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Di Eretica e l’autorevolezza della “vittima”

Volete sapere come sto? Prima di dirvelo vi spiego cos’è la violenza. Vi spiego anche perché alcune persone hanno difficoltà ad esibirne gli effetti. Raccontare la violenza subita, o come direbbero le mie perfide cyberbulle, “sbroccare”, implica una perdita di dignità e autorevolezza. L’effetto conseguente non è l’abbraccio, consolatorio, comprensivo, umano, ma l’ulteriore dileggio, giustificativo della parte violenta, che tifa affinché tu perda del tutto la tua credibilità.

Cos’è violenza? E’ quella cosa che ti paralizza. Non sai più da che parte andare. Immaginate di essere su una strada e provare a percorrerla. Arriva prima uno, poi l’altro, poi tutti assieme, e infine ti agiti per provare ad andare avanti. Ed è in quel caso, quando tu attiri l’attenzione dei passanti, quando punti il dito su qualcuno che quel qualcuno un po’ mostra rigore, tipico patriarcale, di quello che osserva la tua reazione e se ne compiace e poi ti dice “sei pazza” o “non sei equilibrata” mentre lui se ne sta protetto nel suo doppiopetto mentale a ragionare di teorie di una violenza che realizza ma di certo non riconosce.

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A tetta alta, ancora! (Avete rotto, e basta così!)

tetta

Ora basta. Questo non è uno psicodramma personale. Questa è una rivolta politica. Mi sono rotta le ovaie di gente che ha reso il dibattito femminista una vera merda. Gente autoritaria composta da chi un giorno scriveva (scherzando, ah ah) che bisognava spararmi prima che io aprissi bocca e poi parla di malattie mentali e TSO (da destinare a me) perché non sono una femminista allineata. Gente che non fa altro che insultare e che finge di essere libertaria e poi patologizza chiunque non interpreti le cose come loro intendono. Mortificano qualunque sforzo, qualunque ricerca e sono sempre lì a praticare dileggio e a umiliare le persone con toni e parole da acide comari invelenite e piene d’odio.

E se fai la battaglia per i diritti delle sex workers saresti pro/puttanieri o addirittura saresti collusa coi papponi. E se parli con i genitori separati saresti pro/violenti. E se dici che la vittima di violenza dovrebbe poter autodeterminare il suo percorso senza imposizioni autoritarie da parte dello Stato e saresti una merda umana. Sostanzialmente chi non è d’accordo con voi sarebbe un@ criminale. Questa è la sintesi del vostro discorso “politico”. E i vostri post? Sempre in cerca di mostri e demoni. Veri e propri musei degli orrori in cui brandite la pelle altrui per motivare il vostro integralismo. Viene da chiedersi: ma chi siete? Da quale caverna o antro virtuale integralista siete usciti? Dove risiede esattamente la vostra coscienza libertaria e femminista? Non oso dirlo ma un pensiero vago eppur ce l’ho.

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#ATettaAlta: Quando disturbavamo femministe autoritarie e antifemministi

E’ la storia di un lungo viaggio. L’introduzione è qui. Buona lettura!

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Avevo trascorso gli ultimi quattro anni a cercare risposte sul perché ci fossero tante persone che arrivavano puntualmente sul nostro blog e scatenavano l’inferno. Erano “arraggiati“, come si dice dalle mie parti. Dicevano spesso frasi sconnesse, non ne capivo il lessico, le origini, i motivi. Il primo istinto fu di rifiuto. Mi chiamavano in mille modi e tutti negativi. C’era perfino chi mi chiamava figlia di Satana (sai che novità) e chi voleva processarmi davanti ad un Tribunale di Norimberga. A me. Perché io sarei stata quella che condannava migliaia di uomini ad un calvario senza fine. Parlavano di mondi femministi, leggi femministe, rutti femministi, monumenti femministi, e io mettevo fuori la testa dalla finestra e vedevo lo stesso mondo atrocemente maschilista di sempre, quello in cui ero cresciuta, che mi aveva obbligata a lottare fin da piccola per affermare il mio diritto d’esistenza senza dover ottemperare a imposizioni e ruoli di genere.

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A tetta alta

Al di là del buco c’è un ragazzo con gli occhi chiari. Ha pressappoco l’età di mi@ figli@ e misura il suo equilibrio su saperi incerti. Si fa un sacco di domande e non si accontenta di nessuna risposta. Un genio, ché non gli frega un cazzo d’essere impopolare, di una sensibilità fuori dal comune, che rompe le ovaie all’infinito se non riesci a cogliere le sue intenzioni perché quel che gli importa innanzitutto è di non essere frainteso. Se l’ho capito posso anche dire di non essere d’accordo ma se non l’ho capito non mi molla.

A scuola di femminismo e autodeterminazione presso luoghi strani e a lungo demonizzati, un viaggio attraverso l’orgoglio di autorappresentarsi e autodeterminarsi, anche male, a costo di farsi sputare addosso, per ritrovare forza, essenza, meraviglia dell’autodeterminazione che tante volte ti scivola via sotto al culo. Riprenderla per me non è stato difficile, bastian contraria come sono e forte, anche, ché dell’impopolarità mi fotte un cazzo, salvo, come per il mio nuovo amico, quando non hanno capito niente e rimpallano gli argomenti in modo assurdo.

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