Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Prostituzione, Hollywood contro Amnesty. Anche le dive sbagliano

a.-Maryl-Streepdi Angela Azzaro (da Il Garantista)

Alla decisione di Amnesty International di presentare e votare un documento in cui si chiede la depenalizzazione della prostituzione, hanno risposto un gruppo di attrici dicendo: no. Non si fa. Si tratta di una contesa storica all’interno del movimento delle donne e dei diritti umani. Da una parte una minoranza che si schiera a favore delle lavoratrici del sesso, chiedendo che vengano loro riconosciuti pari diritti; dall’altra c’è chi non considera la prostituzione come un lavoro che va garantito ma come una violenza in sé che va combattuta.

E’ per questa ragione che il documento di Amnesty ha assunto un ruolo fondamentale all’interno del dibattito mondiale. Cosa dice questo documento che verrà votato nei prossimi giorni a Dublino, nell’ambito dell’incontro dell’associazione che si svolge ogni due anni per stabilire le linee programmatiche? Dice una cosa molto chiara e netta: la discriminazione contro le prostitute e quindi la violenza non si combattono tenendole nell’ombra, ma aiutandole a uscire dall’illegalità là dove sono più facilmente sfruttate e sottoposte ad angherie. La motivazione di Amnesty è importante anche perché non si fonda su assunti ideologici ma sulla verifica della realtà. Non è quindi in gioco una contesa filosofica sui diritti delle donne, ma un concreto tentativo di dare una mano in termini di diritti a chi oggi non ne ha e per questo paga un prezzo altissimo.

Dall’altra c’è quasi tutto il movimento femminista, con alcune eccezioni. In Italia per esempio abbiamo la combattiva blogger Eretica, tra le prime a segnalare nel nostro Paese il documento di Amnesty, collaboratrice anche del nostro giornale e del Fatto quotidiano, sostenitrice del punto di vista delle sex worker. Ma le femministe che si battono per la soppressione della prostituzione (da qui la definizione di “abolizioniste”) sono di più e questa volta si trovano in compagnia di alleate di grosso calibro: appunto le dive di Hollywood. Le attrici Meryl Streep, Carey Mulligan Kate Winslet, Anne Hathaway, Angela Bassett, Lena Dunham, Emily Blunt, Emma Thompson, Debra Winger, l’attore Kevin Kline, il regista Jonathan Demme, e le femministe Gloria Steinem ed Eve Ensler hanno firmato una lettera aperta della Coalition Against Trafficking in Women (Coalizione contro la tratta delle donne) in cui si chiede di non votare il documento dell’associazione internazionale.

Lo scontro è frontale e oggi diventa dirimente. La discussione sui diritti delle prostitute interessa sempre più Paesi e, nonostante le battaglie delle sex worker, la loro voce si fa sentire sempre più flebilmente, silenziata dal rumore di fondo dei proibizionisti. Ma oggi c’è un nuovo documento, c’è Amnesty che dice una cosa fondamentale e che non attiene al giudizio morale. Il problema non è la visione di un singolo o di un gruppo organizzato sul lavoro sessuale. La posta è un’altra. E riguarda i diritti di chi lavora in questo settore. Amnesty dice – in qualche modo – che discriminarle, negando loro i diritti, ci rende complici di violenza. Come, la paladina dei diritti delle donne Meryl Streep, si schiera contro altre donne? Di fatto è così, anche se sicuramente pensa di farlo a fin di bene. Ora tutta l’attenzione si sposta su Dublino, dove speriamo che la lettera delle dive non faccia cambiare idea e si approvi quello che sarebbe un documento storico.

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