Per la mia autobiografia.
Stanotte, nonostante i farmaci che dovrebbero farmi dormire profondamente mi sono svegliata urlando per un incubo che è sempre stato ricorrente nella mia vita, salvo quando dormivo tra le braccia di qualcuno. Chi mi conosce e ha dormito con me sa che parlo nel sonno, anzi litigo, o urlo, e non è piacevole. Ultimamente mi succedeva di rado ma stanotte l’ho rivissuto e mi è tornato in mente tutto.
Sogno di cadere e non riuscire più a rialzarmi. Sogno di sprofondare ed essere risucchiata mentre mi sforzo in ogni modo per riemergere. La mia vita è sempre stata più o meno questo: una lotta costante per tentare di non affondare. Aiutandomi con l’autoironia, cercando di sorridere alle avversità, svegliandomi ogni giorno per svolgere i miei doveri fino al punto di non farcela più e lasciarmi trascinare perché era meno faticoso. La depressione che mi ha risucchiata è stata la mia fossa comune, quella in cui tante persone vengono sepolte vive senza riuscire a liberarsi.
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