R-Esistenze

#OccupyGezi: quel che succede a Istanbul e in Turchia

Marina mi segnala un messaggio su Istanbul e quel che sta succedendo in Turchia (qui la diretta streaming #OccupyGezi con manifestanti che hanno richieste precise da fare e che si sono beccati botte, veleni, abusi, violenze, mentre tentavano di difendere gli alberi di Gezy Park) che forse chiarisce un po’ il contesto eterogeneo e ampio. Mentre riporto che ci sono esercizi privati che condividono le loro password wifi per i manifestanti, vi rimando alla lettura della lettera:

“Ciao Marina, non puoi immaginare quanto sono commossa per la tua attenzione, mi fa tanto piacere sapere che non siamo da soli. Oya è in Turchia, l’ho vista partecipare ad una delle manifestazioni.

Riguardo la situazione a volte i media internazionali sono più efficaci, perché noi abbiamo perso la speranza su quelli nazionali. Si viene a sapere di più tramite Reuters o AlJazeera, perché in Turchia preferiscono tacere. Menomale che esiste Facebook, quindi i cittadini condividono quello che sta accadendo.

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FinchéMorteNonViSepari

Se non mi dai lavoro non posso lasciare chi mi picchia

La mia migliore amica ad un certo punto si decide. Prende il numero di telefono e chiama il Centro Antiviolenza. Risponde una operatrice molto giovane, così sembra, che le chiede di che si tratta. Cinzia, così chiamerò la mia amica, dice che vorrebbe sapere come fare per andare via. Non vuole ritornare dai parenti, non vuole ritornare a fare la figlia. Vuole semplicemente vivere, andare avanti, crescere.

Cinzia non ha figli. Non ha un lavoro. Non ha neppure una consapevolezza piena di quello che le sta accadendo. Ci siamo confrontate un po’ sui lividi. Me li ha mostrati senza timore ben sapendo che io non l’avrei mai giudicata. E come avrei potuto farlo se i miei lividi stavano ancora tutti lì in bella mostra.

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'SteFike, Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione

Signore (e istigatrici) dei Patriarchi del Terzo Millennio Vs FikaSicula Autodeterminata

A proposito di Patriarchi del Terzo Millennio e loro pluridecorate Miss.

La variante assai nota nei contesti molto sessisti è quella in cui vedi la crociata per abbattere e distruggere una FikaSicula Autodeterminata, quand’ella stufa d’essere calunniata e insultata alza la teTta e mette in discussione i patriarchi che vogliono sovradeterminarla e rimetterla in ordine, con le Miss cyberbulle in prima fila a istigar duello e difendere il loro, dei patriarchi, virile onor ferito.

Avete presente Processo per Stupro? Così avviene per le donne che trovano l’ardore nella difesa dei propri ideali quando c’è da sputare veleno per difendere gli uomini alfa del proprio clan quando ad accusarli sono altre donne che da quegli uomini hanno subito offesa.

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'SteFike, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Femministese, Satira

Oh, figlio maschio: ti mando una mamma femminista a migliorarti!

Leggo questo. L’educazione femminista farebbe migliori i figli maschi.

Si parte dunque dall’assunto che i figli maschi siano migliorabili. Le femmine invece sono magnifiche già così. La pedagogia femminista sarebbe da vedersi un po’ come uno ius corrigendi in femministese, il fine giustifica i mezzi, e io immagino ore e ore di questi figli con gli occhi spalancati come in “Arancia Meccanica” a vedere scene di brutalità mascolina, uomini che squartano budella di povere donne indifese, ragazzini con il ghigno feroce che staccano le zampe agli animali, nonni che molestano le nipotine. Infine l’avviso: tutto ciò può essere migliorato e risolto, basta l’educazione femminista e sarete tutti salvi.

Lo spot presenta il prima e dopo e in quel dopo ci sono ragazzini che aiutano le vecchiette, adolescenti che sorvegliano i vicini di banco affinché non si masturbino in classe alla vista della compagnetta, giovanotti che si premurano a chiedere il primo bacio con raccomandata e ricevuta di ritorno e anziani che lasciano in eredità ai nipoti la bellezza di aver vissuto secondo i sacri principi di un sano femminismo.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, Culture, Femministese, R-Esistenze, Violenza

#Bolivia: la legge sul “femminicidio” serve a legittimare maschilismi e patriarcato!

mujeres-creando

Dal blog Intersezioni un articolo che racconta a cosa serve esattamente la legge sul Femminicidio approvata in Bolivia. Dopodiché chiediamoci se vogliamo offrire lo stesso tipo di legittimazione a tutori e patriarcati vari o se vogliamo smetterla di parlare il linguaggio dei tutori e cominciare a raccontarci per davvero quali dovrebbero essere le soluzioni per prevenire quella categoria di delitti.

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Eva non verrà fuori dalla costola di Evo

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, La posta di Eretica, R-Esistenze

Sue santità le vittimiste del terzo millennio

Jinny mi scrive:

“Oggi la pagina fb Gender Anarchy ha postato una poesia di Carol Diehl, pittrice e poeta americana. Si intitola: “For the Men Who Still Don’t Get It”, “Per gli uomini che ancora non ci arrivano”.

Il testo è stato scritto vent’anni fa, quando non era diffusa internet – ma ultimamente sta circolando in rete in maniera “virale”, postato da giovani ragazze americane e del mondo anglofono.

Vedrai che è incentrato sul rovesciamento di ruoli (con soluzioni a volte divertenti secondo me), ma ovviamente non come se questo fosse auspicabile, solo per rendere l’idea – credo – e far sì che gli uomini si immedesimino nei ruoli imposti alle donne dalla società.

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Storie, Violenza

Piccole pulle offresi (assassinando s’impara!)

– Corri Letizia, corri.

– E corro, si. Ma dove stiamo andando?

L’altra si fa muta. Guarda dritto sulla strada e fa attenzione ai segnali.

– Ecco… guarda… svolta qui…

Letizia e Mariolina sono amiche fin dalle medie. Hanno cominciato ad arrotondare la paghetta facendosi ricaricare la scheda telefonica a dieci euro per ogni guardatina di tette. Se volevi vedere la fika, la più grande delle due, Letizia, si toglieva le mutande ed era una ricarica da trenta euro se potevi metterle un dito per sentire l’umido. Brave ragazze, tutt’e due, senza altro passatempo che non fosse l’acquisto di quel jeans di marca, poi la maglietta con la riga blu che ancora Mariolina ce l’ha indosso anche se ha una macchia scura che l’ha rovinata.

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Critica femminista, Culture, Recensioni

Persepolis e culture sessiste (Cicco mi Tocca. Toccami Cicco!)

http://www.youtube.com/watch?v=sDb4Tn9f0fw

Sicuramente l’avrete già visto. Io l’ho rivisto ieri con la febbre a 39 e che sia stata la febbre o meno però ho messo a fuoco due cose che la prima volta che l’ho visto non avevo notato. Nel racconto di Marjane sono presenti due conseguenze strette di una forte pressione integralista. Marjane deve vedersi con il suo ragazzo ed è truccata. Per evitare il giudizio delle guardie che sorvegliano la moralità dei costumi e vietano alle donne di fare e dire qualunque cosa, devia l’attenzione su un tale che è seduto lì ignaro raccontando una bugia: lo accusa di molestia. L’uomo viene preso e portato in carcere, perché un governo di stampo patriarcale può anche rimproverare una donna per il modo in cui si veste o si trucca, però poi la tutela perché ne va dell’onore e della sua reputazione.

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FinchéMorteNonViSepari

Mille e uno modi per usare le vittime di violenza

La violenza. Da un lato trovi talebane che ti dicono che le donne che denunciano violenza dicono sempre la verità e dall’altra trovi integralisti che ti dicono che tutte le donne che denunciano dicono il falso. Di che parla questa gente? Di cazzi propri, per la maggior parte. Trovi quella che ha subìto violenza e nessuno le ha creduto, quella che se l’è tenuto in serbo e poi se l’è rivelato dopo vent’anni, quella che l’ha vissuta, superata, maybe, ma è rimasta calata nel ruolo di vittima e sta bene in quello status lì, quella che ha fatto diventare la questione che le è capitata una esperienza imprescindibile, ché da quella storia lì fa dipendere tutti i suoi fallimenti, se hai perso chili, un lavoro, pezzi di vita, è tutta colpa sua, sua, sua, sua… Perché altrimenti non ce la fai ad andare avanti. C’è quella che racconta un mare di cazzate e chi l’ha violenza l’ha vissuta lo capisce, quando si smette di proiettare sull’altra il proprio se’ ferito. C’è quella che non ha subìto propriamente ma parlare il linguaggio della sorellanza le piace e investe energia nelle crociate che trova, a tempo perso, o nel tempo che ha deciso di dedicare alle buone cause. C’è gente che cerca riscatto, riconoscimento, una spiegazione, qualcosa da capire, risposte, o cerca e basta e ogni tanto trova e ogni tanto si perde. Dolore, incertezza, che spesso si traduce in astio, che realizza una cappa morale che giudica tutto e tutti e che non ammette dubbi. Nessun dubbio. Mai.

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Acchiappa Mostri, Comunicazione, Violenza

A Velletri è caccia all’uomo/straniero/stupratore

A Velletri pare ci sia qualcuno che stupra e rapina o qualcuno che stupra e un altro che rapina. Non si capisce bene. Quel che succede, però, è che nonostante le rassicurazioni da parte delle istituzioni che dicono di avere tutto sotto controllo, a qualcuno sia scappato un identikit, anzi ce ne sono in giro per il web due differenti, dati in pasto a solerti cittadini che hanno attivato diverse pagine facebook – tutte seguitissime e strapiene di migliaia di like e condividi – per invitare a tutelare le “nostre donne”.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Violenza

Sul femminicidio: l’antiviolenza che fa da megafono istituzionale!

Ho visto Presa Diretta. Ho ascoltato le storie di donne e uomini chiamati a testimoniare il proprio punto di vista a proposito di violenza sulle donne. Un po’ paternalista il piglio, uno sguardo alla complessità senza rilevarla. Racconti di ex fidanzati che trovano “normale” sorvegliare la fidanzata poi uccisa da un altro. Donne immerse in culture e mentalità che giustificano il possesso e la “gelosia” salvo rendersi conto del fatto che può essere deleterio perché porta alla morte fisica di chi ne resta vittima.

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FinchéMorteNonViSepari

Bullismi e adulti

A scuola una bambina ha dato un pizzico sulla faccia ad un compagno. Il bimbo, un po’ più piccolo di statura, ha pianto e la maestra ha sgridato la bambina e l’ha messa in punizione. La bambina ha fatto comunella con altre e ha cominciato a sfotterlo. Come si può sfottere a quell’età. Ma a lui deve essere sembrata una megera al punto che lo ha detto alla sua mamma. La madre è arrivata in classe e parlando con la maestra ha chiesto che genere di provvedimenti avrebbe potuto adottare. E la maestra “io l’ho punita ma sa, è che sono bambini…“.

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FinchéMorteNonViSepari

L’ansia sociale e la politica interventista e autoritaria

Dal mio racconto emerge un dato, forte, che spero non porti alcun genitore ad autoflagellarsi quanto a riflettere sul fatto che aiutare una figlia (o un figlio) in difficoltà è un dovere e non un diritto. Ed è un dovere da realizzarsi senza dover consegnare alla figlia la propria ansia, la preoccupazione, la necessità di autoassolversi o di farsi assolvere da lei, e l’esigenza di veder riconosciuta la propria autorità impartendo ordini e divieti e regole che mai saranno rispettate.

Una figlia in difficoltà non ha alcun dovere di fare da psicofarmaco assolutivo che placa l’ansia del genitore riconoscendo la sua autorità. La figlia è figlia e se ha bisogno di aiuto è dal suo punto di vista che bisogna aiutarla a risolvere il problema.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Violenza

“T’ammazzo per amore” e la violenza istituzionale!

6548_554785181207087_1075592612_nMa che c’è da dire su Pistorius? Che altro c’è da dire se le cose che scrivono i media sono vere? Stessa solfa di sempre. Era geloso, e non voleva, e gli è scappata, e vaffanculo. E alla fine l’ha ammazzata. Qualunque sia la storia nessun@ ha il diritto di ammazzare nessun@.

Il possesso non è amore. Il possesso è quella cosa che ti impedisce di scegliere perché è legittimato dal modo in cui la società tratta chiunque poiché non ti dà diritto all’autodeterminazione. E se non ti lasciano diritto di scegliere: come vuoi che un uomo ti lasci libera di fare quello che vuoi della tua vita? Dopodiché bisognerebbe finirla con gli appelli idioti tipo “vattene via al primo schiaffo”. E’ superficiale, è privo di consapevolezza per la complessità che segna le relazioni violente. Non succede. Prendetene atto.

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FinchéMorteNonViSepari

La separazione

Continuo da qui.

La prima notte non è mai una bella notte dopo che hai dichiarato un fallimento e sei tornata sui tuoi passi. Rivedersi, rimettersi in discussione. Credo che poche volte capiti ad una ragazza di quell’età, con quella frequenza e quell’intensità, così come capitò a me.

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