#FertilityDay: della norma eterosessuale e la fertilità che non è un “valore”!

logo-fertility-day-2016-grandeSul Fertility Day, il punto non è che chi vuole avere figli non dovrebbe farli. Nessuno ha mai scritto questo e diventa antipatico il fatto che non si possa ragionare in senso politicamente critico del significato di un evento che insorgono subito le madri, i paternalisti, e poi quell* che “il femminismo non è questo” o “state esagerando”. Ma esagerando esattamente su cosa? Che un governo istituisca una giornata che richiama alla fertilità, invece che una generica giornata che parla di educazione sessuale, per esempio, includendo la questione della voglia di figliare, fa tanto ventennio mussoliniano. Donne chiamate dalla patria a fare figli e a rispondere ad un preciso richiamo governativo. Ci avevano provato in precedenza, la ministra Lorenzin, parlò di Piano di Natalità, e tutte noi mostrammo analisi critiche giustamente feroci contro quello che sembrava un piano di attuazione discendente da idee da Family Day. Bisogna leggere meglio le parole, riconoscerne il significato, la colpevolizzazione e la patologizzazione di chi “non è fertile” e molto altro ancora che per fortuna è stato riconosciuto da altre compagne. Si parla dello stesso ministero che si oppone alla procreazione medicalmente assistita, quella eterologa, e che riversa sulle coppie omosessuali un tantino di “perplessità” per usare un eufemismo, senza, di sicuro, informarsi sulla fertilità di ciascuno. Ma lo stesso nome dato all’iniziativa è orripilante. Non sentivo questo termine da molto tempo. L’età fertile, la donna fertile, l’uomo fertile, non sei fertile, la colpa di non essere fertili. E’ fascismo comunicativo e spiace che non si accetti una critica tanto politicamente motivata da parte di chi evidentemente non coglie o non rispetta chi la vede diversamente da loro. La fertilità non è un valore, perché prima che fertile tu sei una persona, a prescindere da tutto. Perciò dire Fertility Day è come parlare di Family Day. Ed ecco ancora un’altro commento sulla questione. Buona lettura!

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Lei scrive:

Cara Eretica,
sento il bisogno di spiegare perché certi commenti in relazione al post sulla giornata per la fertilità mi hanno suscitato amarezza e stupore. Proprio su questa pagina mi ritrovo a dover leggere parole di fastidio, di biasimo, nei confronti di chi ha colto quello che, anche per me, è il vero senso di questa iniziativa: propaganda, pura propaganda autoritaria e conformista. “Proteggi la tua fertilità. Per te. Per noi. Per tutti”. È uno slogan che mi suona come : ” se non puoi riprodurti, farai un danno a te stess*, alla società, alla patria”. Ed è profondamente e intrinsecamente razzista, perché il calo demografico che preoccupa è unicamente legato alla natalità bianca, italiana. Perché le nascite tra le famiglie immigrate sono tutt’ altro che in calo. Per non parlare del fatto che legare la genitorialità esclusivamente alla riproduzione biologica, è l’ ennesimo modo per ribadire la famiglia ” tradizionale” come solo gruppo sociale fondante e degno di legittimazione e d’incoraggiamento. Mai un fiato sui vincoli burocratici, spesso speculativi, escludenti single e coppie omosessuali, sugli iter infernali che i candidati genitori devono sostenere quando si tratta di adottare. Se si vuole davvero tutelare il diritto ad essere genitori, si dovrà cominciare a parlare seriamente e pubblicamente anche di questo e di tutti gli altri modi per diventarlo, Gpa compresa. E il calo di nascite di bambin* bianch*, occidentali, di un solo paese, non può essere seriamente considerato una preoccupazione. Non su un pianeta di oltre 7 miliardi di persone. Casomai dovremmo cercare di capire quanto sia insulso, vuoto, arcaico, continuare a parlare di patria, confini, e roba simile. E infine: è evidente che ogni donna ha il diritto di scegliere se essere o non essere madre. Ma se non si smette di considerare l’ infertilità come una malattia, una sciagura per l’ autodeterminazione femminile, tante, troppe donne continueranno a pensare di essere donne a metà. Per questo motivo molte donne si ritrovano a struggersi per un desiderio che a volte è autentico, personale, ma a volte è indotto, frutto di una mentalità subdolamente escludente, come quella che sta alla base di un’ iniziativa come la giornata sulla fertilità. Grazie a te, e a tutt* quell* che cercano di arginare il normativismo dilagante.

vi segnalo poi il post di Enrica che parla di eterosessualità obbligatoria e di imposizione alla natalità in una giornata organizzata all’insegna del più becero conformismo normativo.

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Comments

  1. Vorrei dire la mia, sperando di raggiungere qualcuno anche su Facebook. Da studentessa di medicina, non mi stupisco della parola utilizzata (fertilità=capacità di procreare). Peraltro, la campagna è ampiamente rivolta anche agli uomini, proprio a contrastare la convinzione arretrata per cui quando una coppia non riesce ad avere figli la donna viene “mandata” a farsi visitare. Per di più, i toni ironici utilizzati secondo me possono essere un modo per attirare i giovani di entrambi i sessi..

  2. Premetto che mi indispone parecchio il fatto di chiamare “paternalista” chiunque dissenta con la tesi dell’articolo.

    “Perché le nascite tra le famiglie immigrate sono tutt’ altro che in calo”

    Questo è vero. Cito da Wikipedia:
    “Il numero di figli per donna delle straniere risulta tuttavia notevolmente superiore a quello delle italiane (2,37 contro 1,29 nel 2012).”

    Ma quindi? La popolazione totale italiana censita constava, nel 2011, di 59.433.744 individui, di cui 4.029.145 stranieri, meno del 10%.

    Cito ancora da Wikipedia:

    “secondo le previsioni dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) la fecondità in Italia nel 2012 è stata di 1,42 figli per donna, ancora molto al di sotto della soglia di 2,1 che permette la costanza della popolazione”

    https://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_d%27Italia#Natalit.C3.A0_e_mortalit.C3.A0

    • fare entrare più persone straniere su suolo italiano non risolverebbe? dire che le donne devono risolvere il calo di natalità non è paternalista? lo è perché ci spiega qual è il bene per noi, per la nazione, per l’economia, a partire dall’uso del corpo femminile. non lo sarebbe se si parlasse del proprio corpo.

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