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#fertilityday: #lorenzin dice che il volantino da lei approvato è meglio

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La ministra Lorenzin [qui la sua dichiarazione online] mostra al pubblico il volantino da lei approvato che sarebbe molto diverso da quello messo online da non si sa chi altri. La trama si infittisce. Ringraziandola per aver confermato il fatto che il volantino, così come l’abbiamo conosciuto, è razzista, e ringraziandola per il tempestivo intervento, per quanto l’assunzione di responsabilità dovrebbe, a mio avviso, portarla alle dimissioni per tutta la maniera in cui è stata gestita, fin dall’inizio, la campagna del fertility day e per il piano nazionale della fertilità stesso che non ha alcun senso dato che non offre risposte alle richieste totalmente differenti poste ai cittadini, insomma ringraziandola per non essersi rintanata nelle stanze del ministero sfuggendo alle critiche, quel che seriamente chiedo è: sul serio trova che ci sia una differenza abissale tra i due volantini? I cattivi “compagni” che si fanno le canne, bianchi o neri che siano, con il ragazzo nero il cui volto viene scarabocchiato per evitare di distinguere i suoi tratti, non sono già un motivo sufficiente per ritenere orribile quel volantino? Ma ha una vaga idea, la ministra, di quanto sia stereotipato e ghettizzante l’attribuzione di stigmi su determinate persone, ricce, da centro sociale, così come li immaginerebbe qualcuno della Lega, contrapponendoli alle coppie bianche che fanno tanto destra estrema per la superiorità dei bianchi?

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#FertilityDay: opuscolo “razzista” ritirato e direttore comunicazione licenziato. Ma #Lorenzin resta ancora lì?

c_17_opuscoliposter_317_allegatoLeggo che anche stavolta la Ministra Lorenzin non sapeva niente della campagna di comunicazione sul Fertility Day. Ma io dico: comunicate tra voi da quelle parti? Com’è che vi rendete conto dei vostri errori solo se ve li segnaliamo noi? Cioè noi che paghiamo le tasse e anche gli stipendi di chi lavora da quelle parti. Dice l’Ansa che è stato ritirato l’opuscolo (ora visibile solo su archive.org) sulle cattive abitudini attribuite a neri e gente dei centri sociali (eh si, che era quello il senso, mentre le buone abitudini erano associate a due coppie di bianchi che a guardarli parrebbe un suggerimento per scambisti), sarebbe stata aperta un’inchiesta e revocato l’incarico al direttore per la comunicazione del ministero. Il direttore, che poi sarebbe una direttora, al Fatto Quotidiano dice che non ha ricevuto un bel niente. Ma quel che a me viene in mente è il fatto che per ben due volte si è scansata la critica all’intero Piano Nazionale della Fertilità, con annesse ridicole iniziative e offensive locandine e immagini, e per ben due volte la Ministra resta attaccata alla poltrona senza dare il minimo segno di assunzione di responsabilità che viene attribuita sempre e solo ai sottoposti.

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#FertilityDay e la locandina con le cattive “abitudini” associate alla “razza”

nuovologoRicordate il Fertility Day con la sua propaganda da ventennio fascista? Il Ministero ci riprova, con un logo patriottico e alcune immagini scontate, tra le quali una, in particolare, un po’ razzista e classista. Nel sito continuano a parlare di iniziative, al plurale, in Italia, anche se in molte città italiane, invece, si faranno, domani, iniziative che vanno dal Fertility Gay, al Fertility Mai, Felicity Day, e via di questo passo. Manifestazione principale a Roma, davanti al ministero, e poi a Milano, Padova, Napoli, Imola, e Vicenza, e altre news le trovate qui.

L’analisi del contenuto del Piano di Fertilità Nazionale la trovate qui, nel dettaglio. Non è cambiato nulla, ovviamente, salvo la copertina che, come dicevo, si presenta con un nodo rosso, patriottico, e immagini di propaganda che mettono in primo piano coppie etero, bianche, di bell’aspetto, contro persone – definite, mi pare, non a caso, “compagni” – nere, ricce, bad girls, che fumano marijuana o non so, nel più classico degli stereotipi razzisti e destrorsi. Il bianco puro e lo scuro impuro, gente perbene e gente per male. [Read more…]

Fertility Day: come le vacche

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di Marco Reggio

Il “Fertility Day” sembra essersene andato con la rapidità con cui è venuto. Una meteora, forse un’eiaculazione precoce, forse un aborto. In ogni caso, non è rassicurante pensare che sia stato concepito dal governo in carica, che, evidentemente, incassa il consenso “pink” ottenuto con la legge al ribasso sulle unioni civili e lo spende in una campagna che fa impallidire quelle di Benito Mussolini. “La bellezza non ha età. La fertilità sì”; “Datti una mossa, non aspettare la cicogna”; “La fertilità è un bene comune”; “Genitori giovani. Il modo migliore per essere creativi”. Questi alcuni degli slogan che invitano, in buona sostanza, a fare figli per la patria, come dice esplicitamente – le immagini valgono più di mille parole – la grafica della cartolina “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”: un paio di scarpine avvolte in un nastro tricolore (la costituzione antifascista funge, acrobaticamente, da legante fra le soggettività, il senso di comunità-cittadinanza e uno Stato in perenne fascistizzazione). E non si tratta di un errore di comunicazione, purtroppo. I maldestri tentativi di rendere in forma pubblicitaria l’idea che sta dietro al Fertility Day rendono solo più evidente la logica ministeriale, che è quella della pressione alla maternità irresponsabile. La fertilità e la maternità diventano appunto un bene comune: l’utero è mio, ma è la Patria a dirmi come gestirlo.

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#FertilityDay: endometriosi, se ce l’hai non puoi dare figli alla patria!

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Cara Eretica, ho appreso in queste ore che il ministro Lorenzin nel confermare il fertilityday ha dichiarato che lei si occupa della salute dei cittadini, bene sono contenta! finalmente si occuperà anche di me… o forse no. Sono affetta da endometriosi e stando al piano nazionale della fertilità appartengo a quella percentuale di fortunate che saranno costituzionalmente esonerate dall’obbligo di generare soldatini per la Patria.

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#FertilityDay: Lorenzin, non è un problema di forma ma di sostanza!

Immagine a cura di Una Manu

Immagine a cura di Una Manu

 

Quel che la ministra Lorenzin non ha capito è che si tratta di una questione di sostanza e non di forma. Non è cambiando un paio di immaginette che riuscirà a farci piacere il Piano nazionale per la Fertilità. Le immagini, d’altronde, rappresentavano egregiamente i contenuti del piano che, per chi lo ha letto, risulta perfino peggiore delle orribili vignette. Quel Piano, d’altronde, nasce con l’intento di far parlare del “prestigio” della maternità, così come spiegava la consulente di Lorenzin solo qualche tempo fa. E se la Consulta di Bioetica pisana assieme a un vastissimo gruppo di psicologi e psicologhe, si oppongono, a partire dai contenuti, al Piano, Lorenzin, invece, pare assolutamente intenzionata ad andare avanti.

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#fertilityday: scegliere di fare un solo figlio non è affatto da egoiste

esortazione ministeriale a fare più figli? e li mantiene il governo o cosa?

questa non è una delle cartoline della campagna #fertilityday. è un subvertising. ma rende l’idea. 

 

Cerco qui di raccogliere alcuni messaggi che raccontano la contrarietà rivolta al #fertilityday. Ci state scrivendo in tant*, uomini e donne, e allora vi diamo spazio ma vi proponiamo anche un tema. Decidete voi quale dovrebbe essere la narrazione sulla genitorialità, la precarietà, con parole, immagini e storie che sono lontane anni luce dalla modalità comunicativa fascista scelta per il #fertilityday. Invitandovi a leggere, per vedere con i vostri stessi occhi, la storia della maniera in cui Mussolini governò le donne italiane e l’attuale piano nazionale della fertilità deciso dal governo (scopri le differenze!), vi invitiamo a partecipare a questo corteo che parla delle nostre vite, dei nostri corpi, dei nostri uteri, delle nostre scelte e dei nostri desideri, ovvero tutto ciò che il governo non può assolutamente “amministrare” e “normare” perché si tratta di noi . Buona lettura!

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il primo:

“Cari/e maschilisti/e,
Vi scrive una donna che a quasi 23 anni non è madre.
Eppure è scritto ovunque che l’età migliore per “sfornare” figli è intorno ai 20 anni.
Ops, sto già iniziando ad invecchiare, devo affrettarmi!
Questa ridicola campagna fascista sulla fertilità sottolinea ancora una volta, quanto la donna sia solo un “oggetto” utile a sfornare figli.
Qui non c’entrano il desiderio di maternità o i nostri sentimenti, il sentirsi pronta per affrontare questa bellissima avventura. No, la donna è stata creata con il solo scopo di fare figli (per la patria e magari pure maschi). È utile solo a quello, le donne sterili o vecchie sono da buttare: non possono più produrre materia prima. E quelle che non vogliono avere figli perché stanno bene senza, sono da condannare al rogo, streghe!
È stato scritto : 《Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità? […] La crescita del livello di istruzione per le donne ha avuto come effetto sia il ritardo nella formazione di nuovi nuclei familiari, sia un vero e proprio minore investimento psicologico》
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