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#ProstituzioneMinorile #Parioli: perché si impone la rieducazione “morale” della vittima?

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Ricordate la vicenda delle adolescenti parioline che si prostituivano e degli uomini adulti che pagavano servizi sessuali resi dalle ragazze? Una prima conclusione possiamo vederla con una bizzarra sentenza che, in fin dei conti, rivela un grave paternalismo, una forma sostanziale di abolizionismo, con conseguente colpevolizzazione della vittima e una maniera orrenda di spostare l’attenzione su questioni di morale e di decoro ragionando di “dignità della donna”. La sentenza condanna un adulto a due anni di pena e a risarcire la ragazza con l’acquisto di trenta libri e due dvd – scelti dalla giudice – che parlano di femminismo, di battaglie femminili, di quel che dovrebbe costituire un bagaglio culturale del quale tutti dovrebbero usufruire, condannato incluso.

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Leggi e Norme riguardanti il Sex Work

sex-work-laws-policies-featured-20120713Questo è un lavoro pubblicato da Open Society e tradotto per Abbatto i Muri da Donatella Rossetti. Di Open Society erano anche le dieci ragioni per decriminalizzare il sex work. Va letto fino in fondo perché parla di questa materia complessa in maniera semplice ed eloquente. Buona lettura!

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Leggi e Norme riguardanti il Sex Work 

I sex worker sono adulti che ricevono denaro o beni in cambio di servizi sessuali, sia regolari che occasionali. Un sex worker può essere maschio, femmina o transgender. Nella maggior parte dei paesi, il sex work e le attività ad esso associate sono atti criminali.

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Denuncia per “istigazione al favoreggiamento della prostituzione” (?) contro proposta di Zoning a Milano

Succede che l’avviso di esposto/denuncia da parte di un gruppo di abolizioniste della prostituzione nei confronti di persone che hanno proposto lo zoning, per i/le sex workers, a Milano, si è concretizzato il 25 Novembre. Tre associazioni di donne hanno depositato un’incredibile denuncia per istigazione al favoreggiamento della prostituzione (?) compiuto, secondo la loro opinione, da “chiunque”, a questo punto e se ho capito bene, parli di sex working a partire da un punto di vista non abolizionista. Non so se lo stesso tipo di denuncia potrebbe riguardare, per esempio, Amnesty, contro la quale di recente si è celebrata una campagna orribile per via della sua decisione che promuove la decriminalizzazione della prostituzione. O potrebbe riguardare, chi lo sa, anche media che danno voce a sex workers che si raccontano e spiegano di aver scelto liberamente quella professione. Potrebbe riguardare ogni parlamentare che presenta una proposta di legge non abolizionista sullo stesso tema. Potrebbe riguardare il Comitato per la difesa dei diritti civili delle prostitute, presieduto da Pia Covre, perché schierato in una battaglia sostenuta, per l’appunto, non solo da molte femministe, ricercatrici e associazioni, ma anche dall’Associazione Certi Diritti. Quel che a me preme dire è che se e quando un dibattito politico delega al tribunale la decisione su chi ha ragione e chi ha torto significa che non ci sono più argomenti. Mi amareggia molto questa notizia, perché speravo ancora che nel movimento femminista, anche con donne che la pensano in modo tanto diverso, ci fosse spazio per una sana e aperta, benché conflittuale, discussione politica. Lo speravo, per quanto fossi già consapevole del fatto che esprimere un’idea, sulla regolarizzazione del sex working, a partire dalle stesse rivendicazioni di tant* sex workers, è veramente molto difficile o, per meglio dire, quasi impossibile. Evidentemente non sbagliavo.

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Non voglio figli, il corpo è mio e lo gestisco io

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Non voglio figli. Non mi sento meno donna se non ho un figlio. Perché devo sentire questa pressione culturale? Perché tutti insistono nel dirmi che devo badare al mio orologio biologico, il mio futuro, la presunta solitudine che sentirò quando sarò vecchia. Perché stanno lì a giudicarmi, a moralizzare la mia esistenza, a dirmi che la mia vita così non ha proprio senso. E se io bastassi a me stessa? E se non aspirassi affatto alle gioie della maternità? Ed ecco che mi dicono che se non faccio figli è perché sono egoista e arida dentro. Non ho amore, non provo empatia, non sono in grado di assumermi responsabilità, eppure la mia vita va bene così com’è, io amo e sono riamata, faccio cose che mi gratificano e non ho la minima intenzione di sentirmi in difetto perché non sono madre.

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Amnesty, Alejandra Gil e la decriminalizzazione del sex work: cronaca di una strumentalizzazione annunciata

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di Edoardo McKenna

Il 22 ottobre la scrittrice e blogger abolizionista Kat Barnyard ha pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian un aspro attacco[1] alle nuove politiche sulla prostituzione che Amnesty International ha approvato nel corso dello “International Council Meeting” tenutosi a Dublino lo scorso agosto, e che verranno presentate in forma definitiva entro la fine di ottobre. Sulla base di esse, Amnesty eserciterà pressioni sui governi dei vari stati affinché tutti gli aspetti del commercio sessuale consensuale, incluso l’acquisto di prestazioni e la gestione di case di tolleranza, vengano pienamente decriminalizzati nelle rispettive legislazioni.

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Comunicato del NSWP in supporto di Alejandra Gil: le cattive leggi non sono nell’interesse dei diritti dei/delle sex worker!

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Le abolizioniste stanno felicemente mettendo alla gogna una attivista, sex worker, che secondo la legge messicana, che confonde sex work (liberamente scelto) e tratta, esattamente sul modello delle leggi che auspicherebbero le manettare abolizioniste della prostituzione, sarebbe rea di sfruttamento della prostituzione. Parlare di lei è funzionale alla criminalizzazione del Global Network of sex work project che, come tante altre organizzazioni del genere, ha fornito il proprio parere ad Amnesty a supporto della decisione che riguarda la depenalizzazione della prostituzione. Screditare Amnesty, per delegittimare la sua decisione, così come per altre notizie infamanti contro l’organizzazione internazionale, mi pare sia l’obiettivo. Il Global network allora spiega e racconta quel che è successo esprimendo solidarietà alla sex worker alla quale chiunque, salvo, appunto, soggetti forcaioli e manettari, dovrebbe mostrare solidarietà. Ecco allora il post del Global Network (Qui in Pdf) tradotto in italiano da Antonella. Buona lettura!

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Comunicato del NSWP in supporto di Alejandra Gil: le cattive leggi non sono nell’interesse dei diritti dei/delle sex worker!

Il Global Network del Sex Work Project (NSWP) si schiera con l’attivista per i diritti umani Alejandra Gil e con la decisione di Amnesty International di adottare una politica mirata alla difesa dei diritti umani dei/delle sex worker, inclusa la completa decriminalizzazione del sex work. Il supporto di Amnesty International per la decriminalizzazione focalizza l’attenzione su quali tipi di abusi dei diritti umani i/le sex worker si trovano spesso a subire, come l’arresto e la condanna di Alejandra Gil in accordo alla nuova legislazione anti-trafficking che mescola il sex work con la tratta di esseri umani.

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Identikit di una abolizionista della prostituzione

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Forcaiola, giustizialista, inquisitrice, gradisce soluzioni carcerarie e mette alla gogna chiunque non la pensi come lei. Si affida a notizie distorte o artefatte per guidare la ciurma di donne che sono tanto preoccupate per quelle che fanno le prostitute. Che scelgano liberamente o siano sfruttate per lei è la stessa cosa, in più si comporta come il più bieco dei giustizialisti legalitaristi di questo mondo. E’ una manettara di prima categoria e finge di ignorare che in Italia, per esempio ad essere processate per il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione sono le coinquiline delle sex workers, qualora scelgono di lavorare nello stesso appartamento. Sono i padroni di casa che affittano l’appartamento e che solo in una ultima sentenza di cassazione sono stati dichiarati innocenti. Intanto però chi vuole applicare la legge Merlin può denunciare e portare a processo chi vuole e condannare o comunque fare spendere un mare di denari in spese legali, spesso a chi di denari non ne ha, prima di arrivare alla giusta soluzione.

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#Femministology: togliete il diritto di parola alle puttane!

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Serafina ha messo una taglia sulla testa di Amnesty International, colpevole, secondo lei, di aver deciso di supportare leggi a depenalizzazione della prostituzione. La taglia consiste nell’offrire varie migliaia di euro a chiunque fornisca prove a discredito contro Amnesty.

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#Femministology: Serafina e quella gran puttana di Biancaneve

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Serafina, l’abolizionista, è sempre pronta a dare battaglia a chiunque abbia idee diverse dalla sua. Riflette tra sé e sé su quale potrebbe essere un copione adatto a rendere credibile il suo pensiero. Innanzitutto serve dichiarare lo stato d’emergenza per abbattere quella puttana che continua a dire che il lavoro sessuale è lavoro.

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#Femministology: Serafina e la propaganda abolizionista

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Per fare credere alla gente che la sua idea è la migliore, Serafina inventa uno stile di propaganda ad hoc. Serafina è straordinaria come a suo tempo lo fu Goebbels. Con la sua puntigliosa strategia inquisitoria riesce a costruire improbabili analogie che sono il primo passo per la sconfitta del nemico.

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