Sul dis-ordine simbolico della beddamatresantissima

1-venus-willendorfHo letto di straforo un testo che si oppone alla Gpa (Gestazione per Altri) tirando fuori nientemeno che l’ordine simbolico della Madre (Muraro anni ’90: la madre, la figlia e la spirita santa Vs il padre, il figlio e lo spirito santo), scritto in maiuscolo perché è così che viene inteso da certune. Ho rispetto per chiunque metta in scena equilibrismi filosofici che dicono tutto e il contrario di tutto. Rivela un fantasioso intento di far quadrare il cerchio spostandone il diametro un po’ qui e un po’ là, fino a comprendervi paradossi che non possono sfuggire allo sguardo attento di chi apprezza la ricchezza che deriva dai vari femminismi.

Cos’è l’ordine simbolico della madre? Un modo elegante di definire una norma entro cui tutte le donne, madri o non madri, dovrebbero stare. Quell’ordine, nel testo di cui sopra, parla di divieto di “omologazione paritaria” e ridicolizza “l’intercambiabilità dei ruoli”. Significa, in parole semplici, che se non sei madre in quella maniera lì tu sei anormale. E che non ti venisse in mente di condividere la genitorialità con il tuo compagno o la tua compagna perché il ruolo della beddamatresantissima è intoccabile. Giammai egli può allattare (col biberon) o cambiare un bambino. Lo deve fare la Madre. Giammai un bambino può essere cresciuto, nutrito e amato da entrambi i genitori, o da due genitori gay, a prescindere dalle specificità prettamente biologiche, perché la tal corrente femminista (della differenza) dice che il tuo genere è stabilito in fedeltà alla biologia.

La norma che ti condanna a essere Madre in un solo modo deriva dal terrore che il ruolo “materno” possa essere scippato. Deriva dalla paura di una esclusione della donna in quanto madre in quanto donna. Tu donna e madre non puoi essere esclusa dalla vicenda genitoriale perché il tuo diritto si fonda sull’appartenenza alla corrente sacerdotale materna che ti vieta di fare un bambino per una coppia gay. Chi impone, culturalmente, questa rigidissima norma evoca addirittura il fantasma dell’eugenetica per chiunque non confidi nel riduzionismo biologico. Dunque i generi dovranno essere solo due, maschio e femmina, la madre fa la madre e il padre non si capisce che diamine fa. Perché la femminista, terrorizzata all’idea che il genere non sia attribuibile alla nascita secondo quel che hai in mezzo alle gambe, secondo il mio punto di vista, non ha ben chiaro quel che deve fare l’uomo.

Lo vuole disponibile e un po’ no. Lo vuole forse po’ più presente ma anche no. Lo vuole degno di stare in relazione con le donne ma anche no. Se prima non si dà una ripulita e non ammette che è mancante di quel dato biologico che rende la donna una beddamatresantissima, senza se e senza ma, con quell’uomo non ci si può parlare. La norma che restringe i limiti concessi ad una donna che vuole essere madre (così come ella stessa preferisce) diventa un autoritario confine che non consente alle donne di scegliere liberamente il genere nel quale riconoscersi, così l’orientamento sessuale, e tutto ciò prescinde dalla biologia, che lo si voglia o no. È un autoritario confine che non ti permette di essere madre a modo tuo o di non esserlo affatto, o di voler generare un figlio per Altri.

Non si può vietare alcunché alle donne per timore di veder trasgredito quell’ordine che per l’appunto è norma e perciò stesso è tutta da trasgredire. Chi decide quel che è madre e cosa no? Chi decide dove inizia e finisce la genitorialità. Chi legifera sul desiderio di amare un figlio? Chi decide quello che tu dovrai essere e che “ordine” dovrai rispettare? È diventato questo il femminismo? Una minaccia secondo cui se trasgredisci l’ordine sarai… esattamente cosa? Scomunicata? Cacciata via dal sacro ordine materno? Come vorrebbero impedire alle donne di scegliere di prestare l’utero per altri? Con pene detentive? Divieti, censure e sanzioni? E con che coraggio si attribuisce il senso di una mistica sacrificale alla scelta della donna che si presta per la GpA quando è l’obbligo di rispetto per l’ordine della beddamatresantissima che in realtà evoca una mistica della maternità da far paura.

Non si sentiva certo la nostalgia di una narrazione femminista che fa invidia alle teorie di chi parla di apparizioni delle varie madonne. E non si sentiva neppure il bisogno di ragionare attorno alla “femmina” (madre) come modello universalmente “oggettivo”. Perché è di questo che stiamo parlando e non di “soggettività” come si vorrebbe far credere. Una maggiore attenzione alle varie soggettività avrebbe pieno rispetto dei soggetti tutti, incluse quelle donne che rivendicano per se’ il diritto a considerare la GpA come una scelta.

Se ancora si ritiene che per mettere in discussione il neutro maschile, inclusivo di tutte le componenti umane e di tutti i generi, si debba contrapporgli un “femminile” direi che non ci siamo. La questione dei generi – più di due – non fedeli al determinismo biologico, non è un trucco per riaffermare il neutro maschile. Chi sostiene questo, chi afferma, così come ho letto, che la Butler, per esempio, abbia teorizzato l’esclusione “del femminile”, qualunque cosa questo significhi, soffre decisamente di complottismo. Ma sul serio vorreste delegittimare quei tanti femminismi e l’affermazione di filosofie queer, le rivendicazioni lgbt, dicendo che sono nemiche delle donne? Questo tipo di ragionamenti sono tanto intrisi di complottismo, del terrore dell’altr@, da toccare vette omofobe e transofobe.

Nessun@ vuole la sparizione della donna, del ruolo genitoriale che vorrà rivestire colei che si definirà mamma. Nessun@. Una teoria del genere è esattamente speculare, identica, a quella che parla di una presunta sparizione del Padre. Tanta gente, femministe Murariane e nostalgici della figura del capOfamiglia, tutta quanta a lottare – insieme – contro le soggettività lgbt, le famiglie omogenitoriali, le scelte di donne e di uomini che non rientrano nello schema.

Perciò, vi prego, basta con il terrorismo psicologico dettato dal timore di doversi rimettere in discussione. Basta con la paura di sparire mutilando le rivendicazioni di chi vorrà nominarsi altrimenti. Non si possono sacrificare e offendere le tante soggettività che si autonominano solo perché qualcun@ vorrebbe rendere immorale, illecita, la facoltà di autonominarsi. L’ordine simbolico della santa madre potrà essere utile a chi ha bisogno di un altare presso cui sancire l’adorazione della donna per quel ruolo che non è detto sia scelto o vissuto allo stesso modo da tutte le donne. Per quel che mi riguarda io penso che sia il tempo di proporre il dis-ordine del “simbolico” materno, perché solo in quel dis-ordine tutt* possiamo avere diritto di esistenza. Perfino io. Perfino altre, diverse da me.

—>>>Per chi volesse farsi un’opinione propria sul concetto di ordine simbolico della madre può leggere il libro dedicato all’argomento o il bignamino QUI. Per mio conto se anni fa poteva avere senso cercare spazio sociale e culturale della donna in quanto madre oggi una cosa del genere è banalmente riduttiva. Io trovo spazio sociale non in quanto madre in continuità con mia madre e la madre di mia madre. Io trovo spazio sociale in quanto persona, sganciata dal ruolo di genere che mi viene imposto e che vorrò vivere così come preferisco, e non necessariamente in antitesi al ruolo paterno. Siamo nel 2016 e se non uso una narrazione imposta che parla solo di orgogliose discendenze “materne” non penso di trasgredire nessun ordine simbolico. Oltretutto così facendo si crea la premessa per cui il “padre” è sempre condannato e la “madre”, in quanto tale, è sempre assolta. E’ santificata, e per me non è diverso dal martirizzarla. Una interpretazione del genere per me è molto riduttiva, è un incastro logico dal quale non mi si lascia alcuna libertà di sfuggire. E sarebbe lungo dire quali altre obiezioni e critiche vorrei dedicare ad una visione misticheggiante e anacronistica di quel che le donne dovrebbero essere. Una tra tutte: alla fine del libro – editori riuniti, l’ordine simbolico della madre, muraro, pag 131 – lei ammette, serenamente, che sostituisce alla parola “genere” il termine “sesso”. Neanche a dirlo: il genere corrisponderebbe al sesso e viceversa. Ho ragione a dire che posso, voglio, devo, sfuggire a una retorica tanto normativa ed escludente?

—>>>Qui alcune considerazioni su commenti dedicati a questo mio post.

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