Alle femministe della differenza: non consegnate i nostri corpi allo Stato!

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È arrivata l’era del femminismo proibizionista. Le femministe della differenza si riuniscono in Italia per ribadire gli stessi concetti di sempre. Donna e uomo sono diversi per natura. Quando si parla di figli bisogna pensare innanzi tutto al “primato della maternità”. È prioritario pensare al ruolo materno perché è lei che gestisce, respira e nutre il figlio per nove mesi, così da un lato temono che la donna possa essere considerata una macchina per fare figli, cosa che non piace neanche a me intendiamoci, e dall’altro però negano al padre qualunque tipo di relazione, affinità, empatia, semplicemente perché di lui si parla come un donatore di seme che non può pretendere altro se non la concessione, da parte della madre, di poter stare con il figlio quando lo dice lei.

Le femministe della differenza partono dall’assunto che se sei donna e non puoi fare figli non puoi ricorrere neppure alla procreazione medicalmente assistita. Sei semplicemente sterile così come lo sono gli uomini che ora pretendono perfino di poter crescere i figli da soli. Che grave misfatto, che bestemmia, contro quella madonna che tutto merita perché madre, partoriente, essere superiore perché crea la vita. Mi fermo un attimo per dire che sto semplicemente ripetendo frasi lette qui e là che a me fanno inorridire. In quanto avente utero non mi sono mai considerata fattrice di primati, non merito premi, non credo che io sia superiore a nessuno e penso che regalare sacralità alla donna e al suo utero faccia il gioco della cultura patriarcale che non vede l’ora di ridurci a questo. Donne che fanno figli e se ne prendono cura mentre gli uomini andranno a zappare.

Che altro dicono queste femministe? Si esprimono con favore nei confronti delle campagne catto/fasciste contro le unioni gay, le adozioni per coppie gay, prendendo a pretesto l’utero in affitto – e parlo dei catto/fasci – così come farebbe la peggior specie di banda politica che pratica pinkwashing per sdoganare omofobia. Io so che le motivazioni delle femministe sono completamente diverse e non le chiamo omofobe perché non la pensano come me ma devo pur ricordare loro che stanno sul serio spalancando le porte alla mentalità più reazionaria e omofoba che ci sia. Leggendo alcuni interventi colgo di sicuro la complessità della questione e posso certamente condividere alcune preoccupazioni, ma il punto è che gli interventi paternalisti di quelle che vorrebbero imporre alle altre il proprio punto di vista e la propria idea di libertà sono roba anacronistica. Mi pare di rivivere discussioni di tanti anni fa. Questo è il femminismo di una storia politica che non lascia spazio al futuro, che teme la tecnologia e la scienza così come fa la Chiesa. È il femminismo che si preoccupa di organizzare un incontro nazionale, con la presenza delle “femministe storiche”, qualunque cosa voglia dire, a Roma il 22 novembre ed una iniziativa nazionale, che credo avverrà in febbraio, per parlare di corpi che non ci appartengono. Corpi sociali, corpi di Stato, consegnati alle istituzioni che avranno il compito di limitare la nostra libertà decisionale. E siamo ancora l’unica nazione in cui le femministe esortano i patriarchi a prenderci in consegna per toglierci la possibilità di “farci male”.

Ho spesso parlato di femminismo che infantilizza le donne ed è in fondo questo quello che emerge da tante riflessioni e interventi letti e sentiti negli ultimi mesi. Mi pare che l’infantilizzazione delle donne sia la priorità per le femministe della differenza, che stanno come sempre al seguito delle madrine francesi assai deludenti soprattutto perché abolizioniste della prostituzione, proibizioniste, neocolonialiste, ché il velo no, la prostituzione no, la surrogacy no, perché il corpo è mio ma non è mio, come direbbe la Dominijanni, perché la priorità è salvare le donne da se stesse, fermarle prima che compiano scelte irreversibili e segnino il destino di tutte le donne, come se io, domani, obbligassi tutte loro a vendere servizi sessuali, a indossare il velo e a mettere in vendita quel che genera il loro utero.

La donna sterile perché mai dovrebbe avere figli? E lì si trae la distanza tra donne superiori e donne che non servono a niente, recitando il mantra stereotipato e copiato da non so quale fonte conservatrice. L’uomo è per natura sterile e bisogna riaffermare la differenza perché, secondo Terragni, altrimenti si realizza la scomparsa della donna. Basta con teorie queer e dall’altro lato fanno eco quelli che “basta con il gender”. Mi chiedo se prima o poi leggerò di proposte femministe in relazione a classi scolastiche divise per genere. Riprenderemo a fare corsi di economia domestica separandoli da quelli di meccanica? Ma se anche volessi credere alla teoria della differenza, che per inciso giudico esattamente speculare e opposta alla teoria maschilista, vorrei capire chi dice che la donna deve essere corrispondente solo a un modello unico? Chi dice che io, diversa da un uomo ma diversa anche da tante donne, non voglia vendere servizi sessuali, indossare il velo, prestare il mio utero per fare dono di un figlio ad una coppia gay? Se io non obbligo nessuno a scegliere quello che voglio fare io, allora, perché mai devo subire divieti da parte di chi, sostanzialmente, pensa che l’unica idea di libertà possibile corrisponda alla loro?

Oltretutto io continuo a non capire questo fiorire di donne contro il neoliberismo che all’alto della loro condizione borghese dicono a noi precarie che non dobbiamo lasciarci mercificare perché altrimenti chissà cosa succede. Come se ogni persona possibile non lavorasse per vivere, mettendo in gioco corpi, menti, braccia, cuore. Mi chiedo cosa voglia dire esattamente tutto questo loro parlare di neoliberismo perché per quello che mi riguarda io assegno lo stesso valore di impiego alle donne qualunque lavoro vogliano svolgere. Vietare alcuni modi di guadagnare a donne che vogliono, per esempio, vendere servizi sessuali, significa comunque stigmatizzarle. Dico di più: non c’è servizio più grande reso al capitalismo che quello di sganciare il tema dello sfruttamento dei corpi femminili da quello più ampio dello sfruttamento dei corpi tutti, perché, a prescindere dal fatto che sia necessario contestualizzare le varie differenze con una lettura di genere, quello che si finisce per fare è scindere le rivendicazioni che parlano di sfruttamento sul corpo femminile da ogni tipo di rivendicazione che riguardi lo sfruttamento di tutte le persone che svolgono lavori di qualunque genere. Non è un caso se la richiesta di regolarizzazione del sex working viene ignorata o demonizzata mentre si impongono censure e scelte moraliste e proibizioniste che sono lesive della autodeterminazione di ciascun@. Non è un caso: perché è più semplice colludere con logiche di mercato liberiste, che rifiutano a priori l’idea che per fermare lo sfruttamento di ogni persona debbano essere ridiscusse le regole, contratti, tutto quel che riguarda il diritto del lavoro, affinché ogni lavoratore e lavoratrice possa meglio gestire la propria professione senza che mai nessuno sia sfruttato. Non è un caso: perché altrimenti non potrebbero, così come fanno, dire di essere contrarie allo sfruttamento delle donne quando si parla di prostituzione e poi restare in silenzio quando vengono approvate riforme del lavoro in cui sostanzialmente si dice che grazie a contratti precari, senza garanzie, in violazione di tutti i tuoi diritti, puoi essere sfruttata come lavoratrice nello svolgimento di qualunque altra mansione. Non è un caso: perché altrimenti non potrebbero farti digerire la teoria secondo la quale tu, moglie e madre, sul cui lavoro di cura si regge tutto il welfare dello Stato, non sei mica sfruttata, ma no, e figuriamoci, invece saresti strafelice di farti sfruttare gratis per ammortizzare carenze istituzionali ed economiche.

Questo interesse rivolto ai corpi delle donne, e non ai corpi di tutte le persone a prescindere dal genere nel quale ci riconosciamo, a cosa ci porta? Com’è possibile che le femministe della differenza non ripensino alle conseguenze dei loro ragionamenti? Sulla base della nostra differenza per “natura” dobbiamo rimanere a casa? Svolgere ruoli di cura? Assegnare agli uomini solo obblighi di mantenimento del nucleo familiare? Perché mentre a voi sembra di parlare di futuro, con le vostre norme etiche e la vostra morale, a me pare che parliate di un passato che non ha più niente a che fare con quello che siamo noi, donne, femministe, persone che parlano un altro linguaggio e che danno importanza al concetto di autodeterminazione.

D’altronde siete voi che avete lottato per concedermi il diritto di dire che il corpo è mio e lo gestisco io. Che succede adesso? Siamo uscite troppo dai binari e volete ricondurci all’ovile? Perché oggi ci dite che quel corpo che ritenevamo nostro non ci appartiene più?

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Comments

  1. Eric Lauder says:

    Loro amano chiamarsi “femministe” ma io non le descriverei così: sognano il matriarcato, né più né meno. Ma sfugge loro un piccolo particolare, che so perché ero piuttosto bravo in Antropologia Culturale: una società matriarcale si può realizzare unicamente se l’uomo conserva alcune caratteristiche veteropatriarcali, ovverosia l’idea che l’uomo voglia sempre sesso e se dice “no” a una donna allora è da biasimare e chiamare “gay”, e l’idea che l’uomo sia il protettore della donna e della famiglia. Così funziona la società matriarcale sull’isola sud-coreana di Jeju, così funzionavano le società matriarcali nella parte occidentale degli attuali USA. Nel momento in cui si affermano cose come: “l’uomo che non vuole una donna non è da biasimare” e “non è compito dell’uomo in quanto uomo proteggere la donna in quanto donna”, ecco, in quel momento il matriarcato è morto. Kaputt.
    E questa è la hit musicale del momento negli USA https://youtube.com/watch?v=yucD1UwYQ1gg
    Prova a tradurre le parole e capirai bene che, visto che ciò che accade oggi negli USA presto o tardi varca l’Oceano, direi che è molto difficile che le nostre matriarchiste riescano a ricondurre gli uomini alla loro nuova versione dell’ovale, quasi uguale a quella patriarcale ma con il capofamiglia femmina…

  2. Se ho ben capito da quel che scrive Laglasnost, le femministe della differenza oltre ad essere antiprostituzione ed antiporno sono anche omofobe? Cioè sarebbero reazionarie su tutta la linea?

  3. Mario Gamba says:

    arrivo molto in ritardo e solo per dire: che magnifico articolo! tutta la parte sullo sfruttamento, poi, è da antologia. bravissima come sempre eretica!

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