#26N – i mostri secondo le femministe della differenza: maschi, antagonisti, trans, queer

la polemica scatenata da alcune femministe della differenza, prima fra tutte la Terragni, a proposito dei “maschi” da relegare “in coda” alla manifestazione del 26N contro la violenza di genere continua ancora e in maniera inverosimile si autoalimenta con toni demonizzanti che istigano la paura nei confronti di “antagonisti” (quelli dei terribili Centro Sociali), individuati tra coloro che avrebbero partecipato agli scontri a Firenze (dove il dissenso è stato represso coi manganelli perché in questa falsa democrazia dissentire proprio non si può), i quali potrebbero, secondo le previsioni di maga Terragni, arrivare in branco per scatenare l’inferno all’interno del corteo del 26 novembre. Maschi=Antagonisti=Caos. Questa è l’equazione diffusa tra chi continua a paventare presunte minacce di aggressioni “violente” con toni complottisti e direi anche decisamente paranoici.

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A parte il fatto che nessuna femminista che usi questi toni può pensare di poter riuscire a creare divisioni tra persone che sono unite nella lotta per obiettivi a prescindere dal sesso e dal genere che le caratterizzano, va ri-sottolineato che nessun@ mai ha detto che i maschi non possono partecipare alla manifestazione. oltretutto va detto, per quel che so, che a faticare per organizzare concretamente la manifestazione, con tutto quel che la compone, giornata tra tavoli tematici inclusa, ovvero quella del 27 novembre, sono anche quelle parti antagoniste, con le femministe dei collettivi di ogni parte d’Italia che stanno facendo i salti mortali con cene e iniziative di autofinanziamento per pagare i trasporti e consentire a chiunque di poter arrivare a Roma a fare festa in una giornata di lotta che vede scorrere la grinta nelle vene delle partecipanti e non la paura di “maschi” vari ed eventuali.

bah

Il dramma delle campagne del terrore è che poi attecchiscono proprio nelle componenti femministe più tragicamente piene di pregiudizi nei confronti di chi invece vede in una dialettica tra femminismi, diversi, una cosa costruttiva. Loro invece no: creano barriere, innalzano muri, sostengono che ora il nemico sarebbe, oltre alla terribile frangia antagonista, maschia, eccetera, la composizione transfemminista che a questo punto immagino sarà lo spezzone più corposo del corteo. Segnalano un documento delle Fuxia Block come fosse una minaccia di guerra e stabiliscono che sarebbe proprio uno “schifo” il fatto che il corteo possa “sembrare” un “pride”. Che schifo i pride, ma si, fanno proprio schifo, con la partecipazione di persone la cui identità poco c’entra con la combinazione binaria monotona e stantìa di chi divide il mondo in due e due soltanto come se non sapessero contare oltre quella cifra.

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la maniera di trattare ancora la faccenda, soprattutto da parte di chi, come mi pare di capire, non ha partecipato e non partecipa attivamente all’organizzazione della manifestazione, diventa realmente provocatoria, serve a spostare l’attenzione, a scatenare paure, di quelle che porterebbero striscioni con rivendicazioni varie, dal sapore diverso di chi vorrebbe cavalcare un corteo misto per imporre una propria visione della cosa. Per sovradeterminare tutt* con la propria restrittiva ed escludente idea.

Vorrei tranquillizzare quell* tanto preoccupat* per l’andamento della manifestazione. Quello cui assistiamo è un dejà vù, un film già visto nella manifestazione del 2007 dopo la quale le parti istituzionali considerarono violente le manifestanti che fecero di tutto per non far colonizzare le motivazioni espresse nell’iniziativa, soprattutto quelle contro la maniera securitaria e pretestuosamente razzista di usare le donne violentate per rafforzare la repressione contro alcune persone in particolare scelte per il colore della pelle e per la loro provenienza.

debora

Non basta essere tutte donne per pensarla allo stesso modo e le Fuxia Block non sono I fuxia block come vorrebbero soprannominarl* quelle che vedono nelle altre che non la pensano come loro degli uomini cattivi e che vedono negli uomini il male più assoluto.

E non basta essere tutte donne per pensarla come chi ora vorrebbe strumentalizzare la manifestazione in senso abolizionista. C’è chi pretende l’esclusione degli uomini perché li ritiene tutti violenti e papponi. Non tutte la pensano così. Anzi.

fff

Non date retta a certe elucubrazioni e attenetevi a quello che racconta il sito e la pagina facebook di chi organizza la manifestazione. In basso l’ultima precisazione, per chi ne avesse ancora bisogno, in cui si spiega che ci si unisce per obiettivi e non in base al sesso o al genere di appartenenza. Perciò buon corteo a tutt*, con tanto gender attorno a voi (brrrrrrr che paura!😀 )

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discussioni pubbliche e in corso in rete, dalle quali abbiamo preso le screen, QUI e QUIQUI.

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Comments

  1. marina.terragni says:

    Finché non avrai il coraggio di metterci faccia e generalità, come facciamo tutte, sarai solo un fake pavido e irrilevante, le cui parole non hanno alcun significato. Buona giornata

    • generalità? che bel linguaggio da questura.
      esige anche le impronte digitali?😀
      e se le mie parole non hanno significato perché mai le legge?
      d’altronde sono solo riflessioni condivise tra femministe trans, queer, sex positive, intersezionali, postcoloniali, sex workers, migranti, precarie, e potrei dirne ancora.
      non esiste un solo femminismo e quel che scrivo non è identificabile in una persona, per cui abbattuta quella si pensa che le idee possano essere delegittimate. lasciar scadere la discussione in riferimenti personali non c’entra nulla con quel che facciamo su Abbatto i Muri.

    • Che pena questo continuo spostare l’attenzione dal dibattito alla persona. È proprio a causa di persone morbosamente interessate alla sua identità che le hanno scatenato addosso la peggiore macchina del fango diffamatorio sulla base di informazioni inventate che Eretica ha smesso di usare il suo vero nome. Persone che sul piano del dibattito non ci sapevano stare perché non avevano nulla da dire. Se per sentirsi di giocare alla pari non le basta quello che lei ha da dire, Terragni, ritorni pure con un nickname o apra un nuovo blog non collegato alla sua identità. A noi non cambia niente perché ci importa quello che lei sta dicendo, non di chi lei è, soprattutto su Internet. Se invece le interessa solo far rissa vada da un’altra parte, ché qui abbiamo di meglio da fare.

  2. marina.terragni says:

    Allora, senta: visto che lei mi riserva parecchie attenzioni -che peraltro non merito- facciamo così. Incontriamoci di persona, come dove lei preferisce. Vediamoci lei, io e tutte le “femministe della differenza” che lei vorrà, visto che le detesta così tanto. Discutiamo in pubblico, perché mi capirà, è fastidioso essere tirata in mezzo continuamente da qualcuna che non ha volto. Sono certa che lei, che è certamente tanto impavida, accetterà questo scambio. Che cosa ne dice? Sa dove trovarmi. Io, a differenza sua, no. E questo è il massimo della slealtà, come saprà benissimo. Su, un po’ di coraggio

    • quello che facciamo qui non è “tirare in mezzo” ma fare critica politica femminista. lei discute amabilmente delle cattivissime femministe queer, intersezionali, delle sex workers o delle femministe che parlano di Gpa senza porre divieti. Parla male dei centri sociali, demonizza gli/le antagonist*. la critica che viene fuori dalle nostre pagine ha meno legittimità della sua?
      e la prego non mi sfidi con machismo ad un braccio di ferro che non mi interessa.
      sa un po’ di “vieni fuori, ti sfido, dimostra che sei un vero uomo”.
      risse, duelli e scontri virili in generale non mi interessano.
      sani dibattiti, discussioni pubbliche, certamente.
      se ha voglia di dibattere con me mi troverà in giro presso iniziative che lei potrà seguire con attenzione, se le interessa. ne ho in programma qualcuna anche nella sua zona. e non verrò di certo con il passamontagna, anche se il passamontagna rosa delle pussy riot ha un certo fascino.
      la saluto, cordialmente🙂

    • Dati i meravigliosi metodi che la gente come te usa, il minimo è rispondere con una pernacchia quando chiedi ‘le generalità’. Che questo femminismo ha un largo consenso lo puoi vedere da sola dal numero di interazioni sulla pagina, 130.000 iscritti, con picchi di 6.000 commenti ai post durante l’ultima campagna estiva. Finitela con queste fallacie ad personam, il vostro femminismo ha perso negli argomenti. Ha perso nell’arrivare alle persone. Ha perso nell’escludere dalle battaglie femministe tanti, troppi soggetti. Come ho già scritto altrove, estinguetevi con dignità.

    • ma guarda.. e io che pensavo che “sfida all’ok corral” fosse roba ” d’altro genere “.. come ci si può sbagliare, no, marina terragni ?

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  1. […] #26N – i mostri secondo le femministe della differenza […]

  2. […] Ad essere sotto l’accusa della protesta non è di certo genere maschile, ma una condizione culturale che pervade la società e che sostiene e amplifica la discriminazione in modo diverso nei confronti dei diversi sessi e orientamenti sessuali. Crediamo, così come le organizzazioni che gestiscono la protesta e la maggioranza di chi ci parteciperà, che il raggiungimento di soluzioni alle diverse problematiche in gioco sia possibile solo attraverso l’inclusione di tutte le componenti della società. […]

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