#26N #NonUnaDiMeno – il nostro invito alla partecipazione, perché questa lotta ci riguarda

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In questi giorni avrete visto come la pagina di abbatto i muri e questo blog abbiano sostenuto la manifestazione del 26N, contro ogni strumentalizzazione e ogni tentativo di boicottaggio escludente, normalizzatore, perché condividiamo l’azione, lo spirito, i contenuti, qualunque sia la maniera in cui vengono espressi, perché apprezziamo lo sforzo, il grande lavoro che arriva dal basso da parte di gruppi indipendenti da partiti e dalla politica istituzionale. Apprezziamo l’intento che è di rottura rispetto ai femminismi che si trincerano dietro vaghi concetti antiviolenza per poi giustificare pratiche fortemente violente come l’abbandono e la mancata assistenza delle donne che scelgono di abortire. E’ di rottura rispetto a chi adopera la lotta contro la violenza di genere per farne un dispositivo di potere in mano a chi vuole solo criminalizzare persone, gruppi, etnie, culture. La violenza di genere è qualcosa di molto più ampio del significato svuotato di senso e comodo per praticare pinkwashing in favore di questo o quel partito o quel governo.

La lotta contro la violenza di genere è prioritaria rispetto alla dialettica interna tra femminismi che deve essere mirata alla costruzione di qualcosa che possa portare a percorsi comuni, a partire da elementi tutt’altro che annacquati. L’antisessismo, l’antirazzismo, l’antifascismo, l’intersezionalità delle lotte che individuano non un maschio in quanto elemento di oppressione ma nella cultura maschilista, sessista e patriarcale che può essere egualmente agita e diffusa da uomini e donne, sono evidentemente motivi comuni per cui questa battaglia ci interessa.

Ben distanti dall’intenzione di creare divisioni, perché sappiamo che sono precisamente questi gli intenti messi sulla carta dalle persone che organizzano la manifestazione e i tavoli del giorno dopo, sapendo che nessun elemento di prevaricazione sarà legittimato, per esempio, nei confronti di sex workers o persone che hanno idee diverse sulla Gpa, sulla questione di genere, sulle unioni omosessuali, sulla capacità di discussione politica che deve partire dal rispetto per la libertà di scelta di tutte le persone che subiscono, soprattutto, eteronormatività, noi vi sollecitiamo a prendere parte ad una iniziativa che viene presentata come un percorso partecipato. Non un punto di arrivo ma di partenza per una discussione che si evolve e non si presenta come indottrinamento e decisione chiusa che prevarica altr*.

Abbiamo raccontato insieme quante e quali siano le forme di violenza di genere che conosciamo e consapevolmente disapproviamo. Continueremo a raccontarlo ancora, senza dimenticare la campagna sulla #MascolinitàFragile, perché vogliamo portare un contributo di complessità, intelligenza, corale, che appartiene a tant* tra noi. Vi auguriamo perciò buon viaggio, buona discussione, buon corteo, buona lotta a tutt*. Noi compres*.

Questo è quel che scrivono le compagne che organizzano.

da #NonUnaDiMeno

Sono davvero pochi i giorni che ci dividono dal corteo e dall’assemblea nazionale del 26 e 27 Novembre, indetti dal percorso NonUnaDiMeno. Un percorso che continua a raccogliere adesioni e partecipazione in maniera esponenziale: espressione del forte bisogno di confronto e della volontà di mettere in comune le pratiche e l’entusiasmo di un mondo che da anni opera nel quotidiano e dal basso per affermare l’autodeterminazione delle donne e contrastare la violenza maschile.

Il percorso NonUnaDiMeno è soprattutto l’incontro dalla scorsa primavera di diversi Femminismi, che dall’assemblea tenutasi l’8 Ottobre nella facoltà di Psicologia della Sapienza, hanno deciso di misurarsi con una sfida di certo complessa ma altrettanto irrimandabile.

Siamo un insieme variegato di forme e di scelte di vita, siamo un insieme di differenti composizioni politiche: associazioni, centri antiviolenza, collettivi femministi e queer, case delle donne e singole. Siamo coloro che animano e rendono possibile l’esistenza di varie sedi di riflessione e pratica politica autonoma di donne, dei centri e sportelli antiviolenza, delle case rifugio e dei Centri anti Tratta, delle Consultorie autogestite e degli spazi occupati e rigenerati.

Sono tante e varie le modalità di autorganizzazione, ma crediamo che le diversità rappresentino delle opportunità per rafforzarci e non per separarci. Per noi il separatismo è una pratica ed uno strumento necessario per riconoscere e combattere la nostra (propria) oppressione, ma non lo assumiamo come fine della nostra lotta. Il nostro punto di arrivo è la libertà collettiva e individuale – mentale, fisica e di possibilità – da ciò che questa società patriarcale e neoliberista ci impone, contro la nostra volontà.

È per questo che la manifestazione sarà aperta dalle donne con i loro corpi liberi, la loro creatività e intelligenza. Seguirà il movimento transfemministaqueer e tutt* coloro che individuano nella fine della violenza maschile sulle donne e del patriarcato una priorità nel processo di trasformazione radicale dell’esistente.
Il corteo sarà espressione di ciò che portiamo avanti ogni giorno con determinazione. Le condizioni perché tutte possano esprimersi e sentirsi a proprio agio le costruiamo insieme; nessuno spezzone di maschi e machisti in fondo, nessuno sbandieramento di identità partitiche e sindacali. Una vera e propria marea capace di invadere le strade di Roma e di imporre un nuovo ordine del discorso.

Il percorso NonUnaDiMeno ha avuto la capacità di mettere assieme, fin dalla prima assemblea nazionale, Femminismi che si fondano sulla pratica politica della relazione e che hanno accolto e fanno quotidianamente vivere nuove esperienze desideranti, di autogoverno, di riappropriazione simbolica e materiale, di autodeterminazione dei corpi e delle vite. Quei Femminismi si sono ribellati alla “ri-normalizzazione” della vittimizzazione, alle gabbie ed agli schemi della rappresentanza di una differenza addomesticata al potere.
Sappiamo che tutto questo può fare paura perché mettiamo in discussione la norma, la vita quotidiana con le sue ingiustizie e l’ordine costituito, perché non ci interessa la mera emancipazione individuale ma la libertà reale, che non può darsi se non nella dimensione collettiva.

Riteniamo quindi necessario e doveroso difendere l’autonomia politica di questo percorso da chi sventola la bandiera della violenza contro le donne o da chi ne fa un uso monolitico e dogmatico, che trova difficile riscontro nella realtà. Abbiamo accumulato esperienza, storia e autorevolezza; è venuto il momento di raccogliere questa ricchezza e sistematizzarla contro ogni tentativo istituzionale di “neutralizzare” l’assunto politico alla base della violenza alle donne nella sua dimensione strutturale e sistemica.
Il percorso NonUnaDiMeno non si esaurirà nella manifestazione del 26 ma ha intenzione di rilanciare attraverso la stesura di un piano femminista contro la violenza di genere, con un primo appuntamento che si terrà il 27 novembre, in cui nell’arco della giornata ci si dividerà in 8 tavoli tematici e di lavoro collettivo.

https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/27nov/

Un documento costruito dal basso, che aspira a raccogliere definizioni, pratiche e metodologie contro la violenza maschile sulle donne. Una violenza che è articolata in una molteplicità di forme e aggredisce tutti i campi dell’esistente: dal lavoro alla salute sessuale e riproduttiva, passando per la formazione e la narrazione mediatica che da sempre utilizza strumentalmente i corpi delle donne. Una proposta che per noi costituisce un punto irrinunciabile.

Un percorso così forte non teme strumentalizzazioni, o tentativi di boicottaggio. A chi volesse agire pratiche di questo tipo, chiediamo di tenere presente la responsabilità che si assumerebbe, interferendo con i contenuti e le pratiche di un’iniziativa nata da una pluralità di soggettività dialoganti.

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