No alle etichette per le mie preferenze sessuali

Lei scrive:

Sono una brava ragazza, una intellettuale, una secchiona. E questa è una storia noiosa, terribilmente scontata e frustrante. È la storia delle domande del resto del mondo, che mi annoiano, disturbano la mia quiete, invadono il mio spazio privato.
Ho avuto pochissime avventure, e un numero limitato di relazioni durature. Non sono mai stata attratta dai modelli e dalle modelle, dagli attori, dai simboli di una bellezza imposta. Ho sempre perso la testa per persone reali, che mi prendevano il cuore con il loro essere intero, e mai soltanto attraverso il loro aspetto fisico.

Non è qualcosa di raro o assurdo, anzi credo sia naturale vedere le persone come un insieme, vedere la rappresentazione di corpo e anima in un’unica immagine. Non riesco a separare le due cose, mi piacciono le persone in quanto tali, sono attratta dalla personalità, che sempre si riflette nel corpo, nelle mani, nello sguardo, nei movimenti, nelle espressioni, nelle sensazioni che provo quando tocco o abbraccio qualcuno che mi piace, quando ne sento l’odore che mi rimane per sempre nella memoria del cuore.

Anche a livello sessuale provo lo stesso, il corpo è solo un mezzo per arrivare all’anima di chi mi piace, di chi amo, e non è mai un ostacolo. Quello che voglio dire è che la semplice immagine di un corpo, non mi provoca alcun tipo di attrazione sessuale, ma soltanto quando conosco qualcuno in profondità riesco ad esserne attratta sessualmente. È reale, non è una filosofia di vita, qualcosa che mi sono educata a fare, io sono così.

Da questo deriva un altro fatto importante, cioè che anche il sesso biologico della persona, oltre all’orientamento sessuale, mi è totalmente indifferente. L’ho sempre saputo, ma non ho mai avuto il bisogno di dichiararlo ad altri o a me stessa. Non c’è stata alcuna rivelazione, ho vissuto tutta la mia vita innamorandomi a cuor leggero di persone, e molto spesso il sentimento è rimasto solamente platonico, in quanto sapevo che quelle persone non potevano ricambiare. La cosa, personalmente, non mi ha mai turbata.

Il caso ha voluto che le mie “storie ufficiali” siano state fino a poco tempo fa di tipo eterosessuale. Non ho dunque mai avuto la necessità di dichiarare le mie preferenze sessuali, a questo mondo dalla curiosità morbosa. Finchè, un anno e mezzo fa, non mi sono innamorata di una ragazza meravigliosa, la quale ricambiava e ricambia il mio interesse e il mio amore. Abbiamo iniziato questa storia, e siamo bellissime e felici.

E qui entra in gioco il resto del mondo, che vuole attaccarmi etichette, plasmarmi all’interno di un modello, incasellarmi in una categoria. La cosa mi faceva sorridere all’inizio, non sapevo come spiegarmi, come descrivermi, come rappresentarmi agli occhi del mondo. Forse, pensavo, devo imparare a gestire questa cosa, imparare a spiegarmi, a raccontarmi, la gente capirà.

Ma perchè la gente dovrebbe capire? Che ruolo ha nella mia vita? Non parlo, infatti, semplicemente di amici o conoscenti, la maggior parte dei quali, peraltro, non sono stati affatto turbati o sorpresi dalla nuova situazione, ma di perfetti sconosciuti. Vivo all’estero, in un paese libero e aperto, in un ambiente cosmopolita e variegato. A volte, nelle conversazioni casuali, con nuovi compagni di corso o colleghi di lavoro, cito per caso “my girlfriend”, e… parte il sorriso, lo sguardo compassionevole o curioso, e la domanda: “are you lesbian?”

No. Sì. Non lo so. Non sono cazzi tuoi. Perchè ti devo rispondere? Non mi piace l’etichetta, non la trovo offensiva, ma semplicemente nessuna etichetta mi rappresenta davvero. Perchè, se una ragazza ti dice di avere un ragazzo, nessuno le risponde: “your boyfriend? Really? Are you straight?”. Al massimo le si chiede che lavoro fa, quanti anni ha o quale sia il suo nome.

È frustrante, a volte è ridicolo e divertente, perchè in fondo è una questione irrilevante a cui non dovrei dar peso. Ma mi fanno pesare quella domanda, mi fanno mentire per evitare di spiegarmi nella mia complessità. Le persone non sono bidimensionali, siamo degli esseri complessi, ed è impossibile descriversi con una sola parola, nessuno probabilmente dovrebbe farlo. Ma sì, mi rendo conto, questo è un discorso utopico, gli esseri umani usano parole, usano la lingua per codificare il mondo, per mettere ordine alla conoscenza, per creare categorie dal caos del mondo esterno. Lo so bene.

Tuttavia, ancora una volta, non so che etichetta scegliermi. Nemmeno bisex mi sta bene, non è quella giusta, ma forse è quella che più si avvicina a quello che sono realmente. D’altrocanto, la bisessualità viene spesso vista come una scusa, per nascondere l’omosessualità o le proprie fantasie, nonostante sia qualcosa di reale. Dicono, non puoi essere fedele, ad un certo punto ti stancherai e avrai bisogno di un uomo per soddisfarti, e solo una persona non ti basterà mai. Di fronte a tali commenti, mi sento sconfitta, mi accorgo di quanto sia vano il tentativo di ribaltare queste assurde convinzioni, quanto sia frustrante ripetersi e riascoltarsi, sapendo che nulla cambierà. Mi annoio, mi annoiano quelle inutili domande morbose, al punto da portarmi, in alcune occasioni, ad evitare di menzionare la mia ragazza, o addirittura di chiamarla, con grande vergogna, “coinquilina”. E me ne pento, perchè forse dovrei provocare, lottare, ribellarmi. Forse dovrei trasformare ogni conversazione casuale in un sermone sulla libertà sessuale, sui pregiudizi e sulla privacy. È snervante.

Cosa sono, alla fine? Alcuni ritengono che io sia una ribelle, che si è buttata in una storia omosessuale per stare sopra le righe, o a causa del femminismo. Altri ritengono che sia stata ferita dagli uomini al punto di dovermi rifugiare nell’altro sesso per sfuggire ai miei traumi. Altri ancora che lo faccio semplicemente per “la curiosità di provare”. Insomma, pare che il “resto del mondo” mi debba fare la psicanalisi, ed invece io sto benissimo, invece io so e capisco.

E poi c’è lei, che sa, che mi conosce, che mi ha capita. E c’è un’amica che mi dice di sentirsi come me, e che manda a fanculo chiunque si metta a farmi domande stupide.

E infine c’è il resto del mondo, ancora lui, che non smetterà mai di pretendere da me un’etichetta, che forse mi costringerà ad imprimermi un marchio sulla pelle, per catalogarmi. Devo accettarlo, devo abituarmi, devo e lo farò. E ancora per un milione di volte, a quella domanda risponderò: I am a person, I like people.

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Comments

  1. Vogliamo proprio fornire a questa ragazza un’etichetta? Penso di riuscire a sarebbe due.
    Il fatto che l’attrazione sessuale arrivi dalla conoscenza della personalità dell’altra persona e mai dalla mera presenza fisica da di lei una demisessuale, credo. L’indifferenza verso il genere o l’orientamento della persona amata (che, da quello che dice, immagino estesa anche a un’eventuale transizione/intersessualità) la rende una pansessuale.
    Detto questo: le altre persone raramente comprendono le scelte che si fanno,e non solo in campo sessuale. Qualsiasi cosa un* faccia, ci sarà sempre qualcuno pronto a criticare, deridere, trattare come alieni e, fondamentalmente, a non farsi gli affaracci propri. Ignorarli e lasciarli nel loro brodo di ignorante bruttura è un’abitudine salutare.

  2. mi sono rivista 🙂
    saluti da una non-lesbica non troppo eterosessuale

  3. Anna Martone says:

    Ho amato per tutta la mia vita gli uomini. Con la loro semplicità e sbadatezza. Poi un bel giorno ho trovato una ragazza per cui ho perso la testa, ho lasciato il mio ragazzo e ho iniziato ad amare incondizionatamente. Era una situazione strana e dopo un anno abbiamo chiuso. Ho sofferto. Tanto e tutt’ora che sto con un’altra persona non riesco a dimenticarla o comunque so che le ho lasciato un pezzo di cuore. Il mio futuro non so a cosa porterà, se alla solitudine, se a una donna o se a un uomo. Non sono bisessuale, etero o lesbica. Sono solo innamorata della vita, mi innamoro di chi mi prende cuore e mente e non devo spiegazioni a nessuno. •yashal• ciao a tutte/i

  4. I’m a person! I Like People!
    E cosa dire di più?
    L’idiozia è nell’etichettare tutti e tutto! A questo punto dovremmo nascere con i codice a barre in fronte!

  5. Da demisessuale per ora solo eterosessuale mi rivedo molto nella tua storia.
    Mi rivedo nel tuo modo di vedere l’amore, il sesso e il corpo altrui.
    Mi rivedo anche molto nei giudizi altrui.
    É una cosa che succede, e non c’entra sai con il fatto che ami una donna, perché se non ti comporti come la maggior parte delle persone questi ultimi troveranno sempre qualcosa da recriminarti, a prescindere da quale sia la tua differenza.
    A me succede spesso con il sesso occasionale. Qui si lamentano in molte delle discriminazioni che ricevono, forse perché non sanno quante ne ricevo io quando dico che non mi piace e lo trovo disgustoso.
    Siamo libere di comportarci cone vogliamo solo se ci comportiamo come si comporta la maggioranza.

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