La Legge Tedesca sulla Prostituzione: Bugie e Verità

Da Research Project Germany:

Please click here to read the English version of “Lies & Truths about the German Prostitution Act”. Se il vous plaît cliquez ici pour lire la version française de “Mensonges & Vérités autour de la Loi Allemande sur la Prostitution”. Моля, кликнете тук, за да прочетете българската версия на “лъжи иистини за германския закон за проституцията”.

Un’introduzione per chi non lo sapesse

Stamp from Deutsche Post AG from 2001, Pinocchio Source Wiki CommonsI miti che circolano intorno alla legge sulla prostituzione tedesca sono un perfetto esempio di come le bugie e le falsità vengano accettate come “verità” quando siano continuamente ripetute. Tenuto conto che vari politici e attivisti anti-prostituzione in molti paesi spesso citano la Germania come esempio di fallimento della legalizzazione del lavoro sessuale, esamineremo qui alcune di queste più comuni false affermazioni. L’elenco non vuole essere esaustivo e i bene informati non vi troveranno nulla di nuovo. Il suo unico scopo è quello di ribadire le contraddizioni che si generano dalle idee sbagliate, che purtroppo continuano ad essere sistematicamente ripetute dai media.

Bugia: Il lavoro sessuale è stato legalizzato in Germania nel 2002.

Verità: Il lavoro sessuale è stato in condizione di legalità in Germania per la maggior parte del XX° secolo. L’obiettivo della legge sulla prostituzione del 2002 (ProstG) era quello di migliorare i diritti sociali e giuridici dei lavoratori del sesso. Con la riforma è stata inoltre abolita la nozione preesistente per la quale la prostituzione costituiva una violazione della pubblica moralità.

Bugia: La legge sulla prostituzione dà agli operatori dei bordelli il diritto di determinare (Weisungsrecht) quali clienti le Sex Workers devono accettare e quali pratiche sessuali sono obbligate ad eseguire.

Verità: Gli operatori dei bordelli hanno solo un diritto limitato di direzione (eingeschränktes Weisungsrecht) che permette loro di assegnare il posto di lavoro o di pianificare il calendario dei giorni lavorativi.

Bugia: Solo 44 lavoratori del sesso in Germania sono registrati e hanno accesso al regime previdenziale.

Verità: La Relazione di Valutazione (della legge sulla prostituzione) del governo tedesco ha dimostrato che l’ 86,9% dei lavoratori del sesso che hanno partecipato al sondaggio ha una assicurazione sanitaria. Il fatto che un numero minore abbia versato contributi pensionistici è collegato al breve e limitato periodo nel quale i lavoratori del sesso rimangono nella professione o a diversi bisogni individuali in materia di sicurezza.

E perchè si sono ufficialmente registrati solo in 44: come ha delineato la Relazione di Valutazione del governo tedesco, i lavoratori del sesso considerano come principale ostacolo l’incertezza, cioè se un regolare contratto garantisca o meno effettivi benefici sociali o materiali, e in che misura sia utile a far fronte ad eventi inaspettati. Solo una piccola parte dei lavoratori del sesso ha preteso un contratto di lavoro, la maggioranza ha invece respinto l’idea di stipularlo. Il timore è che, una volta firmato un contratto, si possa perdere l’autonomia sessuale e la possibilità di scegliere in piena libertà come e dove lavorare. Un ulteriore ostacolo è il timore della perdita dell’anonimato e delle conseguenze sociali negative che potrebbero sorgere se fosse rivelata pubblicamente la loro professione. Per questo i lavoratori del sesso preferiscono non rivelare la loro occupazione alle imprese di assicurazione o delle autorità, e si registrano dichiarando un’occupazione diversa.

Bugia: I Centri per l’Impiego possono costringere i disoccupati ad accettare il lavoro sessuale.

Verità: La condizione stabilita dai Centri di accettare l’occupazione assegnata non ha mai imposto al disoccupato la collocazione nel settore del lavoro sessuale. Le notizie in questo senso riferite dai media non sono corrette.

Bugia: La tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale è aumentata dopo l’adozione della legge sulla Prostituzione.

Verità: Le indagini di polizia e le relazioni annuali elaborate da parte dell’Ufficio di Polizia Giudiziaria Federale (BKA) non mostrano alcun aumento significativo di vittime che possa indicare un’espansione del fenomeno a seguito dell’entrata in vigore della legge sulla prostituzione .

Nel 2003, un anno dopo l’adozione della legge sulla prostituzione, la BKA ha registrato complessivamente 1.235 vittime presunte di tratta, un picco isolato rispetto agli anni precedenti e seguenti: 2000 (926), 2001 (987), 2002 (811); 2003 (1.235), 2010 (610), 2011 (640), 2012 (612). Nel 2013 ci sono state 542 presunte vittime di tratta. Questo ultimo dato rappresenta il 44% rispetto alle vittime complessive di tratta nel 2003. Il governo ha inoltre dichiarato nel 2013 che, da un punto di vista quantitativo, il rischio potenziale di traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale in Germania è limitato. Quello che è aumentato, invece, è il numero dei lanci di stampa riguardo la tratta di esseri umani, che hanno dato l’idea di un fenomeno in aumento.

Bugia: La legge tedesca sulla prostituzione è stata un fallimento.

Verità: La legge sulla prostituzione del 2002 non è stata attuata in modo uniforme in tutti Stati federali della Germania e il più delle volte è stata aggirata utilizzando le norme degli Statuti. Come afferma Rebecca Pates, “la [legge sulla prostituzione] potrebbe infatti avere l’onore di essere l’unica legge federale intenzionalmente non attuata dalle amministrazioni pubbliche della Germania”. Una legge dunque non può fallire, se prima non è stata attuata ed implementata.


Nota bene: Ci sono sicuramente altri e ulteriori argomenti per contestare le bugie sopra riportate. Ai fini di questa introduzione generale sono state utilizzate fonti limitate, quali la relazione di valutazione del governo, le relazioni annuali da parte dell’Ufficio Federale del Crimine, un articolo accademico e un articolo di blog. Lasciate un commento se volte saperne di più su questi e su altri eventuali punti.

Grazie a Paolo Bello per la traduzione in italiano.

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