Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Anche le donne disabili hanno necessità sessuali

Da Bbc news (traduzione di Antonella)

Circa 10 milioni di persone in Iran vivono con una disabilità, ma la cultura circonda questo argomento di grande vergogna, scrive Feranak Amidi, giornalista di questioni femminili relative al Medio Oriente.

Un area particolarmente tabu in questa terra di tradizioni sociali conservatrici è il sesso e ancor di più lo sono le necessità delle donne disabili.

In questo articolo la 41enne Mitra Farazandeh, che vive con la sua disabilità in un piccolo villaggio del Nord dell’Iran, descrive le sue esperienze e le sue frustrazioni.

Sono una donna. Una donna con il 75% di disabilità fisica. Si, ho sperimentato l’amore. Ho sempre detto che una persona che non ha sperimentato l’amore è come uno spaventapasseri in una fattoria – senza vita.

Avevo 11 anni quando ho capito che avevo un sentimento speciale verso il figlio dei nostri vicini. Quella sensazione non aveva senso per me. A quel tempo non consideravo me stessa umana. A causa della mia disabilità e deformità, non credevo di meritarmi di vivere. Ero in attesa dell’indesiderato momento della morte. Per 14 anni ho sepolto questo amore dentro di me. L’ho tenuto per me. Dopo 14 anni ho deciso di arrendermi a questo amore e confessarlo a lui e alla mia famiglia. Lui accolse il mio amore, ma la mia famiglia non approvò. Questo fatto fece della mia vita un inferno per qualche anno. Ma il mio amore per lui mi insegnò anche ad averne per me stessa – smosse qualcosa dentro di me. Avevo amato quell’uomo per 30 anni, anche se non eravamo mai stati insieme. La verità è che, al di là della mia disabilità, sono una donna con tutti i bisogni e i sentimenti che una donna possiede.

Voglio che il mio amante mi tenga tra le sue braccia la notte, che accarezzi i miei capelli. Sfortunatamente molte persone nella nostra cultura sono convinte che donne come me non meritino di amare o di essere amate. Questo mi fa soffrire.

Il fatto che mio padre non mi permetta di stare con qualcuno che amo mi getta nello sconforto. Molte altre donne disabili come me soffrono perché le nostre necessità sessuali ed emozionali sono soffocate.

Credo che il cambiamento più grande debba avvenire dall’interno di ognuna di noi. Siamo noi a dove accettare le nostre capacità sessuali e i nostri limiti.

Abbiamo bisogno di credere che meritiamo di vivere pienamente la nostra vita e godercela al di là delle nostre disabilità. Una volta convinte di questo, anche le persone attorno a noi cominceranno a rispettare le nostre necessità.

Conosco molte donne disabili le cui famiglie non sono consapevoli del loro essere sessuate, perché queste donne non riescono a pensarsi in quella direzione. Se non sei tu a credere che meriti di essere amata, come potranno farlo le nostre famiglie?

Sebbene mio padre insista ancora nel nascondere i miei desideri, io sono orgogliosa di aver espresso le mie emozioni e necessità. Credere nel mio diritto a vivere pienamente la vita mi ha aiutata a superare molti ostacoli e a guadagnarmi libertà. Ci sono ancora molte persone che credono che i bisogni sessuali ed emozionali delle donne disabili non siano una priorità. Ma la verità è di gran lunga diversa. Tutte le persone – uomini e donne, disabili o no – hanno una gamma di necessità sessuali ed emotive.

Io personalmente credo che talvolta l’energia sessuale delle persone disabili può essere più forte di coloro che non hanno disabilità, forse perché è difficile per chi di noi ha una disabilità fisica rilasciare energie in modi più usuali. Quel surplus di energie può manifestarsi esso stesso come forza sessuale. E credo possa arrecare danni il fatto che le energie sessuali delle donne disabili non vengano soddisfatte. La nostra disabilità fisica si trasforma in un bozzolo in cui ci sentiamo rinchiuse. Per rilasciare la nostra energia fisica e sessuale avremmo bisogno di un po’ più di spazio, dentro questo guscio.

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3 pensieri su “Anche le donne disabili hanno necessità sessuali”

  1. Un bellissimo contributo, un aspetto (l’affettività e sessualità dei disabili) di cui si inizia a parlare. La strada c’è: percorriamola.

  2. La cosa che trovo più avvilente, umiliante e che mi fa incazzare è che quando in una famiglia o casa c’è una persona disabile o che dipende da qualcun altro (anche economicamente), automaticamente la persona che se ne prende cura diventa il carceriere peggiore che ci sia, e il preoccuparsi del benessere del disabile è solo una gran cazzata in larga parte, diciamolo.
    Nel caso di questa donna iraniana non le viene riconosciuto il sacrosanto diritto alla sessualità perché è considerata difettosa e inadeguata alla maternità: in determinate zone del mondo alla fine le donne sono viste solo come mezzi di riproduzione e nulla di più, non possono manco farsi una sana scopata al di fuori del matrimonio giusto per godere un po’ perché le ammazzano senza pietà, figuriamoci; qui da noi similmente la cultura intrisa di becero cattolicesimo non concede alle donne disabili di farsi una scopata perché non sta bene, non è normale che una persona con un corpo “difettoso” abbia persino la voglia e il pensiero di fare sesso, manco il resto del mondo fosse abitato da attori di Hollywood e fighe spaziali. Insomma ovunque si gira, rare eccezioni a parte, il mondo è pieno di repressi bigotti e bacchettoni che vogliono imporre la loro malattia mentale, perché di questo si tratta, al resto del mondo.
    Buttiamo giù una volta per tutte questo muro di ignoranza ed egoismo verso le necessità sessuali ed affettive dei disabili, o non osiamo definirci civili ed evoluti.

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