Soffro di precarietà ed endometriosi: altro che #fertilityday

subvertising di Valentina Maran

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lei scrive:

Cara Eretica,

Vengo a conoscenza dell’orrida campagna “Fertility Day” a cavallo di una giornata complessa e che, guarda caso, ha proprio a tema la mia fertilità. Dopo mesi se non anni di sofferenze, ho scoperto di soffrire di focolai di endometriosi abbastanza estesi su ambedue le ovaie, di avere un piccolo polipo nell’utero, nonché una retroflessione dell’utero stesso. Morale della favola: per me concepire figli potrebbe essere molto complesso, e il rischio di aborti spontanei molto elevato nel primo trimestre. Una botta pesante per me che, da femminista convinta e sostenitrice dell’autodeterminazione di tutte, ho sempre desiderato avere dei figli. Tutto ciò aggiunto al disagio provocato da una malattia come l’endometriosi che, per chi non lo sapesse, causa dolori fortissimi durante il ciclo (comparati a contrazioni da parto per intensità!!) e fastidi anche intensi durante il rapporto sessuale. Unica (magra) consolazione: usando il cerotto contraccettivo ho parzialmente e inconsapevolmente curato la mia condizione. Ma quindi cosa c’entra il Fertility Day e la rabbia che mi suscita con la diagnosi? Beh, il modo in cui l’ho avuta, o meglio pretesa nonostante gli ostacoli che ho incontrato.

Ho un contratto di ricerca a tempo determinato all’estero, ma la mia ricerca è sull’Italia. Da quando è iniziato il lavoro sul campo e devo mantenere un affitto anche all’estero, per non gravare sui miei, per far quadrare i conti col mio stipendio e per scelta politica vivo in un’occupazione abitativa. Pertanto, la mia residenza è rimasta a casa dei miei, da tutt’altra parte d’Italia, perché l’articolo 5 del Piano Casa mi impedisce di spostare la residenza dove vivo in quanto “occupazione abusiva”. A causa di questa bella disposizione ideata da Maurizio Lupi, non posso avere medico di base nè assistenza sanitaria dove effettivamente vivo e ho conosciuto il mio attuale compagno (migrante, con lavori saltuari e problemi di documenti legati al suo attivismo politico) in quanto mi trovo a vivere in una casa abusiva, a prescindere dalla condizione di effettiva necessità. Stesso discorso per tutte le altre famiglie (includenti bambini, anziani e persino disabili) che vivono con me e riescono a strappare l’accesso ai servizi solo approfittandosi delle maglie a volte larghe del sistema.

Detto questo, fin da giovane sono sempre stata molto regolare nei controlli ginecologici e nell’informarmi per avere una sessualità consapevole. Anzi, ho dovuti iniziare la trafila dei check-up approfonditi ben prima di essere sessualmente attiva a causa dei dolori mestruali che secondo la ginecologa da parte mia erano “esagerati”. Di considerare l’endometriosi, manco a parlarne. Comunque mi ha somministrato il cerotto che ha migliorato la situazione. Ma da un po’ di tempo col mio nuovo compagno avevo dolore anche forte durante i rapporti. Dopo un sanguinamento, con fortissimi dolori mi sono recata a un pronto soccorso ostetrico particolarmente rinomato in questa grande città. Lì insieme ad altre ho atteso ore per essere visitata “perché non sei incinta e quindi non è urgente” (????), per essere poi visitata da dottoresse scorbutiche che mi hanno criticata per i miei dolori chiedendomi come avessi rapporti viste le mie contrazioni, e senza rilevare neanche il polipo più visibile. Mi hanno rimandata a casa con un foglio e manco una prescrizione. A quel punto non potendo fare altro, e non essendo affatto convinta che fosse tutto a posto, mi sono recata al Consultorio più vicino alla mia occupazione. Ho ricevuto un appuntamento dopo 20 giorni strappato per fortuna perché si era liberato uno dei posti riservati alle donne incinte. Sono stata visitata da un dottore che, dopo l’ennesima visita, ha sostenuto la tesi che avessi solo la cervice arrossata ma niente di che, e che mi ha rimandata a casa con una prescrizione per rimedi generici e testuali parole: “Signorina non si preoccupi,è tutto a posto e comunque può avere figli” (come se peraltro non importasse il mio dolore durante i rapporti e i fastidi legati alla mia sessualità non avessero alcuna rilevanza se non in chiave esclusivamente riproduttiva). Ma io continuavo a non essere affatto tranquilla.

A quel punto, ho iniziato a fare autonomamente ricerche e sono incappata in articoli che parlavano dell’endometriosi. Dai sintomi, mi è parso immediatamente di leggere il mio ritratto. A quel punto però toccava prenotare un’ecografia,  forse una risonanza e anche una colposcopia. Oltre alla difficoltà di dover tornare a fare visita al mio medico di base da tutt’altra parte per farmi prescrivere le visite, i tempi di attesa sono scandalosi. All’estero dove ho il contratto di ricerca poi il mio status di “migrante” (per quanto privilegiata) mi aveva già provocato problemi nell’accesso alle visite specialistiche. Per non parlare poi dei costi molto elevati (nell’ordine delle centinaia di euro) per entrambe le opzioni sia fuori che in Italia, e ben oltre le mie possibilità economiche. Ma non ho voluto demordere. Alla fine ho prenotato un check up completo tramite un sito di voucher (!!!) con un fortissimo sconto presso un ginecologo privato. E alla fine la diagnosi è arrivata. Quella che mi aspettavo, e con un certo sconcerto del dottore che ha detto che probabilmente sono anni che ho questi problemi e che probabilmente nessuno li ha mai diagnosticati per superficialità, poca attenzione o pensando che mi lamentassi senza motivo o, come si suol dire, avessi una soglia bassa del dolore.

Sono uscita da quello studio in lacrime, con il mio compagno che cercava di farmi forza, avvilita per la diagnosi che mi prospetta una fertilità complicata (sebbene costellata di possibili soluzioni chirurgiche e, in ultima istanza, cure per la fertilità costosissime) e infuriata perché NESSUN* dei dottori e delle dottoresse che mi ha visitata fino a quel momento si è accort* di nulla, né ha preso sul serio i problemi che avevo al punto da voler andare a fondo o prospettarmi la possibilità di essere affetta da una malattia cronica che ha così tante conseguenze non solo sulla mia possibilità di avere figli, ma anche sulla vita di tutti i giorni, da quella affettiva a quella lavorativa (lavorare con i dolori mestruali da endometriosi è qualcosa di praticamente impossibile!). E anche perché se non avessi saputo dove andare a cercare, le conoscenze, la caparbietà e una minima disponibilità economica non avrei mai potuto andare fino in fondo a farmi diagnosticare il disturbo che ho sempre saputo di avere. E peraltro le lacrime me le sono dovute asciugare in fretta, perché era già ora di capire come mettere da parte i risparmi per proseguire la terapia con questo dottore che, pur avendo deciso di applicarmi una tariffa da “precaria”, comunque andrà ad erodere i miei già non straordinari risparmi.

E allora mi domando: come si permette una come la Lorenzin di fare una ramanzina sulla fertilità e il proprio utero quando la sanità è ridotta a livelli talmente scandalosi da rendere l’assistenza disattenta, un mercificio di prestazioni erogate di corsa e senza attenzione per il/la paziente? E che possiamo dire di quei dottori che evidentemente non mi hanno mai presa sul serio tanto da non diagnosticarmi il disturbo e addirittura sbeffeggiata? E vogliamo parlare di chi mi ha lasciata 5 ore a sanguinare in una sala d’attesa di una struttura pubblica perchè non era incinta e perciò a prescindere non era grave? Gli stessi che poi magari si definiscono pro-life e fanno gli obiettori sull’utero delle altre, trattando egualmente come immondizia quelle donne che, per scelta o magari per assenza di risorse, non vogliono e non possono permettersi di avere un figlio.

E me lo fornirà lei il reddito necessario per continuare privatamente le cure che non sono riuscita ad ottenere nel pubblico, prendere eventuali contromisure casomai fossi infertile, ed eventualmente quello per crescere mi* figli* con due redditi estremamente precari come il mio da lavoratrice cognitiva e quello del mio compagno? E soprattutto, provvederà ai diritti che io e tutte le donne non abbiamo in quanto precarie, migranti, occupanti o disoccupate che vengono addirittura escluse per legge dall’accesso ai servizi se decidono autonomamente di riconquistarsi un pezzetto di reddito come la casa? Io non credo, visto che proviene da quella fazione politica che ha massacrato welfare e servizi, che ritiene immorale insegnare nelle scuole educazione sessuale e affettiva, e che al Family Day sputa su tutte quelle famiglie per scelta che non corrispondono all’immaginario fascio-cattolico. E allora la Lorenzin si risparmi la propaganda di regime Dio-Patria-Famiglia: l’utero è mio e me lo gestisco io. Se vuole parlare della nostra fertilità, restituisca a tutt* il reddito, i diritti, una sanità pubblica e accessibile. E poi (forse) se mi/ci va ne riparleremo.

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