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Amnesty approva a Dublino la bozza di proposta per la depenalizzazione della prostituzione a garanzia dei diritti umani dei/delle sex workers. Risponde a tono a chi in questi giorni e nei mesi scorsi ha buttato fango sull’organizzazione raccontando sonore balle a proposito del fatto che Amnesty avrebbe avuto intenzione di aiutare i papponi. Ma le abolizioniste, si sa, hanno poco a che fare con l’onestà intellettuale e tutto ciò che non gli somiglia viene criminalizzato a danno dei/delle sex workers che soffrono di questo mancato riconoscimento e ascolto delle loro rivendicazioni e soggettività.
Il video che vedete sopra, pubblicato oggi, contiene l’intervento dell’eurodeputata Gauri van Gulick che spiega il perché e cosa significa questo voto, per comprendere la decriminalizzazione di prostitute e clienti nella policy di Amnesty.
Amnesty pubblica la policy che contiene la richiesta, espressa per punti, che Amnesty fa agli Stati a tutela dei diritti umani dei/delle sex workers. Pubblica anche le FaQ, le domande frequenti con le relative risposte, per spiegare per filo e per segno cosa vuol dire quel voto e quante e quali menzogne siano state diffuse in questo periodo. Per ora vi linko la versione originale ma la pubblicherò presto tradotta in Italiano.
A dare annuncio del voto la stessa Amnesty su Twitter con link a questo articolo che G. ha tradotto per Abbatto i Muri. Buona lettura!
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Oggi a Dublino è stato un giorno cruciale. Il comitato decisionale di Amnesty International, l’International Council Meeting (ICM), ha votato a favore della tutela dei diritti umani dei sex workers. Delegati provenienti da diverse parti del mondo hanno adottato una linea che autorizza il Fronte Internazionale (International Board) a sviluppare e sostenere una politica chiara sulla questione.
Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha affermato: “i/le sex workers sono uno tra i gruppi più marginalizzati al mondo, costrett* nella maggior parte dei casi ad affrontare un rischio costante di discriminazioni, violenze e abusi. Il nostro movimento internazionale ha aperto la via per l’adozione di una politica a favore della protezione dei loro diritti umani, che permetterà ad Amnesty di lavorare in futuro su questo problema di grande rilevanza.”
La decisione del Comitato suggerisce lo sviluppo a opera di Amnesty di una linea che sostenga la decriminalizzazione totale di tutti gli aspetti del sex work consensuale. Richiederà che gli Stati si assumano il compito di assicurare ai/le sex workers il godimento pieno ed equo della protezione legale contro ogni sfruttamento, traffico o violenza.
Shetty aggiunge: “riconosciamo l’enorme complessità di quello che è un punto critico nel discorso dei diritti umani: per questo motivo lo abbiamo affrontato dalla prospettiva degli standard internazionali. Inoltre, ci siamo consultati coi membri del nostro movimento globale per rendere conto dei diversi punti di vista nelle varie aree del mondo.”
Il totale di ricerche e consultazioni svolte nell’arco degli ultimi due anni durante la definizione di questa politica si è concluso con il riconoscimento che questo [la decriminalizzazione] è il modo migliore per difendere i diritti umani dei/lle sex workers, anche al fine diminuire il rischio frequente di abusi e violazioni.
Le violazioni a cui i/le sex workers possono andare incontro includono violenze fisiche e sessuali, arresti arbitrari, detenzioni, estorsioni, molestie, traffico umano, coercizioni a test dell’HIV e a interventi medici. Capita anche che siano esclus* da servizi sanitari, domiciliari e da altre forme di assistenza sociale e legale.
Il documento si è fondato su un’ampia evidenza attinta da varie fonti, tra cui varie agenzie delle Nazioni Unite come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la UNAIDS, la UN Women e il Referente Speciale delle Nazioni Unite sul Diritto alla Salute. Le nostre ricerche sono state inoltre condotte in quattro diversi Paesi.
Alle consultazioni hanno preso parte gruppi di sex workers, gruppi in rappresentanza dei/lle sopravvissut* alla prostituzione, organizzazioni abolizioniste, gruppi femministi e rappresentativi dei diritti delle donne, attivist* LGBTQ, agenzie anti-traffico e organizzazioni per la prevenzione dell’HIV/AIDS.
Amnesty International considera abominevole il traffico umano in tutte le sue forme, incluso lo sfruttamento sessuale, e lo ritiene da condannarsi come materia soggetta alla legge internazionale. Questo è stato messo in chiaro tanto nella nuova politica quanto nell’operato generale di Amnesty.
Shetty afferma: “questo è un giorno storico per Amnesty International. La decisione non è stata presa con facilità o leggerezza. Ci teniamo a ringraziare tutti i nostri membri nel mondo e tutti i molti gruppi consultati per il prezioso contributo offerto al dibattito. Ci hanno aiutato a giungere a una decisione importante che definirà i confini del nostro lavoro in questa specifica area dei diritti umani d’ora in avanti.”
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