Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Care femministe della sacra madre… (con maschi, gay, trans, in fondo all’umanità)

 

“I gay hanno la stessa difficoltà degli uomini a scrollarsi di dosso la misoginia”
” Ah, ora le p.u.t.t.a.n.e pretendono di chiamarsi sex workers!”
” Ci sono anche donne che effettuano la gpa consensualmente, ma mica sono normali”
” Eretika (si, davvero, con la k per essere ironicah, con la h: w la mediocrità) e la sua squadretta di ninja, tutta gente al servizio del capitalismo, del maschilismo, dei papponi”

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Antispecismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze

#MascolinitàFragile: cosa vuol dire l’espressione “sii uomo” e qual è l’errata lettura del femminismo della differenza

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Articolo originale pubblicato su Medical Daily.

Traduzione e note di Manu.

“Sii uomo”, “non piangere”, “non fare la femminuccia” sono solo alcune frasi scelte dal vasto repertorio di concetti ego-distruttori insiti nella società odierna.

Rinforzare la retorica che femminilizza l’espressione dell’emotività e mascolinizza la violenza ha il potere di inibire l’empatia, esalta la cultura della dominazione, e mette in correlazione il rispetto con la paura. I ragazzi nascono come creature fatte per amare, ma fin da piccolissimi vengono loro insegnati quei tratti, quei linguaggi sminuenti, quella mentalità che li allinea al concetto socialmente accettabile di cosa sia un uomo.

Gli Stati Uniti hanno dato forma ad una definizione irrealistica di mascolinità. Ogni giorno, tutti i giorni, c’è un ragazzino che si sente inferiore perchè non riesce ad adattarsi agli standard. Chi invece riesce a rientrare negli standard, in realtà è solo in grado di costruire una facciata a tutto tondo che nasconda ciò che realmente gli piace o non gli piace, le sue emozioni, priorità e passioni – recita uno show ad uso e consumo della società che lo circonda. Continua a leggere “#MascolinitàFragile: cosa vuol dire l’espressione “sii uomo” e qual è l’errata lettura del femminismo della differenza”

Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#26N – Care femministe della differenza: dire che l’uomo è prepotente “per natura” è sessista

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Leggo incredula l’ennesimo post/sermone di Terragni e l’unico commento che sento di voler condividere in proposito, a parte quel che ho già scritto mille volte sul tema, è quello di Jinny Dalloway che scrive:

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Culture, La posta di Eretica, R-Esistenze

#Firenze, festival cinema: no a opere su lesbiche o trans. Ammesse solo quelle di “donne e basta”!

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Lei scrive:

Cara Eretica,

sono un’attrice e sceneggiatrice, appartengo a quella fascia di trentenni che un Paese come l’Italia chiama ancora giovani, ma solo per convenienza, e che il mondo non contempla perché parte di una minoranza senza voce e senza identità. E oltretutto sono una donna.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Dici Terf (femministe radicali trans escludenti) e trovi le femministe della differenza

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La cosa che mi colpisce di più del post di Terragni è il vittimismo. Riporta pari pari cose spacciate per verità e recitate da Terf e Swerf note nel mondo anglosassone e le fa proprie immaginando un mondo al contrario in cui l’oppresso diventa oppressore, un po’ lo stesso gioco che fanno i maschilisti quando dicono che le donne opprimono i maschi o il gioco che fanno gli omofobi quando dicono che la lobby gay mette in pericolo il futuro delle persone etero e della famiglia tradizionale.

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Il Patriarcato è morto. Viva il Patriarcato! Ovvero Muraro e un tè con Freud

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Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così
che l’assicuro ai Lloyds

Nel 1932 Anais Nin entra in analisi dal Dottor Allendy. Era in uno stato di terribile prostrazione e di sterilità creativa. Per un anno circa il rapporto analista/paziente sembrò dare frutti ma ben presto la Nin captò ciò che era essenziale. Allendy cercava di sintonizzarla sulla frequenza della normalità. La scrittrice comincia a ritirarsi e a provare compassione per il suo analista.

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Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

La differenza sessuale sta davvero nell’utero?

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Serena mi segnala questo articolo che invita a ragionare di differenza sessuale a prescindere dalla biologia. E’ una riflessione che soprattutto si riferisce alle femministe della differenza le quali ritengono che la differenza non possa essere nominata in termini di identità liberamente scelta. Chi dice che Sesso=Genere, così come fa Luisa Muraro, d’altro canto nega l’esistenza di altre persone che si definiscono donne, anzi lo sono, a prescindere dalla biologia. Varie volte ci siamo riferite alle trans, ma che dire delle persone intersex? E che dire di questa donna che racconta come la differenza sessuale in realtà non stia affatto nell’utero?

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Contributi Critici, R-Esistenze

Fine della differenza sessuale?*

di Federico Zappino  (da QUI)

Oggi ci viene posta una domanda: “fine della differenza sessuale?”. Ma che cosa ci stiamo domandando, e che cosa ci viene domandato, oggi, con la domanda “fine della differenza sessuale?”. Qual è l’oggetto di questa domanda, e in che modo tale oggetto è strutturato o compromesso dalla sua stessa presentazione? Prima di rispondere vorrei iniziare dalla condivisione di un timore, di una paura – la paura che dietro a questa domanda si celi un equivoco di fondo; al contempo, non faccio parte di coloro che sono disposti a porre rimedio a questo equivoco tirando rovinosamente al ribasso, e dunque, in fondo, rassicurando chi invece ritiene che la differenza sessuale sia qualcosa di minacciato, o da tutelare, o da valorizzare, o che sia semplicemente folle mettere in discussione.

La mia paura è che ogni qual volta si sollevi la questione dell’esistenza, o della sopravvivenza, della differenza sessuale, e ogni qual volta tale questione venga sottoposta a chi, più o meno, si posizioni o si collochi, o venga collocato, nell’alveo del transfemminismo queer – ogni qual volta si venga richiamat* sulla differenza sessuale, insomma, e il richiamo è di tipo disciplinare, ci si stia implicitamente accusando di essere quasi dei visionari, di mettere in discussione l’esistenza e la materialità di organi interni ed esterni, o di non conoscere le differenze tra questi organi (di recente, una importante esponente del femminismo mi ha accusato, sintomaticamente, di non sapere come nascano i bambini). Al di là del fatto che tali accuse sottintendendano una patologizzazione e al contempo alimentino il privilegio abilista ed etero-riproduttivo, è forse bene ricordare che esistono altri modi di porre la questione della riproduzione, del corpo, e delle differenze tra i corpi, anche al di fuori del lessico della differenza sessuale: esistono altri modi purché si sia disposti a indagare, appunto, quanto l’oggetto coincida con la sua presentazione, o quanto, al contrario, da essa possa, o debba, differire. Con ciò non sto dicendo che l’oggetto possa essere ridotto al modo in cui viene presentato, ma solo che ogni oggetto, e dunque anche la differenza sessuale, per essere leggibile, richiede una presentazione.

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Anche gli uomini possono usare la scopa (volendo)

C’è una categoria di femministe chiamate “della differenza” (sessuale) che in questi tempi bui ci insegnano quello che il femminismo dovrebbe essere. Secondo loro sesso/genere sono una cosa sola. La dicotomia entro la quale devi muoverti è quella maschio/femmina. Il tuo genere è dato per la biologia che ti caratterizza. Hai il pisellino, sei omo, hai la passerina, sei femmina. La differenza tra uomini e donne va rivendicata, perciò cominciamo con una serie di parentesi necessarie per spiegare in cosa dovrebbe consistere l’emancipazione femminile. Innanzitutto bisogna finalmente ottenere il riconoscimento tanto a lungo negato. A chi pensava che uomini e donne fossero uguali va detto che invece no. Siamo diversi. Però, volendo, le donne possono fare delle concessioni agli uomini che si mostreranno meritevoli.

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La Papessa – l’indulgenza della femminista

19470di Ethan Libano

L’inconscio è una brutta bestia. Per scrivere questo articolo ho portato una bottiglia di rum in camera e messo su Patty Smith. Gloria.

Jesus died for somebody’s sins but not mine meltin’ in a pot of thieves wild card up my sleeve thick heart of stone my sins my own they belong to me, me people say “beware!” but I don’t care the words are just rules and regulations to me.

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Nel Nome della Madre – commentando un’intervista a Luisa Muraro

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L’ennesimo articolo/intervista che parla del libro di Luisa Muraro [che ho recensito QUI, con successive analisi qui] raccoglie la paziente attenzione di chi deve soffrire fisicamente per arrivare alla fine. Ho raccolto un po’ di opinioni, nel senso che ne abbiamo discusso, ed è così che vorrei raccontare come abbiamo vissuto questo articolo. Valutate i commenti dal punto di vista umano, per prima cosa, e ovviamente anche politico, perché Muraro parla di persone in carne e ossa e non di “cose”. Quando impone ruoli alle donne e pone limiti ai generi e decide che quel che in natura non esiste non si sa cosa sia, cancella dalla faccia della terra persone, esseri umani, volti, voci, corpi. Da questi corpi – senza alcun intento offensivo per la Muraro/persona, ragionando delle sue opinioni politiche/filosofiche/femministe – arriva questa voce che spero riceverete chiara e forte.

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