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Sorella non sei sola: Non Una Di Meno in piazza a Palermo

Dopo la vicenda dello stupro di gruppo a Palermo, arriva la presa di parola del movimento femminista con una manifestazione per le strade del centro della città. Pubblico il comunicato di Non Una Di Meno Palermo

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Stupro di Palermo: le donne prendano i bastoni

Gulabi Gang – India

Sembra l’unica lingua che i sessisti imparano. Le indiane ci hanno precedute. Se gli uomini non vogliono imparare a rispettare il consenso delle donne allora bisogna difendersi. Non si tratta più di educare ma di sopravvivere. La cultura che porta un “educatore di Cl” a molestare una ragazzina e quella che porta giovani uomini a stuprare una donna, a giocare con battute sessiste, a girare video che poi saranno perfino richiesti in gruppi maschilisti telegram e a progettare vendette per la ragazza che ha osato denunciare, non è cultura dello stupro pura e semplice, è misoginia, è odio contro le donne, è totale incapacità di empatizzare, è incapacità di accettare che il corpo delle donne è altro dallo stupratore, è incapacità di capire che le donne sono persone e che hanno diritto alla libera scelta, alla libertà di esprimere o meno consenso, alla libertà di ribellarsi, alla libertà di denunciare, senza che una madre troppo collusa con lo stupratore vada a rimproverarla del fatto che la denuncia rovinerà la vita del suo pargolo.

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Storia di uno stupro e di un femminicidio che si poteva prevenire

Reahtaeh Parsons, quindicenne, viene stuprata da quattro fanciulli, uno di loro scatta una foto e la diffonde, la polizia non fa praticamente nulla. I genitori della ragazza raccontano in dettaglio quel che è successo, chiariscono quali potevano essere le mosse da fare per impedire che la ragazza restasse isolata, diffamata, vittima di cyberbullismo e di bullismo nella stessa scuola dove fu costretta a trasferirsi quando ormai per tutti era lei la persona cattiva. Immaginate gli epiteti sessisti, il vanto degli stupratori, il supporto dato agli stupratori da sorelle e amiche degli stessi, perché in quanto a sessismo e a tutela del carnefice le donne non sono meno responsabili.

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Ciò che la chiesa cattolica fa quando ha il monopolio dell’utero delle donne

Lo scandalo delle madri e dei bambini in Irlanda, documentario che potete trovare Qui, chiarisce, se non vi fosse chiaro, quel che la Chiesa può fare se viene supportata dallo Stato e se ad essa viene concesso il potere di interferire con la vita sociale e civile.

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Pistorius: sentenza degna dell’apartheid

Pistorius ha ucciso la sua fidanzata, Reeva Steenkamp. Inizialmente condannato per omicidio colposo a cinque anni (da scontarsi in casa dello zio con braccialetto elettronico), confermati in secondo appello, al terzo si è beccato 15 anni (in carcere), un minimo di 13, poi avrebbe potuto chiedere la libertà sulla parola. Ci ha provato a marzo di quest’anno e già circolavano voci secondo cui avrebbe desiderato venire in Italia (no grazie!). Non gliel’hanno concessa e dovrà riprovare in agosto del 2024.

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Lorena ex Bobbit: vittima di stupro e violenza domestica

Se vi fosse sfuggito, su Prime Video, trovate un documentario che ricostruisce tutta la vicenda e va oltre. Racconta analogamente come la storia debba essere contestualizzata nel tempo in cui gli Usa non avevano leggi contro la violenza domestica e men che meno contro lo stupro, in special modo quando avveniva nel matrimonio. Sarà uno shock per chi ritiene che America stia per civiltà. Per chi invece ha qualche cognizione su come la discussione pubblica si sia evoluta negli Usa sarà ovvio capire come le leggi contro la violenza domestica siano state promulgate con Clinton inizio anni 2000, non finanziate fintanto che al potere stavano i repubblicani, gravemente osteggiate dal “movimento per i diritti degli uomini” (come dire “movimento per i diritti dei bianchi”), origine di antifemminismo, misoginia diffusa, invenzione di strategie processuali per far assolvere stupratori e maltrattanti, invenzione di “malattie” periziate da sedicenti specialisti che minavano la credibilità delle donne che denunciavano gli ex mariti per maltrattamenti, interessati fin da subito alla espropriazione del ruolo materno nell’affido dei figli, per evitare di far pagare alimenti ai padri.

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La cultura dello stupro mi vuole nascosta? Io non mi vergogno!

Una ragazza mi scrive di quello che le è successo e lascia a me il compito di raccontarvelo. E’ stata stuprata, poi, lo stupratore, ha diffuso un video in cui si vedeva ciò che era accaduto. Si chiama revenge-porn (lui si vendica di lei diffondendo immagini senza il consenso della donna). La ragazza ha cercato invano di far cancellare quel video, poi si è chiesta perché volesse farlo cancellare e si è accorta che in lei agivano senso di colpa e vergogna quando a vergognarsi dovrebbe essere lo stupratore. Dunque lo ha denunciato, le immagini sono diventate una prova ma, in ogni caso, dato che per i tutori dell’ordine non erano così chiare, lo stupratore è ancora lì a combattere legalmente per accusare lei di diffamazione.

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La vendetta è solo per il maschio alpha

Avrete visto… quanti? Mille film in cui il ragazzo assiste alla morte del padre e della madre e quando cresce corre tra radure semideserte e paesaggi mistici per trovare l’assassino e attuare il suo piano di vendetta. Altrettanti sono i film, ma anche e soprattutto le trame dei libri, in cui il personaggio principale è affranto dalla perdita di moglie e figli, o moglie incinta, figlia, tutte vittime di piani di sterminio lievemente mafiosi: per colpire lui massacragli la famiglia. Il personaggio può essere un uomo comune, uno sbirro, un agente segreto, sempre con quell’aura da seducente depresso pronto a imbracciare le armi e trasformarsi in Rambo per sterminare chiunque abbia attentato alla sua proprietà. Soprattutto negli Stati Uniti questi film sono variamente proposti, per via del diritto a possedere un’arma e poter sparare a chi entra in casa tua, anche solo per toglierti un prezioso da rivendere per sfamarsi. La legittimazione dell’uomo vendicativo è pari a quella esistente in Italia e per legge accettata al tempo del delitto d’onore (non più in vigore dal 1981 – culturalmente in vigore anche oggi). Se la donna è una proprietà dell’uomo dunque eventualmente, nel puro caso lei resti viva, non può essere che si vendichi da sola ma si affiderà all’uomo che la tutela, la possiede.

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La resistenza delle donne vittime di violenza di genere

Se vi capita di vedere un qualunque thriller è ovvio aspettarsi che la vittima sia una donna o ci siano molte vittime donne. Femminicidi, stupri di gruppo, maltrattamenti, violenza domestica, stalking. Negli anni abbiamo assistito alla costruzione di trame in cui l’ottimo commissario, uomo, fungeva da mediatore paternalista tra le vittime e i carnefici. C’era un uomo buono, cui le donne potevano affidarsi, portava la divisa, rappresentava lo Stato patriarcale, rimetteva le cose al proprio posto, lasciava pensare che vi fosse una tutela disinteressata destinata alle donne. Le trame non sono cambiate moltissimo ma abbiamo visto avvicendarsi commissarie donne che affiancano uomini valorosi, ed ecco che già si parla di rispetto per le questioni di genere, non di rivittimizzazione, né di trascuratezza per le denunce di stupro e violenza domestica. Donne con un piglio poderoso smascherano serial killer senza scrupoli e così si rinvigorisce il marketing istituzionale che non si rinnova ma cambia solo il volto di chi lo rappresenta. La donna commissario come nuovo brand per il medesimo copione.

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Fantascienza che smaschera brame di potere maschile

A proposito di film in cui la donna reagisce all’uomo violento, classificati da una commissione moralista italiana come horror, eccone un paio, in realtà trame di fantascienza, entrambe interpretate egregiamente da Elisabeth Moss. Il primo non è un remake dell’uomo invisibile tratto dall’opera di H.G.Wells, ma semmai si ispira a quello per realizzare un film in cui un narcisista patologico, stalker e violento, perseguita la donna che vuole lasciarlo fingendosi morto, poi indossando la speciale tuta che lo rende invisibile e continuando a stalkerarla facendo del male a chi lei ama, mettendola incinta senza il suo consenso, facendola passare per matta e assassina, fintanto che lei non lo ripaga con la stessa moneta. Ed ecco che il film di fantascienza diventa horror, perché una donna si difende e infine sconfigge il suo persecutore.

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Diario di una fuggitiva: le violenze del mio ex ai miei genitori

Lei scrive:

Resto ancora nascosta anche se lui è andato a casa dei miei a minacciarli. Ha picchiato mio padre che ha 76 anni e ha quasi fatto venire un infarto a mia madre perché non hanno voluto dirgli dove mi trovo. Lui non ha ancora nessuna carta che lo giustifichi a fare quel che fa. Perciò diventa più violento e ho paura perché nella sua follia pensa di essere giustificato a fare di tutto. Ha tentato di fare una campagna sui social fingendosi preoccupato per me ma se mi trova potrebbe uccidermi, ne sono certa. Dunque mi salvo la vita è la salvo a mio figlio. Non lascerò che quel mostro possa raggiungerci.

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Diario di una fuggitiva

Diario di una fuggitiva: le violenze di mio marito

Lei scrive:

Perché sono scappata? Perché mi ha stretto i polsi così forte da averli slogati, ha preso il bambino e quasi lo lanciava dalla finestra. Però ora lo vuole in affido mentre io tento di salvare la vita a entrambi. E lo Stato non mi aiuta. Mi ha sminuita, mi ha urlato contro che ero solo una di quelle, mi ha dato della paz.za, mi ha detto che non avrei vissuto un solo istante di più se me ne fossi andata, mi ha lanciata dalle scale, per poco non ci rimettevo l’osso del collo, mi ha colpita dove nessuno può vedere, mi ha legata e lasciata chiusa in camera da letto “finché non ti calmi”. Mi ha impedito di telefonare ai miei.

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Diario di una fuggitiva

Diario di una fuggitiva

Lei scrive:

Ringrazio Eretica per l’opportunità. Mi scuso se non sarò esaustiva ma tenterò di tenere qui il mio diario per non sentirmi sola e persa come mi sono sentita fino ad oggi. Ho sposato un uomo che ho amato, con lui ho fatto un figlio, sono rimasta quindici anni a prendere sberle e ad essere umiliata, poi non ce l’ho fatta più. Me ne sono andata. Prima mi sono rifugiata dai miei e lui ha continuato a perseguitarmi, poi ha minacciato di togliermi il figlio se non tornavo da lui ma il bambino non vuole stare con lui, ne ha paura e l’ha visto troppe volte farmi del male. E’ vittima anche lui, di violenza assistita, un reato che ancora pare non si possa citare nei tribunali. Lui non è solo violento ma anche maschilista, ritiene di essere il padrone della mia vita e di quella di mio figlio. L’ho portato con me.

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Posseduta da un diavolo laico

Mio padre soffriva di paranoia, ansia, cambiamenti d’umore repentini e attacchi di una violenza incontrollata che ho sperimentato sulla mia pelle. Suscitava terrore sentirlo tornare a casa e poi non gioiva ad essere contraddetto. Lui era l’autorità massima, il patriarca, senza dimestichezza reale col ruolo, con una schizofrenia di base che lo lasciava a mugolare quando non trovava il pranzo in tavola e a urlare e lanciare oggetti quando la famiglia dimostrava coi respiri la propria esistenza. Mia madre gli dava quella che si chiamava Valeriana, una sostanza vegetale per calmarlo, salvo poi giustificarlo per qualunque azione aggressiva e sessista contro i figli.

La prima femmina di casa era malata, non donna fatta e finita, senza aver avuto accesso al menarca per la sua anemia. L’unica figlia che visse il passaggio dall’infanzia all’adolescenza fui io, non senza traumi e ritorsioni. Quella femminilità sbocciata doveva subire mortificazioni, affinché fosse assoggettata al volere paterno. Se nell’infanzia tentavo di compiacere come potevo quel padre padrone, ascoltando mia madre che mi attribuiva ogni colpa per i suoi, di lui, scatti d’ira, nell’adolescenza mi ritrovai a tracciare un percorso nuovo. Ero la prima, in assoluto. Mia sorella era sempre stata in ospedale o a medicarsi e a studiare. Per mio padre non era neppure una donna. Era la malata, la croce nefasta di cui portare il peso. Poi c’ero io, apparentemente sana, tristemente introspettiva, dedita a letture e scrittura, in cerca di angoli di pace che mi salvassero dalle urla paterne e dalle moine educative materne.

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Le storie di #tuttacolpamia su spotify

Ho messo online alcune delle storie che fanno parte della campagna #tuttacolpamia. QUI in ebook (Qui in cartaceo) e su Anchor ho cominciato con la lettura delle storie che potete ascoltare anche su spotify. Fatemi sapere se vi aggrada e se volete partecipare scrivetemi abbattoimuri@gmail.com

Il periodo per me è nero ma devo pur fare qualcosa per mettere in relazione i miei contributi e restituirvi quel che mi date in termini di supporto. Un bacione

Eretica Antonella