa e scrive come opinionista e giornalista investigativa. Ha pubblicato, tra gli altri, su These Times, Montlhy Review, The Awl, The Chicago Reader, GLQ, The Progressive, make/shift, Time Out Chicago, The Bilerico Project, Windy City Times, Bitch, Maximum Rock’n’Roll, e No More Potlucks. Continua a leggere “La vittoria del matrimonio gay non riguarda l’uguaglianza”

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Su cristianesimo, cattolicesimo e femminismo

Maria Grazia mi scrive una lunga mail che riporto non tanto per quel che comunica a me ma perché dice cose che interessano tutt*. Eccola. Buona lettura:

“Un grande grazie a te per le tue parole di tolleranza e apertura che è raro ascoltare o leggere.
Ho letto i tuoi articoli su cattolicesimo e ideologia gender, e davvero ti sono grata per il tuo punto di vista senza pregiudizi.

Conosco cattolici oltranzisti e bigotti, che vanno al Family Day e amano Costanza Miriano, e mi fa tanto triste vederli così chiusi e sicuri nelle mura di pregiudizi che si sono costruiti. Penso che Cristo, poveretto, se fosse ancora nella tomba ci si rivolterebbe dentro.

Ho 30 anni, sono cresciuta in periferia da una famiglia cattolica che mi ha sempre educato all’apertura verso gli altri, all’abbattimento dei pregiudizi, all’accoglienza. La nostra casa è sempre stata un porto di mare, il punto di riferimento per i vicini, gli anziani, le persone in difficoltà del quartiere. Siamo stati famiglia di appoggio per bambini di ogni provenienza, con genitori in difficoltà. Direi che credere per noi è sempre stato un atto molto concreto.

L’esempio dei miei mi ha portato a credere in un Dio che ama e apre le braccia ai sui figli, e che è li per loro, non per castigarli o punirli. Per me essere cattolica è stato abbastanza normale, un modo per far girare energia positiva. Sono stata negli scout (AGESCI) tanti anni, e ho avuto opportunità di incontrare esempi di vita forti (sia cristiani che non), ma anche fare cose avventurose, usare seghe, accette, cordini, costruire forni col fango, nonchè sviluppare il senso critico (agli scout gran parte del cammino educativo è basato sul fare delle scelte e essere consapevoli e responsabili delle proprie scelte), sperimentare lo spirito di collaborazione e il servizio verso il prossimo.

Ho studiato, ho viaggiato, ho conosciuto tante persone diverse. Amici mi chiedevano come potessi considerarmi credente, visto che, a detta loro, “sono intelligente”. Per me è ben chiaro che sono cristiana perchè sono nata in questo contesto, in questa parte del mondo, e che certe dinamiche (come la ritualità), viste da fuori, anche per me possono essere prive di senso. Ma il centro del messaggio cristiano è l’amore verso se stessi e verso gli altri (e non lo dico io, lo dice il Vangelo!), e quindi mi è sembrato giusto stare dentro la Chiesa, e provare a testimoniare un po’ di questa bellezza.

Solo che a forza di confrontarmi, di partecipare, di cercare di aprire le porte e creare brecce nei muri, mi sono un po’ demoralizzata: ho trovato tanta gente pigra, a cui va bene lo status quo, e altri che trovano inutile cercare di cambiare le cose ufficialmente, che tanto ufficiosamente tutto si può fare.

Poi sono andata a convivere col mio moroso. Per i miei è stato un trauma, la convivenza è sbagliata, perchè non mi sposo? Per mio padre soprattutto, che è nato prima della guerra (la seconda!), cresciuto nella campagna veneta e che ha studiato dai preti. Però poi ci veniva a montare le librerie in casa e portarci le medicine quando eravamo tutti e due malati.

Non potrà mai dire che accetta quello che siamo, ma di fatto lo fa. Ha iniziato con “se muoio ora, sarà responsabilità tua e delle tue scelte” e ora è piuttosto sul “potreste comunque sposarvi in comune, almeno, per avere qualche sicurezza” e “i gay si possono sposare ma non in chiesa, e non si dovrebbe chiamare matrimonio ma unione”. In sintesi, una persona a mio avviso coerente nel suo credo e nel suo spirito di accoglienza e apertura.

Io invece in chiesa ho fatto sempre più fatica ad andarci. Mia mamma mi ha chiaramente detto di non far la comunione, che se ci provavo il prete mi avrebbe rifiutata. Dette così sembrano scemenze, ma la comunione è il centro del cattolicesimo, e il sentirselo negato è stato per me come un segnale abbastanza chiaro: forse non sono loro che devono cambiare, sono io che sono “fuori” dalla mia religione. Pazienza. Avrei potuto andare in un’altra parrocchia con preti più tolleranti, ma a che pro?

Quindi mi sono allontanata. Ma mi brucia la superficialità di molti che si scagliano su tutto ciò che è cattolico, o su tutto ciò che è religione.

Ogni persona è come una spugna di tutte le realtà che incontra: la nostra religione, il nostro credo politico, la nostra identità sessuale, il nostro lavoro non sono che parti, a mio avviso, di quel sistema complesso che siamo.

Sono femminista come derivazione per me naturale di tutti i principi in cui ho sempre creduto: la parità di diritti tra tutti, la stupidità di ruoli predefiniti che uccidono l’intelligenza, la certezza che l’unica cosa che determina quello che un uomo o una donna possano fare realmente sia la volontà, e se ci sono leggi o costrizioni sociali che impediscono questo, beh allora c’è da lavorarci, e tanto!

Penso che essere femminista, antirazzista, antidogmatica, per la libertà individuale di scelta e autodeterminazione sia un’unica cosa. Come si può lottare per la libertà di qualcuno, e non per la libertà di tutti?

Il termine femminismo mi spaventava un po’ all’inizio, soprattutto perchè linguisticamente mi suonava come limitante: è una battaglia per tutti, mica solo “per le femmine” o “delle femmine”. Capisco l’origine storica, e mi dico che purtroppo le battaglie non sono ancora finite. Ho apprezzato molto la tua campagna di “femminismo spurio“, contro ogni dogmatismo.

Apprezzo tantissimo la tua apertura. Sei veramente una persona che abbatte muri con determinazione! Ho conosciuto il tuo blog per caso, da link di un’amica, e ora ti seguo, ti leggo sempre volentieri, fornisci punti di riflessione davvero interessanti che mi aiutano a smussare certi miei preconcetti e pregiudizi (illuminanti gli articoli sulle sex-workers).

Non penso di aver detto granchè di interessante, il mio voleva essere semplicemente un grazie a cuore aperto!”

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