Non tengo particolarmente al parere di altre persone, disse lei, e subito dopo fece un’espressione intristita e mi riferì di false manovre di una sua collega d’università che le sparlava dietro e cercava di bollarla come gran puttana. Aveva detto un giorno che non preservava la propria verginità per nessun uomo. Lo disse ritenendo che tutti fossero sufficientemente evoluti. Invece la questione diventò di dominio pubblico e una delle rivali disse che era ora che i maschi si facessero sotto per liberarla da quel fardello. Sembra una storia d’altri tempi, ma io vi giuro che è accaduto tutto pochi mesi fa e che il mobbing sociale è un male che viene praticato oggi anche più di ieri. In questa brutta epoca in cui si sfaldano i legami umani, con troppo tempo trascorso a fingere che quella virtuale sia la vita vera, si rischia di confondere tutto quanto e quando tre o quattro persone si bullano di te sui social pensi di aver perduto l’affetto di tutte le persone che per te contano davvero. Non è così, e lei lo capì fin dal momento in cui cominciò a osservare meglio il contesto in cui viveva e vide persone distratte da se stesse, o meglio, non in contatto con niente, come perse, in cerca di qualcuno su cui sfogarsi, a volte senza cattiveria e altre volte, invece, con perfidia estrema.
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