Transgender Day of Remembrance (TDoR): un rito laico che rende sacri i morti a causa dell’odio transfobico.

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Di Ethan Bonali 

La morte non mi ha mai colpito molto, mai come la vita. Non ho mai dato grande importanza ai riti, anzi, vi ho sempre trovato qualcosa di ipocrita, o di costruito.

Tempo fa ero a cena con una donna straordinaria quando, parlando del TDoR, iniziativa che porta avanti da anni, comincia a vacillare, i suoi occhi si incrinano.

Quella donna raccoglie tutte le memorie.
In quel momento la membrana che mi separava dalla mia comunità, la comunità transgender, si è spezzata. Avrei fatto di tutto per non vedere più quegli occhi tristi, infranti, pieni di malinconia. L’avrei accompagnata nel suo cammino, avrei portato il suo peso, qualora ne avesse avuto bisogno.
Quella stessa donna mi ha chiesto, in vista della commemorazione di questa sera, di tradurre le biografie delle vittime di transfobia del 2016. Avevo iniziato meticolosamente e pensando di terminare il mio compito il più presto possibile.
Ma non è stata una lettura innocua. Inspiegabilmente il dolore, la rabbia, le lacrime erano in tutto il mio corpo.
Sono tutte morti con le stesse caratteristiche: la giovane età (la media è sotto i trenta anni), la ferocia, la volontà di cancellare.
L’elenco era lungo, mi sono fermato più volte stanco per la tristezza, stanco per il lutto.
Avevo bisogno di una carezza, di un contatto umano.
Si trattava di poche righe per vittima, ma quelle poche parole disegnavano un planisfero dove la mia comunità moriva senza un vero motivo, non un motivo politico, economico, qualcosa che si potesse razionalizzare. Ogni riga riportava una morte solitaria e piena di orrore: accoltellata più volte, sgozzata, soffocata, bruciata, ammazzata a bastonate, smembrata. Spesso i colpi dei carnefici non sono dati completamente a caso ma vi è un intento di cancellazione: viene colpito il viso, la vittima viene bruciata, talvolta vi è un accanimento nella zona inguinale. Si deve cancellare tutto. Si deve correggere nella morte.

I corpi vengono ritrovati in cassonetti, gettati da macchine in corsa, abbandonati in luoghi squallidi. Non sono esseri umani ma pupazzi.

È la cancellazione, lo sfregiamento, continua anche dopo, spesso e volentieri, da parte degli organi di informazione, che vendono la notizia con dovizia di particolari morbosi e non mancando di usare il pronome “biologico”. Non sono morti comuni ma fenomeni da intrattenimento. Perché, per queste persone, non c’è lo stesso rispetto, o perlomeno, la stessa ipocrisia che per tutti gli altri?
Ecco perché la comunità T, ogni anno in questo periodo, ricorda i suoi morti. Non solo per non passare sotto silenzio questo olocausto, ma per ripulire il corpo dei propri morti, profumarlo, esporlo, onorarlo e restituirlo al senso del sacro.
Mediante il ricordo recuperiamo dalle discariche, dal bordo dei laghi, dai campi, dalle strade, i nostri morti. Prima che l’anno finisca restituiamo dignità ai nostri morti, costruiamo pire immaginarie, celebriamo.
Questo ci permette di legare il tempo, anno dopo anno, e capire che abbiamo una storia.
“Noi viventi non siamo mai nudi… lo sguardo, la voce sono già un abbigliamento. 
Siamo nudi soltanto nella vergogna, quando il linguaggio fa difetto.”

Con il rito del TDoR, raccontando le storie di chi è stato cancellato brutalmente, rifiutiamo la vergogna che parte della società vorrebbe avessimo. La vergogna è un dispositivo di odio che viene inoculato nelle persone affinché, lentamente, si annullino da sole.

La società è una grande vigliacca.
Stasera ci riuniremo e accenderemo delle candele per ognuno dei nostri morti.
Se vi va di partecipare, accendete una candela, la fiamma di un accendino, e postate la fotografia. Avrete la nostra gratitudine.
#TDoR #Transfobia

Comments

  1. L’ha ribloggato su ina.

  2. L’ha ribloggato su THE QUEER WORDe ha commentato:
    Un testo così fondamentale che non condividerlo, ribloggarlo, o portarlo fuori in ogni modo possibile, sarebbe un crimine contro l’umanità.
    Grazie Ethan, grazie ad Abbatto i muri.

Trackbacks

  1. […] l’importanza della Giornata della Memoria Transgender […]

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