Quei ribelli “anarchici” che mi trattano come presenza decorativa

Lei scrive:

Vorrei raccontare una storia di maschilismo che per me è tanto più terribile poiché si svolge in un ambiente che dovrebbe essere il più aperto e fuori dagli schemi. Io suono la chitarra elettrica e canto in un gruppo hard rock, del quale fa parte anche il mio ragazzo (l’altra chitarra). Gli altri due ragazzi sono, almeno a parole, anarchici, ribelli, a favore della liberalizzazione della cannabis, antifascisti, antirazzisti, con tutto il loro corollario di magliette del Che e cannone sempre alla mano.

Bene, quando si rivolgono a me (che per inciso ho anche un livello di preparazione musicale molto superiore al loro, studio in una scuola famosa e vorrei diplomarmi lì) usano questo tono addolcito e condiscendente, non mi prendono MAI sul serio e non mi ascoltano quando propongo qualche pezzo da me composto o qualche modifica a quelli vecchi, mi trattano come se fossi una bambina. Il mio ragazzo, A., nell’ingenuo tentativo di aiutarmi, mi ha detto: “se hai qualche idea per un pezzo falla sentire prima a me, così la suono io davanti a loro e ci possiamo poi lavorare tutti insieme”; con mia ovvia reazione all’inizio disgustata e poi rassegnata, alla fine con queste persone ci devo solo suonare, e almeno così suoniamo i miei pezzi, anche se tutti credono che siano del mio ragazzo.

Inoltre, spesso la gente, un po’ scherzando un po’ no, chiede agli altri ragazzi se io alla fine sappia suonare veramente o sia lì per la mia canottiera scollata e perchè ci tiene A.; domande che ovviamente nessuno si sognerebbe mai di volgere al contrario.

Dulcis in fundo, almeno un terzo di tutta questa gente progressista che ci gira intorno mi chiede almeno una volta: “ma tu hai iniziato a suonare dopo aver conosciuto A., per stare con lui?” Come se io studiassi da sette anni musica (ne ho 21) per far piacere a lui, che fra l’altro conosco da quattro anni. Almeno ho lui, per l’appunto, che tutte le volte mi sostiene e mi dice quanto mi stimi anche per la mia continua battaglia contro questa gente qui.

Comments

  1. Giada dei Ti'Eti?! says:

    Il rock e il metal sono generi molto maschilisti purtroppo, e sì, per loro sei solo un elemento decorativo.
    Posso darti un consiglio da musicista donna in una band di uomini a musicista donna in una band di uomini?
    Sii un uomo anche tu, anzi Sii più uomo di loro: pensa come un uomo, agisci come un uomo, rutta e scoraggia come un uomo, oppure scrivi un pezzo che parli dell’argomento e proponilo, tu, non il tuo ragazzo, e al primo che si azzarda a dire qualcosa mollagli un rutto in faccia e confessa che anche tutti gli altri pezzi sono tuoi in realtà.
    Oppure tu e il tuo ragazzo fate come Baglioni (levatevi dai coglioni – in tutti i sensi) e create una nuova band con gente meno ottusa

    • Probabilmente ho inteso male il tono del tuo commento. Nel caso non ci fosse ironia alcuna, lo trovo un pessimo consiglio.
      Se deve diventare come gli altri tanto vale alzare i tacchi, farsi un nuovo gruppo e magari selezionare meglio i propri compagni, scovando qualcuno che non sia il solito fan del rock testosteronico ma che, tanto per dire, abbia almeno sentito parlare di soggetti come le L7.

  2. Fai una scorta di chitarre a buon mercato e tienile a portata di mano per spaccarle in testa a ogni imbecille a bordo palco

  3. NON HAI CAPITO ANCORA CHE SONO SOLO INVIDIOSI.. E FANNO FINTA DI NON CAPIRE LA TUA ABILITA’.. NON SOTTOVALUTARE MAI LA FURBIZIA DEL GENERE MASCHILE , LA SUA FINTA INGENUITA’.. TE LO DICE UNA PIU’ GRANDE DI TE CHE HA ESPERIENZA… E INTANTO IL TUO RAGAZZO SI VANTA DICENDO CHE I PEZZI LI SCRIVE LUI E TI FREGA IN PRIMIS.. PER ME NON E’ ONESTO E NE’ COERENTE. FATTI VALERE… E SE NON GLI CONVIENE MANDA LORO A CAGARE E CAMBIA FIDANZATO. TU TI SEI FATTA IL MAZZO E NON HAI BISOGNO DI UNO CHE SI PRENDE I TUOI MERITI E PASSA ANCHE PER QUELLO CHE TI SOSTIENE. SVEGLIA RAGAZZA…………..

    • Giada dei Ti 'Eti?! says:

      anche, sì!
      già averci il fidanzato nella stessa band secondo me nel 99% dei casi è un pessimo errore, meglio ognuno nella sua, magari fare un sano scambio date, ma mai insieme, e comunque sì ora che mery me lo fa notare il tu omo mi sembra anche di molto furbo perchè da un lato ti sostiene, dall’altro si fa bello col tuo talento

      comunque ti consiglio di fare “outing” e proporre nuovi pezzi tuoi, e se hanno da dire qualcosa un bel rutto sonoro in faccia così gli spettini il ciuffo a quei debosciati
      e se anche quello non funziona, c’è pieno di band alla ricerca di un front-man pieno di talento, se suoni bene e incontri gente con le palle non ci fa nemmeno caso al fatto che hai la vagina
      vai avanti per la tua strada e togliti la zavorra, questi scemi non fanno altro che soffocare il tuo io artistico, ti fuori le ovaie e calca la mano sul fatto che alzi e di parecchio lo standard qualitativo del gruppo e che lo faresti anche se fossi la sosia della Trinciabue, e che senza di te farebbero cagare e starebbero ancora a farsi le seghe mentali sul primo pezzo

  4. Premesso che sul maschilismo del metal ho qualche riserva (sul rock meno) ti confermo che già una trentina di anni fa nel ribellissimo ambiente di democrazia proletaria (dove le canne erano per i deboli e si parlava di eversione come la sinistra oggi parla di buonismo) mia madre era relegata al ruolo di angelo del ciclostile…motivo per cui ha infatti mollato il pur ribelle e giusto ambiente…morale della favola per voi ragazze non è mai facile ma avete mezzi e testa per continuare a lottare fino a trovare l’ambiente giusto, al tuo posto cercherei una band con più idee e meno canne, ad esempio.

  5. ok, ma parlare di anarchici con le magliette di che Guevara… non si può sentire …. detto ciò riconosco il problema , ma nonm usiamo la parola “anarchici” a caso

  6. Confermo, anche negli ambienti della sinistra extraparlamentare era così, perfino fra i fricchettoni e gli indiani metropolitani… è sempre stato così e, a quanto pare, non se ne esce 😦

  7. Conosco il tuo problema. Sii forte e non farti intimidire. Io piuttosto che farmi mettere i piedi in testa dai miei compagni di gruppo (innocentemente maschilisti come la maggior parte dei maschi che conosco) mi sono conquistata la nomea di pazza furiosa, femminazi che non sa farsi una risata eccetera, ma la mia musica e il mio impegno (talento non saprei dirlo) le rispettano. Anche se devo urlare il triplo per farmi ascoltare. Mentre i mesi passano, ai loro occhi non sono più una ragazza, non importa quanto mi metta figa per i concerti. Non vedono più in me una possibile scopata, ma un collega. L’assenza di apostrofo è voluta… Doloroso essere considerata un uomo, ma dopotutto va bene così in quel contesto.
    In bocca al lupo, resisti. Magari non te ne rendi conto, ma potrai essere un modello per molte ragazzine che smettono di suonare perché schiacciate dal maschilismo. La rivoluzione passa anche da noi.

    PS: piuttosto che il tuo ragazzo ti difenda pubblicamente e dica che è una buona idea, ma che non si faccia bello con quello che componi tu…

  8. Dovresti rivelare al gruppo che sei tu l’autrice dei pezzi che suonate e che ti fa incavolare, e non è giusto, come ti trattano.

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