Femministe contro “utero in affitto” che legittimano antiabortisti

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Guardo le donne polacche obbligate a scendere in piazza, o ad abbandonare la messa, perché governanti e preti invocano il potere a essi conferito dalla sacra minchia, per ottenere completo controllo sull’utero delle donne. Il fatto che negli Stati Uniti e in Europa, la civilissima Europa, si parli di pene detentive per l’aborto e di divieti per la Gestazione per Altri, il cosiddetto “utero in affitto”, è senz’altro frutto della stessa logica oggettivante nei confronti delle donne.

Logica collaborata fortemente dalle femministe della differenza che non fanno altro che sacrificare la soggettività delle donne sull’altare della norma morale che regola quel che puoi o non puoi fare con il tuo utero. Non si capisce che se consegno l’utero al monopolio dello Stato, se pur con l’intento di tutelare le vittime di sfruttamento da una presunta compravendita di “nati surrogati”, non posso poi pretendere che quell’utero torni alla mia gestione quando decido di abortire.

Quel che si celebra in Europa è la subordinazione dei desideri e delle rivendicazioni delle donne a regole morali imposte da preti o da alcune femministe, e poco cambia quel che desiderano entrambi, perché alla fine invocano la tutela degli uteri espropriando le donne del diritto di decidere per se’. Lo dico soprattutto alle giovani donne, e non con fare paternalista perché mi si addice veramente poco, ma per avvisarle di un grosso pericolo che arriva in veste di determinazione “per il vostro bene” ma in realtà vi intrappola. In realtà vi chiedono di consegnare l’utero a chi deciderà per voi quando e se potrete avere un figlio, da crescere in famiglia, da dare in adozione, da affidare ad altri o quando e se potrete abortire.

I regolatori e le regolatrici dei vostri desideri e delle vostre libere scelte diranno sempre che esiste un bene superiore, un principio massimo al quale dovrete obbedire. Per gli antiabortisti si tutela la vita fin dal concepimento e per alcune femministe si tutela l’utero e quel che puoi e vuoi farne. In ogni caso sulla tua pelle viene apposto un timbro che ti porterà a fare scelte in clandestinità, affidandoti a mammane esecutrici di aborti o a quelle esecutrici di figli donati.

Ogni divieto peserà sulla tua vita e ti renderà difficile scegliere quello che potrai fare di te stessa e del tuo futuro. Non troverai una pillola del giorno dopo. I prezzi dei contraccettivi faranno diventare la prevenzione a gravidanze indesiderate un privilegio, una cosa per ricchi. Non troverai la pillola dei cinque giorni dopo. Non troverai l’aborto farmacologico, con la ru486, e neppure quello chirurgico. L’obiezione di coscienza sarà estesa anche al primo soccorso e vedrai che dopo aver abortito clandestinamente potrebbe accadere che ti facciano crepare per una emorragia. Se in Polonia, come d’altronde in altri luoghi del nostro perfetto occidente, si parla di divieto all’aborto anche in senso terapeutico, quando il feto è gravemente malato, destinato alla morte certa, costringendo la madre a vivere il terrore di mettere al mondo un figlio la cui cura e perdita non è in grado di sopportare. Se si parla di divieto di aborto anche in caso di stupro e di incesto, immaginate generazioni di figli di altri figli, praticamente nipoti generati da nonni, zii, fratelli. Immaginate i figli di uno stupro, la cui nascita non può essere obbligata per legge ma dovrebbe essere una scelta per chi poi li crescerà. Immaginate un mondo in cui le donne che non vorranno affidare la gestione del proprio corpo a nessuno, alla legge, allo stato, alle istituzioni, finiranno in galera. In quel caso, dite, è possibile sperare di NON mettere in circolo schizofrenie che teorizzano l’assegnazione della proprietà dei nostri uteri alle istituzioni?

A quelle donne che evocano divieti universali di uso degli uteri per dare figli a coppie gay, va chiesto come intendano opporre il divieto: chi puniranno? Le donne finiranno in galera o in cura da uno psichiatra per imposta incapacità di intendere e volere? In quali altri casi vi affidereste alle istituzioni per vietare alle donne di fare scelte che non vi piacciono? E poi, come potrete esigere da quelle stesse istituzioni il riconoscimento della nostra libertà di scelta in caso di aborto? Perché non c’è una via di mezzo: o riconosci la soggettività delle donne sempre o non lo fai mai. Allora, da che parte stai?

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