Malafemmina

Lei ce l’ha pettinata

Al passaggio della diva il tacco dodici ha fatto morti e feriti. Ho fatto appena in tempo a scansare il mio alluce sinistro ché altrimenti finiva imbalsamato come quelli di metà della popolazione in piscina.

La nostra giornata è stata ricca di risate.

“Hai messo un tacco che tra un po’ decolli…”

“Oh Ahahahahah… ma che simpatica…”

“???”

Lei ride non appena apro bocca. Le ho tirato delle bordate tremende, l’ho presa in giro per tutta la giornata e lei ha riso tutto il tempo.

In compenso mi ha fatto trottare in lungo e in largo, mi ha fatto organizzare una semi conferenza/qualcosa in web, mi ha ordinato di prenderle un piatto di alimenti in cucina (e dalle cucine al mio arrivo si sentiva la Ola guidata dal mio amico lavapiatti Feisal), mi ha fatto fare la PR con mezzo mondo, mi ha regalato un rimasuglio di un suo abito, una specie di pareo che…

“oh guarda, io non lo metto più, lo vuoi?”

Ma certo che lo voglio. Me lo rivendo su E-bay e ci faccio i quattrini che non mi danno qui. Poi ho puntato dritto il direttore e gli ho chiesto la moneta sonante.

“si si, hai ragione, dobbiamo ridiscutere il tuo contratto… tra qualche giorno arriva anche un altro artista e tu sei indispensabile…”

“arriva chi????’” – ma io voglio tornare all’animazione con i miei bambini. Quello sarebbe il mio lavoro qui.

“arriva il cantante XXXXXXX…” – pausa, mi guarda per aspettare la mia reazione.

“ma voi se non sono quasi defunti non li prendete?”

“ah ah… sei un capolavoro. tu sei la persona adatta. ti diamo una somma extra per il lavoro che stai facendo…”

“quanto extra?”

“ne discutiamo…”

“no, discutiamone adesso. mi hai affibbiato la fanciulla che si crede una star hollywoodiana ed è poco più di una ragazza cubo, ora mi vuoi appioppare anche un fenomeno che avete preso a buon mercato alla svendita degli artisti all’ospizio… se non mi dici subito quanto mi dai io mi attengo al contratto e svolgo solo il lavoro per cui sono pagata.”

“uh come sei pignola… diciamo 500 e ti assegno un alloggio al primo piano?”

“diciamo che se non dai alloggi decenti a tutti io mi tengo l’alloggio nella cripta e mi dai settecento euro più una scheda telefonica caricata con cento euro dato che la diva oggi mi ha prosciugata facendomi fare una chiamata intercontinentale…”

“ma tu non sei la sua segretaria…”

“beh, spiegaglielo. sei tu che le hai detto che il villaggio le fornisce quello che le serve e a lei serviva quello… non è mica colpa mia se gli artisti che chiami tu vogliono calcare la scena anche su marte…”

“stavolta ti rimborso. la prossima volta però vieni prima da me…”

“si. se tu fossi nelle vicinanze e se io non dovessi correre come una lepre per tutto il tempo…”

Ho omesso di dirgli che per fare pipì ho approfittato di un momento di distrazione della diva e sono sparita dietro un cespuglio vicino al percorso da jogging.

“dai su, direttore, che ti è andata bene. dove la trovavi all’ultimo momento una come me?”

“non te ne approfittare…”

“io? veramente siete voi che vi state approfittando di me… io sarò precaria ma non sono mica scema…”

Ecco come’è andata e questo mi toccherà fare fino a che non passa il maledetto periodo di ferragosto in cui gli ospiti paganti pagano un extra (di cui uno 0,00000000000001 viene dato in elemosina a me) e dunque meritano un extra di intrattenimento. Sapessero qual è l’artista che sta arrivando per riempire le loro serate fuggirebbero a gambe levate soprattutto perché dubito che la metà degli ospiti villeggianti sappiano chi sia il tizio in questione (quando si esibiva forse non erano ancora nati).

Infine si, ho chiesto alla diva se ce l’ha come la mia. Anzi l’ho accompagnata al cesso perché una delle mie aspirazioni massime nella vita era quella di vedere urinare una divina della tele (:P). Così l’ho vista abbassare le mutande, mentre lei mi consegnava tutti i suoi averi, cestini, orpelli, accessori e cose così, anzi ha abbassato una sottile metafora di una mutanda perché la mutanda vera e propria in realtà non l’ho proprio vista.

Non di quelle come la mia, di cotone, comoda, che ti lascia una chiappa scoperta e l’altra no, proprio mentre cammini, e tu tenti con indifferenza di tirare giù quel maledetto elastico che ti si è impigliato nel quadrante superiore destro del culo e quando ci riesci ti metti a camminare a chiappe strette per evitare movimenti aggressivi perché troppe oscillazioni ti rimandano l’elastico per conto suo.

Lei aveva una specie di striscia disegnata, restava immobile, sembrava un tutt’uno con la carne. Se l’era messa dopo aver tolto un costume che non faceva una sola grinza. Attaccato alla pelle con la colla. Pure quello. Uguale identico al mio che va in mille direzioni meno che dove dovrebbe andare.

Nera. La sua mutanda era nera. O quello che era insomma. E l’ho vista. La sua Pippa, insomma. Folgorante, splendida, curatissima, che non è mica vero che se fai la mezzobusto ti applichi soltanto per migliorare la parte superiore del corpo. Questa è roba da professioniste. E’ tutta perfetta, fino all’ultimo pelo.

Io ce l’ho tutta spettinata e lei ha, per dire, la riga di lato con la mollettina delle elementari. Perfezione assoluta. Ti viene il senso di colpa a sciuparla. E qui avrei bisogno della buonanima di Moana Pozzi perché a quel punto mi veniva spontaneo chiederle: “ma tu, ti tocchi?”.

Poi ho scoperto che ha un mezzo fidanzato che però non si può dire “perché sai le riviste di gossip poi fanno carte false per avere il suo nome”.

E che è? Spionaggio da segreto di stato? Fosse così efficiente il giornalismo di inchiesta su politica, criminalità e corruzione forse in Italia avremmo un tot di guai in meno.

Insomma è andata così. E alla fine me lo sono chiesta anch’io: ma io, mi tocco?

Perché da che sono qui, a parte una parentesi di qualche giorno con Pleasure, ho preso ad avere un rapporto di totale distanza con il mio corpo.

Penso proprio che dovrò recuperare. Sperando che non mi venga in mente il divo del dopoguerra perché francamente solo a pensarci mi si ammoscia la fantasia.

Chiudo gli occhi, penso a me, anzi non penso affatto, mi voglio bene e basta…

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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