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#FertilityDay e la locandina con le cattive “abitudini” associate alla “razza”

nuovologoRicordate il Fertility Day con la sua propaganda da ventennio fascista? Il Ministero ci riprova, con un logo patriottico e alcune immagini scontate, tra le quali una, in particolare, un po’ razzista e classista. Nel sito continuano a parlare di iniziative, al plurale, in Italia, anche se in molte città italiane, invece, si faranno, domani, iniziative che vanno dal Fertility Gay, al Fertility Mai, Felicity Day, e via di questo passo. Manifestazione principale a Roma, davanti al ministero, e poi a Milano, Padova, Napoli, Imola, e Vicenza, e altre news le trovate qui.

L’analisi del contenuto del Piano di Fertilità Nazionale la trovate qui, nel dettaglio. Non è cambiato nulla, ovviamente, salvo la copertina che, come dicevo, si presenta con un nodo rosso, patriottico, e immagini di propaganda che mettono in primo piano coppie etero, bianche, di bell’aspetto, contro persone – definite, mi pare, non a caso, “compagni” – nere, ricce, bad girls, che fumano marijuana o non so, nel più classico degli stereotipi razzisti e destrorsi. Il bianco puro e lo scuro impuro, gente perbene e gente per male.

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A parte il fatto che io adoro i “cattivi compagni”, il punto è che non abbiamo bisogno di nessun Piano di Fertilità per dare figli alla patria, quando i figli dei migranti vengono lasciati a morire nel mar mediterraneo. Quello di cui abbiamo bisogno, casomai, è di un piano economico che ci renda possibile una scelta: fare o non fare un figlio a quel punto non diventa un obbligo, un privilegio, ma un desiderio plausibilmente realizzato solo se ve ne sono le condizioni. Quello che va fatto è ritirare quell’orrendo piano di fertilità e ragionare di sanità che si occupi delle donne, per esempio, che nelle sale parto ancora subiscono taglietti e compressione dell’addome, durante i dolorosi parti. Donne che soffrono di endometriosi senza che essa sia considerata una patologia grave con la quale le donne hanno a che fare. Donne che non vogliono fare un figlio ma non per questo, parlando di economia, non hanno diritto a un reddito e a una assistenza sanitaria che si occupi dell’aspetto ginecologico, includendo contraccettivi di emergenza o aborto.

Le donne non sono uteri di Stato controllati da chi ci vorrebbe produttive per il bene della nazione. Le donne sono persone e prima di redigere qualunque piano la ministra avrebbe dovuto chiedere a tutte noi di cosa abbiamo bisogno. Questo, ovviamente, se fossimo considerate persone autodeterminate. Così non è, e un piano che orienta le politiche sanitarie per indurci a fare figli per la patria va definito per quello che è: una violenza. E’ violenza di genere.

Ps: la locandina razzista non è un fake. QUI la fonte ufficiale. Apprendiamo adesso che l’opuscolo è stato ritirato e che è stato licenziato il direttore della comunicazione. L’opuscolo resta ora visibile solo su archive.org.

mahUpdate: aggiungo che un’altra immagine, contenuta tra le descrizioni delle “cattive abitudini”, alimenta grassofobia, body shaming, con pretesto salutista. L’immagine presenta una ragazza forse un po’ sovrappeso come fosse obesa, gravemente malata. E se lei si piacesse così? Da quando un ministero della salute promuove il digiuno in nome della “fertilità”?

 

 

—>>>Secondo un articolo dell’huffington post che sottolinea le nostre osservazioni il ministero avrebbe così commentato: “‘Il razzismo e’ negli occhi di chi guarda, noi pensiamo alla prevenzione”. E mi pare l’esatta risposta che viene data quando becchiamo manifesti sessisti. Il sessismo è negli occhi di chi guarda. Disaccordo totale con il ministero. Il razzismo è in quell’accostamento e nella definizione di cattive compagnie dedicata a neri, capelloni, donne cattive, e gente che fuma marija.

Rassegna stampa: ne parla Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Corriere, l’Ansa

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Comments

  1. Lasciamo da parte le storture con cui viene messa in atto una campagna di per sè corretta (il problema della fertilità esiste, ci sono molte persone che davvero non sanno che certe condizioni mediche, compresi alcuni stili di vita, la abbassano, e si presentano agli ambulatori di ginecologia perchè non riescono ad avere figli) e concentriamoci sull’ultimo messaggio: la ragazza dell’immagine è sicuramente sovrappeso, forse obesa; il testo si concentra sulla scarsa attività fisica e i problemi medici che ne seguono. Secondo te si tratta di malafede, un “pretesto”: ma perchè? E’ una campagna sulla salute del ministero della sanità (quindi un ente titolato a parlare di salute), non parla dell’estetica del corpo, parla solo e soltanto della salute con informazioni mediche corrette. Anche l’immagine scelta è corretta: la scarsa attività fisica e l’eccesso nell’alimentazione sono la causa del sovrappeso e dell’obesità nella quasi totalità dei casi, soltanto in una minoranza ci sono altre cause concomitanti (terapie farmacologiche e ipotiroidismo) e comunque, anche in presenza di altre concause, le soluzioni son sempre quelle: dieta e attività fisica. Non si poteva scegliere un’immagine diversa: è quella che meglio rappresenta il problema della sindrome del divano (le persone normopeso che mangiano un sacco e non si muovono sono una rarità). Poteva essere scelto anche un uomo, perchè le informazioni mediche si applicano praticamente allo stesso modo, tuttavia mi sembra di capire che la campagna sia indirizzata alle donne.
    Infine, “se lei si piacesse così” è esattamente il pensiero distorto che spesso ti impedisce di vedere la differenza tra body shaming e discorsi sulla salute (per cui parlare di salute diventa sempre e solo una scusa per insultare, in un riflesso pavloviano): non ha nessuna importanza “se lei si piace così”, non si discute di stare a proprio agio in un corpo piuttosto che in un altro, si discute solo e soltanto degli effetti nocivi di alcune condizioni (si parla di fertilità). Se poi “lei si piace così” nessuno le correrà dietro perchè deve dimagrire, ma è importante che sappia che ci sono più probabilità di avere figli (sempre che ne voglia avere) in certe condizioni piuttosto che in altre.

    Detto ciò, continuo a pensare che il problema della scarsa natalità siano sociali (chi non può figliare per motivi economici ha un gran giramento di cosiddetti nel vedere questa campagna), non sanitarie.

  2. L’ update è leggermente fuori tema.
    Parlano di sovrappeso e obesita ed hanno usato come illustrazione una ragazza sovrappeso, qual’ è il problema? Nel testo non si parla di digiuni, diete, body shaming o cose simili, anzi almeno quella parte è scritta con un certo rigore scientifico.

    “E se lei si piacesse così? ” può piacersi anche con 100kg in più, fatto sta che ci sono evidenze scientifiche incortrovertibili riguardo ai danni che il peso in eccesso procura alla salute, non si sta parlando di estetica.
    Ormai affermare una semplice evidenza viene subito additato come fat shaming o body shaming, specialmente (anzi, quasi solo) se coinvolge il sesso femminile.
    I fumatori (sempre tenendo presente che loro danneggiano anche chi gli è vicino) non credo avrebbero mai da ridire se venissero presi di mira da qualche campagna simile, sanno bene di non poter obiettare; esiste addirittura la campagna “chi fuma è scemo”!
    Però smettere di fumare è difficile quanto perdere peso, se non di più.

    • Commentino insulso da nazisalutista. Complimenti

    • Io non minimizzerei la negatività del messaggio e non sono d’accordo con chi tira in ballo la solita “evidenza”, deviando il discorso dal focus della questione, che è il linguaggio.
      Qui viene rappresentata una persona con una corporatura molto comune come simbolo di come non si dovrebbe essere. Quante persone di quella taglia non sono particolarmente sedentarie? Perché non dovrebbero piacersi?
      Anche stigmatizzare i fumatori non lo trovo particolarmente sensato o utile, al di là della necessità di fornire informazioni sui rischi. Nessuno è obbligato a corrispondere a standard “salutisti” (in realtà moralistici e giudicanti) e tra l’altro qui il messaggio è ancora più aberrante: devi essere sano (e, soprattutto, sana) per procreare.
      La copertina del Piano, poi, è di una violenza inaudita, davvero esemplificativa dell’ideologia intollerabile che sta sotto l’iniziativa stessa: le buone abitudini da promuovere sono l’eterosessualità, la monogamia e rigidi modelli di genere (esemplificate dai tizi che si portano la “propria” tizia in galoppa, come si dice dalle mie parti), i cattivi compagni invece la promiscuità sessuale e razziale, capelli e abbigliamento non immediatamente identificabili come maschili o femminili, e comportamenti che non rispondono agli standard del salutismo istituzionalizzato.

      • La stragrande maggioranza delle persone di quella taglia sono sedentarie, nessuno ha detto che non dovrebbero piacersi. Questo solo per rispondere alle domande. Per il resto: la “solita evidenza” è scienza (tonnellate di articoli su PubMed, se so cos’è), il linguaggio dell’opuscolo, in quella parte è tutt’altro che offensivo e che esistano degli “standard” salutisti moralisti e giudicanti è una tua bizzarra opinione (peraltro diffusa) che ignora completamente la realtà (tra sottopeso e sovrappeso ci sono circa vento chili, non esattamente uno stringente standard di normalità, che comunque è deciso su base razionale, non su base aleatoria).

  3. Tutto ciò è assurdo

  4. Questa campagna è partita male e finisce peggio perché fa riferimento a una “sostanza” già di per sé piena di contraddizioni. Basta leggere anche solo le prime pagine del testo: la prevenzione della fertilità sarebbe lo strumento attraverso cui rilanciare il “prestigio della maternità” fattore che determinerebbe l’aumento di natalità…boohh! Ministero della salute o della prevenzione della specie? Anche loro sono confusi.

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