Antiautoritarismo, Comunicazione, R-Esistenze

Antisessist*? Di gente che ammanta di sentimento militante il proprio autoritarismo

1072075Secondo voi in Italia è reato esprimere opinioni diverse? Per alcuni/e si, sembrerebbe esserlo. Processano le tue opinioni, ti perseguitano, ti stalkerizzano, ti calunniano e ti diffamano perché non la pensi come loro.

Parlo delle stesse persone che mi perseguitano da mesi, su facebook, nei blog, con post fatti di metodo Boffo e dossieraggio d’accatto, con sbirri/tutori sedicenti antisessisti e volontarie diffamatrici che passano di pagina facebook in pagina facebook a denigrarmi. Hanno fatto e stanno facendo di tutto pur di farmi apparire una criminale. Si. Perché per loro chi non la pensa allo stesso modo è un@ criminale.

Costituiscono un vero e proprio tribunale dell’inquisizione fatto di sante e inviolabili e difensori della vulva e si riuniscono in forum, pagine, gruppi per poi affidarsi alla espressione di un cecchino o una cecchina virtuale che attraverso un qualunque post su un blog ha il compito di ledere la mia immagine per farmi apparire, appunto, una criminale.

Collegamenti arditi, speculazioni e mistificazioni, ti ho visto passare dalla strada tot alle ore tot nello stesso momento in cui passava XY persona e lui è brutto e cattivo e dunque lo sei anche tu.

L’inquisizione antisessista non cerca più la responsabilità delle cose che dici in ciò che dici ma in quelle che dice qualcun altr@. Il mio reato sarebbe quello di avere una idea molto diversa e non censoria del confronto in rete e di parlare in modo civile anche con chi non la pensa come me.

Siamo al concorso morale, all’associazione a delinquere di stampo sessista. Siamo alla ricerca del pelo per obbligarmi a giustificare le mie azioni dinanzi a gente che ha stalkerizzato mezza facebook per far comprendere quanto io fossi brutta e cattiva.

Siamo alla diffamazione e alla calunnia. E’ così.

Questa gente non sapeva parlare di talune questioni senza calunniare e diffamare altre persone: padri separati, nuove compagne, gente critica nei confronti del femminismo. La loro modalità di espressione non è critica, non commentano, non decostruiscono, non discutono e non si confrontano.

Per loro quelli che non la pensano allo stesso modo sono criminali e se non lo sono bisogna trovare le prove per dimostrare che sono tali.

E’ quello che ho visto fare nei confronti di padri ai quali è stato detto di tutto, nuove compagne che sono state messe alla gogna perché stanno con quei padri, giornalisti per lo stesso motivo, persone che non negano la violenza sulle donne ma dicono che ne esistono anche altre, di violenze, gente che ha una opinione sulla Pas che è diversa, complessa, e che se si confronta diventa anche quella criminale.

E’ quello che stanno facendo ora con me che sono una femminista libertaria che non faccio schedature e dossieraggi per sconfiggere i miei interlocutori, che discuto e approfondisco e che non mi sorprendo se nella totale diversità di opinioni capita di pensarla allo stesso modo su talune cose.

Ma loro sono i talebani in fase di crociata, integralisti del web 2.0, che se non c’è un caso per far indignare i propri lettori allora lo creano. Se lo inventano. E c’è una cosa che queste persone non capiscono, davvero, ed è che tra critica, diffamazione, censura e cyberstalking c’è una enorme differenza. Ma proprio enorme.

I metodi che attuano sono volgari e fascisti e fascisti/e sono loro che istigano solo al linciaggio e da fanatici proseguono in una direzione che è autoritaria perché autoritari sono loro.

E tutto ciò serva per definire, ancora, il fenomeno e se io ne sono in qualche modo oggetto serve per farvi capire cosa sono e cosa fanno alle persone, a tutte, quando decidono che le devono annientare.

Quello che fanno a me lede la mia reputazione ed è fascismo puro ma visto dalla giusta prospettiva pensate a cosa sia quello che vive una persona accusata in modo falso da gente altrettanto fanatica che non permette un dibattito laico sulla genitorialità, gli abusi sui bambini, la violenza nelle relazioni, le separazioni, il prevalere di un dogma che mette una cappa su ogni cosa.

Pensate alla fatica di una persona che si sente massacrata tutti i giorni perché c’è chi ha fatto a pezzi la sua reputazione non nel web 2.0 e non per una opinione differente che a me non costa la galera, salvo quella virtuale dove potete venire a trovarmi quando e se vi pare, ma nella realtà. Pensate ad una persona che per essere estromessa da altri branchi (il mio sarebbe quello antisessista di cui non ho mai fatto comunque parte se non in modo sempre indipendente), branchi sociali, familiari, viene accusata di ogni cosa e viene spedita in esilio fuori di casa, dalla famiglia, dagli amici, dal lavoro, dai figli.

Pensate a cosa deve essere per una persona così produrre rivendicazioni – se ce la fa – nel web e dopo aver speso anni e tanti soldi per vicende legali, aver ottenuto assoluzioni, aver tentato inutilmente di trovare il modo per stare un po’ con le persone care, trovarsi di fronte una massa di deficienti perditempo, qualche studentessa, un po’ di precarie radical chic frikkettone sparse ma con un tetto, i piatti in tavola, nessun problema personale, che per passare il tempo si improvvisano la passione antisessista e vanno in giro a sottolineare i commenti su facebook per poi insultare chi li scrive.

Non parlo di una persona in particolare ma di tutte le persone che vengono tampinate e monitorate e screenshottate e stalkerizzate mentre tentano di fare emergere il proprio problema. Sapete quando arrivate a dirgli la vostra bella stracazzo di teoria su sessismi e varie cosa fa quella persona? Una pernacchia, vi fa, perché voi non vivete nel mondo reale ma in quello virtuale. Perché di capire come passa queste feste, per esempio, una persona che non ha più legami con nessun@ per via delle sue vicende a voi non ve ne fotte niente.

Ma è la stessa cosa di quando parlo con una donna che vive situazioni complicatissime, piene di problemi, che abbia subito violenza o meno, che cazzo vuoi che gliene strafotta del tuo antisessismo virtuale e del fatto che tu devi puntualizzare che io ti sto sul culo e che tenti disperatamente di farmi apparire come una criminale perché vorresti tu stabilire i contorni e i limiti del discorso pubblico sulla violenza sulle donne anche se possibilmente sei un uomo e non sai niente di niente del problema che io studio da trent’anni. A lei, la donna che vive problemi e che ha bisogno di soluzioni immediate e di concretezza, forse di un semplice lavoro, delle tue prove di egocentrismo che ti procurano plausi tra le tue amiche antisessiste fanatiche quanto te non gliene frega niente perché quando questa donna soffrirà tu non ci sarai così come non ci sei già adesso.

E dunque, dicevo, guardando tutto dalla giusta prospettiva e sapendo che oggi, questa festa, per alcune persone è davvero un incubo e non un momento di relax, con le ferie e tutto, come lo è per me, machisenefotte dei narcisismi che gravitano in rete.

L’unica cosa che mi viene in mente di dire è che siete bambini/e, nel senso di infantili, e che siete immersi in un mondo che davvero non è adulto. Non avete idea di quali siano i problemi della gente e nella vostra foga giustizialista e forcaiola non sapete neppure quanto possa incidere umanamente quello che voi fate. Ma non ve ne frega nulla, di sicuro, immersi come siete nel fanatismo più assoluto, quel che vi importa è trovare le calunnie per fare fuori chi vi sta sui coglioni e sulle ovaie, trovare il modo di censurare e poi andare avanti.

Non vi importa quanto pesi sulla vita della gente nulla di ciò che scrivete. Quanto possa produrre sofferenza. Quanto incida nelle relazioni altrui, con gli affetti, in senso concreto.

Quello che voi volete fare con me, per esempio, è di tagliarmi via affetti, amicizie, collettivo, persone con cui faccio cose da una vita, isolarmi per poi colpirmi e uccidermi (virtualmente e politicamente), come fa la mafia che conosco bene per averla combattuta. Quello che vorreste fare voi è di complicarmi anche il mio privato, di lasciarmi nuda e senza niente perché così voi vedete il confronto politico.

Ed è quello che fate anche con altre persone che non la pensano come voi. E io ci credo che hanno subito intimidazioni e diffamazioni e calunnie perché so quello che fate perché lo state facendo con me.

Persone che non vengono definite sulla base delle proprie azioni politiche ma perché tizio conosce tizio o di tizio bisogna dire che è una pessima persona e poi di tizio bisognerà pure dire che è un criminale e che l’altra che lo conosce difende i criminali o ci sta assieme addirittura. E se tutto questo rappresenta un ulteriore limite, il modo per rappresentare mediaticamente verità che perfino nei processi sono differenti, se questo diventa un ulteriore impedimento per un genitore che vorrebbe solo riprendersi la sua vita e abbracciare suo figlio, rappresenta una azione di una perfidia assoluta. Totale assenza di empatia. Totale assenza di umanità. Perché non ne avete nessuna.

Non ce l’avete mai quando scrivete perché il vostro linguaggio è violento, perché quello che fate è linciare chi non la pensa come voi, perché di critica antisessista negli anni io ne ho prodotta e tante di voi hanno attinto da me parole serie per ammantare di sentimento libertario militante il proprio autoritarismo. Siete voi le revisioniste che fin dall’inizio volevate censurare le pubblicità, far chiudere programmi televisivi, pubblicare le foto di persone a voi sgradite puntandogli una freccia rossa contro per poi invitare al linciaggio. Siete voi che vi siete mischiati/e alla militanza vera e antiautoritaria e che avete sdoganato concetti e parole autoritarie così come oggi sulla mia pelle vorreste sdoganare ulteriore fascismo e autoritarismo facendolo apparire necessario per la salvezza delle donne.

Siete voi che all’inizio, giacché vi conosco una per una, arrivavate sul mio blog e dipendevate dalla mia interpretazione critica degli eventi perché di vostre e autonome non ne avevate e ora che vi siete ritagliate un ruolo infimo sfruttando il brand della difesa della dignità e dei corpi delle donne, ora che vi dico che siete autoritarie nei metodi e che sono autoritarie le gogne, le calunnie, i linciaggi e tutto quello che rovina la vita della gente senza che neppure voi vi premuriate di conoscerla, ora mi chiamate criminale.

Chetatevi, davvero, e ascoltate le storie della gente, quella che vive nella realtà e non in senso virtuale e abbiate l’intestino a posto almeno oggi che di cagare merda almeno per un giorno bisogna che smettiate.

Io mi godo la festa e gli affetti e auguro una felice giornata soprattutto a chi so che la vivrà in modo infelice, a chi oggi si sentirà mancante di qualcosa. A chi vorrà abbracciarmi virtualmente perché io che conosco il dolore so quant’è difficile. Quelle altre e altri sono ciechi ma io ci vedo.

Buone feste alle donne, agli uomini, ai bimbi, alle bimbe, a gay, lesbiche, trans, sex worker, migranti, precari/e, antifascisti, antisessisti, antirazzisti e antispecisti e antiautoritari in generale. C’è della brutta gente tra noi. E quella gente ha appena finito di dirvi che controlla, censura e calunnia per il vostro bene.

E se volete sapere esattamente com’è andato il mio lungo viaggio nei mondi altri leggetevi il seguito della storia “A tetta alta“. Lì troverete ciò che vi interessa sapere, dettaglio per dettaglio. Il resto sono balle di gente in odor di microfama. 🙂

Leggi anche:

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Linee guida per parlare di Pas

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Veicoli di comunicazione sessista involontaria

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