#FertilityDay: ci volete gravide, ci avrete incazzate!

Schermata 2016-09-04 alle 09.25.05Lei scrive:

Non volevo dire nulla in merito alla campagna pro-procreazione (pro-pro…prosciutto!) lanciata dal “governo”, perché (giustamente) nel giro di poche ore era già stata abbondantemente smerdata e criticata, tanto da far correre ai ripari i promotori e mandare in down il sito che lanciava ‘sta nuova genialata.

Avevo storto il naso, mi ero fatta una risata e, al più, mi ero domandata se i grafici assunti per questa campagna avrebbero ancora avuto il coraggio di mandare curriculum.
Questo fino a tre minuti fa.
Poi mi sono andata a leggere il testo integrale del così citato “Piano nazionale per la fertilità” e sono risaliti a galla vecchie rabbie e impolverati slogan (“L’utero è mio e lo gestisco io” evidentemente è e resta un evergreen), ma anche noti riferimenti storico-littori, che ben mi ricordano che la dittatura pretende dei figli.

Ora devo scriverne, devo parlarne, perché qui, in questo Paese ai confini di Frittole – millequattro, quasi millecinque- stiamo ancora lottando per avere la pillola del giorno dopo, la pillola abortiva e, troppo spesso, anche le informazioni e le prestazioni che dovrebbero spettarci di diritto, senza doverci giustificare, senza dover sostenere lo sguardo di gente che di mestiere fa il farmacista, ma si sente un po’ prete.

Così che vedere sui vetri di una farmacia l’avviso “Non vendiamo la pillola del giorno dopo, non insistere!” non ha niente in più della quotidiana esperienza e se la colpa è di chi, non informata, non punta i piedi e chiama i carabinieri, lo è altrettanto e di più di quella Mamma Patria che costringe le sue figlie a rivendicare la libera scelta su libero corpo, all’ombra di una Chiesa ancora troppo presente e che non smette di infilare il dito tra le nostre cosce.

Rabbrividisco nel leggere che per quello stesso Stato che si occupa della mia formazione scolastica (…più o meno), la causa più grave della scarsa natalità è proprio l’incremento di donne laureate, competenti e competitive nel lavoro e che questo venga visto con sdegno e come un problema, invece che come una risorsa preziosa; che ancora ci si debba sentir dire che per somigliare agli uomini ci siamo dimenticate di essere donne (il testo parla di “inversione di rapporti di forza” tra i sessi… come se a noi fosse cresciuto il pisello, perdio!); e sopratutto, che per essere considerata Donna, io debba dimostrare di essere fertile e feconda.

Non taccio, non esiste, perché se questo “piano”, questa “manovra” passa siamo rovinate e allora non basteranno più gli slogan a contrastarne le conseguenze giuridiche: chi mi assicura che per tutelare la mia fertilità non inseriranno i posti limitati per le donne nelle università?
Chi mi garantisce che non sarò costretta a comprare quelle maledette pillole al mercato nero, perché le avranno rese illegali? Chi mi dice che, al contrario di ora, per avere uno stipendio non dovrò dichiarare di essere incinta di una vita che non potrò mantenere con il lavoro schifoso per cui spero di essere assunta?

Scrivo, scrivo e ancora scrivo perché ho questo sotto mano, ma aspetto le piazze e le solite botte, che magari se avessimo tutte il pancione ci eviteremmo, pensa un po’!

Ci volete gravide, ci avrete incazzate.

Vittoria.

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