Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Violenza

“T’ammazzo per amore” e la violenza istituzionale!

6548_554785181207087_1075592612_nMa che c’è da dire su Pistorius? Che altro c’è da dire se le cose che scrivono i media sono vere? Stessa solfa di sempre. Era geloso, e non voleva, e gli è scappata, e vaffanculo. E alla fine l’ha ammazzata. Qualunque sia la storia nessun@ ha il diritto di ammazzare nessun@.

Il possesso non è amore. Il possesso è quella cosa che ti impedisce di scegliere perché è legittimato dal modo in cui la società tratta chiunque poiché non ti dà diritto all’autodeterminazione. E se non ti lasciano diritto di scegliere: come vuoi che un uomo ti lasci libera di fare quello che vuoi della tua vita? Dopodiché bisognerebbe finirla con gli appelli idioti tipo “vattene via al primo schiaffo”. E’ superficiale, è privo di consapevolezza per la complessità che segna le relazioni violente. Non succede. Prendetene atto.

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Antiautoritarismo, Ricerche&Analisi, Violenza

A proposito del Violence Against Women Act U.S.A.

Di One Billion Rising, iniziativa bipartisan sostenuta negli Stati Uniti da democratiche e repubblicane, ho già parlato QUI e dell’avvilimento che mi produce vedere l’evento strumentalizzato da politicanti candidate alle elezioni ho parlato QUI. Nella pagina facebook dell’iniziativa planetaria campeggiano le facce di 22 Repubblicani rei di aver votato al Senato contro la riapprovazione del Violence Against Women Act, la legge Statunitense contro la Violenza sulle Donne approvata per la prima volta nel 1994. Vorrei approfondire questo aspetto perché quando importiamo una iniziativa bisogna anche capire di quale messaggio politico, che conclusioni, che cultura, che tipo di provvedimenti si fa portatrice.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Critica femminista, Violenza

Femminicidio: in quanto etero, in quanto utero, in quanto mamme, in quanto italiane!

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InQuantoDonna è un sito fatto allo scopo di documentare, immagino, i delitti contrassegnati come femminicidio. Quale sia il criterio di selezione delle vittime non lo so. Chè basti essere donne e uccise da uomini non fa “femminicidio”, ed è una cosa della quale ho più o meno già parlato. In ogni caso la prima cosa che salta all’occhio è la divisione Donne e Uomini, che equivale a Vittime e Carnefici. Ma l’autrice del sito non ha scritto, appunto, “Vittime” e “Carnefici”. Ha scritto proprio “Donne” e “Uomini” intendendo la divisione per sesso come una divisione tra buone e cattivi. Le donne tutte vittime e gli uomini tutti carnefici, in una generalizzazione sessista e fastidiosissima.

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FinchéMorteNonViSepari

La responsabilità della “vittima” verso il “carnefice”

Sono io. E’ lui. Iniziamo a discutere. Alzo la voce. Lo fa anche lui. Io la alzo di più, gli punto un dito contro. Lui si avvicina, raccoglie la sfida, provocatoriamente. Io gli dico “allontanati… non vorrai mettermi le mani addosso?“. Lui è incazzato e impotente perché a quel punto combattiamo ad armi impari. Io posso urlare, lui no. Io posso gesticolare e il suo gesticolare diventa violento. Io lo posso spintonare, ma se lo fa lui, chiamerò aiuto. Perché lui è più grande di me, più forte di me. Imponente nel suo metro e 85 di altezza, con muscoli visibili e io che sono più piccola di armi ho solo le parole, i gesti. Posso usare gli spintoni, sfidarlo a muso duro con la faccia contro la sua faccia, facendo la vittima se lui risponde a modo suo. Dopo un’ora di discussione, io che lo inseguo mentre lui tenta di fuggire, lui cambia stanza e io gli dico che non possiamo troncare il discorso a metà, lui che si chiude in bagno e io che continuo a rompergli i coglioni fuori dalla porta, lo vedo esasperato.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Ricerche&Analisi, Violenza

Cara Rihanna: e ora sono cazzi tuoi!

La 27esimaora, in uno dei suoi più o meno stereotipati articoli, racconta della decisione dell’artista di tornare con il suo ex. L’ex l’ha riempita di botte, una sera, per questo si è beccato una condanna e già allora, quando accadde, la cantante fu duramente attaccata perché disse una cosa che a me sembra ovvia: lo amava ancora. Perché non si stacca la spina da una relazione violenta e perché non è possibile che da un giorno all’altro la persona con la quale hai vissuto, abitato, fatto sesso, fino a quel momento, diventi semplicemente il “mostro”.

Ma l’imposizione autoritaria sulla narrazione della violenza sulle donne decide che così deve essere e dunque, trascurando questo dato, che non è un dettaglio censurabile se vuoi essere consapevole di quello che succede e ne devi tenere conto quando fai prevenzione, a lei, già allora fu detto di tutto. Pazza, brutta, sporca, cattiva, traditrice della visione dicotomica che ti vuole solo santa, ripulita e mai co-dipendente da una violenza, che vuole lui mollato in una cella a fare il carnefice e lei da elevare al rango di canonizzazione delle eteree, pure, linde, candide martiri della violenza “maschile”.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Ricerche&Analisi, Violenza

Antiviolenza: analisi antiautoritaria su stereotipi sessisti e ruoli di genere

E’ una analisi lunga che prosegue quanto detto qui e nei link segnati in basso. Grazie a chi leggerà fino in fondo.

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Femminicidio e Violenza di Genere

Femminicidio, secondo il significato che gli è stato attribuito,  non è l’omicidio di una donna, una qualunque, ma è una vessazione/violenza/omicidio verso una donna in quanto donna, che si è ribellata/sottratta al ruolo che le viene imposto culturalmente ovvero al ruolo “di genere” che è doverosamente chiamata a interpretare. Non necessariamente il carnefice è un uomo.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, Violenza

Per una comunicazione e una analisi antiviolenza in senso antiautoritario

noestremismiOltre che delle femministe autoritarie diffido molto anche degli attuali salvatori (tutori) a difesa della cosiddetta dignità delle donne. Senza voler promuovere gabbie separatiste, riconosco alcuni in quanto paternalisti, patriarchi del terzo millennio. Persone che se non sei vittima allora sei, senza dubbio, colpevole. Al massimo ti assegnano il ruolo della “malata” da assistere, nel senso di medicalizzare e patologizzare, perché “non stai bene”, “non ti rendi conto”, perché se dici che non sei vittima allora sei pazza e se insisti, in ogni caso, pur di normarti, finisce sempre che ti dicono che sei colpevole. Persone che se non ti fai “tutelare” allora sei sicuramente da condannare e rinchiudere. Ripropongono la dicotomia vittima/colpevole in uno schema continuo e non ti vogliono, a te donna, persona, mai autonoma e autodeterminata.

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Antiautoritarismo, Pensieri Liberi, Violenza

Stupro in India: eppure nessun@ sembra vedere la persona…

La Gulabi Gang ha scelto il fucsia come colore e il bastone come strumento di autodifesa per le donne che in una particolare regione dell’India vengono molestate e stuprate e picchiate senza che nessuno, pare, faccia niente.

L’autodifesa è autodifesa e significa che queste donne insegnano ad altre donne a difendersi e insieme vanno a fare pesare il proprio punto di vista presso istituzioni che pare non si curino di loro, non accolgano denunce, non facciano niente di niente. Questo è quello che si dice e In Italia, che è un paese occidentale dove va di moda la stampa occidentale, il fenomeno fu accolto con estrema felicità perché a guardare le culture patriarcali di altre etnie e nazioni siamo sempre tanto bravi/e. A me loro piacciono perché non danno in alcun modo l’idea di vittime ma sono donne forti che combattono e il vittimismo tipico di campagne antiviolenza di donne con occhi pesti non sanno proprio da che parte sta.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Comunicazione, Ricerche&Analisi, Violenza

Quel che non è femminicidio

Entro la fine dell’anno con Bollettino di Guerra faremo una sintesi, con relativo elenco commentato, dei delitti che nel 2012 sono stati attribuiti alla categoria “Femminicidio”. E’ stato un anno pessimo, in realtà, certo anche per i delitti che è sempre bene non vi siano mai e che non hanno alcuna giustificazione, ma anche perché mai come quest’anno il tema è diventato oggetto di facili speculazioni politiche e carrieristiche che di conseguenza hanno svuotato di contenuto un termine che segnalava un fenomeno per farlo diventare un costrutto giuridico teso a realizzare una discriminazione. La stessa discriminazione che vedete perfettamente realizzata in basso.

Analizzerò – di nuovo – le proposte di legge presentate sul “Femminicidio”. Terribili, rappresentative di una vera e propria deriva autoritaria, come quello di Bongiorno/Carfagna che stabilisce che ammazzare una donna sia più grave che ammazzare una qualunque altra persona, allungando i termini della carcerazione addirittura fino all’ergastolo, proposta bocciata e rispedita al mittente dalle stesse associazioni che si occupano di violenza sulle donne e che sanno perfettamente che la questione la risolvi con la prevenzione e non con la repressione. E prevenire significa analizzare il problema in ogni sua parte e significa anche smettere di creare allarmismo sociale per ricavarne una shock economy al fine di ottenere finanziamenti mirati a progetti che non sono quasi mai partecipati dal basso, i cui bilanci non sono trasparenti e che rappresentano una modalità assistenziale di riparare ad un problema che trova le sue concause nella gestione politica, culturale, sociale e soprattutto economica di uno Stato, del welfare, con divisione e attribuzione di ruoli tra uomini e donne che viene decisa dall’alto e non dal basso.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Violenza

Ci risiamo con gli “stupri utili”

L’immigrato oltrepassa barriere insormontabili, supera il deserto trascinandosi tra un carcere e l’altro, stipato in carri bestiame chiusi a cuocere sotto il sole e poi a fare la fame e dare tutto per beccare un’imbarcazione di fortuna e attraversare il mare per raggiungere una costa in cui per prima cosa ti prendono, ti rinchiudono, perché il reato che hai commesso è essere sopravvissuto a tante peripezie, poi prima di espellerti, così almeno dicono, pretendono di identificarti per sapere se in Italia entrerà carne buona o marcia.

Ad ogni modo resti dentro un lager per sei mesi tanti quanti sono destinati a questa gente in un Cie (i nostri umanissimi centri di identificazione ed espulsione) e se hai culo esci con un foglio di via se non ti imbarcano nell’immediato e se becchi un treno ti ritrovi clandestino in una città dove i tuoi unici contatti sono quasi clandestini come te nel tentativo di sopravvivere tra un lavoretto, un pregiudizio e l’altro.

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Autodeterminazione, Femministese, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Welfare

Puttana si nasce o si diventa?

Puttana, troia, zoccola, sono termini d’uso comune. C’entrano poco con il mestiere in se’. Indicano più spesso un comportamento che in qualche modo turba la morale, indispettisce il singolo o la singola, non rispetta la norma imposta. Sono termini che censurano la sessualità delle donne, perché di donne si tratta, spero me lo concederete, dato che non ci sono termini equivalenti al maschile. Il giudizio che ricade su una donna che agisce inappropriatamente e senza rispetto per le convenzioni sociali è uno stigma sociale che la insegue fin dall’adolescenza.

La prima volta che mi sono sentita chiamare “puttana” quanti anni potevo avere? Forse 12 e credo di essere stata baciata dalla fortuna perché il contesto era ancora sobrio. Ma lo avevo sentito dire contro molte e non dalla bocca di un uomo ma più spesso di una donna. Mia madre non osava, non l’ha mai fatto. Ma le vicine, apriti cielo, furono loro che prima davano della zoccola alla creatura undicenne figlia dell’ambulante, ché poi a monte c’è pure un pregiudizio che discrimina la classe, perché sei povera, ergo tamarra, ergo pompinara anche a 11 anni.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese

Se il femminismo non è più partire da se’

Io non li tollero gli uomini che devono spiegarmi come essere “donna”. Non me ne vogliano ma mi viene l’allergia. Ed ho così rispetto per l’autodeterminazione altrui che se talvolta capita di dover dire ad un uomo o chiunque altr@ cosa fare nella vita poi mi faccio più di una domanda.

Paternalismo, quel che ti insegna come stare al mondo. Maternalismo, forse, o anche femminismo, quello più autoritario, che toglie determinazione ad un uomo e poi lo mette all’angolo e gli fa dire che la sua vita è niente, e le sue scelte valgono zero e la sua immagine, riflessa, l’unica consentita, è quella che gli rimando indietro io.

Tu esisti in quanto me. Io esisto in quanto te. Esistere in quanto se’ è una cosa che la vedi poco, sei disabituat@, sembra perfino una bestemmia, perché chiunque vuole educarti e rieducarti e se sfuggi al controllo ti dichiara espulsa da una stanza, un corpo, un branco, un nucleo sociale. Ci sono tanti modi per definire chi non si adatta ad un determinato ruolo e quel ruolo ti viene consegnato da chi ti ruba le parole o ti impedisce la libera espressione.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Femministese

Donne? E ci considerano bambine!

In Francia fanno una legge per equiparare gli stipendi nel lavoro tra donne e uomini e contro il sessismo negli spot. Tutto contemporaneamente. Da un lato dici alle aziende che le donne sono uguali e dall’altra dici che sono da tutelare e che sono un pochino inferiori. Di sicuro le aziende assumeranno donne con molta più soddisfazione data la coerenza di questi provvedimenti.

In Italia piovono le proposte di Legge in cui si dice che le donne sono certamente inferiori. Un po’ bambine. Invece di dare strumenti di autodifesa, bisogna rimetterle alla tutela di chi arriva per primo e sciorina fior di reati apposta per farci sentire tanto ma tanto protette.

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