Comunicato del NSWP in supporto di Alejandra Gil: le cattive leggi non sono nell’interesse dei diritti dei/delle sex worker!

NSWP Statement Alejandra Gil

Le abolizioniste stanno felicemente mettendo alla gogna una attivista, sex worker, che secondo la legge messicana, che confonde sex work (liberamente scelto) e tratta, esattamente sul modello delle leggi che auspicherebbero le manettare abolizioniste della prostituzione, sarebbe rea di sfruttamento della prostituzione. Parlare di lei è funzionale alla criminalizzazione del Global Network of sex work project che, come tante altre organizzazioni del genere, ha fornito il proprio parere ad Amnesty a supporto della decisione che riguarda la depenalizzazione della prostituzione. Screditare Amnesty, per delegittimare la sua decisione, così come per altre notizie infamanti contro l’organizzazione internazionale, mi pare sia l’obiettivo. Il Global network allora spiega e racconta quel che è successo esprimendo solidarietà alla sex worker alla quale chiunque, salvo, appunto, soggetti forcaioli e manettari, dovrebbe mostrare solidarietà. Ecco allora il post del Global Network (Qui in Pdf) tradotto in italiano da Antonella. Buona lettura!

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Comunicato del NSWP in supporto di Alejandra Gil: le cattive leggi non sono nell’interesse dei diritti dei/delle sex worker!

Il Global Network del Sex Work Project (NSWP) si schiera con l’attivista per i diritti umani Alejandra Gil e con la decisione di Amnesty International di adottare una politica mirata alla difesa dei diritti umani dei/delle sex worker, inclusa la completa decriminalizzazione del sex work. Il supporto di Amnesty International per la decriminalizzazione focalizza l’attenzione su quali tipi di abusi dei diritti umani i/le sex worker si trovano spesso a subire, come l’arresto e la condanna di Alejandra Gil in accordo alla nuova legislazione anti-trafficking che mescola il sex work con la tratta di esseri umani.

La nuova legge anti-trafficking in Messico è pesante e a seguire l’arresto di Alejandra, una lettera di condanna per il trattamento che lei e suo figlio hanno dovuto subire a causa della nuova legge messicana “anti-trafficking” è stata firmata da oltre 100 organizzazioni internazionali, attivisti per i diritti umani e ricercatori.

Alejandra, prima di essere arrestata, era leader dell’organizzazione di sex worker APROASE, una organizzazione che offriva una gamma differenziata di servizi sanitari per i/le sex worker di strada a Mexico City. I/le sex workers fruivano, pagando un minimo, dell’assistenza sanitaria ed altro tipo di servizi. Perciò non è difficile immaginare come questi pagamenti siano stati usati dall’accusa per argomentare che Alejandra guadagnava sfruttando la prostituzione e praticando trafficking (secondo la legge corrente in Messico). E’ importante ricordare che Alejandra ha apertamente contrastato e condannato l’abuso di diritti umani come la tratta e le pratiche violente contro le sex workers negli ultimi trenta anni. Prima di essere arrestata Alejandra lavorava per sviluppare strumenti legali da mettere a disposizione dei/delle sex worker contro la tratta. Sono molti e differenti i ruoli che si possono avere nel mondo del sex work, talvolta si può essere sia dipendenti che imprenditori. Le leggi e le politiche che prendono di mira le ‘parti terze’* con la pretesa di ‘proteggere’ chi lavora nel sex work, di fatto incrementano l’abuso e lo sfruttamento e creano ostacoli reali per le organizzazioni guidate da sex worker che si mobilitano per la salvaguardia e la tutela dei diritti umani.

Le linee-guida di UNAIDS su HIV e Sex Work affermano chiaramente che “molte leggi anti-trafficking rafforzano l’idea che “tutti/e o la maggior parte dei/delle sex worker siano vittime di tratta o coinvolti/e nel sex work contro la loro volontà.” Altrettanto chiaramente chiedono che gli interventi anti-tratta vengano “rivisti e ripensati per fare in modo che vengano tutelati i diritti umani sia dei/delle sex worker che delle vittime di tratta.” La criminalizzazione del sex work impedisce gli sforzi tesi a combattere la tratta delle organizzazioni guidate da sex worker e rende più facile la scorretta schedatura di sex worker quali vittime di tratta o di trafficanti di esseri umani. Le iniziative anti-trafficking devono essere basate su dati effettivi e fondate principalmente sulla tutela dei diritti umani. Non devono avere un impatto negativo sui diritti umani dei/delle sex worker, dei loro clienti o di terze parti.

La recente risoluzione di Amnesty International che auspica la protezione dei diritti umani dei/delle sex worker, inclusa la completa decriminalizzazione del sex work, supporta interventi ed iniziative basate su dati effettivi e su principi attinenti ai diritti umani. La legge utilizzata per arrestare Alejandra non aderisce a questi criteri. La sentenza a suo carico è basata su una legislazione piena di stigmatizzazioni e di ipotesi secondo cui sex work e tratta coincidono.

Nel suo appello per la decriminalizzazione del sex work, Amnesty International ha condiviso principi già espressi da grandi organizzazioni internazionali come United Nations Against AIDS, World Health Organisation, Human Rights Watch, Lancet, GAATW, perché questa è la strada migliore per promuovere la conquista di diritti umani per i/le sex worker.

NSWP vuole condividere e diffondere un messaggio di Alejandra, che è una rispettata paladina per i diritti dei/delle sex worker in America Latina: Alejandra chiede ai/alle sex worker e ai/alle loro alleati/e di tutto il mondo di dare diffusione e visibilità al suo e ad altri casi come il suo, affinché le leggi possano essere modificate ed i diritti di chi è coinvolto nel sex work possano trovare tutela.

Alejandra si appella a ricercatori ed accademici affinché indaghino sul numero dei/delle sex worker ingiustamente detenuti/e con l’accusa di trafficking in Messico ed in altri paesi del mondo. Alejandra si appella ai governi affinché rivedano le loro leggi e le loro politiche anti-tratta, poiché inefficacy nei confronti delle vittime di trafficking e gravemente dannose nei confronti dei/delle sex worker.

Anche Amnesty International si appella ai governi affinché rivedano le loro leggi inerenti il sex work, con il fine di assicurare che quelle leggi siano mirate a proteggere i loro diritti.

*Il termine ‘terze parti’ include manager, tenutar* di bordelli (legali), addett* alla reception, inservienti, autisti, locatari, hotel che affittano stanze alle sex workers e chiunque altro operi per facilitare il lavoro alle sex workers.

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