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La ministra alla salute e il “piano nazionale della fertilità”

Secondo la ministra alla salute Lorenzin il calo demografico necessita di un “piano nazionale della fertilità“. Dice che sarebbe anche necessario “educare alla maternità”. In una intervista ad Avvenire lei afferma che “il crollo demografico è un crollo non solo economico, ma anche sociale” ed è preoccupata perché la denatalità produrrebbe la sparizione del paese intero. Secondo la visione apocalittica dell’articolo che leggo, contro l’idea che le donne diventino madri intorno ai 40 anni “va riscoperta la bellezza di diventare madri in età più fertili” e poi prosegue immaginando investimenti per incoraggiare la fertilità della donna rammaricandosi del fatto che l’Italia invecchia.

In tutto ciò quel che mi lascia basita è il fatto che quando parlano di politiche demografiche stanno parlando di biocapitalismo e dei corpi delle donne e io intravedo certamente – sullo sfondo – un retropensiero ideologico, in special modo se questi propositi arrivano da chi ha una opinione non precisamente concorde alla pma, procreazione medicalmente assistita. Si intende che pare strano ci si sforzi tanto per far scoprire la bellezza del diventare madri a quelle che, anche grazie a “riforme” che questo governo promuove, sono ancora precarie, non hanno voglia, tempo, non ci pensano neanche a fare figli se poi non si agevola chi invece un figlio lo vuole, includendo le coppie omosessuali, al punto tale da sottoporsi a trattamenti lunghi, dolorosi, estenuanti. E che dire circa le politiche migratorie del nostro bel paese? Se ci mancano “giovani” che paghino con i loro contributi le pensioni ai nostri vecchi e muovano l’economia italiana, spendendo dall’asilo in su, com’è che ogni anno si respingono tantissimi immigrati?

Quanti sono i giovani che muoiono annegati nel mar mediterraneo per responsabilità delle politiche sull’immigrazione che obbligano alla clandestinità chi vuole spostarsi? Quanti sono i giovani uomini e le giovani donne che vengono rinchiusi nei Cie, centri di identificazione ed espulsione, e poi espulsi? Quanti sono quelli che vengono trattati a pesci in faccia, costretti a recuperare integrazione a punti premio, ad affrontare città, rappresentanti istituzionali, mentalità che alimentano razzismo e che obbligano al disagio perfino i bambini, a volte, che vogliono frequentare le nostre scuole?

Se non c’è un retropensiero ideologico, in tutto ciò, bisognerebbe fare in modo che chiunque abbia la possibilità di scegliere liberamente se diventare madre o meno e poi bisognerebbe accogliere senza aver paura che le razze si contaminino. Di certo non si possono obbligare le donne a partorire se non vogliono e piuttosto bisognerebbe fare qualcosa per applicare correttamente la legge 194, far funzionare i consultori senza ingerenza del volontari pro/life, fare in modo che ovunque si possa reperire un contraccettivo, anche d’emergenza, e che negli ospedali ci sia sempre personale sanitario in grado di assistere una donna che vuole abortire.

Le donne non sono macchine per fare figli per la patria e questa retorica che utilizza gli uteri come risorse per il bene dello Stato/Nazione trovo sia veramente orribile. Orribile perché i corpi non appartengono allo Stato. Orribile perché addebitare alle donne che non fanno figli perfino la responsabilità (che appartiene ad altri) del presunto fallimento economico di una nazione alla lunga diventa anche perfido. Terribile perché prima di parlare di piani della fertilità e di educazione alla maternità bisogna parlare di reddito per chiunque di modo che si possa decidere quel che si vuole fare nella vita, genitorialità compresa.

Perché la questione del reddito viene prima di tutto ciò, perché bisogna rivedere il welfare, immaginare che i ruoli non siano distinti tra chi resta a casa a crescere figli e chi sta fuori a lavorare, ripensare la condivisione equa dei compiti e dei ruoli di cura per uomini e donne, congedi parentali inclusi, e poi investire sullo stato sociale, servizi, asili, tutto quel che può servire, e perché poi, a prescindere da tutto, comunque sia, bisogna sempre tenere conto del fatto che le donne hanno diritto a una sessualità non riproduttiva, ad aspirare ad altro che non siano i ruoli di cura e perciò devono essere sempre libere di scegliere. Sempre.

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Comments

  1. Aggiungo solo la mia solita tiritera: viviamo in un pianeta sovrappopolato e con una spartizione delle risorse ai massimi gradi di iniquità. Smettere di fare figli*, soprattutto per chi non li desidera, è un’opzione quanto mai sensata. E le esigenze demografiche di una “patria” che fa morire la gente in mare, quelle sai dove possono andare?

  2. Hai detto tutto talmente bene che non posso aggiungere che un “mi piace”. 🙂

Trackbacks

  1. […] scorsa leggevo questo post e ho iniziato ad immaginare le donne inseminate a forza, come si fa con le mucche, riducendo […]

  2. […] Leggi quel che era il piano nazionale della fertilità già nelle discussioni a partire dal 2014 […]

  3. […] Per saperne di più basta leggere un po’ di storia. Oggi non ci sono più i piani riproduttivi di una volta e dubito che il Pd abbia la stessa capacità e inventiva che altri hanno avuto in passato. Però potrebbe sempre prendere in prestito la proposta di CasaPunk – quel gruppo di persone così carine e piene di tatuaggi alla moda – con il loro “Tempo di essere madri”.  O si può pescare direttamente dal contenitore ideologico del Family day per trovare degli esempi. Poi, che diamine, un po’ di decisione: la ministra Lorenzin gira attorno alla questione da un bel po’ di anni. […]

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