Nel Nome della Madre – commentando un’intervista a Luisa Muraro

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L’ennesimo articolo/intervista che parla del libro di Luisa Muraro [che ho recensito QUI, con successive analisi qui] raccoglie la paziente attenzione di chi deve soffrire fisicamente per arrivare alla fine. Ho raccolto un po’ di opinioni, nel senso che ne abbiamo discusso, ed è così che vorrei raccontare come abbiamo vissuto questo articolo. Valutate i commenti dal punto di vista umano, per prima cosa, e ovviamente anche politico, perché Muraro parla di persone in carne e ossa e non di “cose”. Quando impone ruoli alle donne e pone limiti ai generi e decide che quel che in natura non esiste non si sa cosa sia, cancella dalla faccia della terra persone, esseri umani, volti, voci, corpi. Da questi corpi – senza alcun intento offensivo per la Muraro/persona, ragionando delle sue opinioni politiche/filosofiche/femministe – arriva questa voce che spero riceverete chiara e forte.

Nessuna sorpresa, per noi, il fatto che l’articolo sia pubblicato su Tempi.it, di destra. Dopo Avvenire ci sembra il minimo.

Mi saltano agli occhi parole come: “capostipiti del femminismo“, “matriarca e regina italiana del pensiero al femminile“, “cenobita“. Manca solo che la chiamino Papessa. Così lascio che a commentare siano le persone che vi citerò.

GianPaolo scrive:

(…) non tutti abbiamo bisogno delle sue riflessioni per farci un’idea di cosa il patriarcato vuole farci passare per differenza tra i sessi (uguale: le donne sono inferiori agli uomini) e per natura (in natura non si trovano i transessuali, quindi cosa sono? creature artificiali? e se anche fosse? siamo sicuri di non essere artificiali anche noi?). Andranno bene le vendite del suo ultimo libro, che forse la avvicineranno al cosiddetto popolo della famiglia, ma di sicuro non sarà un testo che ci aiuterà a decostruire le caratteristiche con cui il mondo in cui viviamo ci vuole ingabbiare per farci vivere meno liberi di essere noi stessi e schiavi di concetti elaborati millenni fa per mantenere intere società nel buio del controllo. Se cercate veramente la libertà, rivolgetevi altrove.”

Ethan ripercorre lo scritto punto per punto:

Sto leggendo con grande sofferenza…fisica. Fisica perché vedo una donna che mi vuole distruggere. Ho qualche osservazione (…).
1) La citazione della Butler – la fine della differenza sessuale? Direi la fine della differenza basata solo sul sesso biologico.
2) la grande confusione tra sesso biologico e identità di genere (lasciamo poi perdere il ruolo di genere) riconosciuta anche dalla psicanalisi e volutamente confusa dalla Muraro. Effettivamente, a livello europeo, il Vaticano perse una grande battaglia quando si scelse la parola Genere invece di Sesso. Le due non sono sinonimo come vuole farci credere la Muraro, non c’è stata sostituzione ma un uso appropriato dei termini. Per lei ci sono corpi ma non persone.
3) provincialismo e sudditanza verso gli USA. Gli states hanno sicuramente più fondi per gli studi e sono molto metodici ma si basano su campioni di tutto il mondo, non creano una cosa in provetta.
4) la differenza sessuale è minacciata (????) da un….travestitismo generalizzato senza ricerca soggettiva di sé…qui entriamo nel tossico e soffro. Io non sono una moda. Se questa persona sapesse la ricerca che c’è dietro avrebbe la decenza di tacere. C’è poi la volontà di presentare il not conforming come minaccia. Questa donna parla di differenze non sapendo nulla. E usando il termine differenze si rifà, senza rendersene conto, ad un’idea di prototipo mediante il quale si definiscono gli altri per differenza. (l’eterosessualità obbligatoria della Rich, questa sconosciuta). La Muraro non è per le differenze. E’ per la dicotomia.
5) continua a legare il denaro e il capitalismo all’idea di genere. Questo fa credere che il genere sia un lusso che si sceglie, un capriccio. Che posso comprare l’essere umano che voglio essere perché compro l’idea. <
6) “Chiamo tutte al femminile ma in realtà ci sono anche i transessuali. Chiamo le transessuali quelle persone che nascono con identità maschile ma che non accettano l’identità maschile e desiderano per sé l’identità femminile, si “sentono” donne….” – ed è ancora ignorata la definizione di identità di genere. Farei notare alla signora che la “cura” per questo disagio è la chirurgia e non la psicanalisi…non è strano?
7) “L’amore non ha né sesso né genere”. Non si accorgono che separate le due cose, il sesso e l’amore, la logica conduce al sesso senza amore. ” Faccio notare anche che la Marzano parla di sesso e genere mentre la Muraro di sesso e amore. Questo è un trucchetto per accostare due idee che non hanno nulla in comune ma facendo ricadere la seconda sulla prima come fosse una conseguenza. E’ un ERRORE LOGICO GRAVE. Questo è infatti il paragrafo più debole in un già debole discorso. Si conclude poi con dei paragrafetti attaccati con lo sputo per darle il crisma di madre sacra. Quello che posso dire è che per tutto l’articolo tenta di confondere le parole o di giustapporle per far credere che una cosa sia conseguenza di un’altra. Chiedo scusa per il papiro e per il fatto che è stato più uno sfogo che una lucida analisi.

Annalisa evidenzia un paio di passaggi, ovvero quello in cui Muraro dice che il sesso riproduttivo è meglio (e dire che abbiamo lottato tanto per dire il contrario, alla faccia dell’acquisita consapevolezza per il proprio piacere con annesso diritto ad esercitare consenso autodeterminato e non spinto da alcun dovere, incluso quello riproduttivo), e quello in cui cita Hitler e parla di eugenetica (oh grazie!):

In realtà, separare l’amore dalla procreazione e scorporare la riproduzione dalla libido, dal piacere e dalla gioia del sesso, significa lavorare per un mondo astratto e meccanizzato dove scompare il soggetto umano. Infatti, l’eugenetica che troverà nei campi nazisti la sua definitiva affermazione, non è nata con Hitler. È nata in Svezia.

L’altro passaggio è

Era da tempo che dicevamo alle nostre amiche lesbiche: «State un po’ più attente, quelli comandano, sono sempre in primo piano».”

– oh belle, komplotto!

Elisabetta scrive:

“sono sconcertata, da atea senza peli, ma una femminista che mi parla della maternità della maria come se fosse qualcosa di epico, e non paragonabile alla gpa, a questa enfatizzazione del suo presupposto figlio di dio, maschio. Siamo passate dalla partenogenesi, all’ammirare il figlio di dio!

Debora scrive:

Ho letto l’articolo e sono esterrefatta. Un insieme di parole messe a casaccio senza alcun significato. La signora può vendere questa sua finta cultura a chi non si ritrova dentro a certi studi ma non a chi ne ha fatto la sua vita, il suo lavoro. Tutto quello che dice, partendo da un’inesistente teoria del gender che traduce in gender theory – sbagliando – passando per una delle – questa si- più grandi filosofe viventi come Butler e mettendole in bocca concetti mai detti, né scritti né pensati arrivando all’amore per Gesù ed il Papa. In tutto questo calderone per menti deboli la regina delle femministe italiane (Carla Lonzi già ha scoperchiato la tomba per il troppo rivoltarsi) parla di genere come sinonimo di sesso così nelle accademie non si ha imbarazzo (ma quali università frequenta?), nella realtà, oltre a non capire nulla di certa terminologia, ribadisce, seppur velatamente, uno dei concetti base del femminismo radicale “attenzione al/alla transgender, pericolosissim* per le donne”. Inutile sarebbe ricordarle che non è un utero o una vagina che fa una donna quando per lei solo la donna madre è donna /femmina. Ci sarebbe da scrivere fiumi di parole. Ma io sono triste. Davvero tanto. Vedo questo tornare indietro a ritmi supersonici veramente pericoloso e mi chiedo anche come si possa leggerla una così. Una che ha il caos in testa, una che non sa, una che in realtà è un’ancella del Signore travestita da finto-femminista. Se quello che lei proclama è femminismo, il maschilismo in confronto mi sembra un posto sicuro. Ma del resto sotto l’intervista a Badessa Muraro c’è un’altra intervista dal titolo: Il potere di noi donne. A Costanza Miriano.”

Serena scrive:

No, dice “MATRIARCA e regina del femminismo italiano” ed è qui che il politico diventa personale e mettere in discussione i nuclei problematici del femminismo della differenza (politico) degenererebbe nella fine del matriarcato (personale). Belli i tempi in cui le femministe erano anarchiche….

Ethan conclude:

è il peggio che si potesse vedere ed è triste. E’ il tramonto di un certo tipo di femminismo, fagocitato da una Madre. Spero che questo non faccia perdere equilibrio a posizioni molto più sane per contrasto. Le madri egoiste vanno ignorate.

Se avete altre cose da dire, incluse opinioni diverse dalle nostre, scrivete pure tra i commenti o a abbattoimuri@grrlz.net

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Comments

  1. Trovo assurdo e ridicolo che la paranoia gender, non sostenuta da quello che è lo stato attuale del dibattito nelle scienze sociali e letteratura di profilo, ora si crei la sua letteratura distorta, che sembra di tornare indietro di – appunto – mezzo secolo! Se prima potevamo controbattere citando opere e invocando la lettura, ora arrivo a sapere che si è fabbricato un femminismo giusticatorio, confusionario e fuorviante “non gender”. Una vergogna.

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