Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Il sesso lava la puzza del martirio

Mi sono resa conto di non voler fare parte di un movimento femminista che vittimizzava me, il mio corpo, la mia storia, la mia intera vita, per avere uno strumento di propaganda utile in vari modi. Alcune pensavano sinceramente che fosse il modo giusto per ottenere attenzione su un problema rispetto al quale non è raro trovare molta indifferenza. Alcune avevano una strana luce negli occhi, un fanatismo, tipico di chi conduce crociate, che poi serviva a sfuggire da problemi, solitudini, depressioni, fallimenti personali.

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Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, Culture, R-Esistenze, Violenza

Donna Vittima della Vittima (feticcio per ansia sociale)

di Erika Mazzeo

Ho deciso di tradurre per voi un breve saggio della scrittrice britannica contemporanea Jenny Diski. Un saggio che contiene una riflessione per me illuminante sull’immagine collettiva della “vittima”, con uno speciale focus sulla vittima di stupro. Ho cercato di rendere le parole e lo spirito del testo il più fedelmente possibile. Per coloro che, come me, preferiscono sempre leggere la versione originale in lingua inglese, la troverete a seguire.

NB: il saggio appartiene a una raccolta pubblicata nel 1998 che raccoglie pezzi scritti in diversi periodi di tempo, ecco perché troverete riferimenti alla guerra in Bosnia e al conflitto nella ex Jugoslavia.

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Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Violenza

Cosa vuol dire essere una vittima di tratta

Per fermare la tratta si deve legalizzare il lavoro sessuale
Per fermare la tratta si deve legalizzare il lavoro sessuale

Per me, essere una vittima di tratta, può non essere lo stesso che per te. Io non mi considero una vittima. Fui vittimizzata? Sì, assolutamente sì. Ma non voglio che sia parte della mia identità.

Nel 2004 avevo 18 anni e da poco mi ero trasferita nella parte alta del quartiere ovest di New York. Durante gli anni del liceo partecipai ad un programma per il quale dovevo seguire delle lezioni all’università. Questo comportò che cercassi un lavoro – in nero e probabilmente non molto legale – come cameriera, che mi occupava dalle quaranta alle cinquanta ore alla settimana. Risparmiai a sufficienza per trasferirmi a New York senza averlo previsto – senza famiglia, amici o altro – subito dopo la fine del liceo.

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Femministese, Questa Donna No, Violenza

La “vittima” della violenza delle donne non esiste!

Francesca si sforzava, tutti i giorni, di certificare l’esser vittima di ogni donna, conoscente, estranea, con estese accuse a tutto il genere maschile, perché guai a mettere in discussione il fatto che le donne sono vittime, altrimenti fornisci una scusante a quelli che geneticamente sembrerebbero esser fatti per diventare carnefici.

Svolgeva un compito complesso, a modo suo eroico, non fosse per il fatto che sulla storia delle vittime femmine era venuto fuori un gran commercio. La vittima vende, è patrimonio del capitalismo, sollecita e legittima nuovamente il ruolo dei patriarchi (buoni) che rimestano nella memoria del cavalierato per recuperare un ruolo di genere che si sperava estinto, di fatto non c’è prodotto più prodotto che si venda meglio di una vittima, un volto con un occhio nero, uno spot con un uomo che dice forte e con aria severa “NO” e accanto a lui una povera fanciulla da salvare. Quello che un tempo era un riconoscimento per donne alle quali veniva negato il diritto di dirsi vittime di violenze oggi diventa l’attribuzione di uno status che assolve tutte e a volte fornisce una scusante alla foga forcaiola di certune.

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'SteFike, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Praticare fellatio non è “femminista”!

fantasia1999.6Ragioniamo di quella sessualità che viene vista secondo schemi normativi, “naturali”, dicotomici, per cui ci sarebbe il maschile e il femminile e sennò ciccia. C’è un femminismo che persegue la purezza dell’orgasmo, a cui non piace il sesso “sporco”, e che davvero pensa al sesso piazzando stigmi sulle pratiche. Influenze sessuofobiche catto/fascio/integraliste? Non saprei. Quel che è certo è che se prima (e ancora adesso) una donna poteva essere targata in quanto pulla, puttana, zoccola, perché la dava con piacere oggi il recinto del “piacere” è stretto all’interno di un certo numero di regole ambigue, altrettanto autoritarie, elargite da un contesto che dovrebbe essere antisessista.

Secondo alcune la sessualità maschile è brutta. L’uomo sarebbe stupratore per natura. La penetrazione sarebbe stupro di per se’. L’orgasmo maschile, se non intriso di pentimento, subordinazione autoflagellante, è sporco. Dunque è sporca qualunque cosa abbia a che fare con l’eiaculazione maschile. Si torna all’assegnazione di un ruolo angelico alle donne. Il tuo corpo è sacro, abbi rispetto per te stessa, c’hai la tua dignità (e provvedi anche a quella delle altre), occhi ‘n terra e muru muru (occhi a terra e resta al margine della strada per non farti vedere).

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Come l’attivismo anti-violenza mi ha spinto a diventare un’abolizionista del carcere

Richie-Anti-Violence-activism

Da Incroci De-Generi:

Traduzione di un articolo di Beth E. Richie apparso su The feminist wire

La scelta di tradurre e pubblicare questo articolo è motivata in larga misura dallo stato in cui versa il femminismo bianco, liberale e borghese, italiano e non solo. Pur nella specificità e nella diversità dei contesti cui Beth Richie fa riferimento, l’approccio del femminismo nero alla violenza offre indicazioni di analisi e di metodo molto più complesse e complete, pressocchè ignorate non solo in Italia, ma più generalmente in Europa, da quel femminismo bianco liberal-borghese che ha monopolizzato il dibattito, impoverendolo e spostandolo a destra. Quest’ultimo, infatti, è stato ridotto ad un essenzialismo vaginale che mistifica la realtà, sorvola sulle numerose disuguaglianze che strutturano gerarchie di potere fra le donne stesse, invoca un ricorso sempre più massiccio alla logica della carcerabilità e tace sulla violenza che anche lo stato perpetua contro le donne, in particolare quelle non europee, appartenenti alle classi sociali medio-basse e non conformi al genere. Ben lungi da ogni tentativo di appropriazione culturale, ma riconoscendo e sottolineando il grande contributo del femminismo nero allo sviluppo di una teoria e di una prassi intersezionale di cui si avverte estremo bisogno anche fuori dai confini d’America, con questa traduzione si vuole invitare a riflettere sulle costanti che si possono individuare tra le cosiddette politiche anti-violenza americane analizzate da Richie e quelle in atto in Italia ed in gran parte dell’Europa.

Buona lettura

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

#Cile: risignificare #8Marzo. E’ giorno di lotta femminista!

Cile. Manifestando il rifiuto del ruolo svolto dal Servizio Nazionale delle donne (Sernam) nella protezione del genere femminile, un gruppo di attiviste incappucciate ha realizzato un signolare atto di protesta davanti alla sede dell’organismo nel centro di Concepciòn. A giudizio del gruppo di lesbiche e femministe autonome, il Servizio nazionale della donna svolge un ruolo debole e paternalista, che perpetua la vittimizzazione delle donne, le aggressioni della polizia alle mapuche, il sessismo, la lesbofobia, la violenza di genere, il femminicidio e la negazione dell’aborto. [notizia presa da qui e tradotta da La Pantafika]

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