Malafemmina

Surfando l’onda sessista

Ho qualche minuto di pausa. Ho anche le mestruazioni, che in questa fase della mia vita non sono proprio il massimo. Vado di tampone interno e proseguo nel mio lavoro seguendo come un’ombra la diva che oggi ha l’ansia da prestazione.

Mi ha costretta a provare con lei due mossette che deve fare sul palcoscenico quando stasera si esibirà. Niente di particolarmente difficile. Una sculettata e doppio passo, un ancheggio a destra, uno a sinistra, calata con arco, rialzata con culo oscillante, una specie di scuotimento organizzato. Non è una semplice diva: questa donna è una artista dello shakeraggio.

Le mie ovaie non hanno molto apprezzato e devo aver messo male il tampone perché a un certo punto là sotto c’era una tale umidità che se n’è accorta anche la diva.

A proposito: mi ha detto che ce le ha pure lei, le mestruazioni, esattamente come le mie, una volta al mese, talvolta fastidiose, talvolta invece no. Temeva pure lei che questo fosse il periodo giusto, già prefigurava di poter girare uno spot per qualche azienda di assorbenti. Invece niente. La sua bella è asciutta e profumata.

La diva oggi mi ha confidato un po’ di cose. In fondo è umana pure lei. La sua vita è altrettanto precaria e nonostante la sua giovane età lei però, diversamente da me, ha già potuto comprarsi una casa e ha dato una lezione al genitore (il padre) che le rinfacciava ogni centesimo speso per lei.

Anche lei sperava di essere autonoma il più possibile per non dover dipendere da nessuno. Ha usato una scorciatoia, il suo corpo, la sua avvenenza, deve ancora terminare l’università (l’ha interrotta da un po’) ma lei dice che ne è valsa la pena perché comunque è riuscita a garantirsi un’esistenza decente.

Il suo è un lavoro come un altro. Lei è una che interpreta i sogni, le illusioni, non è fatta di carne ma di pixel. La carne e le emozioni appartengono a lei e oggi un po’ appartengono anche a me. E’ una che non posso giudicare e io l’ho sempre amabilmente presa in giro ma con comprensione e solidarietà, senza giudicarla, e forse è per questo che mi ha chiesto di supportarla in questi giorni perché alle donne così quello che manca tanto è un’amica, una persona che la faccia sentire al sicuro, che le dica che va tutto bene, che le risolva qualcosa mentre lei continua a interpretare il ruolo della macchina che deve fare soldi. Per se stessa, per il suo manager (la sanguisuga), per l’agenzia che espone nel catalogo dei pezzi di carne in vendita il suo book fotografico.

Lei è come me, come noi, una che ha scelto un lavoro da fare e che lo fa senza pretendere di lasciare un segno nel mondo, di rappresentare una traccia indelebile nella storia. Voleva solo vivere, avere qualche soldo da parte e andare via di casa, starsene per conto suo.

Non è in fondo quello che vogliamo un po’ tutte? Non è quello che voglio anch’io?

E io non mi sento superiore a lei né penso che quelle come lei siano particolarmente diverse da me. Hanno altre passioni, altre speranze, altri obiettivi ma il punto di partenza mi sembra sempre uguale.

Le ho chiesto il perché del suo curatissimo look e lei mi ha detto che fa parte dell’immagine che deve mantenere: spendi per guadagnare, una cosa che succede anche a quelle che per trovare lavoro e fare una buona impressione nei colloqui devono presentarsi curate, ben vestite, con una immagine perfetta, altrimenti non vengono assunte.

Cosa posso dirle? Posso forse addebitarle il fatto che lei legittima una mentalità che produce un danno anche a me? E perché dovrei?

Lei usa consapevolmente questo sistema di cose per guadagnare e io che lo subisco comunque non posso sottrarmi più di tanto e sono qui a sculettare nelle serate di animazione per divertire ospiti paganti ignoranti e sessisti.

L’unica differenza sta nel fatto che io provo a tenermi la mia coerenza e che più spesso lavoro in contesti in cui sono pagata meno per fare molto ma molto di più e per mostrare tanta più competenza. Ma la coerenza non si mangia. E’ una scelta ma non mi fa migliore o peggiore. Corrisponde soltanto ai miei ritmi di vita, alle mie pretese, a quello che mi è sufficiente per esistere, al fatto che io mi sento viva rivendicando diritti e non surfando l’onda sessista.

Io mi sento viva a stare tra la gente come me, quella che sgobba e fatica, che ha tante cose da dire, perché, come già ho scritto da qualche parte, a cercare di risalire la china poi ci si ritrova sole, come la diva, come tante persone che non sono né carne e né pesce che ho conosciuto.

Io scelgo di essere quella che sono ma non per questo sono migliore. Semplicemente diversa. Perché vendo pezzi di corpo anch’io e con molta meno fatica di quella che fa lei nel tenerselo perfettamente curato, senza un inestetismo e con il terrore che il sole invecchi la pelle troppo presto.

A chi troppo e a chi troppo poco. E non so più da dove ho cominciato questo flusso di pensieri.

E con ciò vi auguro una buona giornata!

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

3 pensieri su “Surfando l’onda sessista”

  1. gira e rigira trovi perzzi di umanità anche dove si pensa di non trovarli. Ma le “dive” del mainstream sono tra le prime vittime, precarie e costrette ad essere immagine e rappresentazione. Penso a madonna per esempio costretta ad essere una bomba sexy ancora adesso che…insomma per mantenersi in forma ha un fisico che vorrei avere io che sono uomo( perlomeno le spalle). Sinceramente a me tutte quelle “dive” e pure quelle minori della nostra tv fanno più tristezza che altro. Ancor più tristezza però fanno tutte le persone che infoiano questo giro “bellone” comprando riviste, prodotti pubblicizzati e viaggi sempre seguendo un culo rappresentato e mai “dato”. E pure loro sono vittime, i carnefici sono altri e quelli sono poco umani e se ci hai a che fare non riusciresti a parlarci come hai fatto con la “diva”.

  2. “Cosa posso dirle? Posso forse addebitarle il fatto che lei legittima una mentalità che produce un danno anche a me? E perché dovrei?”
    Perchè se qualcuno non comincia a farlo sarà sempre peggio..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.