Se tu, sconosciut@ soggetto tal dei tali, dovessi chiedermi consiglio a proposito della modalità di comunicazione da usare per emergere, dal niente, o per continuare a mantenere in vita i tuoi due microgrammi di fama, suggerirei di verificare quali sono le polarità verso cui confliggono consensi e dissensi. Suggerirei di stare a vedere quali sono i temi e di quanto consenso puoi rintracciare occupandotene. Poi ti direi quali sono le parole chiave da utilizzare per riuscire a diventare paladin@ degli uni o delle altre e tenuto conto del fatto che tu non hai alcun rispetto della cultura, di quel che può derivare da ogni tua affermazione, delle opinioni della gente, giacché di quel che loro rappresentano ti interessa solo un like e un condividi, ti direi di raccogliere o determinare discussioni durante le quali le persone, spettatrici, ridotte a tifoseria, possono fingere di “partecipare” immaginando di essere perfettamente rappresentate.
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Erano belle le chat di una volta
Conversazione in chat (facebook maledetto!). Un tale – di cui non dico il nome – mi contatta. O meglio, “contatta” è un eufemismo. Diciamo che mi lancia un “Ou” condito da uno “zoccola”. Va bene, dico io, c’è qualcos’altro? Mi arriva un “troia”. Perfetto, caro, me lo dicevano ogni sera per l’ora delle mie preghiere, fatti un paio di “zoccola”, due o tre “troia” e poi il segno della croce e sei a posto. Mea culpa innanzitutto.
Gli dico “caro, volendo ho anche un nome…” e ribatte “femminista satanica”. Resto un po’ perplessa perché femminista, vabbè, ma satanica che vor di’? Cioè: vuoi vedere che esistono gli esorcisti via web che con la scusa dello spruzzo d’acqua santa tentano di rimorchiare qualcheduna?
Di Femen, ombrellate e linciaggi virtuali
Sapete tutti/e come è andata. Ne chiacchieravo ieri su facebook e mi piace annotare questa cosa qui perché penso valga la pena ricordare. Le Femen, che sono un gruppo che tutto sommato mi incuriosisce salvo dissentire sulle loro posizioni contro la prostituzione, in senso proibizionista, sono andate in Piazza San Pietro per esprimere la propria opinione contro l’omofobia. Sono state braccate da militari e una di loro è stata presa a ombrellate da una cordiale signora con pelliccia. La notizia, dell’azione e dell’ombrellata, ha fatto il giro del web e sono piovuti commenti indignatissimi perché anche tra soggetti, presunti, laici, si è innescato il meccanismo che vede pornomostruosità vs pornoindignazione.
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Mettici la Frase: Violenza è…?
E se ti va mettici anche un pezzo di corpo. Una mano, un piede, una spalla, un’orecchio, un braccio, una caviglia. Dimmi cosa è per te “violenza” relazionale, che ti opprime, ti censura, ti invade, pervade, ti obbliga, ti infanga, ti perseguita, ti costringe, ti addomestica, ti omologa. Cosa è “Violenza”, giacché il concetto viene ridefinito da chi ha potere al servizio di quello stesso potere per favorire chi vuole mantenere privilegi contro chi tenta di acquisire e rivendicare diritti. Cosa è Violenza che lede la tua libertà di scelta, norma la tua vita, ti impedisce di esprimere la tua opinione, che ti schiaccia entro ruoli prestabiliti.
Cyberbullismo e uso foto di minorenni per i quotidiani online
Il caso non-notizia tirato fuori dai quotidiani oggi per fare audience è quello di una ragazzina che si è suicidata.
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L’amore al tempo di facebook
Treno. Aggiorno lo stato del mio profilo facebook. La bellezza è uno stato mentale e io mi sento bellissima. Ho un ricciolo che vaga sperduto e mi scivola sull’occhio sinistro. Rosso su azzurro/verde a seconda di come cambia il tempo.
Ultimi giorni di libertà per allontanarmi da quello che per ora non mi serve. Poi comincerò a lavorare. Fine settimana al bar con la mia amica e da lunedì alla Onlus, ancora assieme a lei.
Sono seduta accanto al finestrino. Mi torna in mente una conversazione avuta con una mia amica. Io che le rivelavo tutta la mia debolezza.
Avevo consegnato ad un tale l’ultimo grammo del mio orgoglio. L’ho atteso per giorni solo per dirgli che avrei voluto mi desiderasse almeno un po’. Che non sempre capita di essere corrisposte. E lì bisogna analizzare quanto ci appassioniamo a quelli che non ci filano e quanto meno a quelli che invece farebbero follie per noi. In ogni caso bisogna che io prenda appunti: sono bravissima a massacrarmi l’ego e il trucco sta nel non negarsi la possibilità di essere deboli. Dissimulare funziona poco se alla fine non resti in contatto con te stessa. Non perdi lui, lei, gli altri. Perdi te stessa e vorrei non perdermi, non mancarmi, non ritrovarmi un giorno a non riuscire più a parlare con me stessa per paura di mentirmi, ancora.
Corsi online per segnalare su FaceBook offresi
E se poi qualcun@ segnala i segnalatori e le segnalatrici? Corsi online di segnalatoraggine offresi. Vi insegno a segnalare anche col pensiero… (il fumo è retrò) 😀
E niente: il titolo non c’entra un cazzo con il resto ma era per attaccare bottone, sempre che il bottone ce l’abbiate.
Ci sono i patti di genere, i patti de-genere, quelle che ti dicono che tra donne stare insieme è meglio anche se poi ci si scanna perché l’unico motivo per stare assieme sarebbe averci la fika, ché già consolida l’idea che donna lo sei in senso biologico e che chi aspira ad essere tale (donna non si nasce ma si diventa) non potrà esserlo mai (sorelle trans, spiacenti, ma quelle là non vi ci vogliono ché non siete mai state purissimamente femmine).
Non conterebbe nulla se ci sono differenze gerarchiche di censo, potere, strumenti, risorse, identità politica. E mi dà l’idea invece che questi patti de-genere non servano a renderci più forti ma a rendere più forti quelle potenti e a fare diventare gregarie quelle come noi… perciò quelle potenti accentreranno e monopolizzeranno sempre e comunque strumenti di diffusione mediatica e concetti e iniziative…
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Messaggio di servizio: se copiate le mie analisi, citare la fonte, prego!
Nota rivolta ad alcune “femministe” che mi dedicano infamie e pensieri tremendi e poi però mi leggono, mi seguono, mi commentano e mi copiano parassitando, da anni, consenso sulla base dei miei contenuti.
Siete tra quelle che hanno dato seguito ad un linciaggio pubblico contro FaS e contro di me. Siete quelle che vogliono normare linguaggi, comunicazione, idee su qualunque cosa. Siete quelle che indicano continuamente nemici esterni contro cui coalizzarsi mentre si ripropongono machismi e autoritarismi proprio tra di noi.
Il femminismo è a partire da se’. A FaS non vogliono permettere che quella stanza tutta per se’ ce l’abbia e c’è gente che pur di imporre il proprio arredamento ha calunniato e diffama e perseguita gruppi e singole. A me non volevano permettere di avere una stanza tutta per me. Ma io non mi faccio sfrattare e FaS neppure. E questo è assodato.
Dopodiché siccome è da anni che io offro punti di vista e analisi e vedo che c’è gente che saccheggia a più non posso i miei contenuti per riproporli sui propri blog senza neppure citarmi, la stessa gente che sputa sul mio creative commons 2.5 e piazza i copyright o che poi si incazza se altri clonano/copiano le loro idee, allora, per la prima volta, lo dico: che quelle che mi sputano addosso mi leggano perché non hanno idee e prospettive che si discostino dal pensiero unico/omologato posso capirlo, che ammantino di militanza e di pensieri femministi (i miei) i propri spazi in cui non si fa altro che sollecitare censura contro tizi@ e cai@ per poi essere comprese in una rete femminista sdoganando autoritarismo, posso capire pure questo, ma se non mi citate per i pensieri e le idee e le analisi prodotte siete anche disoneste. Decidetevi: o mi sputate addosso o ritenete i miei contenuti utili. Perché se li ritenete ottimi e li riscrivete senza citarmi, comunque, è certo, si vede che non è farina del vostro sacco.
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Fabbricare porno-mostruosità per produrre porno-indignazione
Dagli all’untore, mi è arrivata la chiamata al linciaggio organizzato per l’abbattimento di una pagina facebook. Declino, pubblicamente, perché il medioevo per me non esiste e mi fa paura in generale e assistere a quel concentrato di cyberbullismo sulla pelle di chiunque legittimato dal retropensiero e dal pregiudizio disumanizzante che si tratti di criminali contro cui sia corretto e lecito lanciare insulti, diffamazioni, denigrazioni, dileggio e calunnie mi fa veramente senso. I nazisti pur di fare a pezzi gli ebrei si convincevano che fossero criminali, ratti e cose. Disumanizzando si riesce a mettere in piedi meccanismi atroci, gli stessi che dite di combattere.
Non partecipo alle chiamate di segnalatori/trici seriali in cui si presagisce qualunque forma di galera, reale o virtuale, per le persone. L’esilio anche no a meno che, e sarei curiosa di vedere, non si ritenga di voler spedire su Marte tutti i trasgressori e le trasgressore del codice etico e morale imposto.
In generale mi fa comunque senso tutto ciò che al momento produce, come l’ha chiamata una mia amica, pornografia dell’indignazione populista. Pornografia dell’indignazione giustizialista direi pure. Perché il linciaggio, reale o virtuale, con violazione della privacy, accanimento, gogna e avvilente passerella di rigurgiti di rancore cumulati in anni e anni di attenzione rivolta a senso unico, non è una pratica femminista.
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Il femminicidio non esiste
Questa campagna era stata lanciata da Uaar in favore dell’ateismo. A seguito di lamentele di credenti molto credentissimi è stata rimossa, censurata e tutti quanti, meno le persone laiche e quelli/e di Uaar, sono stati felici di ciò.
Al momento avviene che ci sono i templari e le templaresse a guardia del credo che stabilisce che non si può trasgredire al dogma. Perché se qualcun@ s’è mess@ a fare la o il bodyguard alle parole, tra l’altro senza conoscerne il significato o attribuendogliene uno a seconda di come la pensa e di come gli cambia l’umore, significa che stiamo messe malissimo.
Davvero le donne che subiscono violenza immaginano di poter contare su guardiani e guardianesse, accademie della crusca improvvisate, di parole che vorrebbero definire un fenomeno che loro vivono sulla propria pelle?
Cos’è la violenza? E’ quando mi viene impedito di dire ciò che penso, di farlo, di deciderlo, di elaborarlo, di maturarlo, di esserci, determinarmi, andare avanti e urlare se necessario per dire che anch’io esisto e che quel che penso è importante.
Gli/le imperialist* dell’antisessismo militante (ancora su Femminismo a Sud)
Sono quelli/e che quando un governo di una nazione non gli sta più bene inventano il mostro o fingono di scorgerlo per la prima volta dopo che l’hanno rifocillato e supportato per anni ché gli teneva a posto le truppe e poi, in culo alla sovranità nazionale e all’autodeterminazione dei popoli, si mettono a bombardare facendo a pezzi uomini, donne e bambini/e, per poi piazzare, a guerra finita, un governo fantoccio, controllato dai colonizzatori, e un esercito in ronda perenne a sorvegliare ogni forma possibile di dissenso e di modalità critica.
Femminismo a Sud nasce indipendente da FikaSiculianità indipendenti. Nessun@ ha mai avuto da ridire fino a che parlava la lingua che interpretava il pensiero femminista dominante, salvo prendersi perenni cazziatoni perchè era discola e criticamente svettava in avanti mettendo in dubbio cose che non potevano essere rimesse in discussione.
Gli autoritarismi interni al femminismo, perfino nei mondi antagonisti, i rigidi separatismi, la totale assenza di rispetto per i punti di vista differenti, le reazioni velenose ad ogni critica politica, le aggressioni personali quando non c’erano argomenti per colpirmi/ci, malumori disseminati e gossip, tanto gossip, per questo strumento mediatico incontrollabile che non si lasciava usare salvo partecipare a cose in cui credeva.
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Se è diventato ex togligli l’amicizia da facebook
Questo lo inseriamo nel capitolo istruzioni per l’uso.
Se normalmente si cambia strada, amicizie, ci si separa per un po’, un motivo c’è. Non ci si può lasciare senza metterci in mezzo un pezzo di tempo per far decantare la rabbia, la nostalgia, i ricordi, le gelosie. Perché le vite non vanno mai in parallelo e quello che succede a te può non accadere a lui.
Facebook è il mezzo attraverso il quale lui ti può spiare. E’ fatto apposta. Puoi farlo anche tu, che ridi e scherzi e lui è comunque lì che spia la tua vita e va in paranoia. Tu posti la tua foto con gli amici e lui la guarda e si ricorda. Perché è difficile e certe volte bisogna dare un taglio netto. Per te, per lui.
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Antisessist*? Di gente che ammanta di sentimento militante il proprio autoritarismo
Secondo voi in Italia è reato esprimere opinioni diverse? Per alcuni/e si, sembrerebbe esserlo. Processano le tue opinioni, ti perseguitano, ti stalkerizzano, ti calunniano e ti diffamano perché non la pensi come loro.
Parlo delle stesse persone che mi perseguitano da mesi, su facebook, nei blog, con post fatti di metodo Boffo e dossieraggio d’accatto, con sbirri/tutori sedicenti antisessisti e volontarie diffamatrici che passano di pagina facebook in pagina facebook a denigrarmi. Hanno fatto e stanno facendo di tutto pur di farmi apparire una criminale. Si. Perché per loro chi non la pensa allo stesso modo è un@ criminale.
Costituiscono un vero e proprio tribunale dell’inquisizione fatto di sante e inviolabili e difensori della vulva e si riuniscono in forum, pagine, gruppi per poi affidarsi alla espressione di un cecchino o una cecchina virtuale che attraverso un qualunque post su un blog ha il compito di ledere la mia immagine per farmi apparire, appunto, una criminale.
I miei personaggi (istruzioni per l’uso)
Ne ho creati abbastanza da riempire interi blog. Sommati per categorie riconoscibili trasferisco la loro scrittura qui e recupererò, per chi non ha letto, almeno parte di quello che è stato già scritto per poi proseguire – se è il caso – con le relative narrazioni.
I personaggi che ho creato sono sempre stati parte di progetti di comunicazione politica. Alcune cose oggi non le scriverei più così come ho fatto e alcune altre invece si ma ciò che conta è che sono personaggi che hanno raccontato disagi e problemi di donne o di persone di diversa generazione e che rappresentano un esempio di come la comunicazione possa essere utile a rappresentare vite in molti modi e forme.
Racconti, intere storie, trame semplici o complicate, quello a cui ho dato vita con la mia scrittura ha coinvolto, creato legami, rappresentato persone che non sapevano esprimere i propri problemi, condiviso strumenti di comprensione del proprio percorso e del presente. La precaria con mille lavori, la trentenne o la post quarantenne, la donna con problemi relazionali, e molte altre in tante metamorfosi continue che realizzano un dato che a voi che leggete deve essere chiaro: la comunicazione crea personaggi, lo fa ogni giorno, potete vederlo in ogni media, nell’illusione che quei personaggi che vedete siano reali quando in realtà non lo sono perché i loro copioni sono scritti da persone come me. Attraverso quei personaggi vengono veicolati messaggi politici, personali, sociali, economici…
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Veicoli di comunicazione sessista involontaria
E irresponsabile.
Chi sono i maggiori veicoli di comunicazione di cose perfide e paradossali dette contro le donne? Proprio le donne e i tutori delle donne e qualunque soggetto che tramite l’indignazione e un like e un condividi immagina così di compiere la propria ribellione sociale.
Prendi una cosa che sta girando in rete. Non l’ho neppure letta, perché è un sito che mi fa incazzare solo per il titolo e siccome non vado in giro per il web a fare ronde per custodire il verbo col cazzo che gli regalo accessi e mi metto pure a dargli visibilità per le stronzate che dice.
E’ una regola valida per tutti/e perché questo è un meccanismo della comunicazione, oggi virale, tipico del web 2.0. Se io voglio accessi basta che io scriva qualcosa che faccia indignare.
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