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Ethan: misogino, donna sterile, transgender

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di Ethan

Non so se ho capito di essere transgender perché non ho mai compreso come mai le donne andassero in bagno in gruppo o perché adoravo guardare mio padre lavorare sulla sua moto. O forse è stato nel consesso di falegnami, calzolai, pescatori e pittori dove mi portava mio nonno per incontrare i suoi amici. O è stato quando mia nonna mi portava dalla parrucchiera ed io restavo affascinato da quel bestiario femminile dal quale prendevo distanza perché mi sentivo altro. Mia madre mi guardava preoccupata ma subito rassicurata da una zia che le diceva -Vedi? Gioca con i pentolini! E’ una femmina! -.

Il tempo passa e il mio corpo è quello di una donna ma la mente non si sente a posto. Il tempo passa e passo attraverso tutte le difficoltà delle donne: non dovevo prendere la patente perché tanto le ragazze venivano accompagnate, non dovevo fare boxe altrimenti il mio naso si poteva rovinare. Ho frequentato ingegneria quando ancora c’era la convinzione che fosse una cosa da uomini. Non essendo neppure male come ragazza ho conosciuto certi tipi di approccio e ho anche fatto brutte esperienze. Il pacchetto completo di sensi di colpa e barriere invisibili ma indistruttibili. Ora ho la consapevolezza di essere un uomo e desidero che il mio corpo abbia l’immagine che ha scritta in sé ma che non é visibile. Per questo motivo mi sono dato un nome maschile, Ethan, per pronunciare quello che sono, ma ho mantenuto anche il mio nome femminile.

Molti transgender desiderano cancellare le tracce di una vita precedente, molti sono fortemente binari arrivando fino allo stereotipo spinto. E’ un percorso che richiede, come in fondo per tutti, una grande introspezione e una capacità di non mentire. Vi confesso che mi piacciono molti stereotipi del maschio ma che li vivo con ironia. Quando ci incontriamo tra “maschi” diciamo che è un momento “Amaro Averna”. Non avendo mai abbandonato la mia parte femminile, ma avendo al massimo dovuto fare un lavoro di integrazione con quella maschile, mi considero femminista di diritto. Ho provato a negarla e il risultato è stato un inaridimento e il rischio di diventare la maschera di un maschio.

Ma arriviamo al nucleo di questo articolo: come vengo classificato dalle femministe? Come dagli uomini? Ho uno spazio di esistenza nel pensiero degli altri? Perché è certo che io esisto e che esisto così come sono. Tempo fa ho avuto lo scontro frontale con la prima realtà: le femministe della differenza. Un amico mi coinvolse in una discussione sulla gestazione per altri in una famosa pagina facebook. La nostra linea è in favore di tale pratica e questa fu la motivazione ufficiale per un vero e proprio linciaggio. Non entro nei dettagli della discussione ma ciò che ne è emerso è tragico con lati comici. Le gentili signore mi hanno classificato in diversi modi a seconda delle proprie possibilità:

chi assecondava la mia auto definizione di uomo mi dava del misogino (per un attimo il mio grammo interno di macho ha esultato) chi mi classificava come ragazza problematica (ho superato la trentina da un po’) perché rifiutavo il dono di essere donna. Le peggiori sono state quelle donne che, comprendendo l’importanza della mia identità di genere ed il fatto che ancora ho un corpo femminile, utilizzavano apposta il femminile. Qualcuna mi ha dato della donna sterile. In ogni caso – secondo loro – non posso essere femminista poiché o sono un uomo misogino o sono una donna che sta tradendo il proprio sesso e che ha subito traumi o cose del genere.

Pensano che “diventando” uomo (lo sono già!!!) io creda di trovare uno stratagemma per rendermi la vita più facile???? Allora vi spiego come mi vedono gli uomini. Potrei passare per la “compagna di merende” con la quale possono guardare la partita e ruttare senza sentirsi in colpa, questo nel migliore dei casi, oppure una butch. E anche qui abbiamo i “peggiori” personaggi, ovvero quelli che capiscono benissimo la situazione e usano il femminile per sminuire e far soffrire. Ma anche quando il mio aspetto sarà più conforme al maschile continuerò a pagare e mi va bene. Io non voglio nascondere il mio essere transgender per “diventare” un uomo e questo verrà pagato anche nel mondo del lavoro ma non solo.

Questo dovrà essere spiegato alla mia compagna (sono eterosessuale ma l’identità di genere non influisce sull’orientamento sessuale) e questo potrebbe radicalmente restringere le mie possibilità di trovarne una e lei dovrà affrontare la società con me. Molti uomini non mi considereranno mai uno di loro e so già che in alcuni casi risentirò di uno stupido complesso di inferiorità dovuto alle costruzioni sociali su come deve essere un maschio. No, non c’è nessun guadagno. Non invidio il pene (una leggenda ormai demolita) tanto da non voler fare la falloplastica. Non invidio il ruolo sociale perché secondo me non appartiene solo agli uomini. L’unica cosa che posso dirvi è che, da quando ho realizzato chi sono e che lo voglio essere, avendo messo in contatto maschile e femminile mi trovo in uno stato di perenne amore con le cose, le persone e con me.

Se dovessi definirmi direi che sono femminista, antibinario e che sono anche un primitivo che è terribilmente attratto dalla pelle e dall’odore delle donne.

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Comments

  1. Antibinario misogino!!!! Mi è piaciuta la scelta del titolo, mi ha incuriosito per l’evidente contraddizione di essere trans e misogino… Evidentemente non è così per tutti

  2. Ciao, ho letto le discussioni nel gruppo (non ne faccio e non ne farò parte perché non ho nessuna simpatia per il femminismo della sofferenza), mi spiace per il trattamento che hai ricevuto e ti auguro di trovare spazi di confronto meno tossici. Grazie per la condivisione.

  3. che faticaccia essere coerenti con sé stessi e doversi scontrare di continuo con l’ignoranza. complimenti per il coraggio e auguri!

  4. Credo che il punto dolente sia il ‘come vengo classificato’.
    Io sono una donna etero con un mondo espressivo e di interessi robustamente ‘maschile’ (ma cos’è un interesse maschile?), sviluppati nell’ambiente educativo un po’ fuori mainstream strutturato da mio padre. E mi ci trovo perfettamente a mio agio. Come mi definiresti? Io non mi definirei. 😀

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