Sul 26 Novembre: cosa significa essere femminista oggi?

I compagni e le compagne del Crash partecipano tra l'altro al corteo del 27 per il NO al referendum.

I compagni e le compagne del Crash partecipano tra l’altro al corteo del 27 per il NO al referendum.

 

ciao!

sono eki, una compagna del laboratorio crash di bologna e volevo condividere con te questo pensiero sul 26 novembre!

Ma cosa significa essere femminista oggi (e ci tengo a sottolineare OGGI, 2016 d.C., Italia)? Non ho molto da aggiungere, dato che “la banalità è sintomo di non comunicazione” – mi limiterò a dire la mia misera opinione. Non c’è presunzione di detenere verità ma forse di riemergere quella carente necessità di un dibattito mai aperto, da tutte le parti. L’essere femminista è superato. O meglio, dobbiamo assumerne la sua evoluzione.

Gli anni ’70 sono nati e morti e non hanno avuto esito sempre positivo per un movimento femminista che in troppe occasioni si è accartocciato su se stesso.
Ho sentito stra-citare Irigaray (sempre detto che non mi convinceva, ma non su tutto) e infatti ora siamo arrivati a questo: l’assenza del dibattito ha lasciato prevalere quel femminismo della differenza che, portato all’estremismo, oggi ci fa tornare a ieri. Al giorno in cui gli uomini venivano esclusi dai cortei, a quello in cui si arrivava anche alle mani, o quello in cui ci si rinchiudeva nei propri ghetti a parlare di autocoscienza.

Ma davvero? Ma seriamente? Vogliamo continuare, come gamberi, a scomparire nella profondità del mare o finalmente riusciamo a cogliere il senso di AUTODETERMINAZIONE, parola che tanto piace ma che evidentemente basta solo scrivere in qualche striscione senza mai applicarla? Il negare ad altre PERSONE (al di là del genere) la partecipazione ad un corteo contro la violenza è essa stessa una forma di violenza! E non di autodeterminazione ma di sovradeterminazione! Quella sovradeterminazione che tutte insieme vogliamo abbattere.

Perché ricadere nelle trappole del capitalismo, nelle trappole del potere? Vogliamo riprenderci le strade, vogliamo riprenderci i nostri diritti, vogliamo riprenderci le nostre vite e dimostriamo di avere paura quando c’è chi vuole sostenerci nella nostra lotta? E poi, con i compagni e le compagne transgender che facciamo? Loro stanno al centro del corteo? Non ho parole.

Non si può sentire che i compagni minaccerebbero la sicurezza di un corteo. Vuol dire che ci sono veramente delle enormi falle nel dibattito. Detto questo io il 26 sarò in piazza, scenderò per le strade assieme a migliaia e migliaia di donne, uomini, bambini, precari e precarie. United we stand, divided we fall!
#NonUnaDiMeno

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