Una sex worker mi ha salvato la vita

Sessualità-e-disabilità

Lei mi aspettava sotto casa e a me sembrava giusto farle da cavaliere. Lei sale in macchina e mi dice che odia le auto vistose. Neanche fosse rivestita di tessuto leopardato. La mia auto è gialla ed è decappottabile, e non posso farci niente se la mia famiglia è ricca e io non posso nascondere da dove vengo.

Ho sempre avuto difficoltà con le donne soprattutto per il mio aspetto. Non sono particolarmente bello. Se mi curo e indosso abiti che mi stanno bene posso sembrare un uomo affascinante, ma quel che vedo negli occhi delle ragazze non è per nulla lusinghiero. Ho incontrato donne che vogliono convincermi di amarmi e poi si scoprono, dopo un po’ di tempo, a dirmi che non vado bene, dovrei cambiare, e so per certo che a loro non piaccio sessualmente. Allora perché stai con loro, mi direte. Perché per quanto un’illusione ha vita breve comunque vale la pena di provare.

Lo so che i figli di papà incontrano odio, io stesso mi trovo detestabile. Non do la colpa alle donne che incontro, perché comunque i nostri incontri sono frutto di uno scambio. Mi spiace che altre donne offendano le mie ex per mostrarsi più nobili. Preferisco mille volte di più una donna che mi dice qual è la vera ragione per cui sta con me che una che si finge innamorata e in fin dei conti, se non le piaccio, poi mi stampa sul muso una delusione enorme.

Ho fatto uso di qualche droga, soprattutto cocaina, e so che penserete che sono un uomo banale, sto descrivendo un sacco di clichè. Ricco, tossico, annoiato, con una bella macchina e belle donne attorno. Non voglio farla lunga perché non mi piace imporre la visione dei ricchi che piangono. In realtà piangono poco e se ne fottono di tutti gli altri. La precarietà che vedi in giro non ci tocca e io ho sempre la sensazione di non conoscere niente perché il mio punto di vista per me è un handicap. Non sto tentando di acchiappare un po’ di empatia, anzi, ve ne prego, continuate a coltivare un sano spirito ribelle che contraddistingue la lotta di classe.

Quello che mi è successo è che ho avuto un incidente. La macchina distrutta e io miracolosamente vivo ma mutilato. Sono finito su una sedia a rotelle e per quanto tu sia ricco non c’è niente che ti possa restituire le gambe. Un giorno, tra una bestemmia e un’altra, sedato da psicofarmaci e costretto per lo più nella terrazza di casa mia, pensai a quella donna che mi rimproverò per la vistosità dell’auto. Ho avuto il desiderio di chiamarla e dirle che quella macchina si è rotta, non c’è più. Sei contenta adesso?

Ora guido un mezzo a quattro ruote che non mi consente di fare molte cose, ma probabilmente l’umile sedia a rotelle a lei potrebbe piacere di più. Qualche giorno dopo l’ho chiamata ma le ho detto altre cose. Non ho avuto il coraggio di rinfacciarle qualcosa della quale non aveva alcuna responsabilità. L’ho invitata a casa, a cena. Disse che non voleva saperne di pietanze preparate da mia madre e ha preso due pizze al volo e le ha portate da me. Quando trovò me immobilizzato sulla sedia non sembrò sorpresa. Disse che le sarebbe piaciuto vedere un film con me. Così le ho mostrato i dvd e lei ne ha scelto uno e lo ha inserito nella tv multi uso.

Era un film che tutto sommato risultava molto comico. Abbiamo mangiato e riso e quando terminò il film lei mi ringraziò per la serata e andò via. Non ho mai capito cosa passa per la testa di una donna che non è come certe, banalissime, che le capisci da lontano. Non sapevo se ci saremmo rivisti oppure no.

Arrivò il momento in cui mi operarono per l’ennesima volta. Sono rimasto in ospedale per due mesi e con lei non scambiai neppure una parola. Ero piuttosto depresso e nel frattempo mi chiedevo perché mai uno come me non potesse avere diritto ad una vita di coppia, una relazione, un po’ di sesso. Mi parlarono del servizio di assistenza sessuale e ho chiesto dove, come e quando.

Non c’è ancora, specificarono, ma se ne parla. Se vuoi, per ora, devi chiamare una sex worker. Sapete di tutte quelle remore che i maschi alpha hanno quando presumono che chiamare una sex worker sia un segno distintivo della loro incapacità di conquista. In realtà non comprano servizi sessuali perché sono terribilmente sessisti.

Io non avevo punti di riferimento e di andare per strada a trovare una donna senza aver avuto almeno un attimo di chiacchiere, di conoscenza, non avevo voglia. Non so perché ma richiamai la mia compagna di pizza a cena. Dissi che stavolta offrivo io e che volevo solo parlare un po’, se lei era disponibile. Mangiammo la pizza e nel frattempo mi resi conto di essere molto a mio agio. Le dissi tutto, inclusi i dubbi sulla scelta di una sex worker.

Fu a quel punto che mi disse, sottovoce, che voleva confidarmi un segreto. Lei era una sex worker. Quello era il suo lavoro e dunque, mi confidò, “se è una sex worker che ti serve io sono qui”. Chiarì immediatamente che ciò non significava che tra me e lui sarebbe nata una storia, ma solo che ci sarebbe stato un rapporto sex worker/cliente. Accettai e lei chiese di organizzare tutto, incluso me stesso, per il giorno dopo.

Non era semplice da fare. Sentivo a malapena la zona lombare ma riuscivo ad avere un’erezione, senza fretta. Il mio corpo era pieno di tagli e cicatrici ma in fondo non dovevo preoccuparmi di piacerle. Sapeva già che non avrebbe trovato un corpo intatto. Quando arrivò ne fui subito affascinato. Più bella. Più sensuale, quasi senza trucco e con un’espressione sicura di sé.

Mi aiutò a passare dalla sedia al letto. Mi spogliò piano. Mi fece sentire carezze, baci, e mi insegnò a usare mani e lingua. I baci, il rapporto orale, le carezze, cose che potevo ancora fare. “Non sei ancora morto” disse lei, ed era soddisfatta perché mi aveva insegnato a essere un po’ più sicuro di me. Quell’esperienza mi insegnò ad avere fiducia in me per vivere una serena sessualità con una donna. Ce n’era una che mi piaceva e cominciai a corteggiarla. Poi si sposammo due anni dopo e ora ho una splendida figlia che mi fa sentire bene come mai sono stato prima.

La sex worker è diventata la mia più cara amica e ancora oggi ci sentiamo e vediamo, perché non si può mai mostrare sufficiente gratitudine nei confronti di chi ti ha salvato la vita. E’ stata lei, quella donna speciale, a restituirmi l’autostima. Perciò racconto questa storia. Non per dare luce a me, alla mia vita e agli eventi che mi riguardano, ma per mostrare quanto sia importante per una persona disabile poter condividere una bella sessualità e per mostrare quanto meravigliose sono le donne che ti insegnano a prenderti cura di te. A lei va il mio grazie. Un grazie immenso.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Che bella storia. Mi fa pensare a quel film “The sessions”, davvero un film grandioso, mi ha colpito profondamente e fatto riflettere tantissimo!

  2. Wow…

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